Ferdinand Gregorovius

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Ferdinand Gregorovius

Ferdinand Gregorovius (1821 – 1891), storico tedesco.

Citazioni di Ferdinand Gregorovius[modifica]

  • La città [di Benevento] si considerava come repubblica sotto l'alto patrocinio dei Papi, ed essa sopportava codesta forma di supremazia papale, perché vi trovava modo di usare una libertà maggiore di quella che un altro reggimento le avrebbe consentito. (citato in Gianandrea de Antonellis, Storia di Benevento, Edizioni Realtà Sannita, p. 67)
  • Quel florido paese aveva per capitale Benevento, la più bella e possente città dell'Italia meridionale. (da Ferdinand Gregorovius, Storia di Roma nel Medioevo, 1872; citato in Benevento nel giudizio della storia, a cura di Orazio Gnerre, Il Sannio quotidiano, 7 ottobre 2012, pag. 10)

Lucrezia Borgia[modifica]

  • Lucrezia Borgia è la figura più sciagurata fra le donne nella storia moderna. È forse tale perché fu la più colpevole? Ovvero le tocca soltanto portare il peso di un'esecrazione che il mondo per errore le ha inflitto? (da Lucrezia Borgia; citato in Corrado Augias, I segreti di Roma, Oscar Mondadori, 2007, p. 264)
  • Tale l'atmosfera di Roma, nella quale Lucrezia Borgia viveva, senza essere essa stessa migliore né peggiore delle donne del tempo suo. Ebbe spirito gaio e leggiero. Non sappiamo se abbia mai avuto a sostenere lotte morali; se siasi mai trovata in uno stato di contradizione interiore con le azioni della sua vita o con coloro che l'attorniavano. Teneva una corte, che il padre avrà trattata con larghezza e profusione; ed era in frequentissime relazioni con le corti de' fratelli suoi. Rssa era la compagna e l'ornamento delle loro feste; essa la confidente degli intrighi nel Vaticano, rivolti a crescere la grandezza de' Borgia. E in tal scopo dovevasi ben presto concentrar tutto quanto potesse più vivamente starle a cuore.
    In verità, non mai, neanche nel tempo posteriore, si mostra donna di genio straordinario. In lei non una delle qualità atte a farne una Virago, come Caterina Sforza o Ginevra Bentivoglio. E non possedeva neppure quello spirito dell'intrigo proprio di una Isotta da Rimini, ovvero la potenza intellettuale di una Isabella Gonzaga. Non fosse stata figliuola di Alessandro VI e sorella di Cesare, difficilmente sarebbe stata notata nella storia del tempo suo, ovvero sarebbe ita perduta nella moltitudine, come donna seducente e assai corteggiata. Pure, nelle mani di suo padre e suo fratello, diventò istrumento e vittima altresì di calcoli poltici, a' quali ella non ebbe forza alcuna di oppor resistenza. (da Lucrezia Borgia, 1990, p. 93)

Passeggiate in italia[modifica]

Incipit[modifica]

La regione nota sotto il nome di Campagna romana varia di estensione a seconda del modo come ne vengono tracciati i confini. Nel senso più preciso della parola, si chiama Campagna di Roma la regione deserta e grandiosa che si stende intorno alle mura della città de' Cesari e che è bagnata dal Tevere e dall'Aniene. Il suo perimetro si può tracciare ad un dipresso con i punti seguenti: Civitavecchia, Tolfa, Ronciglione, monte Soratte, Tivoli, Palestrina, Albano e Ostia.

