Haruki Murakami

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Haruki Murakami

Haruki Murakami (1949 – vivente), scrittore, traduttore e saggista giapponese.


Citazioni di Haruki Murakami[modifica]

La regola vuole che un vero gentiluomo non parli delle sue ex fidanzate, né delle tasse che paga. No, tutto falso. Scusatemi, me lo sono inventato in questo momento.
Ma se questa regola esistesse, forse imporrebbe anche di «non parlare di ciò che si fa per mantenersi in buona salute». Perché un vero gentiluomo difficilmente in una conversazione si dilungherebbe su un argomento del genere. Per lo meno a mio parere.
Io però, come tutti sanno, non sono un gentiluomo, quindi del galateo me ne infischio. Tuttavia – perdonate se ho l'aria di giustificarmi – provo un leggero imbarazzo a scrivere questo libro, benché non si tratti di un manuale di igiene fisico-mentale, ma di un testo sulla corsa a piedi. (dalla prefazione a L'arte di correre, 2009)

Sotto il segno della pecora[modifica]

  • Perché al mondo le cose si pagano anche così. Con soldi che ti pesa possedere, che ti fa sentire malissimo spendere e che una volta finiti ti fanno odiare te stesso. E il peggio è che quando cominci a odiarti ti viene voglia di uscire a spendere un po' di soldi. Tranne che non ne hai più. E con ciò se ne va anche la speranza.
  • – E secondo te perché mi stimo così poco? – chiesi.
    – Perché vivi solo a metà – rispose lei come se fosse niente. – L'altra metà è ancora intatta da qualche altra parte.

Norwegian Wood[modifica]

Incipit[modifica]

Avevo trentasette anni, ed ero seduto a bordo di un Boeing 747. Il gigantesco velivolo aveva cominciato la discesa attraverso densi strati di nubi piovose, e dopo poco sarebbe atterrato all'aeroporto di Amburgo. La fredda pioggia di novembre tingeva di scuro la terra trasformando tutta la scena, con i meccanici negli impermeabili, le bandiere issate sugli anonimi edifici dell'aeroporto e l'insegna pubblicitaria della Bmw, in un tetro paesaggio di scuola fiamminga. È proprio vero: sono di nuovo in Germania, pensai.

Citazioni[modifica]

