Giovanni Lindo Ferretti

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Giovanni Lindo Ferretti

Giovanni Lindo Ferretti (1953 – vivente), cantautore e scrittore italiano.

Citazioni di Giovanni Lindo Ferretti[modifica]

  • Anche una sega va fatta bene. Lei, che non è come dire niente. Niente? Niente, va bene, se fatta bene. (dall'intervista a rudepravda.net)
  • Dato il luogo e il tempo sono stato un giovane estremista sciocco, stupido e di buon cuore. Non mi rinnego né mi consolo, per quello che oggi sono non posso che accettare quello che sono stato. Infinitesimale, irripetibile individualità, incrocio significante di altri tempi in questo spazio essenziale, solo un valore aggiunto. (da Reduce)
  • Internet? Fottiti![1]
  • Fanculo qualsiasi tecnica, ciò che importa è l'anima di chi suona e non la qualità dello strumento.[2]
  • L'Appennino è una montagna a dimensione umana: abitabile e abitato da così lungo tempo da essere, il lavorio dell'uomo nei secoli, parte sostanziale del paesaggio. Tanto geografia che storia. È nella civiltà dell'abitare, nella coltura che ne ha determinato la cultura, nel racconto, in tutto ciò che colgono i sensi, che risuona la presenza di chi ci ha preceduto. Creazione e Creature trovano compimento e non ci sono morti alla fine del tempo.[3]

Dall'intervista di Giuliano Ferrara, 13 novembre 2006

Nel programma televisivo Otto e mezzo, La7. Video disponibile su La7.it.

  • Sono le donne che fanno il mondo, gli uomini sono sempre lì per distruggerlo.
  • No, io non ho paura della tecnologia, la tecnologia mi ha salvato la vita – io non sarei qua senza la tecnologia medica –, ho paura della stupidità umana, del crearsi i falsi dei, e la medicina è un falso dio molto, molto potente perché quando si sta in ospedale si è in balia di tutto essendo in balia del dolore [...].
  • Credo le cose in genere non per coloro che le sostengono ma per coloro che le avversano, è il mio modo di rapportarmi alla vita. Sono i miscredenti che mi hanno fatto ritornare cattolico, non sono i preti – mi dispiace ma è così.

Da La comunione dei santi resiste anche all'invasione dei media. Intervista a Giovanni Lindo Ferretti, 6 gennaio 2010

a cura di Andrea Possieri, L'Osservatore Romano

  • Tornare a casa, per me, ha significato tornare nella casa della mia famiglia e risentirmi generazione su generazione. Chi mi guarda, guarda anche mio padre, mia madre e mio nonno. È una bella responsabilità!
  • [...] per un lungo periodo della mia vita ho manifestato una costante forma di disprezzo verso il Papa. L'immagine di Giovanni Paolo II che mi arrivava leggendo "la Repubblica", "l'Unità" o "il manifesto" era un insieme di negatività. La stessa cosa succede oggi per Benedetto XVI. Gli stessi che criticano Benedetto XVI usano Giovanni Paolo II come termine di paragone: il Papa polacco era bravo invece "il pastore tedesco" è reazionario, dimenticando, che del "bravo" dicevano, a suo tempo, le stesse cose che dicono oggi del "reazionario".
  • Il Papa è forte al di là della propria indole perché, dietro e attorno a sé, c'è qualcosa che si chiama la comunione dei santi che regge anche l'invasione dei media.
  • Quando vedo certe opere d'arte o partecipo ad alcune celebrazioni liturgiche rimango senza parole. La Messa è il sacrificio perfetto! Invece, ci sono celebrazioni liturgiche che per noi, povera gente di montagna, sono insultanti. La liturgia non è qualcosa che possiamo alimentare in base alle nostre voglie e alle nostre volontà. La liturgia è un legame fortissimo, è la Tradizione e non si può cambiare perché qualcuno crede di aver avuto una bella idea. La dimensione della Chiesa è storicizzata e storicizzabile ma non si può inventare di colpo un'altra cosa.
  • La religione è un legame con il divino e un rapporto con la storia determinato da un avvenimento, non proprio indifferente, che si chiama Incarnazione. Come è possibile costruire una chiesa che non sta in nessun rapporto con la Tradizione?
  • [...] l'aborto è un crimine incredibile che si commette con una leggerezza credibilissima. Io non posso far altro che ribadire quello che credo: nessuno ha il diritto di uccidere un innocente. Non mi permetto di giudicare una donna che abortisce, ma giudico severamente una società che invece di farsi carico della maternità trasforma, nel regno delle idee, l'uccisione dell'innocente assoluto in un diritto festoso sostenuto da cortei, balletti, striscioni e impone, nei fatti, non solo la desacralizzazione della vita ma la riduzione dell'uomo a materiale organico atto allo scarto o alla sperimentazione.

