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Giovanni Lindo Ferretti

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Giovanni Lindo Ferretti (2007)

Giovanni Lindo Ferretti (1953 – vivente), cantautore e scrittore italiano.

Citazioni di Giovanni Lindo Ferretti

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  • Anche una sega va fatta bene. Lei, che non è come dire niente. Niente? Niente, va bene, se fatta bene. (dall'intervista a rudepravda.net)
  • Dato il luogo e il tempo sono stato un giovane estremista sciocco, stupido e di buon cuore. Non mi rinnego né mi consolo, per quello che oggi sono non posso che accettare quello che sono stato. Infinitesimale, irripetibile individualità, incrocio significante di altri tempi in questo spazio essenziale, solo un valore aggiunto. (da Reduce)
  • Internet? Fottiti![1]
  • Fanculo qualsiasi tecnica, quello che mi interessa è l'anima di chi suona e non la qualità dello strumento.[2]
  • [La Pietra di Bismantova] Un cuneo di roccia conficcato sui gessi triassici. Una lezione di geologia, una dimensione magico-religiosa, una estetica arcaica e percepisco lo stupore riverente degli Avi miei per questa immane ara sacrificale, idea d'altare, protesa al Cielo. Dice il Poeta: ".... qui convien ch'om voli[3];" e spazia il mio sguardo a volo radente sulle tracce dei Celti, gli Etruschi, le legioni di Roma, il peregrinare di Maria Maddalena. Limes delle guerre Goto-Bizantine, le Corti Longobarde, le Abbazie Benedettine. Le vie dei Franchi, le vite dei Santi. Cuore montano del Regno di Matilde. Veglie, doglie, famiglie, fuochi e pertinenze. Il sangue, la terra, la storia, la fede, le usanze.[4]
  • L'Appennino è una montagna a dimensione umana: abitabile e abitato da così lungo tempo da essere, il lavorio dell'uomo nei secoli, parte sostanziale del paesaggio. Tanto geografia che storia. È nella civiltà dell'abitare, nella coltura che ne ha determinato la cultura, nel racconto, in tutto ciò che colgono i sensi, che risuona la presenza di chi ci ha preceduto. Creazione e Creature trovano compimento e non ci sono morti alla fine del tempo.[4]

Dall'intervista di Giuliano Ferrara a Otto e mezzo, LA7, 13 novembre 2006; video disponibile su la7.it.

  • Sono le donne che fanno il mondo, gli uomini sono sempre lì per distruggerlo.
  • No, io non ho paura della tecnologia, la tecnologia mi ha salvato la vita – io non sarei qua senza la tecnologia medica –, ho paura della stupidità umana, del crearsi i falsi dei, e la medicina è un falso dio molto, molto potente perché quando si sta in ospedale si è in balia di tutto essendo in balia del dolore [...].
  • Credo le cose in genere non per coloro che le sostengono ma per coloro che le avversano, è il mio modo di rapportarmi alla vita. Sono i miscredenti che mi hanno fatto ritornare cattolico, non sono i preti – mi dispiace ma è così.

Intervista di Andrea Possieri, L'Osservatore Romano, 6 gennaio 2010.

  • Tornare a casa, per me, ha significato tornare nella casa della mia famiglia e risentirmi generazione su generazione. Chi mi guarda, guarda anche mio padre, mia madre e mio nonno. È una bella responsabilità!
  • [...] per un lungo periodo della mia vita ho manifestato una costante forma di disprezzo verso il Papa. L'immagine di Giovanni Paolo II che mi arrivava leggendo "la Repubblica", "l'Unità" o "il manifesto" era un insieme di negatività. La stessa cosa succede oggi per Benedetto XVI. Gli stessi che criticano Benedetto XVI usano Giovanni Paolo II come termine di paragone: il Papa polacco era bravo invece "il pastore tedesco" è reazionario, dimenticando, che del "bravo" dicevano, a suo tempo, le stesse cose che dicono oggi del "reazionario".
  • Il Papa è forte al di là della propria indole perché, dietro e attorno a sé, c'è qualcosa che si chiama la comunione dei santi che regge anche l'invasione dei media.
  • Quando vedo certe opere d'arte o partecipo ad alcune celebrazioni liturgiche rimango senza parole. La Messa è il sacrificio perfetto! Invece, ci sono celebrazioni liturgiche che per noi, povera gente di montagna, sono insultanti. La liturgia non è qualcosa che possiamo alimentare in base alle nostre voglie e alle nostre volontà. La liturgia è un legame fortissimo, è la Tradizione e non si può cambiare perché qualcuno crede di aver avuto una bella idea. La dimensione della Chiesa è storicizzata e storicizzabile ma non si può inventare di colpo un'altra cosa.
  • La religione è un legame con il divino e un rapporto con la storia determinato da un avvenimento, non proprio indifferente, che si chiama Incarnazione. Come è possibile costruire una chiesa che non sta in nessun rapporto con la Tradizione?
  • [...] l'aborto è un crimine incredibile che si commette con una leggerezza credibilissima. Io non posso far altro che ribadire quello che credo: nessuno ha il diritto di uccidere un innocente. Non mi permetto di giudicare una donna che abortisce, ma giudico severamente una società che invece di farsi carico della maternità trasforma, nel regno delle idee, l'uccisione dell'innocente assoluto in un diritto festoso sostenuto da cortei, balletti, striscioni e impone, nei fatti, non solo la desacralizzazione della vita ma la riduzione dell'uomo a materiale organico atto allo scarto o alla sperimentazione.

