Utente:Mariomassone

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Massimo Polidoro[modifica]

Incipit[modifica]

Il Covid? Non esiste. I vaccini? Provocano l'autismo. Le scie degli aerei? Veleno per alterare il clima. Gli attacchi dell'11 settembre? Una messinscena degli americani. La Luna? Non ci siamo mai andati. La Terra? È piatta.
Ciò che fino a ieri era considerato da tutti vero e accertato all'improvviso viene messo in discussione, mentre in molti ambiti della vita i fatti perdono sempre più valore a favore di credenze irrazionali, pregiudizi e teorie della cospirazione.
Stiamo precipitando in un mondo dove ogni cosa è sottosopra e la verità è solo un punto di vista in mezzo a tanti?
Siamo entrati in una fase in cui le fandonie, oggi ribattezzate "fake news", sono all'ordine del giorno. False notizie diffuse per speculare sui bisogni e i timori più deboli, per attaccare i propri avversari politici, per alimentare i propri pregiudizi o per screditare chi è portatore di verità scomode rendono sempre più difficile riuscire a distinguere il vero dal falso.
Bugie, truffe e propaganda non sono certo una novità, ma oggi, grazie al web, le notizie false tendono a diffondersi in maniera globale come mai era successo prima, superando i tradizionali confini locali e raggiungendo strati sempre più ampi di popolazione.

Citazioni[modifica]

  • Sempre più persone si avvicinano a teorie che fino a poco tempo fa sembravano confinate a minoranze stravaganti: da quelli che credono che la terra sia piatta e chi pensa che il cancro sia il frutto di "pensieri sbagliati", da chi sostiene che l'uomo sarebbe il prodotto di esperimenti genetici di civiltà extraterrestri a quelli convinti di potersi nutrire di sola luce, da chi immagina che il pianeta sia governato da una razza di lucertole extraterrestri "mutaforma" a chi invece crede che tutti i mali sulla Terra siano opera del miliardario ebreo George Soros o del fondatore di Microsoft Bill Gates, da chi è sicuro che gli extraterrestri arriveranno a salvarci a quelli convinti che il mondo in cui viviamo sia solo una finzione come nel film Matrix, fino ad arrivare alla più pericolosa teoria del complotto moderna, quella di QAnon, in cui si crede che una "cricca" di potenti e star di Hollywood, dedita al satanismo e alla tratta dei minori, governi il mondo in segreto e, sempre in segreto, sia combattuta da Donald Trump: una follia che farebbe sorridere, se non fosse che i suoi seguaci si sono già distinti per avere imbracciato le armi e avere cercato di "farsi giustizia" da soli. (p. 11)
  • [Sullo scandalo Watergate] È una storia importante, non solo perché ci dimostra che cospirazioni ordite ai massimi livelli esistono per davvero, ma ci conferma che possono anche essere smascherate, perché nella vita reale le cose non vanno mai perfettamente come le si pianifica, a differenza di quello che credono i teorici della cospirazione. (p. 28)
  • La differenza principale rispetto al passato, dunque, è che oggi, grazie al web e, in particolare, ai social media come Facebook, Twitter o a forum come Reddit, 4chan, o 8chan (oggi diventato 8kun) le notizie false tendono a diffondersi in maniera globale come mai era successo prima, superando i tradizionali confini locali e raggiungendo strati sempre più ampi di popolazione. Questa diffusione è particolarmente rapida, il che rende più complesso poterla fermare attraverso una smentita, che arriva comunque in ritardo e non riesce quindi a contrastare con piena efficacia la notizia falsa. (p. 31)
  • [Sulla teoria della cospirazione del Pizzagate] Una bufala sconclusionata, dunque, creata ad arte sul web e disseminata da commentatori irresponsabili, finiva per convincere una persona suggestionabile a imbracciare un fucile e a "investigare" da solo la faccenda che, solo per un caso fortuito, non si è conclusa con la morte di qualche malcapitato o dello stesso autoproclamatosi giustiziere. (p. 37)
  • Il caso del "Pizzagate" è un episodio importante. Non solo perché ci mostra come una fandonia possa avere conseguenze pesanti sul mondo reale, ma anche perché ci conferma una volta di più che ciò che conta per molti non sono i fatti ma i sentimenti che certe notizie suscitano e i pregiudizi su cui riescono a fare leva. (p. 37)
  • Il "Pizzagate", insomma, era un modo come un altro per fare insinuazioni maligne sui Democratici, associarli con atti di estrema depravazione per renderli particolarmente sgradevoli. Che ci sarà mai di male?
