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Profondo rosso

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Profondo rosso

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

David Hemmings in una scena del film

Titolo originale

Profondo rosso

Lingua originale italiano
Paese Italia
Anno 1975
Genere thriller, giallo, horror
Regia Dario Argento
Soggetto Dario Argento, Bernardino Zapponi
Sceneggiatura Dario Argento, Bernardino Zapponi
Produttore Salvatore Argento
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Note

Profondo rosso, film italiano del 1975 con David Hemmings, Daria Nicolodi e Gabriele Lavia, regia di Dario Argento.

[Durante le prove di un complesso jazz]
Okay, okay, così. Bello! Davvero, va bene, molto bene. Forse un po' troppo per bene, troppo pulitino, sì, preciso, troppo formale, dev'essere più buttato lì. Rendo l'idea? Ricordatevi che questo tipo di jazz nasceva nei... nei bordelli. Era libertà, istinto. (Marc)

Frasi

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Citazioni in ordine temporale.

  • Il fenomeno, come dire confermato anche dai più recenti studi, non è circoscritto alle specie superiori, ma include sia vertebrati che invertebrati: le farfalle, le termiti, le zebre. Tutti questi animali e moltissimi altri usano la telepatia per dare ordini e scambiarsi informazioni. Questo fatto è accertato, che del resto si può dimostrare con facilità. Per esempio, se noi chiudiamo in gabbia una farfalla, in qualche ora essa riuscirà ad avere intorno a sé numerose altre farfalle che al suo richiamo accorrerranno a frotte veloci percorrendo anche alcuni chilometri. Questa è la telepatia, facoltà che posseggono bene i neonati nei primi momenti della loro vita ma che perdono quando, col passare degli anni, acquistano i mezzi della comunicazione verbale. Ci sono alcune eccezioni. Certi individui, per cause a noi ancora sconosciute, non perdono questa facoltà. (Giordani)
  • Io capto fatti che accadono o che sono accaduti, ma niente di ciò che dovrà accadere. Sento i pensieri nel momento in cui nascono, e alcuni li sento anche molto tempo dopo perché sono talmente forti che rimangono attacchati negli ambienti come solide ragnatele. (Helga)
  • Sono entrata in contatto con una mente perversa! I suoi pensieri sono pensieri di morte! Via! Via! Tu hai già ucciso e sento che ucciderai ancora. (Helga)
  • Quante volte te lo devo dire che io sono un artista? Se per caso non te lo ricordi, noi artisti siamo gente estremamente sensibile. Chiaro? Mica abbiamo la pelle d'elefante di voi giornalisti! (Marc)
  • Senti, perché non mi dai una mano in questa storia del delitto? Se mi aiuti a fare un bel colpo giornalistico, forse riesco a togliermi dai problemi della cronaca dell'inquinamento. (Gianna)
  • È dimostrato dalle statistiche che non si riesce mai a lavorare seriamente con donne emancipate. (Marc)
  • Tanto non mi sfuggirai. Ti ucciderò lo stesso, una volta o l'altra. (Marta)
  • [A Marc] Ma perché non molli tutto e sparisci? Chi te lo fa fare di ficcare il naso in questa storia? Perché stuzzicare un pazzo?! Perché è senz'altro un pazzo chi ha commesso un delitto così mostruoso. (Carlo)
  • Il bambino... La villa... Il fantasma della villa! (Amanda) [ultime parole]
  • L'assassino è uno schizofrenico paranoico. L'individuo che uccide con quella furia lo fa solamente quando è in preda a un raptus. (Giordani)

Dialoghi

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Citazioni in ordine temporale.