Intervista di Andrea Pedrinelli, avvenire.it, 19 aprile 2009.

  • Do­po aver cercato il senso in mille modi senza trovar­lo l'ho trovato tornando a casa. Al mio mondo di quando ero bimbo: i monti, il rosario.
  • [Il problema chiave dell'oggi è] L'uomo. Quanto noi abiuriamo dell'uomo.
  • [Papa Giovanni Paolo II] Trovavo normale si mostrasse, era il nostro Papa anche malato. Mi fa senso che ai bambini non si debbano mostrare ma­lati o morti. La vita ha senso anche in certe angola­zioni. Anche quando non la capisci.
  • Sono uno che iniziò a curiosare tra i libri dell'allora cardinal Ratzinger per capire perché molti ne parlassero male. E ora che so­no tornato a casa, Benedetto XVI è il mio maestro.

avvenire.it, 27 settembre 2009.

  • "Reduce" significa tornare da un mondo "altro". La nostra generazione vive un periodo di pace che non ha uguale dopo la pax augustea.
  • Ho attraversato cenni di guerra civile negli anni '70 partecipando agli scontri culturali che uomini e donne hanno intentato alla parola con l'abuso delle parole, per cui oggi non si riesce a fare un discorso serio. "Reduce" indica l'accettazione dell'esistenza di due mondi, uno in cui sono nato e cresciuto, l'altro che ho distrutto. Il ritorno a casa è avvenuto per l'insoddisfazione che percepivo verso ogni lato del mio vivere.
  • Nella mia giovinezza ho attraversato due momenti pericolosi: il rischio della lotta politica attraverso il terrorismo, e il rischio dell'autodistruzione tramite la droga.
  • Fare il cantante dei CCCP è stata una casualità, non avevo mai pensato di fare qualcosa del genere: non avevo nessuna preparazione musicale e di questo ho fatto la mia forza.
  • Alla sera, quando io e mia madre diciamo il rosario, accendo il cero alla Madonna che è passato da mio nonno a me.
  • Vivere in montagna senza avere un rapporto con il Creatore e la creazione è impossibile, mentre abitare in città ci fa condurre un'esistenza allo stesso livello dell'asfalto.
  • Il nodo centrale è abbandonare la mitologia della modernità, cioè l'idea che tutto dipende da te e che tu sei il padrone assoluto della tua vita. Io non ho deciso di nascere: questo azzera ogni discussione.
  • Sono sempre stato sull'orlo dell'illegalità. Ho permesso che un'intera generazione sbagliasse, mi sento responsabile dei gulag sovietici e della Cambogia di Pol Pot, perché frequentavo gruppi e movimenti che li appoggiavano. [...] Era subentrata la normalità anche nell'estremismo: tutto quello che succedeva seguiva il conformismo dell'anticonformismo. Le scelte che avevo davanti erano o il terrorismo o l'eroina.
  • La convinzione che esiste un Dio creatore di tutto c'è sempre stata nella mia vita, sebbene abbia potuto lasciarlo da parte mentre volevo ricostruire il mondo, quando pensavo che la volontà dell'uomo fosse ciò che fa la vita sulla terra.
  • Quando ero nei CCCP, avrei voluto essere ateo per grazia di Dio, come il mio amico Massimo Zamboni. Che esiste Dio io l'ho saputo da sempre.
  • Tra Islam e cattolicesimo c'è alterità totale, possono solo rispettarsi reciprocamente e chiedere a Dio di renderli ciascuno migliori.
  • Sono un fedele che conosce umili fedeli che potrebbero perdere la fede se frequentassero troppi teologi!
  • Non mi sono proprio convertito, tutto è stato come ritornare a casa. È finita la mia guerra personale con Dio.