    È un modo certamente efficace per raccogliere facile consenso (chi non è contrario alla prostituzione minorile?) ma indubbiamente scorretto, diffamatorio e apertamente cinico. Non molto diverso dalle pratiche operate da Stalin e da Hitler nel dipingere gli ebrei come manipolatori, sabotatori e cospiratori che puntavano a impadronirsi del mondo.
    Non importa, ciò che conta è che queste storie sembrino verosimili, che riescano insomma a "risuonare" in quella parte del pubblico che è più propensa a crederci. (p. 39)
  • Nel best seller The Art of the Deal, scritto nel 1987 da Tony Schwartz, ma firmato dal futuro presidente americano Donald Trump, una delle idee in esso contenute è che è l'impatto di una storia ciò che conta, non la sua veridicità. Dal suo avvocato e amico Roy Cohn, Trump aveva imparato che imporre un "brand", un marchio, importava di più che rincorrere l'obiettività di un resoconto. In questo gioco, i fatti diventano un lusso se non qualcosa di assolutamente irrilevante. È quella che nel libro Trump (o meglio Schwartz che lo ha scritto, ma Trump deve per lo meno averlo letto e approvato) chiama "iperbole verosimile". (p. 40)
  • Il semplice fatto che le accuse del "rituale notturno satanico" siano del tutto fantasiose non significa che le conseguenze delle azioni di chi le crede vere non siano reali. Cristiani ed ebrei furono perseguitati e uccisi per davvero, così come lo furono tutti quelli che erano considerati eretici, i Cavalieri templari e tutti coloro, donne e uomini, che si credevano dediti alla stregoneria. Tutti morti assassinati a causa di una frottola che non sembra volersi estinguersi mai.
    La formula del rituale notturno è infatti perfetta per disumanizzare chi ci spaventa o chi consideriamo un nemico e per giustificare l'uso della violenza impiegata per "difenderci". (p. 50)
  • Non c'è alcuna evidenza scientifica che la tecnica della "regressione ipnotica" abbia qualche autentica efficacia o che permetta realmente di recuperare ricordi perduti. Anzi, il sospetto che si fa sempre più forte è che siano proprio gli stessi terapeuti, con le loro domande mirate, a indirizzare le parole dei pazienti, convincendoli di avere subito abusi che, nella realtà, non si sarebbero mai verificati. (p. 53)
  • La memoria è un meccanismo molto delicato e suscettibile di parecchie distorsioni involontarie, che oltre ai falsi ricordi comprendono effetti dovuti alla suggestione, all'ansia da prestazione, alla pressione sociale e alla confabulazione, ovvero la fusione tra ricordi diversi o l'unione di veri ricordi e fantasie. Ecco perché chiunque dica "Me lo ricordo benissimo!" forse sta sopravvalutando le capacità del suo e del nostro cervello. (p. 62)
  • Ma perché possiamo prendere per vere le cose che ci vengono dette, sia che ciò avvenga di persona, su internet o attraverso media più tradizionali, senza farci troppe domande? Perché, per dirla in parole povere, il nostro cervello è "pigro". O, se vogliamo metterla diversamente, il cervello è una macchina complessa che deve gestire una quantità impressionante di informazioni: di conseguenza, appena può utilizzare schemi che ha già elaborato e che conosce bene lo fa immediatamente.
