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Derby di Torino

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Un derby tra Juventus e Torino nella stagione 1965-66

Citazioni sul derby di Torino e in generale sulla rivalità Juventus-Torino.

  • [«Più tensione con la maglia del Toro, dove invece hai compreso appieno il significato di derby?»] Alla Juve, non potrebbe essere altrimenti. Ho avuto la fortuna di decidere il primo derby disputato, da lì che ho capito il significato di questo confronto [...]. Ricordo bene, ai miei tempi, come i senatori di quella squadra dicevano che dovevamo vincere per i tifosi e per la città di appartenenza. (Amauri)
  • Anche la Vecchia Signora sa di dover affrontare due partite che fanno storia a sé... (Marco Berry)
  • Anche stavolta mi sistemerò davanti alla televisione e anche stavolta maledirò il destino che mi obbliga a soffrire per il derby. È sempre stato così, in vita mia, anche se ancora oggi sono il giocatore che ha segnato più reti in questa sfida: 14. E allora dovrei essere un ottimista a priori. Ma il derby mi consuma. Amo troppo la Juve e ho così rispetto del Toro che non può essere altrimenti. Anche adesso che la differenza di valori è cresciuta, rispetto a quando guidavo il club, quando i granata cercavano di competere con noi anche per lo scudetto. Ma il derby fa storia a sé. (Giampiero Boniperti)
  • Bisogna arrivare a Venaria, perché la Juve è la squadra di Venaria e dobbiamo trovare il mezzo idoneo per arrivare in periferia, perché la Juve è una squadra di periferia rispetto a noi che giochiamo in mezzo alla città di Torino. (Piero Chiambretti)
  • C'era una volta il derby, verrebbe da dire. Una sfida che raccoglieva furori non soltanto calcistici, ma sociali ed economici, culturali. Già, che giorni e che emozioni! Gli anni settanta, ad esempio. La Juventus dominava l'Italia, ma spesso cadeva davanti ai cugini, che facevano di quell'appuntamento una ragione di vita e d'orgoglio. Da una parte, lo stile di Bettega e Capello, l'eleganza di Zoff, le acrobazie di Anastasi (idolo dei lavoratori della Fiat Mirafiori), la mutria severa di Beppe Furino, il palleggiare ironico di Causio, dall'altra l'agonismo e il ferro e il fuoco di Fossati, Cereser, Agroppi, capitan Ferrini, e là davanti i dioscuri Graziani&Pulici, ispirati da Claudio Sala, pronti a colpire. Il derby diventava, recuperando Jean-Paul Sartre, una metafora della vita. La Juve degli Agnelli, ma anche degli immigrati siciliani e calabresi, il Toro di Pianelli e degli impiegati piemontesi, di quelli che parlavano il dialetto duro e puro. La Juve dei tanti scudetti e il Toro che portava nelle vene, e porterà per sempre, il mito di capitan Valentino e degli altri eroi scomparsi nel rogo di Superga, e il rimpianto per la farfalla granata, Gigi Meroni. Due modi di essere. (Darwin Pastorin)
  • [«Eraldo, per lei che ha il Toro dentro, cos'è il Derby della Mole?»] È banale quello che affermo ma lo penso e non lo nego: ogni match con la Juventus è stato speciale. Al tempo Torino e Juventus erano due squadre forti, quasi alla pari, e tutti i derby valevano veramente più di 2 semplici punti. Erano battaglie tra formazioni competitive, ma vigeva sempre il rispetto tra noi contendenti. Eravamo avversari sul campo, ma amici nella vita. Nello sport il rivale è da battere sotto il profilo dell'agone, mai da uccidere. (Eraldo Pecci)
  • Ho avvertito più tensione quando vestivo la maglia del Toro, perché nell'ambiente c'è più voglia e volontà di battere la sorella più grande. Poi, quasi sempre, c'è più tempo per preparare il match: i granata ci pensano da martedì, i bianconeri da ieri. E la stessa considerazione la si può fare per il tifoso: quello del Torino ci pensa già da tempo, quello della Juve successivamente alla sfida europea. (Amauri)
  • [Ho giocato] una trentina di derby mal contati, più persi che vinti. Noi [della Juventus] pativamo i granata, quei malandrini che sapevano certo giocare, ma anche provocare [...]. Il Toro aveva il valore aggiunto dell'appartenenza, del vivaio... (Giuseppe Furino)
  • Ho perso, vinto, menato: era il derby. Oggi questa partita non la capiscono più come una volta. (Giuseppe Furino)
