Vai al contenuto

Piero Chiambretti

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Piero Chiambretti nel 1990

Piero Chiambretti (1956 – vivente), conduttore televisivo, showman e imprenditore italiano.

Citazioni di Piero Chiambretti[modifica]

Citazioni in ordine temporale.

  • Fede fa il più spettacolare tg di questo secolo, tutti i miei amici lo guardano. Dopo il crollo del Muro, la caduta del comunismo, quella dei valori, uno come Emilio va salvaguardato come si salvaguarda il panda. Io gli darei il premio Pulitzer. La nostra intenzione è quella di metterlo lì e di studiarlo, come fenomeno assoluto, come se fossimo in un'aula di medicina.[1]
  • Ho avuto lo stesso infortunio di Totti. Lui ci metterà due mesi a guarire. Io ce ne misi otto. È questione di muscoli, di tonicità. Se ci slogassimo la lingua, io guarirei in due giorni, lui in due mesi.[2]
  • Contro tutti e tutto loro [gli Squallor] hanno rotto un sistema.[3]
  • Loro, fregandosene sonoramente di quello che i benpensanti potevano pensare, fecero un video contro la beneficenza, o presa in giro della medesima.[4][3]
  • [Sul derby di Torino] Bisogna arrivare a Venaria, perché la Juve è la squadra di Venaria e dobbiamo trovare il mezzo idoneo per arrivare in periferia, perché la Juve è una squadra di periferia rispetto a noi che giochiamo in mezzo alla città di Torino.[5]

A RaiTre vorrei portare la Carrà

Intervista di Silvia Fumarola, la Repubblica, 21 dicembre 1998.

  • Fisiologicamente il pubblico non sarà più abituato ai break che determinano i cambi di programma, mi sto attrezzando a fare cose rapide che abbiano lo stesso sviluppo della pubblicità. I clienti puntano tutto negli spot da trenta secondi: non vedo perché in quei secondi noi non possiamo proporre altre cose, culturali, o curiose. Vanno vendute nello stesso modo.
  • Credo che sia arrivato il momento di abbandonare il passato e pensare alla tv del presente. Quella del passato l'hanno prosciugata tutta, bisognerebbe cominciare a lavorare – oltre che sulla nostalgia – anche su qualcos'altro.
  • Ogni tempo ha la tv che si merita, la nostra rende anche un cane una star. [«Pensa a Rex?»] Sì, ma non solo a lui.
  • [Su Raffaella Carrà] [...] a differenza di tanti personaggi freschi di giornata, continuo a vedere in lei una grande determinazione, la voglia di giocare.
  • La televisione deve rimanere un'emozione.

"Non darei 10 euro a Santoro, al massimo glieli presterei"

Da un'intervista ad A; citato in Michele Biondi, tvblog.it, 3 novembre 2011.

  • Il più delle volte [mi] arrivano segnalazioni dal sottobosco degli agenti che vogliono sistemare qualche bellona. Se una ragazza è capace di fare qualcosa ed è utile allo spettacolo, sono io a ringraziare il raccomandante. Un raccomandato non è per forza un idiota. Io do spazio a chiunque, ma quel chiunque diventa nessuno se non sa far nulla.
  • [A Santoro non darei mai i 10 euro che chiede per Servizio Pubblico] Perché la sua è una tv di parte e se glieli dai ti schieri insieme a lui. Al massimo glieli presterei [quei 10 euro che chiede].
  • Quando finirà il Governo Berlusconi un vasto indotto di comici, giornalisti, spettacoli teatrali, intellettuali ed editori avrà un crollo. Tutti quelli che vivono alle spalle del berlusconismo faranno fatica a ricostruire una macchina, se non del fango, dello schizzo.

"Sanremo è solo uno show televisivo"

Intervista di Micol Ronchi, ilgiornaleoff.it, 4 febbraio 2017.