    Soppesare le plausibilità e la fonte di una nuova informazione, infatti, richiede uno sforzo cognitivo maggiore rispetto al fatto di accettare semplicemente che il messaggio che riceviamo sia vero. (p. 74)
  • I fatti alternativi non esistono, o una cosa è vera o non lo è. E in questo caso non c'era alcuna possibile discussione sul fatto che la folla per Obama era tre volte quella raccolta per Trump. Punto e basta. (p. 78)
  • Già a partire dalla sua campagna elettorale, si doveva capire che l'unica strategia che [Donald Trump] avrebbe seguito come punto di riferimento costante era quella già anticipata nel libro The Art of the Deal, vale a dire l'idea che ciò che conta non sono i fatti ma la storia che si presenta. (p. 78)
  • La dissonanza cognitiva è quella che l'individuo sperimenta di fronte alla consapevolezza di detenere un'idea che contrasta con i fatti e che spinge verso il cambiamento dell'elemento più debole. Ciò è vero particolarmente nei casi in cui è a rischio la propria autostima: quanti sono pronti ad ammettere che credendo a una profezia, o alle troppo lusinghiere promesse elettorali, si sono dimostrati degli ingenui o, peggio, degli stupidi? Pochi, se non nessuno.
    Riducendo la dissonanza, le persone difendono le proprie scelte e conservano un'immagine positiva di se stesse. Nel caso degli attacchi rivolti a cristiani, ebrei, Templari, streghe o rivali nemici, tutti accusati di celebrare i satanici "rituali notturni", non potendo accettare l'idea di vedere se stessi come spietati assassini, né potendo negare gli effetti della violenza esercitata, gli aggressori risolvono il disagio interiore scaricando la colpa sulle vittime: "Erano così abominevoli che non meritavano altro". (p. 85)
  • Più una persona è decisa a non modificare il proprio comportamento e più farà resistenza di fronte alle informazioni che minacciano tali scelte. Nel caso dei fumatori, per esempio, si è visto che quelli che più difficilmente ammettono i pericoli del fumo sono coloro che hanno tentato di smettere in passato ma non ci sono riusciti. Il fallimento li ha resi ancora più decisi a continuare. (pp. 85-86)
  • Una profezia sbagliata raramente mette in crisi un sistema di credenze. Mentre noi ci focalizziamo sull'accuratezza di un'affermazione isolata come fosse un test per valutare la credibilità di un gruppo, chi fa parte di quel gruppo e ne accetta la teologia potrebbe non essere turbato affatto da ciò che a lei o lui sembra solo un trascurabile inciampo. Qualcuno abbandonerà il gruppo, solitamente i membri più recenti o quelli meno convinti, ma la maggioranza vivrà una dissonanza cognitiva molto limitata e, dunque, farà solo minimi cambiamenti alle proprie credenze. Continuerà come se niente fosse e, anzi, il superamento di quello che a noi appare come un fallimento lo farà sentire spiritualmente più ricco. (p. 87)
  • [Sulle profezie sul 21 dicembre 2012] Chi l'aveva sostenuta, scrivendo libri e dedicandovi programmi televisivi, giustificò in seguito la mancata fine del mondo con l'idea che, in realtà, era veramente finito un mondo "vecchio" e ne era iniziato uno nuovo dal punto di vista "spirituale", anche se noi non possiamo vederne gli effetti e probabilmente non riusciremo a vederlo ancora per decenni...
    Tutte queste persone, insomma, sono disposte a dire qualunque cosa possibile tranne ammettere di aver creduto a una bufala. Per quanto possa dispiacerci ammetterlo, infatti, l'uomo non è affatto un essere razionale. (p. 88)
  • Anticamente, i nostri antenati che vivevano nella savana ed erano alle prese con leoni, pantere e altre gravi minacce alla propria sopravvivenza, non potevano permettersi di riflettere troppo. Era necessario decidere in fretta se la sagoma scura che si vedeva tra le foglie poteva essere un predatore o solo un gioco di luci e ombre: non farlo poteva significare l'estinzione. Dunque, meglio scappare sempre nella convinzione che si tratti di un leone, anche se 99 volte su 100 non c'è nulla, anziché fermarsi a verificare l'unica volta in cui il leone c'è per davvero. (pp. 91-92)
  • Il cervello emotivo è difatti più veloce e automatico e si avvale di circuiti neuronali più collaudati dal basso verso l'alto, mentre le connessioni delle informazioni che viaggiano in direzione opposta, dalla corteccia verso il sistema limbico, sono in qualche modo più deboli.
