Vai al contenuto

Beppe Viola

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Beppe Viola (1974)

Giuseppe "Beppe" Viola (1939 – 1982), giornalista, scrittore e umorista italiano.

Citazioni di Beppe Viola

[modifica]
  • Pugile: [al terzo round] Come vado?
    Manager: [guardando l'avversario] Se l'ammazzi fai pari.[1]
  • E da oggi Franco Baresi è il migliore libero d'Italia, Freda e Ventura esclusi naturalmente.[2]
  • Io razzista? Sarà lei che è negro.[3]
  • La Juventus produce successo, quindi invidia. Ricordo di un professore di filosofia, juventino nel sangue. Quando la Juventus perdeva, il lunedì entrava in classe di pessimo umore e passava immediatamente alle interrogazioni. La vittima era sempre la stessa, tale Angelo Balzarini, noto sostenitore interista. Il mio povero compagno viene massacrato dalle domande impossibili e soltanto il suo sacrificio tradotto sul registro dall'immancabile «due» riusciva a far tornare la serenità nell'animo del professore. Angelo, poco prima dell'inizio del terzo trimestre, passò in un club juventino e fu promosso con ottimi voti.[4]
  • Personalmente sono molto riconoscente alla Juventus. Quando andai dal medico l'ultima volta, lui mi parlò a lungo dello scudetto appena conquistato e del futuro roseo che l'attendeva. Ricordò le prodezze di Galderisi, la sicurezza di Scirea, l'eleganza di Bettega, la sapienza di Furino, l'aggressività di Gentile, le gesta di Tardelli, la dolcezza di Paolo Rossi. Insomma mi vasectomizzò senza che me ne accorgessi.[5]
  • Tengo duro per migliorare il mio record mondiale di mancata carriera.[6]

Quelli che...

[modifica]