  • Marc: Che cos'era?
    Carlo: Un urlo, direi. Mah, chi lo sa, magari uno stupro. Brindo a te, vergine stuprata!
  • Marc: Senti Carlo, m'è successo un fatto strano, tanto strano che non so neanche se è vero. Quando entrai nella casa di quella donna la prima volta mi parve di vedere un quadro, ma dopo qualche minuto quel quadro non c'era più. Cosa può essermi successo?
    Carlo: A te niente! Forse quel quadro è stato fatto sparire perché rappresentava qualcosa di importante.
    Marc: Come hai detto?
    Carlo: Rappresentava qualcosa di importante!
    Marc: No, no, non credo. A quanto mi ricordo, era... era una specie di composizione di volti, una cosa molto strana.
    Carlo: Guarda, magari hai visto qualcosa di talmente importante che non te ne rendi conto. Sai, a volte le cose che vedi realmente e quelle che immagini, si mischiano nella memoria come un cocktail, del quale non riesci più a distinguere i sapori.
    Marc: Ma io ti sto dicendo la verità!
    Carlo: No, Marc. Tu credi di dire la verità e invece dici soltanto la tua versione della verità. A me accade spesso...
  • Ubriacone [barzelletta]: Sai perché i commercianti di boomerang australiani falliscono?
    Enrico: No, questa non lo so.
    Ubriacone: Falliscono perché la merce gli torna sempre indietro!
  • Gianna: Come mai hai fatto il pianista?
    Marc: Secondo il mio psicanalista, l'ho fatto perché nel subconscio odiavo mio padre, e perciò io pestando sui tasti era come se gli spaccassi i denti. In realtà, solo perché mi piace la musica. Piuttosto, tu perché fai la giornalista?
    Gianna: Perché mi piace lavorare, e perché una donna deve essere indipendente in modo da stare alla pari...
    Marc: Oh Dio, non cominciamo con questa faccenda della parità dei sessi! Sono balle, non è vero. L'uomo è diverso dalla donna. Le donne sono... delicate. Sono fragili.
  • Gianna: Noi dobbiamo lavorare uniti. Lo sai, due cervelli ragionano molto meglio di uno.
    Marc: E dove ce l'avete il cervello, voi donne? Non ci illudiamo. Voi donne avete la forza bruta, i muscoli, ci battete a braccio di ferro, ma io t'assicuro che è l'uomo che ha il monopolio dell'intelligenza.
La scena finale

[Marc ha capito che l'assassino è Marta, e se la ritrova davanti]
Marta [ultime parole]: Maledetto! Maledetto! Hai fatto uccidere mio figlio, che non c'entrava niente. Lui... [Marc prova a fuggire, ma Marta lo blocca] No! Lui cercava solo... di proteggermi. Non aveva mai fatto del male a nessuno! Che ne sapete voi che è successo?
[Flashback]
Padre di Carlo: No, non ti succederà niente. Sta tranquilla, ti accompagnerò io stesso in clinica.
Marta giovane: No, ti avevo detto che non volevo tornarci. Te l'avevo detto. Non puoi obbligarmi un'altra volta.
Padre di Carlo [ultime parole]: Ma è per il tuo bene, cara. Hai sentito che cosa ha detto il dottore?
Marta giovane: No! No! No. [Apre un cassetto in cucina, prende un coltello e accoltella il marito alle spalle, nella sala addobbata per le feste di Natale, con Carlo testimone]
[Ritorno al presente. Marta sferra una pugnalata allo specchio. Marc scappa, scivola e sbatte contro l'ascensore a grata del pianerottolo. Marta si lancia contro Marc e rimane impigliata con la collana nelle grate dell'ascensore; Marc aziona l'ascensore che decapita la donna incastrata con la collana]