    E questo succede perché mentre l'ambiente intorno a noi si è sviluppato in maniera rapidissima, passando nel giro di diecimila anni dalle caverne ai viaggi nello spazio, il cervello dell'uomo ne ha richiesti oltre 200.000 di anni per passare da quello del primo Homo sapiens all'attuale. Semplificando, è ovvio che l'ingegnere spaziale, l'operatore di borsa o il neurochirurgo siano infinitamente più intelligenti del Neanderthal, ma in fondo in fondo la parte istintuale tra i due non è poi tanto diversa. (p. 94)
  • Una volta si diceva "L'ho visto sul giornale!" e poi "L'ha detto la televisione!", per rimarcare che un'affermazione doveva necessariamente essere vera, perché si credeva che nessuno avrebbe scritto o detto il falso sui giornali o in televisione. Col passare del tempo, e con la perdita di credibilità dei mezzi di comunicazione tradizionale, questo modo di dire si è trasformato in "L'ho visto sul web!". In questo caso, l'idea è che sostituendo la fruizione passiva di una notizia, come avviene con la tv e i giornali, dove sono i direttori delle testate e gli editori a scegliere e a decidere che cosa comunicare e in che modo farlo, con la ricerca di informazioni attiva e in prima persona, condotta dal singolo utente, si possa essere al riparo da eventuali distorsioni.
    Fateci caso, dieci volte su dieci se qualcuno afferma: «Io sono un pensatore indipendente» o «Non mi fido dei media, faccio da solo le mie ricerche» è molto probabile che creda a bufale e a teorie del complotto. (p. 102)
  • Nel tentativo di accontentare i propri utenti, e convincerli a rimanere il più a lungo possibile nelle proprie "stanze", i social media mettono in atto meccanismi invisibili di selezione dei contenuti, che mostrano solo ciò che corrisponde ai gusti sei singoli utenti e nasconde tutto il resto.
    In altre parole, se il web è una finestra sul mondo, è come se sui social quella finestra non si aprisse sull'esterno, bensì sulla nostra cameretta, mostrandoci solo ciò che ci è familiare. Qual è la conseguenza? Che, a furia di vedere solo cose che ci piacciono e che condividiamo, finiamo per convincerci che il mondo sia fatto a nostra immagine e somiglianza. E, ovviamente, chiunque dica cose che non si inquadrano con questa visione per noi familiare e rassicurante non può che sembrarci una voce fuori dal coro, forse qualcuno poco informato o, peggio, un provocatore, magari pagato dai "poteri forti" per nasconderci la verità. (pp. 106-107)
  • Se gli esperti non contano più nulla, poi, ognuno può improvvisarsi esperto "alternativo" e trattare con sufficienza chi invece sa di che cosa parla. È una distorsione cognitiva nota come Effetto Dunning-Kruger, dal nome dei suoi scopritori, e che si può tradurre con il detto: "chi meno sa più crede di sapere". Chi non è esperto, infatti, può essere portato in certe circostanze a sopravvalutare le proprie competenze, a non riconoscere i propri limiti ed errori e a finire per trattare con supponenza chi è veramente esperto. (p. 122)
  • I motivi alla base della diffusione di bufale sono dunque i più diversi: c'è chi le crea per spingere particolari ideologie, chi vuole contrastare idee contrarie alle sue, chi lo fa per alimentare la propaganda politica o per oscurare notizie scomode. C'è anche chi si inventa bufale per ignoranza, ripetendo o ingigantendo cose che ha sentito dire, così come c'è chi cerca di arricchirsi sfruttando la naturale curiosità umana per le notizie più estreme, emotivamente coinvolgenti e clamorose o, semplicemente, accarezzando pulsioni e desideri di un pubblico fin troppo facilmente manipolabile.