  • A volte ho l'impressione di essere diventato il custode di un museo. Un museo vuoto, senza visitatori, a cui faccio la guardia solo per me.
  • – Perché?- ripeté Naoko guardando fisso la terra ai suoi piedi. -A capire che se uno si rilassa si sente più leggero ci arrivo anch'io. Ma non capisci quanto è assurdo dirmi una cosa del genere? E sai perché? Se io provassi a rilassarmi, andrei a pezzi. Ho sempre vissuto così, da tanto tanto tempo, e anche adesso è l'unico modo in cui posso vivere. Se una sola volta mi lasciassi andare, non potrei più tornare indietro. E se andassi a pezzi, il vento mi spazzerebbe via. Perché non lo capisci? Come pensi di potermi aiutare se non riesci a capire questo?-
  • Cerca di pensare che la vita è una scatola di biscotti. [...] Hai presente quelle scatole di latta con i biscotti assortiti? Ci sono sempre quelli che ti piacciono e quelli che no. Quando cominci a prendere subito tutti quelli buoni, poi rimangono solo quelli che non ti piacciono. È quello che penso sempre io nei momenti di crisi. Meglio che mi tolgo questi cattivi di mezzo, poi tutto andrà bene. Perciò la vita è una scatola di biscotti.
  • E mi chiedo dove siamo andati a finire noi due. Come è potuto succedere? Dove è andato a finire tutto quello che ci sembrava così prezioso, dov'è lei e dov'è la persona che ero allora, il mio mondo?
  • E invece, inutile negarlo, la memoria si sta allontanando, e ho già dimenticato troppe cose. Nello scrivere seguendo i ricordi come faccio adesso, a volte vengo preso da una terribile angoscia. All'improvviso mi assale il dubbio di stare perdendo la memoria delle cose più essenziali. Il dubbio che tutti i miei ricordi più preziosi, accumulati in qualche zona buia del mio corpo, in una specie di limbo della memoria, si stiano trasformando in una massa fangosa.
  • Quello che lei cercava non era il mio braccio, ma il braccio di qualcuno. Quello che cercava non era il mio calore, ma il calore di qualcuno. Mi sentivo quasi in colpa ad essere io a occupare quel posto.
  • Ho sempre avuto fame di affetto, io. E mi sarebbe bastato riceverne a piene mani anche solo una volta. Abbastanza da dire: grazie, sono piena, più di così non ce la faccio. Sarebbe bastato una volta, una sola unica volta.
  • Ma a partire dalla notte in cui morì Kizuki, non riuscii più a vedere in modo così semplice la morte (e la vita). La morte non era più qualcosa di opposto alla vita. La morte era già compresa intrinsecamente nel mio essere, e questa era una verità che, per quanto mi sforzassi, non potevo dimenticare. Perché la morte che in quella sera di maggio, quando avevo diciassette anni, aveva afferrato Kizuki, in quello stesso momento aveva afferrato anche me.
  • Nel buio totale dietro i miei occhi chiusi, quella piccola pallida luce continuò a vagare molto a lungo, come uno spirito inquieto. In quel buio provai molte volte ad allungare la mano. Le mie dita però non incontravano niente. Quella piccola luce era sempre un po' più avanti delle mie dita.
  • – È solo che adesso sono un pò strana. Strana come una scimmia sotto la pioggia-
  • – Io sono una persona imperfetta, più di quanto immagini.-
  • – Non è questo il punto, – dissi. – Non è una questione di «a cosa porterebbe». Nel mondo ci sono persone che amano sapere tutto sulle tabelle orarie, e passano intere giornate a confrontarle. O gente a cui piace fare costruzioni coi fiammiferi, capace di costruire navi di un metro fatte tutte di fiammiferi. Allora che c'è di strano se nel mondo c'è uno che è interessato a capire te?
    – Come una specie di hobby? – disse Naoko perplessa.
    – Se vuoi puoi chiamarlo così. Persone meno fantasiose lo chiamerebbero affetto, amicizia. Però se tu vuoi chiamarlo hobby, non c'è niente di male.
  • Sono molto più paziente con gli altri di quanto lo sia con me stessa, e mi è molto più facile tirar fuori i lati positivi nelle cose degli altri che non nelle mie. Sono un tipo così. È un po' come essere quella superficie ruvida su una scatola di fiammiferi. Il che mi sta benissimo, intendiamoci. Meglio essere una scatola di prima qualità che un fiammifero scadente.
  • – Ti scriverò.
    – Mi piacciono tanto le tue lettere. Peccato che Naoko le abbia bruciate tutte. Erano così belle.
    – Tanto, le lettere sono solo lettere, – dissi. – Che tu le bruci o le conservi, quello che deve rimanere rimane e quello che si deve perdere si perde.
  • Sentivo di sbagliare, ma non riuscivo a fare altrimenti. Il mio corpo aveva fame e sete e chiedeva di fare l'amore. Ma quando ero a letto con quelle ragazze pensavo tutto il tempo a Naoko. Pensavo al suo corpo nudo, bianco, che sembrava galleggiare nell'oscurità, ai suoi sospiri mischiati al rumore della pioggia. E più ci pensavo, più la fame del mio corpo si faceva pressante, e così la sete. Quando salivo sul terrazzo a bere whisky da solo, non facevo che chiedermi: dove diavolo voglio andare a finire?
  • Per quanto una situazione sia disperata, c'è sempre una possibilità di soluzione. Quando tutto attorno è buio non c'è altro da fare che aspettare tranquilli che gli occhi si abituino all'oscurità.
  • Il cielo era così infinito che a guardarlo fisso dava le vertigini.
  • La linea fragile delle sue labbra era agitata da un lieve tremito che sembrava in accordo col battito del suo cuore e le vibrazioni della sua anima.
  • La morte non è l'opposto della vita, ma una sua parte integrante.
  • "Sai qual è il più grosso vantaggio di essere ricchi?" "Non lo so." "La libertà di poter dire che non hai soldi. Per esempio io proponevo a delle compagne di far qualcosa insieme, capitava spesso che rispondessero "Stavolta non posso, perché non ho una lira. Ma se accadeva il caso inverso, io non potevo rispondere allo stesso modo. Se io avessi detto "Non ho una lira" avrebbe voluto dire che veramente non avevo una lira. Sarebbe stato patetico. E così come quando una ragazza bella dice: "Oggi non posso uscire di casa perché sono un mostro". Prova a pensare l'effetto se a dire la stessa cosa è una ragazza brutta. La gente si mette solo a ridere.