Citazioni[modifica]

  • Spuntava il giorno, ma il sole era ancora nascosto dietro ai monti che mi accingevo ad attraversare per recarmi ad Alatri... finalmente, dopo aver girato una collinetta, vidi dinanzi a me questa interessante città, ricca di splendidi palazzi che dimostrano una fiorente vita cittadina nel passato. Non avevo ancora visto una città di così bell'aspetto nei monti del Lazio.
  • Allorquando mi trovai dinanzi a quella nera costruzione titanica [l'Acropoli di Alatri], conservata in ottimo stato, quasi non contasse secoli e secoli, ma soltanto anni, provai un'ammirazione per la forza umana assai maggiore di quella che mi aveva ispirato la vista del Colosseo... una razza che poté costruire tali mura, doveva già possedere un'importante cultura e leggi ordinate.
  • Ho bevuto a Nettuno vino ottimo, e non è poca cosa in questi anni in cui il dio Bacco è travagliato da fatale malattia. Un cittadino di Nettuno ci volle portare un giorno nel suo tinello, nome che danno alla cantina; scese in segreto in un nascondiglio sotto il suolo, e ne trasse fuori uno stupendo vino rosso, quale non avevo bevuto più da Siracusa.
  • Anche da quell'altura la vista di Siracusa è bella. Si ha sotto, immediatamente il verde piano, irrigato dalle acque del Ciane, dove riposano a migliaia gli Ateniesi e gli Africani e non havvi nei dintorni di Siracusa località più campestre, e più malinconica di questa. Dopo avere attraversato quella pianura arida e sassosa, la quale si stende da Acradina ad Epipoli, l'occhio si riposa sulle verdi sponde dell'Anapo, sui meandri del Ciane, e ricorrono alla memoria di Teocrito, e di Pindaro. Dove sono andati i bei tempi dell'antica Grecia?
  • Uno sprazzo di pioggia mi cacciò da quell'altura, e mi costrinse, tornato che fui sulle rive dell'Anapo, a ricoverarmi sotto un ponte. Stetti ivi sepolto un buon pezzo, come un'anima sullo Stige, o per parlare meno poeticamente, tutto impregnato di umidità. Siccome però non vi fu giorno, come dice Cicerone, in cui non splenda il sole a Siracusa, dopo una mezzo'ora il cielo si rassenerò, e vidi Iride nuncia di pace stendere il suo arco sul mare ed un raggio di sole rischiarare tutta quanta Ortigia, in guisa che tutta l'isola pareva nuotare in un mare di luce variopinta. | Contemplai pure per tale modo per l'ultima volta il Vesuvio a Napoli colto dalla pioggia; o Siracusa sia loro dato di potere godere di quello stupendo spettacolo.
  • Vidi per la prima volta il paesaggio grandioso di Siracusa al momento in cui il sole stava per tramontare, illuminando tutta la contrada dal mare Jonio ai monti d'Ibla, di quelle tinte calde, le quali non si vedono che sotto il cielo di Sicilia. Non potrei esprimere con parole l'impressione che tal vista mi produsse. Neppure in cima all'Etna, di dove si scorgono l'isola tutta quanta, tre mari, le coste d'Italia, io non mi sentii scosso come nel vedere tra il profondo silenzio di una bella sera, questi ampli e morti campi di Siracusa. Gli spettacoli della natura parlano meno all'anima che la storia; di essi non hanno ricordi, e l'uomo non vive che le memorie.
  • Ero arrivato dall'antica Leonzio (Lentini) patria del sefista Gorgia, sboccando sulla strada di Catania, e passando davanti alla derta penisola di Magnisi, l'antica Tapso, e lungo il porto Trogilo (lo Stentino). Ivi s'innalza, circa un duecento piedi sopra il livello del mare un altipiano, che scende da ogni parte quasi a picco, della forma di un vasto triangolo, il quale ha per base il mare, e per vertice, entro terra, il monte Eurialo.
  • Giunto in alto, vidi l'ampio territorio della città, l'isola con la povera Siracusa d'oggidì, dalle due parti i due stupendi porti, ed a tergo il capo Plemmirio, paesaggio serio maestoso al quale non troverei altro a paragonare per grandiosità di stile, fuorché la campagma di Roma.
  • Ho vedute poche viste, incantevoli quanto quella che si scorge dal tetto a foggia di terrazzo di questo castello, dei dintorni di Palermo, della sua spiaggia, dei suoi monti. La è di una tale bellezza, che difficilmente si potrebbe immaginare, ancor peggio poi descrivere con parole. Si abbraccia di colà d'un sol colpo d'occhio tutta la Conca d'oro, con i suoi monti bruni, di forme maestose e severe, che si direbbero tagliati da scalpello greco; con i suoi giardini ricchi d'aranci, popolati di ville; con la città turrita, e ricca di cupole; con il mare splendidamente immerso nella lice, con la mole imponente e bizzarra, da una parte del monte Pellegrino, e dall'altra del Capo Zafferano che sporge in mare; con i suoi monti al lontano orizzonte coronati di neve, i quali si perdono in un'atmosfera pura, serena, tranquilla. Terra, mare, aria, luce, tutto ricorda l'Oriente; e guardando dal tetto della Zisa al basso dei giardini, quasi si crederebbe vedere uscire fuori belle odalische al suon del mandolino.
  • Come nella Lombardia e nelle Marche, le campagne del Lazio sono ricoperte dalle belle piante del gran turco, nelle quali, la natura pare aver considerato le panocchie dorate qual prezioso gioiello, avendole ricoperte di involucro ripetuto per ben nove volte. Tutto il popolo qui si ciba di farina di gran turco, e sotto forma di pane, o sotto forma di focaccia, a cui si dà nome di pizza.
  • Quando incontravo qualcuno per strada, e gli domandavo «che cosa hai mangiato stamane?» Rispondeva «la pizza». – E se gli domandavo «che cosa mangerai questa sera?» rispondeva ancora «la pizza». Ne ho mangiata io pure parecchie volte col popolo, seduto sulla nuda terra.
  • Corre sempre lungo la costa toscana, godendosi la vista della maremma, la quale circoscritta all'orizzonte dai monti sopra cui sorge Volterra, digrada lentamente al mare. Si scorgono torri antiche ad ogni punto di sbarco, piccoli seni, alcune fabbriche e case di campagna, le quali interrompono la monotonia della vasta maremma, popolata da arbusti, e di cespugli di mirto, i quali danno ricovero ad abbondante selvaggina.
  • Ai tempi degli Etruschi sorgevano su quesa riviera grandi e popolose città, rinomate per la loro civiltà, da Volterra fin verso Cara e Veia, nella campagna di Roma.
  • Ho percorse tutte le più belle regioni d'Italia, ho visitato le rinomate pianure di Agrigento, e di Siracusa, ma devo pure confessare che ad onda delle loro ricchezze di tinte tutte orientali, l'aspetto della compagna di Roma e del Lazio mi produce sempre una profonda impressione. Questa regione, che io conosco quanto e più della mia terra natia, che ho dovuto studiare così a fondo per la mia storia della città di Roma nel medioevo, mi compare sempre nuova e grandiosa;