    Poi. però, ci sono quelli che, non fidandosi delle fonti "ufficiali", spesso a ragione, decidono di diventare "pensatori indipendenti" ma, anziché sviluppare capacità critiche e di verifica dei fatti, inziano a leggere le notizie a modo loro, le reinterpretano come fa loro più comodo, scovano codici e simbologie nelle frasi più banali, osservano le fotografie o i video cercando dettagli nascosti ma visibili solo a loro... Si comportano insomma come il tassista Jerry Fletcher, complottista convinto interpretato da Mel Gibson nel film del 1997 Ipotesi di complotto. (p. 135)
  • Frustrazione, senso di inadeguatezza o il bisogno di dimostrare che "io non la bevo!" contribuiscono a creare sedicenti detective dilettanti che, convinti di dimostrare al mondo il proprio acume, riescono solo ad alimentare paure per pericoli inesistenti. (p. 136)
  • Le vere cospirazioni e le malefatte di potenti e criminali sono state sventate sempre e solo da ottimi cronisti o investigatori integerrimi, gente che sa fare il proprio mestiere e che, non di rado, per farlo fino in fondo finisce per rimetterci la pelle.
    Nessuno di questi complottisti da poltrona ha mai veramente scoperto qualcosa di segreto o di nascosto, nessuno di loro ha mai sventato un'autentica cospirazione politica, industriale o di altro tipo, ma nel tentativo di farsi passare per paladini della verità e vittime del sistema alcuni di essi sono riusciti a creare parecchi danni e persino trasformarsi in stalker. (p. 136)
  • [Sulla teoria del complotto sulle scie chimiche] È stato calcolato che per organizzare un simile complotto bisognerebbe coinvolgere tutti i piloti di aerei, gli assistenti di volo, i controllori di volo, e poi naturalmente i progettisti degli aerei, gli ingegneri, i tecnici, i meccanici, gli studiosi del clima, i biologi, i chimici, i medici... Insomma, si tratta di milioni di persone di cui bisognerebbe comprare il silenzio: parliamo di miliardi di dollari o di euro. Davvero può esistere un complotto per il quale valga la pena spendere tanto? (p. 139)
  • Personaggi come Alex Jones non sono realmente convinti delle teorie che presentano nei loro programmi, ma se ne servono puramente per finalità commerciali. È emerso, infatti, che gli argomenti di cui parla Jones vengono scelti sulla base degli acquisti che gli spettatori fanno dallo store del sito di Info Wars. Se un argomento si rivela adatto a promuovere certi prodotti, allora verrà ripetuto più spesso. (p. 145)
  • [Sulla teoria del complotto del piano Kalergi] Le prove del piano? Honsik riesce a citare solo alcune frequentazioni di Kalergi, che comunque apparteneva a un'élite europea cosmopolita, e addirittura i vincitori di un premio a lui intitolato, consegnato per l'appunto a chi si spende di più per l'Europa. Quindi, assolutamente nulla. E non è un caso che questo tipo di argomentazioni sia rimasto a lungo relegato nel sottobosco dei gruppi di estrema destra. (p. 148)
  • Il fatto che non ci sia nessun piano di sostituzione etnica, che anche volendo sarebbe irrealizzabile dal punto di vista genetico, oltre che insensato, non conta nulla. Come sempre, di fronte alla complessità dei fenomeni che la società si trova ad affrontare, chi ha ricorso a racconti semplici e rassicuranti, capaci di dare una parvenza di speigazione al mondo, trova sempre chi lo ascolta. Soprattutto se tali "rivelazioni" sono presentate come conoscenze segrete, che ci vengono tenute nascoste e che può capire solo chi ha la capacità di aprire gli occhi di fronte alla verità. (p. 149)
  • Certamente c'è una sfiducia generalizzata nella comunità medica, vista con sospetto per via degli interessi che pervadono la ricerca farmacologica. Indubbiamente gli interessi economici sono fortissimi, ma esattamente come ci sono in tanti altri settori, compresi quelli di chi produce rimedi omeopatici o prodotti "bio". Quello che sfugge è che dietro ogni nuovo farmaco o terapia ci sono controlli strettissimi e lunghe e complesse sperimentazioni volte ad accertarne l'efficacia, mentre per l'omeopatia, così come per le presunte "cure miracolose" dei Di Bella e Stamina, non esistono controlli. (pp. 155-156)
  • Hamer, un medico tedesco radiato dall'albo, affermava che tutte le malattie, comprese gravi patologie quali i tumori, sono la manifestazione di un conflitto interiore, e che il paziente può guarire da solo una volta che lo avrà risolto.
