Heat - La sfida

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Heat – La sfida

Immagine Heat (1995) logo.png.
Titolo originale

Heat

Lingua originale inglese
Paese USA
Anno 1995
Genere drammatico, azione, thriller
Regia Michael Mann
Sceneggiatura Michael Mann
Produttore Art Linson, Michael Mann
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Note

Heat – La sfida, film statunitense del 1995 con Al Pacino, Robert De Niro e Val Kilmer, regia di Michael Mann.

Frasi[modifica]

  • La comprensione l'ho finita ieri. Oggi mi stai solo facendo perdere tempo. (Vincent Hanna)
  • Rapidi e spietati, questa è gente coi coglioni! (Vincent Hanna)
  • Dico quello che penso e faccio quello che dico. (Vincent Hanna)
  • Il vecchio Jimmy McCann mi ricordo che diceva: se vuoi fare il lavoro del rapinatore non devi avere affetti o fare entrare nella tua vita niente da cui non possa sganciarti in 30 secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l'angolo. (Neil McCauley)
  • Non sono tuo cugino brutto pezzo di merda, e se lo sai è perché te lo dico io. (Vincent Hanna)
  • Questa è la mia operazione, ho il comando tattico, quindi sono il più alto in grado, il mio ordine è quello di lasciarli andare, e lei deve starci, cazzo! (Vincent Hanna)
  • Qui pulisci i cessi, carichi la lavastoviglie, sparecchi i tavoli e butti anche la spazzatura. Dammi rotture di palle e riferirò che ti droghi, bevi, rubi e ti ritroverai in carcere prima di poter dire a. Il 25% di quello che incassi ritorna a me, queste sono le regole. (Solenko)
  • Quando piove, ti bagni. (Neil McCauley)
  • Allora, state giù! Non vogliamo fare male a nessuno, siamo qui per il denaro della banca, non per il vostro. Il vostro è assicurato dal governo federale, non ci rimetterete un soldo. Pensate alle vostre famiglie, non rischiate la vita, non cercate di fare gli eroi! Adesso sedetevi tutti sul pavimento con le mani dietro la testa, se qualcuno si sente male o ha problemi di cuore può andare ad appoggiarsi al muro. (Neil McCauley)

Dialoghi[modifica]

