Utente:L.parlato

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La più bella formula della matematica
uguaglianza di Eulero

Raccolta di citazioni personali...[modifica]


  • Deve accadere qualcosa perché accada il tempo.[1]

Note[modifica]

  1. Questa frase è una risposta ad una citazione sul tempo di Richard Feynman riportata in "La fisica di Feynman".

...e di quelle nelle quali mi sono imbattuto nelle mie letture.[modifica]

  • Dinetto era una proletario, e io il suo figliolo.
    Mi piaceva essere figlio di un proletario, mi piaceva la parola. Me l'aveva spiegata: "proletario" vuol dire che un uomo possiede solo la sua prole. Io ero la prole di mio padre ed ero contento anche di essere la sua unica proprietà.[1]
  • Solo quando non so dove andare so che arriverò da qualche parte. Solo quando ho una meta so che non arriverò mai.[1]
  • Scrivere è avanzare parola dopo parola su un filo di bellezza, il filo di una poesia, di un'opera, di una storia adagiata su carta di seta. Scrivere è avanzare passo dopo passo, pagina dopo pagina, sul cammino del libro.[2]
  • Non si lavora a fare e ritagliar finimenti al cavallo che si vuol lasciar correre a suo capriccio; gli si leva le briglie, se l'ha.[3]
  • Non dico [...], per non affermar troppo più di quello che so; benché, dicendolo, non temerei d'affermar più di quello che è.[3]
  • L'uomo vuole avere delle certezze. Non riesce a sopportare l'idea che la morte sia un nero e immenso nulla, il pensiero che i suoi cari non esistano più, e tanto meno può immaginare sé stesso come non esistente. [...] L'uomo crede nell'aldilà perché non ha la forza di non crederci.[4]
  • Immaginare il futuro sa di rimpianto. Passi la vita inchiodato nel labirinto, pensando al modo in cui un giorno ne uscirai, e a come sarà fantastico, e immagini che il futuro ti trascinerà pian piano fuori di lì, ma non succede. E' solo usare il futuro per sfuggire al presente.[4]
  • Bisogna sempre credere ai miracoli, soprattutto a quelli fatti dall'uomo.[5]
  • Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l'idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d'errore, di fronte a una personalità indimenticabile.[6]
  • Se si teneva a mente che era tutto scaturito dalle mani e dall'anima di quell'uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione.[6]
  • Non si sbaglia mai a fare la cosa giusta.[7]
  • [Ginni] Era paziente come solo gli animali sanno esserlo. Felicemente indulgente verso coloro che noi ci ostiniamo a chiamare i padroni e che loro invece vedono come madri e padri. Sono sicura che il guinzaglio per loro è un cordone ombelicale, non un legame costrittivo e schiavistico. Per questo è una viltà senza nome abbandonare un cane per strada. E' come se un genitore lasciasse in mezzo a un marciapiede un figlio piccolo. E per giunta bisogna dire che il figlio a volte "capita" senza averlo voluto, ma un cane non capita mai per caso. C'è un atto di volontà nel mettersi in casa un animale domestico che implica una responsabilità purtroppo non sentita da tutti. [8]
  • "Vede, per i bambini il pianto è una prima forma di linguaggio. Spesso è un campanello d'allarme, altre volte la segnalazione di un bisogno, in altri casi ancora di una semplice richiesta di attenzione. Da quando è iniziata la guerra il nostro personale si è ridotto moltissimo, purtroppo. Facciamo quello che possiamo, ma i bambini restano soli per la maggior parte della giornata. Non ci hanno messo molto a capire che è inutile piangere per richiamare l'attenzione, perché tanto non c'è nessuno che possa correre a consolarli. Le lacrime servono poco a Sarajevo. Lo hanno imparato anche i bambini". [...] Che città era diventata quella, capace perfino di sottrarre le lacrime ai bambini?[9]
  • Questi sentimenti sono stati loro inculcati fin dall'infanzia dai loro padri e dalle loro madri che li hanno sculacciati a sufficienza e hanno fatto entrare in loro la virtù dal sedere.[10]
  • I francesi, che non tollerano più un re mortale, si ostinano a conservarne uno immortale, molto più tirannico e feroce. Che cos'è la Bastiglia e anche la camera ardente, in confronto all'inferno? L'umanità concepisce i suoi dei sul modello dei suoi tiranni, e lei, che rifiuta l'originale, conserva la copia! [...] I teologi e i filosofi, Dio [...], ce lo fanno apparire assurdo e malvagio. [...] E proprio in questo modo lo rendono adorabile sulla terra. Infatti la nostra iserabile razza non dedicherebbe un culto a dèi giusti e benigni da cui non avrebbe niente da temere: non proverebbe affatto una inutile riconoscenza per i loro benefici. Senza il purgatorio e l'inferno, il buon Dio non godrebbe della minima considerazione.[10]
  • Gli pareva che in tutto il mondo non ci fossero che due tipi di uomini, quelli che chinano la testa e gli altri. già da bambino la pensava in questi termini, anche se allora usava un'immagine infantile: c'è chi sculaccia e chi viene scalacciato.[11]

Fonti[modifica]

  1. a b Maurizio Maggiani, "Il viaggiatore notturno".
  2. Maxence Fermine, "Neve".
  3. a b Alessandro Manzoni, "Storia della colonna infame".
  4. a b John Green, "Sognando Alaska".
  5. Ettore Scola.
  6. a b Jean Giono, "L'uomo che piantava gli alberi".
  7. Mark Twain.
  8. Dacia Maraini, "Storie di cani per una bambina".
  9. Franco Di Mare, "Non chiedere perché".
  10. a b Anatole France, "Gli dei hanno sete".
  11. Georges Simenon, "L'orologiaio di Everton".

Miscellanea (cose sentite in giro...)[modifica]

  • "Come si chiama chi soffre di paranoia?". "Uhm, un par...annoiato!"