Explicit[modifica]

– Dove sei adesso? – chiese con voce calma.
Già, dove ero adesso?
Con il ricevitore in mano alzai lo sguardo e mi guardai intorno dietro i vetri della cabina. Dove ero adesso? Non sapevo dove fosse quel posto. Non ne avevo la più pallida idea. Dove diavolo mi trovavo? Quello che vedevo intorno a me era solo una folla di gente che mi passava accanto diretta chissà dove. Da quel luogo che non era da nessuna parte rimasi in linea con Midori.

Dance Dance Dance[modifica]

Citazioni[modifica]

  • Triste come un cagnolino nero senza una zampa sotto la pioggia di dicembre.
  • È strano, ma ognuno di noi nella propria vita tocca un apice. Una volta raggiunto, non può che scendere. Nessuno però sa dove sia il proprio apice. La linea di confine può presentarsi all'improvviso, quando si crede di essere ancora al sicuro. Nessuno lo sa. Alcuni possono raggiungere quel culmine a dodici anni. Da quel momento in poi la loro vita scorrerà nel più monotono tran tran. Alcuni continuano a salire fino alla morte. C'è chi muore nel suo massimo splendore. Molti poeti e musicisti hanno vissuto in modo febbrile e sono morti a trent'anni per aver bruciato traguardi troppo in fretta. Picasso a ottant'anni passati realizzava ancora quadri pieni di vigore, ed è morto serenamente senza sperimentare il declino. È impossibile conoscere il proprio destino senza averlo percorso fino in fondo.
  • Il tempo può risolvere molti problemi. Ma quelli che il tempo non può risolvere, li dobbiamo risolvere da soli.
  • L'immaginazione non ha problemi di costi e preventivi. È libera. Mettiamo da parte ogni preoccupazione piccolo borghese e sogniamo.
  • Mah, riconosco di aver avuto fortuna, – disse. – Però, se ci penso, mi sembra di non aver mai scelto niente. A volte di notte mi sveglio all'improvviso con questo pensiero, e vengo preso dal panico. Esiste qualcosa di concreto che corrisponde a questa parola, io? Se c'è, perché non la trovo da nessuna parte? Mi sembra di non aver mai fatto che recitare, uno dopo l'altro, tutti i ruoli che mi venivano offerti. Di non aver fatto mai una scelta personale, nemmeno una volta.
  • Mi sembrava di non aver mai toccato l'apice. Se mi voltavo indietro, mi sembrava di non aver avuto nemmeno una vita. Un po' di vicissitudini. Progressi e regressi. Ma niente di più. Non avevo fatto niente, prodotto niente. Avevo amato qualcuno, ed ero stato amato. Ma non mi restava niente. Il paesaggio era stranamente piatto. Mi sembrava di muovermi all'interno di un videogame. Come Pac-Man, avanzavo mangiando i puntini che componevano il labirinto. Senza scopo. Ma con la certezza, prima o poi, di morire.
  • Non so se quello che faccio si possa chiamare «scrivere». Più che altro confeziono dei brani che servono a riempire dei buchi. Va bene qualsiasi cosa, purché il numero delle righe sia sufficiente. Ma bisogna pure che qualcuno faccia questo lavoro, e io lo faccio. È un po' come spalare la neve. Ma è la neve della cultura.
  • Quello che voglio dire è che una condizione del genere dopo un po' diventa cronica. La ferita è riassorbita nella quotidianità e non ci si ricorda più dov'è. Ma rimane. Non è una cosa che si può tirare fuori e mostrare. Se si può, vuol dire che è una ferita da poco.
  • Sentivo che il mondo continuava a muoversi. Anche chiuso in casa, immobile, l'eco di quel movimento mi arrivava lo stesso. Ma non riusciva in nessun modo a interessarmi. Tutto mi sfiorava come un vento leggero, silenzioso. (Capitolo secondo)
  • Se tendi le orecchie, ascolterai. Se aguzzi la vista, vedrai.
  • Sono momenti che capitano a tutti, – dissi. – Siamo esseri umani, non progressioni geometriche.