  • Alan Marciano: Ma perché mi sono messo con quella puttana?!
    Vincent Hanna: Perché ha un culo da schianto! Ci sei voluto entrare? E ora ci sei rimasto!
  • Sergente Drucker: Riconosci la mano?
    Vincent Hanna: La mano? È di chi sa il fatto suo.
  • Neil McCauley: Chi ti ha dato le informazioni?
    Kelso: Mi è arrivata, questa roba fluttua nell'aria, loro mandano le informazioni, le trasmettono su tutto il pianeta, devi solo saperle acchiappare, e io le so acchiappare.
  • Van Zant: Cosa fai?
    Neil McCauley: Sto parlando al telefono da solo.
    Van Zant: Questa non l'ho capita.
    Neil McCauley: Perché c'è un uomo morto dall'altra parte di questa linea del cazzo.
  • Justine Hanna: Che è successo?
    Vincent Hanna: Non me lo chiedere.
    Justine Hanna: Te lo chiedo, invece, voglio sapere perché hai quell'espressione.
    Vincent Hanna: Tanto lo sai che non te lo dico, su alzati, andiamo.
    Justine Hanna: Potevi almeno dirmelo che mi avresti esclusa.
    Vincent Hanna: Quello che ti ho detto quando ci siamo messi insieme è che avresti dovuto dividermi con tutti i criminali comuni e ogni reato commesso su questo merdoso pianeta.
    Justine Hanna: E io ho accettato questa comproprietà. Perché ti amo. Ti amo grasso, magro, pelato, con i capelli, ricco o povero... non mi interessa! Ma devi anche essere presente. Come uno normale, almeno ogni tanto, questo è dividere! Così non divido niente, prendo gli avanzi!
    Vincent Hanna: Ho capito... insomma, dovrei tornare a casa e dire: «Ciao tesoro, sai una cosa? oggi sono andato in un appartamento dove un coglione di drogato aveva infilato il suo bambino in un microonde perché non la smetteva di piangere e ora volevo condividerlo con te. Avanti, condividiamo e così facendo, in qualche maniera, esorcizzeremo tutta la merda che sono costretto a vedere». Va bene così? No. E sai perché?
    Justine Hanna: Perché tu preferisci la normale routine: scopiamo e poi perdi il dono della parola.
    Vincent Hanna: Perché devo tenermi la mia angoscia, la devo proteggere, perché mi serve, mi mantiene scattante, reattivo, come devo essere.
  • Nate: Si chiama Hanna, di nome Vincent. Ho allungato cinque pezzi a un sergente dell'antidroga, Hanna vi sta addosso. Ha messo microfoni ovunque, in macchina, a casa agli altri. Tu la notte non sanno dove la passi. È una brutta bestia: laureato, corpo dei marines, tenente della Rapine Omicidi. Ha smantellato parecchie bande con i coglioni, è lui che ha ucciso Frankie Yonner a Chicago, che non era uno che scherzava. Stava alla narcotici all'epoca. Ha divorziato due volte, l'attuale moglie si chiama Justine. Devi a lui questo casino. Il sergente dell'antidroga dice Hanna ti stima, per lui sei una specie di star ..."ma quanto è in gamba, ma quanto è in gamba"... ma quanto è in gamba lui ad averlo capito.
    Neil McCauley: Già.
    Nate: Non c'è da stare allegri comunque. Tre matrimoni, come la vedi? Non è il tipo che sta a casa in pantofole. L'amico è uno di quei tipi zelanti, uno fissato. Mai una pausa, sempre in servizio... con quello addosso fossi in te lascerei perdere.
    Neil McCauley: È un rischio che devo correre.
    Nate: Lui può riuscire o fallire... tu hai una sola possibilità.
  • Vincent Hanna: Sette anni a Folsom. In isolamento per tre. McNeil in precedenza. McNeil è un carcere duro come dicono?
    Neil McCauley: Ti occupi di scienza penitenziaria?
    Vincent Hanna: Hai intenzione di tornarci? Sai, ne ho conosciuti alcuni che facevano qualche cazzata apposta per farsi ribeccare. E tu?
    Neil McCauley: Devi aver conosciuto proprio i più stupidi.
    Vincent Hanna: Ah, ne ho conosciuti tanti.
    Neil McCauley: Mi ci vedi a rapinare un negozio di liquori con su scritto in fronte "arrestatemi, sono un perdente"?
    Vincent Hanna: No, in effetti no.
    Neil McCauley: Bravo. Non tornerò mai in prigione.
    Vincent Hanna: Allora è meglio che tu cambi lavoro.
    Neil McCauley: È quello che mi riesce meglio: organizzare colpi. A te quello che riesce meglio è cercare di fermare gente come me.
    Vincent Hanna: ...Insomma una vita regolata non ti piacerebbe?
    Neil McCauley: Quale sarebbe? Il barbeque e la partita in televisione?
    Vincent Hanna: Già.
    Neil McCauley: Ed è questa vita regolata quella che fai?
    Vincent Hanna: Che faccio? No. La mia vita... no, la mia vita è un disastro assoluto. Ho una figliastra incasinata come poche, per il suo vero padre che grazie a Dio è un gran coglione. Ho una moglie, la madre, ma ormai siamo in rotta, un matrimonio irrecuperabile il mio terzo... e questo perché passo tutto il mio tempo a dare la caccia a quelli che fanno il tuo lavoro. Ecco la mia vita.
    Neil McCauley: ...Una volta uno mi ha detto, "Non fare entrare nella tua vita niente da cui tu non possa sganciarti in trenta secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l'angolo". Se tu sei sempre appresso a me e dove vado io vai anche tu, be' come pretendi di tenerti... una moglie?
    Vincent Hanna: Questa è una bella domanda. Tu invece sei un monaco?
    Neil McCauley: Ce l'ho una donna.
    Vincent Hanna: Mmh, e che le racconti?
    Neil McCauley: Che faccio il rappresentante.
    Vincent Hanna: Quindi se dovessi vedere me arrivare da quell'angolo... abbandoneresti la tua donna senza neanche salutarla?
    Neil McCauley: Rientra nella disciplina.
    Vincent Hanna: È un po' superficiale, no?
    Neil McCauley: Sì, può darsi che lo sia. O l'accettiamo o tanto vale che cambiamo mestiere.
    Vincent Hanna: Io non saprei che altro fare.
    Neil McCauley: Ah, io neanche.
    Vincent Hanna: E nemmeno vorrei fare altro.
    Neil McCauley: E io neanche.
    Vincent Hanna: Da un po' la notte ho un sogno ricorrente: sono seduto a una grande tavola imbandita insieme a tutte le vittime di tutti gli omicidi su cui ho indagato, sedute al tavolo anche loro, e fissano tutte me, con quelle orbite nere vuote. Molti di loro in testa hanno un foro di proiettile, da cui cola sangue... altri sembrano palloni, per quanto si sono gonfiati, perché li ho trovati solo due settimane dopo che erano stati ammazzati... i vicini aveva sporto denuncia per la puzza. Insomma, stanno tutti lì, seduti composti.
    Neil McCauley: E che ti dicono?
    Vincent Hanna: Niente.
    Neil McCauley: Non parlano?
    Vincent Hanna: No. Forse perché... non hanno niente da dire. Stiamo seduti e ci guardiamo. Loro guardano me, e nient' altro, è questo il sogno.
    Neil McCauley: Io invece sogno di affogare, allora devo svegliarmi e mettermi a respirare o morirei nel sonno.
    Vincent Hanna: Mmh, conosci il significato?
    Neil McCauley: Sì, avere ancora tempo.
    Vincent Hanna: "Ancora tempo"... per poter fare quello che vuoi?
    Neil McCauley: Sì, esatto.
    Vincent Hanna: E ora lo stai facendo?
    Neil McCauley: No, ancora no.
    Vincent Hanna: Eccoci seduti qui. Io e te, normali, come due vecchi amici.. ma tu fai quello che fai e io faccio quello che devo fare. E ora che ci siamo conosciuti se, quando sarà, dovrò toglierti di mezzo... potrà non piacermi. Ma ti avverto: se mi troverò a scegliere fra te e un poveraccio che per colpa tua rischia di lasciare una vedova... scelgo te, senza neppure esitare.
    Neil McCauley: Trascuri l'altra faccia della medaglia: cosa succederebbe se tu mi incastrassi e fossi io a dover scegliere? Perché per nessun motivo ti permetterei di fermarmi. È vero, ci siamo conosciuti, sì.... ma neppure io esiterei, nemmeno un istante.
    Vincent Hanna: Forse è proprio così che andrà. O... chi può dirlo?
    Neil McCauley: O forse non ci rivedremo mai più.

Explicit[modifica]

Neil McCauley [ultime parole]: Visto che non ci torno in prigione?
Vincent Hanna: Già.

Citazioni su Heat – La sfida[modifica]

  • Com'era Heat? Così, sai, l'incontro tra un poliziotto e un criminale, il criminale ha appena ammazzato trecento persone poi incontra il poliziotto che lo insegue, si dicono "Vabbè in fondo siamo un po' uguali, amiamo tutti e due molto il nostro mestiere", sai, il bene e il male, due facce della stessa medaglia... (Aprile)

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