Citazioni su Profondo rosso

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  • A tutt'oggi il più abile dei film di Argento: un attacco deliberato ai nervi dello spettatore, martellato da un montaggio quasi subliminale, da una musica ipnotica (del jazzista Giorgio Gaslini e dei Goblin) e da esplosioni di violenza rimaste ineguagliate. (Il Mereghetti)
  • Altro dispiacere, è non aver potuto interpretare Profondo Rosso di Dario Argento a causa di un grave incidente automobilistico. (Lino Capolicchio)
  • Avevamo un contratto con la Cinevox Records, e Dario Argento voleva delle musiche più rock per il film. La colonna sonora l’aveva cominciata Giorgio Gaslini però, Argento, non era molto soddisfatto, così parlò con la Cinevox, che gli propose noi, i Goblin. Dario ascoltò i nostri pezzi e ci scelse come arrangiatori. Poi, dopo l’abbandono di Gaslini, Argento ci diede in mano l’intera soundtrack. Così nacque Profondo Rosso... (Claudio Simonetti)
  • Io immaginavo diverso Profondo rosso e allora scelsi i Goblin: pensavo che ci stesse meglio molto rock, in scene immaginate come i video che si saranno fatti anni dopo. (Daria Nicolodi)
  • La bambola assassina di "Profondo rosso" mi spaventa ancora, ma l'affronto per esorcizzare il terrore. (Asia Argento)
  • Profondo rosso è davvero bello, e lo posso dire da poco tempo perché il film non l'ho mai voluto vedere se non pochi anni fa assieme a mia figlia. (Gabriele Lavia)
  • Sai, pensando ad allora, quando eravamo ragazzi abbiamo vissuto quell’esperienza con uno spirito principalmente giovanile, e non pensavamo affatto di poter entrare nella storia della musica. Lo abbiamo fatto con molta semplicità e soprattutto umiltà. (Claudio Simonetti)
  • Quel film è l'unica cosa importante che ho fatto nella mia vita. Ancora oggi quando sono in auto e mi fermano i vigili per qualche infrazioncella mi dicono: "Ah, ma lei è quello di Profondo rosso!" e mi lasciano andare. Insomma, mi ha salvato da diverse multe. (Gabriele Lavia)
  • Di fare un Profondo rosso 2 non se ne parla, ma per un motivo semplice: chi ama o chi cerca il mio film ha bisogno di trovare la fisicità, i volti e le emozioni stesse che solo la versione originale è in grado di restituire completamente. Escludo perciò di mettermi a lavorare su una continuazione o sul rifacimento integrale della pellicola.
  • [Su Daria Nicolodi e il ruolo di Gianna Brezzi] Dopo aver fatto i provini rimasi col dubbio se scegliere Manuela Kusterman o lei, ma poi il suo essere spontanea, al contrario del corpo classicheggiante della Kusterman, mi convinse a scritturarla come attrice protagonista.
  • Dopo il Natale del 1974 ebbi un piccolo spunto da una sensitiva. La donna, compiendo una seduta spiritica a casa sua, improvvisamente sentì che qualcuno era malvagio, malato mentalmente. Da questo piccolo episodio sono nate altre idee.
  • È nato dai miei pensieri più profondi. Come in un sogno. Può darsi che sia per questo che varie generazioni ci si ritrovano, perché non è legato a un periodo storico particolare, e per questo non invecchia. È un film senza tempo.
  • Giuliana nel prepararsi a girare la scena inspirò poca aria. Come tutti sanno, le mani guantate dell'assassino anche in quell'occasione furono le mie, e tirando fuori la sua testa dalla vasca, dopo averla immersa nel liquido, lei urlò, non per simulare il soffocamento e l'ustione, ma perché non respirava davvero. Inizialmente pensai che si stesse dibattendo in modo realistico e straordinario, ma una volta terminata la ripresa si incazzò a morte con me per averla trattenuta a lungo nell'acqua. Però quella scena fu così verosimile che decisi di inserirla nella versione definitiva del film. Bastò un solo ciak.
  • Ho seguito il mio istinto anche per il titolo che, per molto tempo, prima delle riprese e a sceneggiatura già finita con attori pronti a girare, non c'era. Prima ho sviato la stampa dicendo che si sarebbe dovuto intitolare La tigre con i denti a sciabola, poi mentre ero in macchina mi è venuto in mente Profondo rosso. Ai produttori della CineRiz non piacque, dissero che era sbagliato, suggerivano al massimo Rosso Profondo. Per fortuna che m'impuntai.