Da «Io, ex punk comunista canto la fede ritrovata», Avvenire.it, 19 aprile 2009

  • Do­po aver cercato il senso in mille modi senza trovar­lo l'ho trovato tornando a casa. Al mio mondo di quando ero bimbo: i monti, il rosario.
  • [Il problema chiave dell'oggi è] L'uomo. Quanto noi abiuriamo dell'uomo.
  • [Papa Giovanni Paolo II] Trovavo normale si mostrasse, era il nostro Papa anche malato. Mi fa senso che ai bambini non si debbano mostrare ma­lati o morti. La vita ha senso anche in certe angola­zioni. Anche quando non la capisci.
  • Sono uno che iniziò a curiosare tra i libri dell'allora cardinal Ratzinger per capire perché molti ne parlassero male. E ora che so­no tornato a casa, Benedetto XVI è il mio maestro.

Dall'intervista Ferretti: «Dal '68 alle Br: ma non era la meglio gioventù», Avvenire.it, 27 settembre 2009

  • "Reduce" significa tornare da un mondo "altro". La nostra generazione vive un periodo di pace che non ha uguale dopo la pax augustea.
  • Ho attraversato cenni di guerra civile negli anni '70 partecipando agli scontri culturali che uomini e donne hanno intentato alla parola con l'abuso delle parole, per cui oggi non si riesce a fare un discorso serio. "Reduce" indica l'accettazione dell'esistenza di due mondi, uno in cui sono nato e cresciuto, l'altro che ho distrutto. Il ritorno a casa è avvenuto per l'insoddisfazione che percepivo verso ogni lato del mio vivere.
  • Nella mia giovinezza ho attraversato due momenti pericolosi: il rischio della lotta politica attraverso il terrorismo, e il rischio dell'autodistruzione tramite la droga.
  • Fare il cantante dei CCCP è stata una casualità, non avevo mai pensato di fare qualcosa del genere: non avevo nessuna preparazione musicale e di questo ho fatto la mia forza.
  • Alla sera, quando io e mia madre diciamo il rosario, accendo il cero alla Madonna che è passato da mio nonno a me.
  • Vivere in montagna senza avere un rapporto con il Creatore e la creazione è impossibile, mentre abitare in città ci fa condurre un'esistenza allo stesso livello dell'asfalto.
  • Il nodo centrale è abbandonare la mitologia della modernità, cioè l'idea che tutto dipende da te e che tu sei il padrone assoluto della tua vita. Io non ho deciso di nascere: questo azzera ogni discussione.
  • Sono sempre stato sull'orlo dell'illegalità. Ho permesso che un'intera generazione sbagliasse, mi sento responsabile dei gulag sovietici e della Cambogia di Pol Pot, perché frequentavo gruppi e movimenti che li appoggiavano. [...] Era subentrata la normalità anche nell'estremismo: tutto quello che succedeva seguiva il conformismo dell'anticonformismo. Le scelte che avevo davanti erano o il terrorismo o l'eroina.
  • La convinzione che esiste un Dio creatore di tutto c'è sempre stata nella mia vita, sebbene abbia potuto lasciarlo da parte mentre volevo ricostruire il mondo, quando pensavo che la volontà dell'uomo fosse ciò che fa la vita sulla terra.
  • Quando ero nei CCCP, avrei voluto essere ateo per grazia di Dio, come il mio amico Massimo Zamboni. Che esiste Dio io l'ho saputo da sempre.
  • Tra Islam e cattolicesimo c'è alterità totale, possono solo rispettarsi reciprocamente e chiedere a Dio di renderli ciascuno migliori.
  • Sono un fedele che conosce umili fedeli che potrebbero perdere la fede se frequentassero troppi teologi!
  • Non mi sono proprio convertito, tutto è stato come ritornare a casa. È finita la mia guerra personale con Dio.