Da Melissa Magnani, Isole di silenzio, 2016; citato in festivaletteratura.it, 27 marzo 2017.

  • Il silenzio non esiste. Più tu stai zitto, più aumentano le voci del mondo, il vento, la pioggia, gli animali. Tutto è narrazione. Solo che non sempre ci si accorge di questo racconto.
  • La scelta oggi del silenzio, dal punto di vista sociale, è un atto di arroganza e di ribellione. Nel momento in cui tutti ti chiedono di essere connesso, il fatto che tu ti disconnetta per entrare in un'altra dimensione quotidiana pare un peccato di arroganza umana.
  • La preghiera è la sedimentazione di un rapporto che risale all'origine della creazione.
  • La vera malta che tiene in piedi una casa nei secoli è la preghiera.
  • La maggior parte delle frasi sono banali, ovvie, ripetitive ma comunicano il calore umano necessario per vivere in una comunità.

Intervista di Gianmarco Aimi, rollingstone.it, 5 marzo 2020.

  • [«Si può essere punkettoni e cattolici praticanti?»] Ci sono santi punkettoni da tutte le parti. San Filippo Neri, per esempio. Si era persino rasato i capelli a metà della testa, per dimostrare una idiosincrasia nei confronti del potere papale, di cui però alla fine era comunque succube, perché nessun prete può rifiutare il potere papale.
  • La rinuncia di Ratzinger l'ho percepita come un segnale orribile dei tempi. Che, per semplificare, ha significato la fine dell'Europa. Benedetto XVI è l'incarnazione dell'Europa e di una spinta per cercare di far pace con la componente russa-slava. Insomma, di un pontificato che potesse rimescolare le carte con il mondo ebraico e ortodosso. Lo considero la dimensione vivente della più grande cultura europea. La sua rinuncia, quindi, è stata come dire che l'Europa non esiste più. La Rivoluzione francese aveva dato una bella botta alla civiltà cristiana, però le origini stavano ancora all'interno del cristianesimo. Nello stesso tempo, continuo a pensare che se il Papa ha rinunciato ha fatto bene, perché l'ha pensato ed è arrivato alla conclusione che fosse la cosa migliore da fare. È comunque una brutta avvisaglia di ciò che sarà.
  • [...] dei soldi penso quello che mi ha insegnato mio nonno: un vizio ci vuole, perché un uomo senza vizi è un uomo da niente. Però, per avere un vizio, bisogna saperselo mantenere e quindi lavorare. I soldi bisogna guadagnarseli, sennò sono solamente preoccupazioni, ma senza esserne troppo legati.
  • [...] non so neanche immaginare i rimpianti. Se mi soffermo su un periodo della vita, credo di riuscire a riconoscerne pregi e difetti. Ma è stato quello che è stato. Non vorrei tornare ad essere giovane. La vita è un dono troppo bello.

Citazioni tratte da canzoni

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Co.Dex

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Etichetta: Mercury, 2000.

  • La Civiltà Città m'affascina, la tecnica su tutto. Tecnica, | ospedali, musei e buoni ristoranti, ogni cosa il suo prezzo, ogni mezzo di mezzo. (da Barbaro, n. 4)
  • Come gli Avi miei nei silenzi del Nord | mai dominati, mai dominanti, mai dominanti, mai dominati, mai dominati mai. (da Barbaro, n. 4)
  • Katolikos per poco, per niente Bizantino in nessun modo, no, no, no, | quando è no è no comunque ovunque sempre, indistintamente. | Quando non si sa, è dubbio non si può, ognuno sia conforme a sé, | giudica il Creatore giudica Me e Te. | Giudica il mondo per quello che è, rotondo. (da Barbaro, n. 4)

Barbarico

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Cosa ci si aspetta da me resta, per me, un mistero, anche se di quelli piccoli. Conoscendo i difetti e dubitando dei pregi so di non essere adeguato al ruolo pubblico che mi è assegnato: la trasgressione del punk, la banalità del rock, la rassicurazione del neoconvertito. Invertire l'ordine, considerando trasgressivo il neoconvertito e rassicurante il punk, ferma restando l'accattivante banalità del rock, nulla cambia.

