Lucrezia Borgia

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Lucrezia Borgia

Lucrezia Borgia (1480 – 1519), aristocratica italiana.

Citazioni di Lucrezia Borgia[modifica]

  • [Versi dedicati a Pietro Bembo]
    Penso che se io morissi | e che con i miei mali finisse | il desiderio | un amore così grande si spegnerebbe | e il mondo intero rimarrebbe | senza amore.
Yo pienso si me muriese | Y con mis males finase | Desear | Tan grande amor fenesciese | Que todo el mundo quedase | Sin amar.[1]

Citazioni su Lucrezia Borgia[modifica]

  • Da queste nozze bianche [con Giovanni Sforza] che solo una ragione politica aveva precipitate, comincia l'esistenza oscillante di Lucrezia quale era imposta a lei dalle circostanze e dalle ambizioni dei suoi familiari, ma quale ella accettava e sarebbe andata sempre meglio accettando. Non nella sua debolezza, ma nella fatalità intima dei suoi assensi ognuno dei quali è una capitolazione, sta il vero dramma di Lucrezia: e, a questo lume, il suo modo di non voler conoscere e non di non voler sapere quello che le accade dintorno appare una difesa femminile, nata dall'istinto, misera, ma patetica e coraggiosa. Innalzarsi tanto da giudicare il padre e il fratello non lo potrà mai, meno per incapacità di giudizio o per tenerezza di cuore, che per una verità più violenta ed elementare: perché anche lei è una Borgia, e sente anche lei la forza di quel sangue che le fa impeto e che si dà ragione da sé, fuori da ogni morale, brutalmente e splendidamente. Solo in tempi più tardi, dal disordine della sua anima che sta fra la religione e la sensualità, fra la volontà di una vita disciplinata e l'ardente anarchia dei desideri, saprà levarsi e intraprendere contro il padre, contro il fratello o contro il suocero duca di Ferrara quelle sue ribellioni che la condurranno, sola fra i Borgia, a salvarsi. (Maria Bellonci)
  • Di mediocre statura, gracile in aspetto, di faccia alquanto lunga, il naso ha profilato, aurei i capelli, gli occhi bianchi, la bocca alquanto grande, candidissimi i denti; la gola schietta e bianca ornata con decente valore, in tutto l'esser suo continuamente allegra e ridente.[3] (Lucrezia descritta da Niccolò Cagnolo da Parma suo contemporaneo)
  • Dopo aver dato alla luce il settimo figlio, calò nella tomba Lucrezia. Da quando era diventata la moglie del Duca di Ferrara, nessun pettegolezzo l'aveva più sfiorata. A Corte la chiamavano Pulcherrima virgo, bellissima vergine, i poeti componevano versi in suo onore, i musicisti canzoni, i diplomatici la colmavano di lodi. Lucrezia ricambiava questi atti di devozione e di omaggio sovvenzionando le arti, circondandosi di umanisti, letterati e filosofi, leggendo i classici e imparando le lingue. Negli ultimi anni aveva subito una profonda crisi religiosa, s'era fatta terziaria francescana, si comunicava ogni mattina e passava lunghe ore del giorno in preghiera. Se per un certo periodo era vissuta da peccatrice, certamente morì da santa. (Indro Montanelli e Roberto Gervaso)
  • Dunque Sesto sempre ti desidera Lucrezia? | O destino terribile! questi è il padre! (Giovanni Pontano)
Ergo te semper cupiet, Lucretia, Sextus? | O fatum numinis! hic pater est!
  • "Fuggite i Borgia, o giovani," | Ei proseguia più forte, | "Odio alla rea Lucrezia, | Dov'è Lucrezia è morte." (Lucrezia Borgia)
  • Generazioni di storici ne hanno travisato la biografia esaminandola nell'ottica dei crimini commessi dalla sua famiglia, a loro volta amplificati da cronisti contemporanei ostili [...]. Nell'Ottocento è cominciata una cauta riabilitazione, ma in ultima analisi tutti hanno concluso che, pur non essendo un'assassina e una donna dissoluta, Lucrezia in realtà era una giovane sventata, vittima inerme degli uomini della sua famiglia. La verità è che in un mondo in cui i dadi erano pesantemente truccati in favore dei maschi, Lucrezia si destreggiava a seconda delle circostanze per forgiare il proprio destino. (Sarah Bradford)
  • Giace in questa tomba Lucrezia di nome, ma di fatto | Taide: di Alessandro figlia, sposa, nuora. (Jacopo Sannazaro)
Hic jacet in tumulo Lucretia nomine, sed re | Thais. Alexandri filia, sponsa, nurus.