Citazioni su Beppe Viola

[modifica]
  • Era nato per sentire gli angeli e invece doveva, oh porca vita, frequentare i bordelli. [...] Povero vecchio Pepinoeu! Batteva con impegno la carta in osteria e delirava per un cavallo modicamente impostato sulla corsa; tirava mezzo litro e improvvisava battute che sovente esprimevano il sale della vita. Aveva un humour naturale e beffardo: una innata onestà gli vietava smancerie in qualsiasi campo si trovasse a produrre parole e pensiero. Lavorò duro, forsennatamente, per aver chiesto alla vita quello che ad altri sarebbe bastato per venirne schiantato in poco tempo. Lui le ha rubato quanti giorni ha potuto senza mai cedere al presago timore di perderla troppo presto. La sua romantica incontinenza era di una patetica follia. Ed io, che soprattutto per questo lo amavo, ora ne provo un rimorso che rende persino goffo il mio dolore... (Gianni Brera)
  • Sul video Viola si era imposto con quella cosa che si chiama stile; non aveva fisico speciale, nè voce flautata, nè capacità di coltivare i cosiddetti buoni sentimenti. Molto semplicemente, era intelligente e spiritoso. (Gianpaolo Ormezzano)
  • Beppe Viola mi manca, eravamo diventati amici, con lui era facile esserlo. Abbiamo condiviso parecchio di ciò che voleva dire il calcio in quel periodo. [...] uno che era un poeta del nostro sport, un innovativo, dal quale accettavo ogni critica, perché sapevo che lui era sempre in buona fede.
  • Quella sua diversità rispetto agli altri, che mi divertiva così tanto. Da lui era più facile accettare le critiche, anche perché di calcio ne capiva, era competente e non uno dei tanti.
  • So che quell'intervista[8] è rimasta impressa a tanta gente, e tutti si ricordano di quella parte in cui eravamo a bordo del tram: era un qualcosa fuori dal comune, un po' come lo stesso Viola. Mi ricordo che quella era una domenica senza calcio, e la Domenica Sportivà di quel giorno era in pratica dedicata tutta a me. È stato bello.
  • Beppe era lo sport senza piedistallo, ma anche la spalla di due guru (Gualtiero Zanetti e Gianni Brera) non particolarmente portati per la tv. Beppe toccava i tasti giusti, dava i tempi. Ma era giudicato poco telegenico: la cravatta sembrava lo strangolasse, sudava per tre, non era abbronzato. Anche suo nonno aveva la passione del gioco: carte. Il padre, cavalli. Beppe tutt'e due. Dei cavalli sbagliati ("le bestie") non ha mancato uno. Era molto bravo a scopa d'assi, quasi come Pantera Danova, nelle partite con Pizzul e Facchetti. Sembrava svagato, ma sul lavoro non sgarrava. Sembrava pigro e ha sgobbato come un mulo tutta la sua corta vita.
  • Certo, Beppe era "uno della tv", ma guai a chiamarlo dottore. Era anche un instancabile osservatore, frequentatore di bar, osterie, pasticcerie, salumerie. Sempre cose pesanti.
  • Forse amato più da morto che da vivo, e non parlo di famiglia, amici (ne aveva tanti), ma di attenzione, rispetto, riconoscimenti ufficiali. Era consapevole del distacco, per non dire emarginazione, derivanti dal suo modo "altro" di essere giornalista sportivo.
  • Nel meticciato culturale il talento emergeva, quando c'era. Questo spiega perché Beppe sia stato giornalista di carta stampata, radiocronista, telecronista, autore di testi per cabaret e canzoni, sceneggiatore, partendo da un innato senso dell'umorismo e da una cultura classica (mai laureato, ma quanti libri in casa sua) e insieme popolare. Posso aggiungere: la persona più generosa che abbia mai incontrato, quasi sempre con problemi economici ma sempre disposto a dare le ultime mille lire a uno che stava peggio. Molti dicono che è arrivato molto presto, troppo per essere capito subito. Invece no, è arrivato quando doveva arrivare, in quegli anni, e se n'è andato troppo presto.
  • So che ai funerali c'era un mare di gente, anche facce famose dello sport e dello spettacolo, ma soprattutto facce di gente qualunque, molti del triangolo in cui aveva piantato le tende dalla nascita (piazza Adigrat, via Sismondi, via Lomellina), ma tanti fuori, alcuni ai margini (clanda, zanza, nel gergo della strada). Lettera significava menagramo, ricotta affare, bevuto arrestato. Sacco era mille lire, scudo cinquemila, deca diecimila (oggi, decaffeinato), marengo ventimila, gamba centomila, testa un milione.
  • Non è invecchiato, Beppeviola. Era in vantaggio sul gruppo, un uomo solo al comando, quasi un'altra corsa, o un'altra cosa, e non è più raggiungibile, neanche da quelli che hanno provato a mettersi nella sua scia, da Jannacci in poi, in giù, inoltre.
  • Non è invecchiato, Beppeviola, morto il 17 ottobre 1982, dopo una telecronaca, infarto o ictus o giù di lì, non che facesse proprio una vita da atleta e neanche da santo, tra svapore e boeri, bianchini e scommesse, Rai e marchettificio, caffè e ammazzacaffè, nonché moglie e quattro figlie che poi ricordano quei quarti d'ora, quegli accompagnamenti, quelle carezze, quegli "ossignùr" da farti venire i brividi per tanto smisurato amore. Beppeviola campava come giornalista, se diciamo sportivo è solo per dare un valore a questo mestiere che non è lavoro, ma intanto scriveva canzoni, sceneggiature, rubriche, libri, testi per cabaret e per il futuro, buoni sempre, anche adesso, anche fra un secolo.
  • Non è invecchiato, Beppeviola. Sono trent'anni che ha quella faccia lì, che al massimo sorride ma ti fa crepare dal ridere, che ti guarda di trequarti e non sai se prende in giro anche te o soltanto il resto del mondo, che si accende una sigaretta dimenticando di averne già una che si sta consumando morendo – lei, la sigaretta – di solitudine, che continua a scrivere di getto e a battere a macchina, che salta dal calcio all'ippica, da San Siro alla Bovisa, dalla pelota al biliardo, dal Derby ai derby.
  • Quello che alla fine dell'anno scolastico si stupiva di essere stato respinto perché, dato il numero record di assenze, pretendeva di essere dato per disperso. Quello che correva allegramente il rischio di trasformare il fegato in una bottiglieria. Quello che diceva che i giardinetti di viale Argonne servivano a tenere insieme la nebbia fino all'alba e anche più in là.

Collaborazioni

[modifica]

Note

[modifica]
  1. Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, p. 79.
  2. Citato in Marco Sappino, Dizionario biografico enciclopedico di un secolo del calcio italiano, Dalai editore, 2000, p. 2113. ISBN 8880898620
  3. Citato in Gianni Mura, Il mal di pancia di ibra e il peso del nome Scirea, la Repubblica, 26 aprile 2009.
  4. Citato in Palla lunga e pedalare, p. 34.
  5. Citato in Palla lunga e pedalare, p. 40.
  6. Citato in Gianni Mura, C'era una volta il sorriso di Beppe Viola, Repubblica.it, 15 ottobre 2012.
  7. Citato in Palla lunga e pedalare, p. 78.
  8. Si riferisce ad un'intervista realizzata sul tram 15 di Milano in mezzo ai passeggeri.

Bibliografia

[modifica]

Altri progetti

[modifica]

Opere

[modifica]