  • [Su Cerreto Alpi, suo paese natale] A sud s'affaccia sul mare di Toscana, ci sono giorni rassenerati in cui lo sguardo ne scopre l'arcipelago con la Corsica sulla linea d'orizzonte. A tramonto sta il golfo ligure. A nord l'arco alpino luccica gelido quando l'aria rinfresca e rischiara. Ad est la piana del Po è l'ultima propaggine delle pianure e steppe d'Eurasia. In media valle la Pietra di Bismantova: ciclopica ara, arcaico altare proteso al Cielo. Su questo crinale, in un piccolo borgo, sono nato e sono tornato a vivere. È un luogo benedetto da Dio ma abbandonato dagli uomini. Il tempo di una generazione e sarà la fine di un lungo racconto dimenticato di cui cominciamo a percepire la mancanza. (p. 13)
  • Le Cinque Terre basta averle viste, camminate una volta, per sapere che il rischio è il loro fascino ed è fondante la loro esistenza. Belle perché al limite, testimonianza di un altro vivere. Non sono nate per essere invase e farsi ammirare, in sicurezza, da frotte di turisti. (pp. 69-70)
  • [In riferimento all'esondazione del fiume Magra nel 2011] Aulla è tutt'altra storia: il disastro ha colpito l'area costruita negli ultimi decenni nell'alveo del Magra confidando nel giudizio di esperti che alzano muretti a contenere le piene garantendo una scientifica gestione del bacino. Una scelta economico-politica applaudita e di successo, pur sempre un rischio e per di più precluso alla bellezza. (p. 70)
  • È il teatro di Bartabas che da un maestoso cavallo frisone, Zingaro, ha preso il nome. Bartabas è nome d'arte, negazione anagrafica: la metamorfosi lo ha portato da rampollo della borghesia parigina, attraverso un apprendistato nel teatro di strada, ad inventare il teatro equestre contemporaneo. (p. 116)
  • [Su Bartabas e il suo teatro equestre] Tzigano, gitano, zingaro, un po' monaco un po' guerriero; una tensione sciamanica ad una religiosità materica fatta di suoni, ritmi, potenza animale; accettazione del rischio, del pericolo come parte integrante, condizione inalienabile dell'esistenza e della sua messa in scena. (p. 116)
  • Rifiorisce, con Bartabas, attingendo a sorgenti lontane che affiorano nel Magreb, nelle steppe e sulle montagne d'Asia una cultura equestre che fece grande l'Italia delle cento capitali; esportata, potenziata e perfezionata nelle corti europee e con loro decaduta. (p. 118)

Bella gente d'Appennino

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All'origine di tutto ciò che posseggo c'è l'alfabeto.
L'abbecedario su cui imparai a scrivere e leggere: a come albero, b come barca, c come casa, d come dono... dono e destino.
Appena prima avevo imparato a tracciare, con mano sicura, gesti antichi: aste, croci, tondi, quadri.
Segni e simboli.
La parola scritta, la lettura sillabante, lo studio.
Sapere e fare. Ricchezza del conversare.
Non ho speso bene i miei giorni. Molti li ho sciupati, di molti sono stato spettatore. Troppi li ho macerati, estenuanti, in una sequela di tensioni senza soddisfazione; in guerra con tutto e con me stesso.
Me ne sono liberato, a volte con fatica sempre con sollievo.

Citazioni

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  • Mia dimora è negli occhi di mia nonna. (p. 15)
  • Giovanotto sono stato succube e agente di una ideologia falsificante che estirpava, in baldanzosa marcia, ogni legame organico. (p. 75)
  • Niente di eclatante a parte l'esistere. (p. 197)

Citazioni su Giovanni Lindo Ferretti

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  • [...] io sono affascinata da Ferretti, e trovo sia uno scrittore tra l'altro bravissimo. Il fatto che lui abbia parlato sempre bene di me mi inorgoglisce. C'è una stima reciproca, e una grande stima soprattutto per quello che hanno fatto i CCCP. Trovo che sia una persona davvero speciale, che ha avuto il coraggio di cambiare. E poi la disciplina con cui porta avanti la sua vita e il suo lavoro... Insomma, chapeau. (Caterina Caselli)

Collaborazioni

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Note

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  1. Dal booklet di Noi non ci saremo – vol. 1.
  2. Da un frammento di un intervista concessa a Radio Popolare; che costituisce la traccia n. 9, Radio Popolare di Live in Punkow, album dei CCCP Fedeli alla linea.
  3. .... qui convien con ch'om voli nella fonte.
  4. a b Dall'intervista di Andrea Galli, Appennino emiliano: storia, rupi e monti «sacri», avvenire.it, 1 aprile 2011.

Bibliografia

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Filmografia

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Voci correlate

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Altri progetti

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Opere

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