  • La figlia del papa, a dispetto d'una certa iconografia ufficiale, divulgata da cattivi romanzi e peggiori film, non era bella, anche se non poteva dirsi brutta. Somigliava infatti straordinariamente al padre: gli stessi occhi un po' esorbitanti, lo stesso naso carnoso, lo stesso mento sfuggente, la stessa pelle scura, e in più una bellissima e lunghissima chioma bionda. Mite e arrendevole, sapeva quanto le sue scelte fossero subordinate alla volontà paterna, di cui sarà il docile e, a volte, il tragico strumento. Trasformarla in un Cesare in gonnella o in una Frine del Rinascimento, orditrice di tranelli, propinatrice di veleni, divoratrice di uomini è falso. Se non fu una santa, non fu nemmeno un mostro. Quel che fece, soprattutto nel male, le fu sempre imposto. (Roberto Gervaso)
  • La sorella era degna compagna del fratello. Libertina per fantasia, empia per temperamento, ambiziosa per calcolo, Lucrezia bramava piaceri, adulazioni, onori, gemme, oro, stoffe fruscianti e palazzi sontuosi. Spagnola sotto i capelli biondi, cortigiana sotto la sua aria candida, aveva il viso di una madonna di Raffaello e il cuore di una Messalina. (Alexandre Dumas padre)
  • Lucrezia Borgia è la figura più sciagurata fra le donne nella storia moderna. È forse tale perché fu la più colpevole? Ovvero le tocca soltanto portare il peso di un'esecrazione che il mondo per errore le ha inflitto? (Ferdinand Gregorovius)
  • Lucrezia, la cui figura egli [Papa Alessandro VI] fece immortalare dal pennello del Pinturicchio: un volto pallido e angelico, gli occhi a mandorla, il naso sottile e appuntito, la bocca piccola, il collo lungo e levigato, le mani diafane e affusolate, i capelli biondi e lunghissimi (così lunghi e pesanti che le procuravano violente emicranie). Il pittore umbro, che fu per un certo periodo agli stipendi del Papa, era noto per la sua cortigianeria. Dubitiamo perciò che questo ritratto sia fedele all'originale anche perché da documenti scritti risulta che i contemporanei non si trovavano affatto d'accordo sull'avvenenza di Lucrezia. Se comunque essa non fu la stupenda creatura dipinta dal Pinturicchio, ebbe molte altre doti che la resero una delle donne più affascinanti del Rinascimento, e una delle più discusse. (Indro Montanelli e Roberto Gervaso)
  • Se Teodora di Bisanzio fu bravissima a far dimenticare le sue dissolutezze giovanili, Lucrezia – vissuta un migliaio d'anni più tardi – da cinque secoli si trascina l'ingiusta fama di essere il simbolo della femmina che per raggiungere e conservare il potere utilizza senza remora alcuna il sesso, l'incesto e il delitto. Il ritratto della spregiudicata avvelenatrice, riproposto fino all'Ottocento da Alexandre Dumas e da Victor Hugo, e che ispirò anche l'opera di Gaetano Donizetti, è completamente falso e solo in anni recenti è stato rivisto. (Bruno Vespa)
  • Tale l'atmosfera di Roma, nella quale Lucrezia Borgia viveva, senza essere essa stessa migliore né peggiore delle donne del tempo suo. Ebbe spirito gaio e leggiero. Non sappiamo se abbia mai avuto a sostenere lotte morali; se siasi mai trovata in uno stato di contradizione interiore con le azioni della sua vita o con coloro che l'attorniavano. Teneva una corte, che il padre avrà trattata con larghezza e profusione; ed era in frequentissime relazioni con le corti de' fratelli suoi. Rssa era la compagna e l'ornamento delle loro feste; essa la confidente degli intrighi nel Vaticano, rivolti a crescere la grandezza de' Borgia. E in tal scopo dovevasi ben presto concentrar tutto quanto potesse più vivamente starle a cuore. In verità, non mai, neanche nel tempo posteriore, si mostra donna di genio straordinario. In lei non una delle qualità atte a farne una Virago, come Caterina Sforza o Ginevra Bentivoglio. E non possedeva neppure quello spirito dell'intrigo proprio di una Isotta da Rimini, ovvero la potenza intellettuale di una Isabella Gonzaga. Non fosse stata figliuola di Alessandro VI e sorella di Cesare, difficilmente sarebbe stata notata nella storia del tempo suo, ovvero sarebbe ita perduta nella moltitudine, come donna seducente e assai corteggiata. Pure, nelle mani di suo padre e suo fratello, diventò istrumento e vittima altresì di calcoli poltici, a' quali ella non ebbe forza alcuna di oppor resistenza. (Ferdinand Gregorovius)

Note[modifica]

  1. Citato in Cloulas, p. 368.
  2. Citato in Chastenet, p. 319.
  3. Citato in Bradford, p. 17.

Bibliografia[modifica]

  • Sarah Bradford, Lucrezia Borgia. La storia vera, traduzione di Luisa Agnese Dalla Fontana, Mondadori, Milano, 2005. ISBN 88-0455-627-7
  • Geneviève Chastenet, Lucrezia Borgia. La perfida innocente, traduzione di Tania Gargiulio, Mondadori, Milano, 1996. ISBN 88-0437-790-9
  • Ivan Cloulas, I Borgia, traduzione di Anna Rosa Gumina, Salerno Editrice, Roma, 1989. ISBN 88-8402-009-3

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