Kafka sulla spiaggia[modifica]

Incipit[modifica]

I soldi non sono l'unica cosa che, andandomene, ho portato via di nascosto dallo studio di mio padre. Ho preso anche un vecchio accendino d'oro (mi piacciono la forma e il peso) e un coltello pieghevole dalla lama affilata. È un coltello per tagliare la pelle di daino: se lo metto sul palmo della mano è piuttosto pesante, e la lama ha una lunghezza di dodici centimetri. Probabilmente è il souvenir di un viaggio all'estero.

Citazioni[modifica]

  • Cammino lungo la riva della coscienza, dove le onde si muovono in un flusso e riflusso continuo. Quando arrivano, lasciano dietro di sé delle scritte che subito l'ondata successiva cancella. Cerco di leggerle in fretta, nel breve intervallo fra un'onda e l'altra. Ma non è facile. Prima che faccia in tempo a leggere, arriva una nuova onda a cancellare tutto. Nella coscienza rimangono solo indecifrabili frammenti di parole.
  • Ciò che è fuori di te è una proiezione di ciò che è dentro di te, e ciò che è dentro di te è una proiezione del mondo esterno. Perciò spesso, quando ti addentri nel labirinto che sta fuori di te, finisci col penetrare anche nel tuo labirinto interiore. E in molti casi è un'esperienza pericolosa.
  • Sono al sicuro nel contenitore del mio io. I bordi coincidono perfettamente: un piccolo clic e scatta la serratura. Così va bene. Sono nel mio rifiugio di sempre.
  • C'è solo una cosa che devo fare: riuscire a vivere con questo involucro che è il mio corpo. Un compito facile, difficile? Dipende da come lo si guarda. Quello che so è che, anche se ci riuscirò, nessuno penserà che ho compiuto qualcosa di importante. Nessuno si alzerà per applaudirmi commosso.
  • Guardare troppo lontano è un errore. Se uno guarda lontano, non vede quello che ha davanti ai piedi, e finisce per inciampare. Ma anche concentrarsi troppo sui piccoli dettagli che si hanno sotto il naso non va bene. Se non si guarda un po' oltre, si va a sbattere contro qualcosa. Perciò è meglio sbrigare le proprie faccende guardando davanti a sé quanto basta, e seguendo l'ordine stabilito passo dopo passo. Questo, in tutte le cose, è il punto fondamentale.
  • In quale assurda situazione sei venuto a trovarti! Innamorato di una ragazza che non esiste, e geloso di un ragazzo che è morto. Eppure questo amore è più reale e lacerante di qualsiasi sentimento tu abbia mai provato. Però non ci sono vie d'uscita. Impossibile pensare di trovarne. Ti sei perso nel labirinto del tempo. Ma il problema più grave è che il pensiero di uscirne non ti sfiora nemmeno. O sbaglio?
  • La felicità è sempre uguale, ma l'infelicità può avere infinite variazioni, come ha detto anche Tolstoj. La felicità è una fiaba, l'infelicità un romanzo.
  • Nei sogni cominciano le responsabilità. (Citando William Butler Yeats)
  • Non capisco come sia possibile che amare profondamente qualcuno voglia dire ferire quella persona in modo tanto crudele. Perché se così fosse, che significato avrebbe amare?
  • Quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c'è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato.