    Alcuni esempi di questi "conflitti interiori"? Presto detto: la paura di morire causa il cancro al polmone, la paura di avere una malattia causa la malattia stessa, il senso di soffocamento un tumore alla gola, la voglia di portare qualcuno al petto causa il tumore mammario, un maestro cattivo provoca la leucemia... e si potrebbe proseguire a lungo con queste assurdità, (pp. 160-161)
  • Chiaramente Hamer non ha mai dimostrato in nessun modo che le sue idee e relative cure funzionino. Come sempre ci si affida al passaparola di persone che si illudono di guarire, riempiono le bacheche sui social network di messaggi incoraggianti e positivi, che sembrano confermare l'efficacia del trattamento. Queste persone poi muoiono e nessuno torna sui social per dire che le cure di Hamer e dei suoi seguaci non hanno funzionato. (p. 161)
  • Hamer [...] non ha mai riconosciuto che le sue idee erano fallimentari, nonostante tutti i suoi pazienti morissero. Anzi, non solo sosteneva di essere vittima di un complotto da parte della medicina convenzionale, ma in un impeto antisemita arrivava a dire anche che la chemioterapia è un'arma per sterminare tutti i non-ebrei e che gli ebrei in realtà seguirebbero tutti la "medicina germanica" e per questo nessuno di loro avrebbe mai avuto il cancro. Una follia irresponsabile. (p. 162)
  • Come fa ad avere così tanta presa questa terapia che porta i suoi pazienti unicamente a morire tra atroci sofferenze, visto che il metodo Hamer proibisce anche l'uso della morfina per attenuare i dolori?
    Per lo stesso motivo per cui hanno successo tutte le presunte "cure miracolose": la comparsa di qualcuno che sostiene di avere trovato un rimedio prodigioso, semplice e innocuo, per malattie devastanti che possono richiedere cure pesanti e faticose, è sempre accolta come una boccata d'aria fresca da quanti si trovano a vivere una situazione di difficoltà estrema. E, come sempre, sono le persone psicologicamente più fragili e in preda alla disperazione a cadere vittime di questi imbonitori. (p. 163)
  • E dunque, può valere la pena ricordare che i ciarlatani presentano in buona parte, se non completamente, le caratteristiche qui sotto elencate:
    – possono vantare titoli altisonanti, rilasciati da fantomatiche istituzioni, oppure attribuirsi ruoli che sono loro estranei (Vannoni che si fa chiamare "dottore", anche se è solo dottore in Scienze della comunicazione) e, se sono medici, finiscono immancabilmente radiati per le loro condotte illecite;
    – disprezzano il mondo scientifico che, a loro dire, mostrerebbe una pregiudiziale chiusura nei loro confronti per paura di perdere prestigio e potere;
    – denunciano continue congiure ai loro danni da parte dei "poteri forti" e, comunque, della "kasta";
    – citano spesso esempi in cui illustri scienziati sono stati incompresi dalla comunità scientifica dell'epoca;
    – non diffondono le loro "scoperte" tramite i normali canali usati dalla scienza (riviste accreditate, congressi scientifici...), ma preferiscono rivolgersi al web e ai tradizionali mezzi di comunicazione di massa (tv, giornali popolari...);
    – il loro linguaggio è infarcito di termini scientifici, al fine di apparire altisonanti e credibili, come l'Azzeccagarbugli dei Promessi Sposi, ma è privo del rigore che caratterizza la vera scienza;
    – spesso affermano che solo chi è particolarmente sensibile, o ha una certa esperienza, può verificare le loro affermazioni: in altre parole, solo pochi eletti avrebbero questa fortuna per un non meglio precisato "diritto di nascita";