  • Sono molto scaramantico e questo non va bene. La scaramanzia è sinonimo di ignoranza.
  • [...] il Festival di San Remo è uno show televisivo, quindi mi chiedo come si possa pensare che potesse diventare qualcosa di diverso da questo. Per quanto riguarda la sperimentazione, è un palco talmente mainstream che non è quello il contesto della sperimentazione. [«Domanda becera, ma ha ancora senso come evento televisivo?»] Ovviamente si. È uno show che catalizza l'attenzione di 10 milioni di persone, è un riferimento, finché il festival c'è e noi lo guardiamo, siamo vivi.
  • [...] volevo diventare famoso non per il piacere di venire riconosciuto per strada, ma per il fatto di essere riconosciuto per quello che facevo, volevo che fosse legato ad un obiettivo.

"Ho la mia griffe, non è vero che realizzo sempre gli stessi programmi"

Intervista di Massimo Falcioni, tvblog.it, 8 febbraio 2021.

  • Sto scrivendo un'autobiografia autodistruttiva e autoironica e mi sono dovuto cimentare nel ricordare ciò che ho fatto. Per cercare tutti i programmi ho dovuto consultare Wikipedia.
  • Sia io che Arbore non abbiamo mai realizzato trasmissioni che non fossero uscite dalle nostre teste. Ho sempre costruito le dinamiche sui rapporti personali e sulle situazioni paradossali, grottesche e surreali che da visionario trasferivo nei miei programmi. Senza certe caratteristiche non avrei potuto farli.
  • [«Il primo avvicinamento al mondo del calcio avvenne con Prove tecniche di trasmissione»] Ci si muoveva da nord a sud con una quindicina di telecamere e settanta persone. Con me c'erano Nanni Loy, Sandro Paternostro, Helenio Herrera. Andavamo in onda da un tendone da circo collocato nelle vicinanze di uno stadio nel quale si disputava una gara di cartello di Serie A. A fine partita, in smoking, entravo dentro lo stadio ormai vuoto e mi sostituivo alla moviola, imitando i gol che erano stati realizzati. Ripetendolo tutte le settimane, il tam tam fece sì che i tifosi presenti in curva rimanessero lì anche dopo il match. Era diventato un rito propiziatorio. Una volta ci recammo ad Udine, l'Udinese aveva vinto 4 a 0 contro l'Ascoli. Io mimai tutti i quattro gol e andai a festeggiare sotto la curva dei friulani. La settima successiva però eravamo previsti proprio ad Ascoli e quando mi diressi verso la curva bianconera mi arrivarono centinaia di cadeau, non tutti graditi. Si erano ricordati dell'episodio di sette giorni prima, non me l'avevano perdonato.
  • Quando fui tacciato di essere troppo facile nell'interagire con la gente comune, mi posi come scommessa il desiderio di frequentare politici, generali dei Carabinieri e personalità importanti di diversi mondi. Col Portalettere andammo alla scoperta dei palazzi del potere che spesso nei telegiornali non venivano rappresentati, se non in poche inquadrature. Andare vestiti da postino a consegnare le cartoline di Andrea Barbato [da questi lette nel programma Cartolina in onda subito prima] che nessuno voleva ricevere era una bella scommessa. Intercettai i testimoni della Prima Repubblica, i grandi vecchi. Era l'anno delle "picconate" di Cossiga e quell'edizione si concluse con l'incontro col Capo dello Stato. Ci riuscimmo grazie ad un plebiscito popolare, ci aiutò anche una copertina de L'Espresso.
  • [«[...] la cura dell'estetica e l'attenzione al colpo d'occhio sono diventate un suo tratto distintivo»] Ritengo che la forma sia il contenuto e che il contenuto sia la forma. Credo fortemente in questa visione. Così come un vestito di Armani è riconoscibile a distanza di cinquant'anni, lo stesso può valere per me. Il Chiambretti Night era la fotografia del locale che avrei sempre voluto frequentare da cliente. Quando mi sono barricato in studio ho cercato di ricostruire degli esterni che risultassero migliori della realtà.