  • Può darsi che avere in mano il simbolo della propria libertà dia una felicità superiore a quella di possedere la libertà vera.
  • Tanto, non serve a migliorare nulla. Non è che chiudendo gli occhi si spenga qualcosa. Anzi, se lo fai, quando li riaprirai nel frattempo le cose saranno decisamente peggiorate. Questo è il mondo in cui viviamo, Nakata. Devi tenere gli occhi bene aperti. Chiudere gli occhi è da rammolliti. Evitare di guardare in faccia la realtà è da codardi. Mentre tu tieni gli occhi chiusi e ti tappi le orecchie, il tempo avanza. Tic-toc-tic-toc.
  • Tutti perdiamo continuamente tante cose importanti. Occasioni preziose, possibilità, emozioni irripetibili. Vivere significa anche questo. Ma ognuno di noi nella propria testa – sì, io immagino che sia nella testa – ha una piccola stanza dove può conservare tutte queste cose in forma di ricordi. Un po' come le sale della biblioteca, con tanti scaffali. E per poterci orientare con sicurezza nel nostro spirito, dobbiamo tenere in ordine l'archivio di quella stanza: continuare a redigere schede, fare pulizie, rinfrescare l'aria, cambiare l'acqua ai fiori. In altre parole, tu vivrai per sempre nella tua biblioteca personale.
  • Il tempo grava su di te con il suo peso, come un antico sogno dai tanti significati. Tu continui a spostarti, tentando di venirne fuori. Forse non ce la farai, a fuggire dal tempo, nemmeno arrivando ai confini del mondo. Ma anche se il tuo sforzo è destinato a fallire, devi spingerti fin laggiù. Perché ci sono cose che non si possono fare senza arrivare ai confini del mondo.
  • Può darsi che non sarai mai felice. Perciò non ti resta che danzare, danzare così bene da lasciare tutti a bocca aperta.
  • Qualche volta il destino assomiglia a una tempesta di sabbia che muta incessantemente la direzione del percorso. Per evitarlo cambi l'andatura. E il vento cambia andatura, per seguirti meglio. Tu allora cambi di nuovo, e subito di nuovo il vento cambia per adattarsi al tuo passo. Questo si ripete infinite volte, come una danza sinistra con il dio della morte prima dell'alba. Perché quel vento non è qualcosa che è arrivato da lontano, indipendente da te. È qualcosa che hai dentro. Quel vento sei tu. Perciò l'unica cosa che puoi fare è entrarci, in quel vento, camminando dritto, e chiudendo forte gli occhi per non far entrare la sabbia.

Explicit[modifica]

- Ti sei comportato nel modo giusto, – dice il ragazzo chiamato Corvo. – Hai fatto quello che dovevi. Nessun altro avrebbe saputo fare di meglio. Ti sei confermato ancora una volta come il quindicenne più duro e indistruttibile del mondo.
- Ma non ho ancora capito che cosa significa vivere, – dico
- Guarda il quadro, – dice lui. – Ascolta il rumore del vento.
Annuisco
- Ne sei capace.
Annuisco.
- Adesso dormi, dice il ragazzo chiamato Corvo. – E quando ti sveglierai farai parte di un mondo nuovo.
Così finalmente ti addormenti. E quando ti svegli fai parte di un mondo nuovo.

L'arte di correre[modifica]

Incipit[modifica]

Oggi è il 5 Agosto 2005, un venerdì. Isola di Kauai nell'arcipelago delle Hawai, costa nord. Il tempo è sempre così bello che quasi viene a noia.