    – rifiutano di sottoporre le proprie affermazioni a rigorosi controlli scientifici, preferendo portare in loro favore le testimonianze dei loro seguaci. (p. 176)
  • Gli pseudoscienziati, che spesso e volentieri si paragonano a Galileo, dovrebbero ricordarselo e vergognarsi: la sua forza stava nel fatto di potere dimostrare a tutti ciò che affermava, mentre chi fa pseudoscienza non può e non vuole dimostrare nulla a nessuno ma chiede che gli si creda sulla parola e quando viene smentito dai fatti grida al complotto. (p. 180)
  • [Su David Icke] La sua teoria, esposta attraverso libri best seller e tournée affollatissime in tutto il mondo, ipotizza che queste forze, incarnate dai potenti bramosi di potere sopra citati, altro non sarebbero che "alieni mutaforma", che lui chiama "rettiliani", provenienti dalla costellazione del Drago, distante "solo" 309 anni luce dal sistema solare. Che vuol dire? Che viaggiando alla velocità della luce (tutt'ora è impossibile immaginare di potervisi anche solo avvicinare con la tecnologia moderna) ci vorrebbero solo 309 anni per compiere il viaggio! Bazzecole, per Icke. (p. 201)
  • Ricordate poi quella serie televisiva degli anni '80, Visitors, in cui si raccontava di visitatori extraterrestri che si presentavano come socievoli e benevoli amici, salvo poi rivelarsi, sotto la maschera umana, tremendi rettili carnivori? Per Icke è un documentario. (p. 201)
  • [Su QAnon] Come finirà la partita? Con il "grande risveglio", cioè il momento in cui Trump colpirà la rete dei pedofili che saranno poi imprigionati a Guantanamo. Sono già pronti 25.000 rinvii a giudizio destinati ai dirigenti del Partito democratico e a tutti gli esponenti della cabal!
    E Q? È un dirigente di altissimo livello e il suo ruolo è quello di preparare al gran giorno la parte più sana e più accorta dell'opinione pubblica, cioè i frequentatori dei forum di estrema destra e i partecipanti ai comizi di Trump, nel corso dei quali si notano sempre più grandi cartelli con la lettera "Q" e magliette su cui si legge "Noi siamo Q". Ma perché mai Trump avrebbe autorizzato un suo collaboratore a spifferare tutta la faccenda, rivelando così apertamente i suoi piani anche ai suoi nemici? Non sembra una mossa tanto geniale... (pp. 216-217)
  • [Su QAnon] Il rifiuto di prendere le distanze da una pericolosa "minaccia terroristica", come l'ha definita l'FBI, da parte del presidente americano, non è poi molto diversa dal rifiuto, poco tempo prima di distanziarsi dai gruppi del suprematismo bianco. Il fatto è che con la rielezione a rischio, Trump non intende inimicarsi nessun gruppo che potrebbe votarlo. Anche se si tratta di criminali razzisti, neonazisti e terroristi. (p. 222)
  • L'adrenocromo è un composto chimico organico derivato dall'ossidazione dell'adrenalina. Un suo derivato, il carbazocromo, è impiegato come farmaco per curare soggetti epilettici o come emostatico nelle emorragie capillari e per curare le emorroidi. Stop.
    Come viene descritto dai seguaci di QAnon? Come la "droga delle élite liberali di Hollywood", che si può ricavare solo dal sangue di bambini torturati durante rituali satanici. Ecco a che cosa servono quei milioni di bambini tenuti segregati nei sotterranei americani e tristemente conosciuti anche come bambini-talpa! Quante inchieste, quante denunce di casi simili e quante condanne ci sono state finora per questi immondi crimini? Zero.
