Masolino D'Amico

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Masolino D'Amico (1939 – vivente), critico teatrale, traduttore e giornalista italiano.

Citazioni di Masolino D'Amico[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Benché la testimonianza sopraccitata dimostri la sua reputazione di persona di intelligenza eccezionale, nessuno fra quanti ebbero contatti con lei sembra avere sospettato l'altezza del suo genio. Questa altezza si manifestò in svariate lettere, e soprattutto nella poesia. È una poesia la cui caratteristica più appariscente risiede nel suo totale il anticonformismo: il successo lentamente arriso alla Dickinson sarebbe venuto nei tempi moderni, quando retrospettivamente si trovarono in lei anticipazioni di esperienze centrali nella nuova letteratura americana. Tale anticonformismo riguarda tanto le idee, quanto la forma nella quale queste sono espresse; fra le prime balzando in primo piano l'ironia per non dire la sfiducia nell'incrollabile religiosità di stampo calvinista di cui era saturo il suo ambiente (non che questa religiosità da cui prese le distanze non lasciasse comunque tracce profonde nel suo modo di ragionare e di esprimersi), unita alla costante, intensa ricerca di un'elevazione, di una fuga dalla quotidianità, nel sogno e nell'avventura intellettuale vissuta con una concretezza accostabile ai cosiddetti poeti metafisici del Barocco inglese.[1]
  • [Su Emily Dickinson] Quanto al «come» tradurla, risultando ovviamente impossibile riprodurre l'effetto di (finta?) ingenuità, di (finta?) facilità, di (finta?) orecchiabilità caratteristico di molti componimenti, rimane soltanto la scelta fra una concisione che renda qualcosa della scarna e misteriosa incisività dell'originale, e una relativa verbosità che, ovviamente scegliendo fra i significati possibili, si preoccupi piuttosto che di tradurre, di spiegare, rimandando all'originale stampato a fronte.[1]
  • [Su Enrico Maria Salerno] Salerno era un attore sommo che il teatro aveva prestato troppo spesso al cinema e alla tv in virtù della sua fotogenia e della versatile bravura, all'origine dell'enorme varietà dei ruoli propostigli.[2]
  • Con Jerzy Grotowski la cosiddetta avanguardia del teatro moderno raggiunse il punto estremo, quello dopo il quale non c'è che involuzione, o ripartenza; in altre parole, Grotowski fu colui che più di ogni altro mostrò che per sopravvivere il teatro doveva spogliarsi, rinunciare non solo a scenografie, costumi, effetti di luce, e insomma a ogni pretesa di creare un'illusione con metodi che apparivano ridicoli nell'età del cinema e della televisione, ma addirittura azzerarsi, fino a restare col solo attore, fatto di corpo e voce.[3]
  • Protagonista spesso popolaresco e sempre buono, leale e generoso, robusto uomo del sud dai grandi occhi azzurri che guardavano dritto in faccia l'interlocutore, Raf Vallone fu, come star cinematografica, quasi un unicum nel cinema italiano degli ultimi anni quaranta e dei primi anni cinquanta.[4]


Note[modifica]

  1. a b Da Il diamante Emily, La Stampa, 18 dicembre 1986, p. 3.
  2. Da "Salerno, il grande dai mille volti", La Stampa, 1 marzo 1994.
  3. Da La poetica del "senza", La Stampa, 16 gennaio 1999.
  4. Da Uno sguardo da Raf Vallone, La Stampa, 1º novembre 2002.

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