Citazioni[modifica]

  • Scrivere un libro è un po' come correre una maratona, la motivazione in sostanza è della stessa natura: uno stimolo interiore silenzioso e preciso, che non cerca conferma in un giudizio esterno.
  • Quando corro, semplicemente corro. In teoria nel vuoto. O viceversa, è anche possibile che io corra per raggiungere il vuoto.
  • La barriera tra un sana fiducia in se stessi e un malsano orgoglio è molto sottile.
  • Una delle regole fondamentali di un allenamento intensivo è che si può anche diminuire la quantità complessiva di esercizio, ma non bisogna mai riposare due giorni di seguito.
  • Ciò che penso, semplicemente, è che, una volta usciti dalla prima giovinezza, nella vita è necessario stabilire delle priorità. Una sorta di graduatoria che permetta di distribuire al meglio tempo ed energia. Se entro una certa età non si definisce in maniera chiara questa scala dei valori, l'esistenza finisce col perdere il suo punto focale, e di conseguenza anche le sfumature. A me non interessava avere tanti amici in carne ed ossa, privilegiavo il bisogno di condurre una vita tranquilla in cui potermi concentrare nella scrittura. Perché per me le relazioni umane veramente importanti, più che con persone specifiche, erano quelle che avrei costruito con i miei lettori. Se dopo aver posato le fondamenta della mia vita ed essermi creato un ambiente favorevole al mio lavoro, avessi scritto delle opere di un certo valore, un gran numero di persone le avrebbe accolte con gioia. E dar loro questa gioia non era forse per me, in quanto scrittore professionista, il primo dovere? Ancor oggi non ho cambiato opinione in proposito. I lettori non li posso vedere in faccia, e in un certo senso la relazione con loro è soltanto concettuale, tuttavia per me quell'invisibile relazione «concettuale» è qualcosa della massima importanza, e con questa convinzione ho vissuto finora.
  • Ognuno lascia la sua impronta nel luogo che sente appartenergli di più.

1Q84[modifica]

Incipit[modifica]

Nel taxi la radio trasmetteva un programma di musica classica in FM. Il brano era la Sinfonietta di Janáček. Non esattamente la musica più adatta da sentire in un taxi bloccato nel traffico. E del resto nemmeno l'autista sembrava ascoltarla con troppa attenzione. L'uomo, di mezza età, era impegnato a guardare in silenzio la fila interminabile di auto che aveva davanti, come un pescatore provetto che, ritto a prua, scruta un minaccioso gorgo di correnti. Aomame, sprofondata nel sedile posteriore, gli occhi leggermente socchiusi, ascoltava la musica.

Citazioni[modifica]