Da Isole di silenzio: Nell'enclave di Giovanni Lindo Ferretti, Festivaletteratura.it, 27 marzo 2017

  • Il silenzio non esiste. Più tu stai zitto, più aumentano le voci del mondo, il vento, la pioggia, gli animali. Tutto è narrazione. Solo che non sempre ci si accorge di questo racconto.
  • La scelta oggi del silenzio, dal punto di vista sociale, è un atto di arroganza e di ribellione. Nel momento in cui tutti ti chiedono di essere connesso, il fatto che tu ti disconnetta per entrare in un altra dimensione quotidiana pare un peccato di arroganza umana.
  • La preghiera è la sedimentazione di un rapporto che risale all'origine della creazione.
  • La vera malta che tiene in piedi una casa nei secoli è la preghiera.
  • La maggior parte delle frasi sono banali, ovvie, ripetitive ma comunicano il calore umano necessario per vivere in una comunità.

Citazioni tratte da canzoni[modifica]

Co.Dex[modifica]

Etichetta: Mercury, 2000.

  • La Civiltà Città m'affascina, la tecnica su tutto. Tecnica, | ospedali, musei e buoni ristoranti, ogni cosa il suo prezzo, ogni mezzo di mezzo. (da Barbaro, n. 4)
  • Come gli Avi miei nei silenzi del Nord | mai dominati, mai dominanti, mai dominanti, mai dominati, mai dominati mai. (da Barbaro, n. 4)
  • Katolikos per poco, per niente Bizantino in nessun modo, no, no, no, | quando è no è no comunque ovunque sempre, indistintamente. | Quando non si sa, è dubbio non si può, ognuno sia conforme a sé, | giudica il Creatore giudica Me e Te. | Giudica il mondo per quello che è, rotondo. (da Barbaro, n. 4)

Bella gente d'Appennino[modifica]

Incipit[modifica]

All'origine di tutto ciò che posseggo c'è l'alfabeto.
L'abbecedario su cui imparai a scrivere e leggere: a come albero, b come barca, c come casa, d come dono... dono e destino.
Appena prima avevo imparato a tracciare, con mano sicura, gesti antichi: aste, croci, tondi, quadri.
Segni e simboli.
La parola scritta, la lettura sillabante, lo studio.
Sapere e fare. Ricchezza del conversare.
Non ho speso bene i miei giorni. Molti li ho sciupati, di molti sono stato spettatore. Troppi li ho macerati, estenuanti, in una sequela di tensioni senza soddisfazione; in guerra con tutto e con me stesso.
Me ne sono liberato, a volte con fatica sempre con sollievo.

Citazioni[modifica]

  • Mia dimora è negli occhi di mia nonna. (p. 15)
  • Giovanotto sono stato succube e agente di una ideologia falsificante che estirpava, in baldanzosa marcia, ogni legame organico. (p. 75)
  • Niente di eclatante a parte l'esistere. (p. 197)

Note[modifica]

  1. Dal booklet di Noi non ci saremo – vol. 1.
  2. Da un frammento di un intervista concessa a Radio Popolare; che costituisce la traccia n. 9, Radio Popolare di Live in Punkow, album dei CCCP Fedeli alla linea.
  3. Da un'intervista, Avvenire, 1º aprile 2011. [collegamento interrotto]

Bibliografia[modifica]

Film[modifica]

Voci correlate[modifica]

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]