    La verità è che questa idea nasce da un romanzo del 1971 d Hunter S. Thompson, intitolato Paura e disgusto a Las Vegas, poi diventato anche un film di Terry Gilliam con Johnny Depp, dove l'autore – per sua stessa ammissione – si è inventato di sana pianta l'idea dell'adrenocromo come droga per sballare ricavata da esseri umani torturati. È un'invenzione letteraria, forse ispirata dall'accenno a una sostanza psicotropa chiamata "drencrom" che si trova nel celebre romanzo Arancia meccanica di Anthony Burgess. (p. 224)
  • Intanto cresce l'attesa per il "Great Awakening", il grande risveglio in cui Trump prenderà il potere su tutto il pianeta, oscurando tutti i media e instaurando la legge marziale globale. Non solo: oltre a fare piazza pulita dei cattivi che rovinano il mondo, Trumpo porterà la pace e la prosperità e regalerà energia gratuita a tutti, grazie a una tecnologia eccezionale (forse regalataci dagli extraterrestri?). Quando succederà? Molto presto, è imminente, questione di giorni, se non di ore... (p. 225)
  • Sarebbe ragionevole rendersi conto che non solo Trump non ha fatto nulla per chi lo ha votato, ma ha aiutato soprattutto i milionari come lui. Farlo, però, significherebbe riconoscere di essere stati degli ingenui, illusi dai tanti specchietti per le allodole agitati durante la campagna presidenziale (e poi ancora durante tutta la presidenza): le "invasioni" di immigrati, il muro al confine con il Messico, il bisogno di sicurezza...
    Accettare dunque l'idea di essersi fatti prendere in giro o cercare conforto in una storia alternativa? Per molti, QAnon rappresenta proprio questo: sembra che Trump non faccia niente per noi, ma in realtà sta combattendo (in gran segreto) una battaglia epocale contro la setta segreta di pedofili satanisti che ha in mano il pianeta. (p. 227)
  • "Fare ricerca", secondo i seguaci di QAnon, e la stessa cosa vale anche per chi in generale ama definirsi "pensatore indipendente", si riduce a fare qualche search su Google o a guardare qualche video su YouTube, convincendosi di riuscire in questo modo a raggiungere una visione autentica del mondo perché, in apparenza, non filtrata dai canali di informazione tradizionali. Quando questo succede, però, sprofondare nella tana del Bianconiglio è un attimo. (p. 230)

Klaus Kinski[modifica]

  • La gente mi chiama un "attore". Che cos'è? In ogni caso, non ha niente a che fare con le cazzate di cui le persone hanno sempre blaterato. Non è né una vocazione né una professione – sebbene sia il modo con cui mi guadagno da vivere. [sebbene sia così che mi guadagno da vivere] Ma allora fa lo stesso l'aborto dalle due teste al carnevale [ a carnevale il mostro a due teste]. È qualcosa con cui devi provare a convivere – fino a che non impari come liberarti. Non c'entra niente con fesserie come il "talento", e non è niente di cui vantarsi o andare fiero.
People call me an "actor". What's that? In any case, it has nothing to do with the shit that people have always blabbered about it. It's neither a vocation nor a profession – although it's how I earn my living. But then so does the two-headed freak at the carnival. It's something you have to try and live with – until you learn how to free yourself. It has nothing to do with nonsense like "talent," [forse è scritto così: "talent",] and it's nothing to be conceited or proud of. (p. 310)

Mangascià nel 1894

Mangascià Giovanni (1868 – 1907), militare etiope.

Citazioni su Mangascià Giovanni[modifica]

  • Era bello Mangascià, di una eleganza un po' femminile che non lo abbandonava neppure quando indossava lo sciamma di guerra, la criniera di leone e in battaglia impugnava la Remington finemente damascato. Anche se si comportava con l'aspra maestà di re, si intuiva subito che quell'energia era finta, mancava di una vera forza interiore. Il ras recitava il ruolo di principe battagliero e irriducibile, ma dentro era fiacco e floscio. (Domenico Quirico)
  • Era figlio di negus e non avrebbe mai dimenticato che il trono doveva toccare a lui. Sapeva che nella sua corte c'era un partito di irriducibili che lo istigava a battersi fino alla morte per riottenere il trono, che mormorava contro la vergognosa servitù nei confronti degli scioani, popolo debole, imbelle, che si era sempre prosternato quando passavano i tigrini. (Domenico Quirico)