  • A volte la luce nel suo sguardo si faceva affilata, come lo scintillio di una stella nel cielo di una notte d'inverno. Se per qualche ragione si chiudeva nel mutismo, poteva restare in silenzio per un tempo infinito, come una di quelle rocce sull'altro lato della luna. Il suo viso perdeva quasi ogni espressione, e si poteva pensare che anche il suo corpo avesse perso ogni calore.
  • Alzandosi lentamente, Tamaru disse:
    – Cechov ha scritto: «Se in un romanzo compare una pistola, bisogna che spari».
    – Che significa?
    Tamaru si mise in piedi di fronte a Aomame. Era più alto di lei solo pochi centimetri.
    – Vuol dire che in un racconto non si devono introdurre oggetti se non sono necessari. Se in un racconto spunta una pistola, è necessario che a un certo punto della narrazione venga fatta sparare. Cechov amava scrivere racconti privi di fronzoli.
    Aomame si sistemò le maniche del vestito, e mise in spalla la borsa a tracolla.
    – È questo che ti preoccupa. pensi che se la pistola appare in scena, sicuramente farà fuoco.
    – Assumendo il punto di vista di Cechov, sì.
    – Quindi potendo vorresti evitarti di procurarmi la pistola.
    – È un'arma pericolosa e illegale. Inoltre, aggiungerei che Cechov è uno scrittore attendibile.
    – Ma questo non è un romanzo. Stiamo parlando del mondo reale.
    Tamaru socchiuse gli occhi e guardò fisso il volto di Aomame.
    – Chi può dirlo?
  • Amare qualcuno dal profondo del cuore è comunque una grande consolazione. Anche se si è soli e non si riesce a stare con quella persona.
  • Le cose sono diverse da come appaiono. [...] Ma non si lasci ingannare. La realtà è sempre una sola.
  • Ma poiché quella promessa non metteva vere radici nella sua coscienza, alla prima pioggia veniva trascinata via dalla corrente e si perdeva chissà dove.
  • Mi sono stancato di vivere odiando qualcuno, disprezzandolo, portandogli rancore. Mi sono stancato di vivere senza amare nessuno. Non ho un amico, nemmeno uno. E soprattutto non posso amare me stesso. Sai perché? Perché sono incapace di amare gli altri. Ed è soltanto amando gli altri, ed essendo amati, che si impara ad amare se stessi. Ma non sto dicendo che è colpa tua se sono così. Penso che anche tu sei vittima come me. Penso che nemmeno tu sappia cosa significa amare se stessi. Sbaglio? (libro 2)
  • Quello che apprezzo di più, soprattutto per quanto riguarda i romanzi, è non riuscire a comprenderli completamente. Non nutro alcun interesse per le opere di cui mi sembra di capire tutto.
  • La vita non è altro che il risultato naturale di un'assurda, e talvolta persino triviale, concatenazione di eventi. (libro 2)

L'uccello che girava le Viti del Mondo[modifica]

  • Devi spendere i tuoi soldi per le cose che con i soldi puoi comprare, senza preoccuparti di perdite o profitti. Riserva la tua energia per le cose che i soldi non possono comprare.
  • Il destino della gente bisogna voltarsi indietro a guardarlo dopo che è passato.
  • Io son pessimista, ma gli adulti di questo mondo che non lo sono, sono un branco di idioti.
  • I ricordi e i pensieri invecchiano proprio come le persone. Ma ci sono pensieri che non invecchiano mai. Ricordi che non sbiadiscono.
  • Mi domando se sia realmente possibile capire perfettamente un'altra persona. Anche quando ci sforziamo di conoscere qualcuno mettendoci tutto il tempo e la buona volontà possibili, in che misura possiamo cogliere la sua vera natura? Sappiamo ciò che è veramente essenziale riguardo a quell'altro che siamo convinti di comprendere tanto bene?
  • Mi sembra che le persone a una a una vadano silenziosamente cadendo giù dal bordo del mondo sul quale mi trovo io. Tutti procendono in direzione di quel bordo che da qualche parte deve esserci, e di colpo spariscono.
  • Mi sono sempre sentito come un guscio vuoto. E quando uno vive come un guscio vuoto, per quanto lunga sia la sua vita, non si può dire che abbia veramente vissuto. Dal cuore e dal corpo di un guscio vuoto, nasce solo la vita di un guscio vuoto.
  • Non è che basti ammettere i propri errori per risolvere tutto. Che uno li ammetta o no, gli errori restano errori, di lì non si scappa.
  • Quando non si ha niente da fare, i pensieri vagano sempre più lontano. E quando si sono allontanati troppo, poi non si riesce più a seguirli.
  • Qualche volta dieci minuti non sono dieci minuti. Possono essere più lunghi o più brevi.
  • Se vuoi andartene, devi andartene. Si tratta della tua vita e devi viverla nel modo che vuoi.

