Ingmar Bergman

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Statuetta dell'Oscar
Premi Oscar vinti:

La fontana della vergine

  • Miglior film straniero (1961)

Come in uno specchio

  • Miglior film straniero (1962)

Oscar alla memoria Irving G. Thalberg (1971)

Fanny e Alexander

  • Miglior film straniero (1984)
Ingmar Bergman

Ingmar Bergman (1918 – 2007), regista, drammaturgo e sceneggiatore svedese, sia teatrale che cinematografico.

Citazioni di Ingmar Bergman[modifica]

  • In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà. (dall'autobiografia La lanterna magica)
  • Il film, quando non è un documentario, è un sogno. È per questo che Tarkovskij è il più grande di tutti. (citato in Tarkovskij. La nostalgia dell'armonia, di Francesca Pirani, Le Mani-Microart'S, 2009)

Incipit di L'immagine allo specchio[modifica]

Svezia, settembre 1975

Cari amici
Stiamo per fare un film che, in un certo senso, tratta di un mancato suicidio. In effetti ha a che fare (stavo per dire "come al solito") con Vita, Amore e Morte. Perché in realtà non esiste nulla di più importante di cui occuparsi, a cui pensare, di cui preoccuparsi, di cui rallegrarsi e così via.
Se qualche persona onesta dovesse domandarmi onestamente perché abbia scritto questo film, io, ad essere onesto, non sarei in grado di dare una risposta netta.

Citazioni su Ingmar Bergman[modifica]

  • Andai a fare un esame [...] e dissi che ero preparatissimo su Bergman. Mi chiese tutto su Georg Wilhelm Pabst: non sapevo niente e mi bocciò. (Carlo Verdone)
  • Attraverso i suoi lavori Bergman ci lascia la testimonianza di una capacità straordinaria di indagare a fondo e senza condiscendenze sui grandi interrogativi etici legati alla condizione umana; sulla complessità e spesso sull'asprezza delle relazioni interpersonali; sulla forza della dimensione del sogno e della memoria come strumento di conoscenza e di interpretazione della realtà. Il suo rigore formale e la sua passione hanno contribuito a costruire l'identità stessa dell'espressione cinematografica e a declinarne i tratti più alti e peculiari. (Fausto Bertinotti)
  • Da Bergman ho tratto la lezione della purezza, della costante tensione alla miracolosa autenticità dell'infanzia, l'età della vera innocenza e del contatto misterioso con ciò che ci sovrasta e ci rende davvero vivi [...] La più profonda dimensione del suo cinema è aver intessuto costantemente un intenso rapporto con Dio. Ha rappresentato a pieno la vera ricerca di Dio. (Ermanno Olmi)
  • È un poliedrico uomo di spettacolo. Studia tutti e tutto: i giovani di fronte al mondo degli adulti e della società. (Bruno Amatucci)
  • Ha avuto il coraggio di raccontare gli amori, le passioni, le sconfitte, i percorsi lenti e complessi dell'animo umano. Non riuscirei a immaginare un mondo senza di lui. (Liv Ullmann)
  • Il cinema non è un mestiere. È un'arte. Non significa lavoro di gruppo. Si è sempre soli; sul set così come prima la pagina bianca. E per Bergman, essere solo significa porsi delle domande. E fare film significa risponder loro. Niente potrebbe essere più classicamente romantico. (Jean-Luc Godard)
  • Il regista più chiacchierone del mondo è Ingmar Bergman. I suoi personaggi non smettono mai di parlare, e sono affascinanti. Li amo. (Joseph L. Mankiewicz)
  • Il regista svedese Ingmar Bergman, che è ormai vicino alla sessantina, non si preoccupa della sua età. «È come scalare una montagna» dice. «Ti arrampichi da una cengia all'altra: più sali, più ti senti stanco e senza fiato, ma la visuale si fa sempre più ampia.» (citato da C. M. in Selezione dal Reader's Digest, febbraio 1976)
  • Ingmar Bergman è stato l'icona del cinema impegnato, di quel genere legato all'introspezione psicologica che esplora la natura dell'uomo, i suoi limiti, le sue follie altalenanti tra amore e indifferenza. Mitici i dialoghi che in tutti i suoi film hanno reso gli interpreti protagonisti insieme a noi spettatori di un viaggio a volte incomprensibile a volte liberatorio. Un autore geniale e difficile, un intellettuale ad oltranza, una personalità insostituibile che lascia un vuoto profondissimo. Resterà vivo nella memoria collettiva, poiché ha cambiato la storia del cinema mondiale. (Francesco Rutelli)
  • L'unico modo in cui è possibile collaborare con Ingmar Bergman è tenerlo a distanza, fino a montaggio ultimato. (Liv Ullmann)
  • Persona è forse il capolavoro assoluto di Bergman. Gioco di parole attraverso i volti, sovrimpressioni di volti. Non di occhi, la sovrimpressione degli occhi dà un unico occhio, la sovrimpressione dei volti produce due volti: accostati, una nuova figura. Sovrimpressioni mentali. Storia scritta da volti. Soggetto che guarda e che nel mentre guarda si accorge di essere guardato e nel mentre è guardato non si rende conto da chi e da cosa è guardato e alla fine capisce che rendersene conto non è che una piccolissima cosa. (Enrico Ghezzi)
  • Più che premiare l'ennesimo film di guerra, pur nobilmente impegnato, come è successo a Berlino e a Cannes, preferirei attribuire il Leone a un film capace di indagare sui misteri dell'esistenza e dell'uomo. Partendo dal privato si può capire meglio il perché di tante cose che non funzionano. Truffaut e Bergman ce l'hanno insegnato. (Michele Placido)
  • Se il Signore avesse voluto essere più generoso nei miei confronti mi avrebbe fatto incontrare Ingmar Bergman. E forse quei film [erotici] io non li avrei mai fatti. Ma io non mi posso lamentare. Se dovessi tornare indietro quei film io li rifarei. (Edwige Fenech)
  • Son finito dietro la cinepresa perché adoravo Bergman, ma anche Bruce Lee. Underground è puro Shakespeare filtrato dai fratelli Marx: più che dal cinema discende dai Clash. (Emir Kusturica)
  • Suspense continua dei volti degli occhi dei sentimenti, di una grammatica sentimentale di gesti e sguardi che sfugge al controllo manipolatorio del regista stesso. Ecco, il fascino estremo bergmaniano è la scoperta che col cinema i conti non tornano mai. (Enrico Ghezzi)

Bibliografia[modifica]

  • Ingmar Bergman, L'immagine allo specchio, traduzione di A. Incisa, Einaudi, 1977.

Film[modifica]

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