  • [Su Clara Calamai] Il suo personaggio è quello di un'attrice ormai ritiratasi dal cinema. Una vecchia diva, come tante altre colleghe della sua generazione, alle quali gli uomini che avevano sposato impedivano di continuare una professione considerata frivola o fatua. Allora ho pensato di scegliere una vera ex attrice che davvero aveva smesso di fare quel mestiere... un po' per ragioni personali, un po' per vecchiaia e un po' perché superata dalle mode. Mi attirava il fatto che tutte queste dive anziane fossero amareggiate e che povassero risentimento verso quel mondo che prima le aveva rese belle e brave e poi le aveva dimenticate. Siccome ero dispiaciuto per tutto questo, ho voluto in qualche modo mostrare l'amarezza di queste brave professioniste.
  • In precedenza [...] avevo lavorato con Ennio Morricone, che ha composto per L’uccello dalle piume di cristallo, Il gatto a nove code e Quattro mosche di velluto grigio delle musiche splendide; ma per Profondo rosso mi interessava esplorare universi diversi, approfondendo dei temi legati al rock progressive, che dessero al film le tonalità musicali che mi sembravano più consone al tipo di racconto. Ho avuto la fortuna di imbattermi in un gruppo di giovani, praticamente debuttanti, e per istinto ho capito che sarebbero stati perfetti per il film.
  • Inizialmente il protagonista doveva essere Lino Capolicchio, che avevo conosciuto sul set di Metti una sera a cena di Patroni Griffi. Purtroppo non si è fatto nulla perché si era ferito in seguito a un incidente d'auto. Hemmings era perfetto nella parte dello straniero a Roma. Rendeva veramente bene l'idea di musicista inglese simpatico, moderno, intelligente.
  • Li cercai [i Pink Floyd] ed erano interessati. Purtroppo però in quel momento stavano lavorando al disco "The Wall" e all'omonimo film. Fu un peccato ma quando poi entrai in contatto con i Goblin un gruppo romano allora sconosciuto fui molto intrigato dalla loro musica. Il risultato lo conoscete...
  • Mentre giravo quel film sapevo esattamente ciò che volevo. Ero molto rilassato, non sentivo lo stress. E poi la storia è bellissima. L'ho scritta in pochi giorni tutta d'un fiato. Fu miracoloso. Basta guardare un film per capire come sta il regista nel momento in cui l'ha girato.
  • Mio padre, mio fratello, lo scenografo Peppino Bassan e perfino il direttore di produzione, bocciarono la scena dell'assassinio di Giordani e dell'entrata in campo del pupazzo, perché troppo irrazionale: sino all'ultimo cercarono in tutti i modi di non farmela girare. Ancora oggi la gente mi chiede se sia Carlo o sua madre ad uccidere Giordani, ed io continuo a rispondere che non c'è una spiegazione razionale, ognuno ci vede quello che sente.
  • Non mi ha mai interessato il realismo nel raccontare un luogo, una città; ciò che mi interessa è solo raccontare una storia. In Profondo rosso c'è una città che io ho immaginato, tutto qui.
  • Prima della Calamai ho cercato altre attrici, note e meno note, fra cui Olga Villi... Poi, a un certo punto, mi sono chiesto che fine avesse fatto Clara Calamai. La Calamai, oltre essere la più affascinante, era anche la più vigorosa. Aveva una vitalità incredibile, un bellissimo fisico. Dopo il film abbiamo mantenuto un bel rapporto di amicizia.
  • [Su Villa Scott] Rimasi sorpreso quando venni a sapere che la villa era un centro di accoglienza per ragazzi tossicodipendenti gestito da suore. Per girare in tutta tranquillità mandai suore e pazienti in vacanza in un albergo di Rimini per un mese o due, il tutto finanziato dalla produzione. Le riprese furono effettuate all'esterno e all'interno della villa.
  • Volevo raccontare come la memoria potesse a volte metterti anche su delle false piste, suggerendoti soluzioni sbagliate.
  • Con Profondo rosso Argento si avvicina per la prima volta al fantastico. La parapsicologia si mischia all'intreccio giallo, prefigurando nuovi temi argentiani che si svilupperanno nelle pellicole successive. Persino l'argomento del convegno di parapsicologia che apre il film (la telepatia e gli insetti) sarà ripreso in grande stile dieci anni dopo da Phenomena.