  • Ho sempre ammirato l'eleganza della Juventus ma nel dopo Boniperti ho iniziato ad amare meno i bianconeri, troppo freddi, adeguati alla cultura del successo a tutti i costi. Poi ho avuto modo di conoscere il cappellano del Torino, don Aldo Rabino e moltissimi tifosi granata, gente meravigliosa: il mondo Toro mi ha coinvolto ed ammaliato. Io non sono tifoso di calcio ma amante delle cose belle, e il Toro ha saputo fare tante cose belle. Per me i granata rappresentano la passione viscerale, la Juve l'educazione e l'eleganza. Entrambe le squadre hanno saputo mostrare con calciatori come Boniperti, Scirea, Zaccarelli e Sala una signorilità e una compostezza che ho sempre ammirato negli sportivi. (Livio Berruti)
  • Il derby era allora una cosa violenta. Parola odiava Mazzola. Si consideravano di due razze. [...] «Era come mettere contro undici cani ed undici gatti». (Vladimiro Caminiti)
  • Il derby mi piace, ma vorrei un Torino forte che desse a quella sfida un'importanza di classifica ben al di là della rivalità cittadina. (Andrea Agnelli)
  • Il derby non è solo una partita, è un concentrato unico: vincere i derby significa far felice la nostra gente. (Claudio Sala)
  • L'atmosfera era incredibile. Una volta tirai un rigore al Filadelfia: guardavo negli occhi Romano, il portiere. E dietro, dalle narici dei tifosi, vedevo uscire lingue di fuoco. (Giampiero Boniperti)
  • La Juve era, dentro di me, la "ragione", la consapevolezza di valere, lo "stile" (almeno prima di Calciopoli) nell'evitare gli eccessi, nella ricerca del successo. Il Toro, invece, era l'"istinto", il "revanscismo", e cioè la smania costante del riscatto, per qualcuno di insostituibile che il "fato" ti aveva portato via per sempre. E tutte le volte in cui anch'io mi sentivo privato, ingiustamente, di qualcosa, mi coloravo di granata. (Carlo Nesti)
  • La Juventus è una figlia di papà. Di papà Agnelli, di Edoardo e di tutta la generazione a venire. La Juve è stata la squadra di Charles, di Sivori, Platini, Baggio, Zidane. Il Torino invece è stato figlio della madre di tutte le sciagure: Superga. Andrei al di là della solita divisione convenzionale di una Juventus aristocratica e di un Torino popolare. Direi che la Juve è la squadra che si è tolta tutti gli sfizi, mentre il Toro spesso è stato costretto a scendere a patti con il destino. (Roberto Beccantini)
  • La Juventus è universale, il Torino è un dialetto. La Madama è un "esperanto" anche calcistico, il Toro è gergo. (Giovanni Arpino)
  • La parola che userei per descrivere la differenza tra Torino e Juventus è classe, che nessun milione potrà mai comprare. (Mick Wallace)
  • La partita delle partite? Torino-Juventus. (Gleison Bremer)
  • Ne ho giocati tanti con il Toro, anche giovanili. Sulla sponda granata il derby è molto più sentito, nella tifoseria e nella squadra. Probabilmente perché per la gente è la partita chiave della stagione, per la Juve invece è una delle tante gare importanti. A Torino ho conservato tanti amici, la maggior parte è granata e nel derby soffre da matti. (Angelo Ogbonna)
  • Quello che soffriva maggiormente era l'Avvocato. Mi diceva sempre che era la partita che non avrebbe mai voluto giocare. Come sosteneva lui: se vinci hai fatto il tuo dovere, ma se perdi ti rompono le scatole fino alla sfida successiva. (Marcello Lippi)
  • Se puoi sognare qualcosa, è perché lo puoi fare, questo è lo scontro tra la passione e la ragione, tra i colori e il bianconero, tra il popolo e i padroni. È un derby unico nel suo genere. (Siniša Mihajlović)
  • Se uno non è motivato per giocare il derby deve cambiare mestiere, meglio che faccia il ragioniere. (Siniša Mihajlović)
  • Torino è calda soprattutto per la tifoseria del Torino, non della Juventus. Il tifoso della Juventus a Torino non è che lo si trova tanto. Torino-Torino è proprio del Toro e loro sono una tifoseria calda. Infatti quando c'è il derby della Mole sono loro l'anima del derby, che lo tengono sempre attivo, mentre il tifoso della Juventus è un po' sparso ovunque. Siamo ovunque, ma diciamo che non abbiamo il nostro nucleo principale. (Claudio Marchisio)

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