Diari Romani[modifica]

  • [A Roma] La violenta trasformazione della città mi appare come la metamorfosi di un giocoliere, cento cattivi giornali sono cresciuti come funghi e sono strillati in tutte le strade. un invasione di venditori e ciarlatani riempie le piazze. Tutti i monumenti si innalzano bandiere, si fanno dimostrazioni. Roma perderà l'aria di repubblica mondiale che ho respirato per 18 anni, essa discende al grado di capitale degli italiani, i quali per la grande situazione in cui li hanno posti le nostre vittorie, son troppo deboli. È una fortuna che io abbia quasi completato il mio lavoro, oggi non potrei più sprofondarmi in esso. Il medio evo è come spazzato via dalla tramontana con tutto lo spirito storico del passato. Roma ha perduto per sempre il suo incanto.
  • Roma è silenziosa e pesante, come fuori dal mondo, come intrecciata in se stessa e incantata. Lo scirocco persiste. I momenti più drammatici del tempo cadono qui senza eco, come nell'eternità.

Bibliografia[modifica]

  • Ferdinand Gregorovius, Passeggiate per l'Italia, traduzione di Mario Corsi, Carboni, Roma, 1906.
  • Ferdinand Gregorovius, Lucrezia Borgia. La leggenda e la storia, traduzione di Luigi Quattrocchi, Messaggerie Pontremolesi, Milano, 1990. ISBN 88-7116-814-3

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