  • Anche se i miei programmi sembravano simili, in realtà erano diversi per target, orari e gusto. Ho la mia griffe, qualcuno confonde questo concetto pensando che faccia sempre la stessa trasmissione, ma posso assicurare che di uguale ci sono io, che ho la continuità nel mio stile. Disegno abiti su misura che devono avere per forza un elemento che si ripete.
  • Ero molto affezionato a Gianfranco [Funari], nonostante gli inizi burrascosi per via di alcuni miei blitz nel suo programma del mezzogiorno su Rai 2. Pian piano maturò un'amicizia che si trasformò in collaborazione. Al funerale mi fece male vedere poche facce del nostro mondo. In compenso c'era tanta gente comune.
  • [Sull'esperienza al Festival di Sanremo 2001] Raffaella Carrà aveva scelto come partner Enrico Papi, Massimo Ceccherini e Megan Gale. Io ero entrato in crisi a causa dell'insuccesso del mio film [Ogni lasciato è perso, ndr] e mi ero trasferito in Messico. Mi richiamarono per partecipare come giudice di una fantomatica giuria di qualità. All'insaputa della Carrà e d'accordo in parte con Japino [Sergio, regista dell'edizione] organizzai un mio spazio autonomo che fu molto gradito. Venni consacrato da quegli interventi. Tra le cose che proposi c'era un festival della canzone napoletana, un momento esilarante che rompeva la messa cantata del Festival.
  • [Sull'esperienza al Festival di Sanremo 2008] Fu un'edizione musicale rigida rispetto ai movimenti underground che stavano venendo fuori. Pippo [Baudo] non volle in gara i primi eroi provenienti dai talent, né quelli che emergevano dal web. L'anno dopo, non a caso, con Bonolis ci fu subito un'apertura verso X Factor e Amici. [«A poche ore dalla serata d'esordio vennero ritrovati in un pozzo i corpi dei due fratellini di Gravina. La notizia invase i telegiornali della sera e la puntata di Chi l'ha visto? in edizione speciale superò il 16% di share. Quanto influì questo episodio?»] Condizionò parecchio quel Festival che, tra l'altro, il mercoledì si fermò per lasciare spazio alla Nazionale. Un secondo aspetto non indifferente. Inoltre, fu l'ultimo anno con una contro-programmazione feroce. [...] Nonostante tutto continuo a difendere quel Sanremo, è bello condividere i successi e gli insuccessi, soprattutto se hai a fianco un artista come Baudo. Pippo può vantare grandissimi trionfi, poi può capitare che proprio lui che il Festival lo ha rilanciato e rivitalizzato possa imbattersi in una stagione difficile. [...] Nonostante l'amarezza continuammo nel nostro percorso, consapevoli che una volta che parti male non può che finire peggio. La rotta non la puoi invertire. Sanremo dura cinque sere, non sei mesi. Le canzoni, i partecipanti e gli ospiti restano quelli, non puoi cambiarli in corsa. In quella situazione di difficoltà trovai comunque la forza di poter ridere delle nostre disgrazie, cosa che non poteva fare Baudo. Entravo in sala stampa e facevo recitare il Rosario ai giornalisti. Nella mia carriera ho partecipato ad uno dei Festival più visti [nel 1997] e a uno dei meno visti, è un privilegio, non una maledizione.

Citazioni su Piero Chiambretti[modifica]

  • Chiambretti è un mio carissimo amico, delizioso, brillante e intelligente. Un mito. (Anna Kanakis)
  • Lui è un vero talento. Uno di quelli che fa una tv artigianale. Ogni tanto ci scontriamo anche noi, ma insieme funzioniamo molto bene. (Irene Ghergo)
  • Piero è l'ultimo artigiano della televisione. È un perfezionista che si occupa di tutto ciò che avviene nel programma e da lui, mi creda, c'è solo da imparare. (Francesca Barra)

Film[modifica]

Note[modifica]

  1. Citato in Fede: Vado al Laureato a difendere Berlusconi, la Repubblica, 18 gennaio 1996.
  2. Da Metro, 3 aprile 2006.
  3. a b Dalla trasmissione televisiva Chi erano veramente gli Squallor, Chiambretti Night, 2010.
  4. Il video del brano USA for Italy.
  5. Da un'intervista a Sky Sport 24; citato in Luca Ghiano, Chiambretti: "Juve squadra di periferia, Torino è stata e resterà granata", torinogranata.it, 28 novembre 2012.

Altri progetti[modifica]