  • La musica acquisisce sempre più spazio. Il film del resto si apre durante una prova di concerto al conservatorio, in uno scenario da chiesa. E la melodia infantile apparirà poi ogni volta che l'assassino colpisce, precedendo e accompagnando i delitti con la sua ripetitività ossessiva. La musica conquista il film anche nelle immagini: lo spartito di Mark occupa tutto lo schermo quando il pianista compone e l'assassino si nasconde nella sua casa.
  • Profondo rosso ha avuto una vita difficile nei paesi europei in cui è stato distribuito. In Inghilterra i suoi 123 minuti originali sono stati ridotti a 102, mentre in Francia le forbici del distributore hanno tagliato ben 45 minuti. Si tratta di «accorciamenti» da addebitare, per una volta, non ai censori ma ai distributori, perché ne sono stati vittima soprattutto dialoghi e scene di passaggio piuttosto che sequenze sanguinarie o terrificanti. Il risultato, almeno per i francesi, è stato comunque disastroso: inquadrature frammentate, sequenze tagliate a metà, incongruenze nei dialoghi. Un vero massacro, degno degli assassini più crudeli del cinema di Argento.
  • Devi sapere che il mio personaggio rappresenta in qualche modo Dario com'era ai tempi del suo impiego come giornalista a "Paese Sera": frenetico, pieno di vitalità, ironico, dolcemente esplosivo... l'abbozzo del personaggio di Gianna Brezzi è stato una sorta di gioco tra me e Dario, che mi portò a diventare giorno dopo giorno sempre più mascolina! Quella rimane per il cinema la mia interpretazione migliore e la più vicina alla mia vera personalità.
  • Il mio personaggio era una giornalista, una figura molto mascolina. Non si era mai visto un personaggio simile in Italia, in quegli anni.
  • Profondo rosso è a tutti gli effetti il film più "felice" di Dario.
  • Ricordo che provavo in continuazione con David Hemmings le scene comiche (quelle del "braccio di ferro" l'abbiamo ripetuta sessanta volte fra di noi prima di girarla!) che potevano essere le più difficili per Dario il quale, comunque, non amava ripetere.
  • Ci sono così molte anime che si muovono e si alternano all'interno del film: quella dell'interazione tra Marc e Gianna che appartiene alla commedia giallo-rosa con schermaglie spesso persino comiche, quella dell'indagine che si muove in modo rituale tra indizi e scoperte e quella più puramente horror, rappresentata dalla brutalità degli omicidi e dai dettagli quasi (o forse del tutto) soprannaturali che si inseriscono con forza nel tessuto realistico. La fusione tra questi elementi potenzialmente dissonanti è garantita dallo stile sicuro e inventivo di un Dario Argento ai vertici della sua arte registica, pienamente padrone della scena e del racconto e capace di innovazioni e invenzioni, visuali, ma non solo.
  • Di notevole fascino è anche l'uso di esterni in grado di caratterizzare in modo decisivo la visualizzazione della storia, da un bar che sembra dipinto da Edward Hopper a una villa tenebrosa e ricca di memorie alla piazza in cui Argento mette in scena in modo particolare i dialoghi tra il protagonista e il suo derelitto amico pianista: tutto congiura a generare un insieme significativo e incisivo, grazie anche alla mobilità pervasiva e creativa della macchina da presa.
  • Il volto attonito che si riflette nel profondo rosso di una spessa pozza di sangue è una chiusa significativa ed emblematica di un film epocale che rappresenta la summa del thriller argentiano e insieme il suo superamento da parte dell'autore.
  • Teso e ricco di inquietudini sinistre, Profondo rosso è un film epocale che da un lato ha portato ai vertici espressivi il "giallo all'italiana", costituito come genere da Argento con il successo dei suoi primi film, e dall'altro ne anticipa il superamento e l'abbandono verso lidi più soprannaturali. [...] Inutile dilungarsi: è un film che ha fatto storia ed è stato ampiamente imitato, ancor più dei precedenti gialli argentiani.

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