After Dark[modifica]

  • Una civilizzazione in cui non si riesce a tostare del pane al punto desiderato, che valore può avere?
  • La memoria umana è veramente qualcosa di strano: c'è conservata dentro un sacco di roba inutile, un sacco di cianfrusaglie, come in un cassetto. Mentre le cose importanti, quelle realmente necessarie, svaniscono una dopo l'altra.
  • Sai, – riprende – i ricordi sono solo un combustibile per alimentare la vita. Che un ricordo sia importante o meno, in pratica fa lo stesso, è soltanto combustibile. La vita va avanti comunque. Un foglio di giornale, un libro di filosofia, una stampa erotica, una mazzetta di biglietti da diecimila... è uguale, quando finiscono nel fuoco, diventano semplici fogli di carta. Non è che il fuoco mentre brucia pensa "toh, questo è Kant" o "ecco l'edizione serale dello Yomiuri Shinbun" oppure "ma guarda che belle tette!". Per il fuoco sono soltanto fogli di carta, niente di più. Bè, con i ricordi è la stessa cosa. Quelli importanti, quelli così così, quelli completamente inutili, sono solo combustibile, tutti quanti senza distinzione, – dice Korogi, annuendo sulle proprie parole. Poi continua: – E se per caso quel combustibile non ce l'avessi, se il cassetto dei ricordi dentro di me non esistesse, penso che già da un bel po'sarei stata spazzata in due di netto. Sarei morta sul ciglio della strada, raggomitolata in qualche miserabile buco. Che si tratti di cose importanti o di cavolate, è perché riesco a pescare nel cassetto tanti ricordi, uno dopo l'altro, che posso continuare a modo mio a tirare avanti, anche se questa esistenza mi sembra un brutto sogno. Quando penso di non farcela più, quando sto per gettare la spugna, in qualche modo riesco sempre a venirne fuori.
  • È passata attraverso un lungo tempo buio, ha scambiato molte parole con le persone della notte che nella notte ha incontrato, ma ora finalmente è tornata al luogo a cui appartiene. Attualmente, almeno per il momento, attorno a lei non vi è nulla che la minacci. Ha diciannove anni ed è protetta dal tetto e dalle pareti. È protetta dai giardini tenuti a prato, dai sistemi d'allarme, dalle station wagon tirate a lucido, dai grossi cani intelligenti che passeggiano nel vicinato.

La Ragazza dello Sputnik[modifica]

  • Dietro tutte le cose che crediamo di conoscere bene, se ne nascondono altrettante che non conosciamo per niente. La comprensione non è altro che un insieme di fraintendimenti. Questo è il mio piccolo segreto per conoscere il mondo. In questo nostro mondo, «le cose che sappiamo» e «le cose che non sappiamo» sono fatalmente inseparabili come gemelle siamesi, e la loro stessa esistenza è confusione.
  • Però, se mi è concessa un'osservazione banale, in questa vita imperfetta abbiamo bisogno anche di una certa quantità di cose inutili. Se tutte le cose inutili sparissero, sarebbe la fine anche di questa nostra imperfetta esistenza.
  • Non smetteva mai di stupirsi della gran quantità di cose che non sapeva.
  • Con lei riuscivo a dimenticare temporaneamente il costante sottofondo di solitudine che mi accompagnava da sempre. I confini del mio mondo si dilatavano e potevo respirare più profondamente.
  • Era una vista toccante, che avrei voluto ritagliare con le forbici e attaccare con uno spillo alle pareti della mia memoria.
  • C'è sempre un momento in cui una storia va raccontata, ho insistito. Altrimenti per tutta la vita si resta prigionieri di un segreto.
  • Con tutte le persone che vivono su questo pianeta, e se ognuno di noi cerca qualcosa nell'altro, perché alla fine dobbiamo essere così soli? A che scopo? Forse il pianeta continua a ruotare nutrendosi della solitudine delle persone?

La fine del mondo e il paese delle meraviglie[modifica]

  • Esiste anche questo al mondo, la tristezza di non poter piangere a calde lacrime. È una di quelle cose che non si può spiegare a nessuno, e anche se si potesse, nessuno capirebbe. È una tristezza che non può prendere forma, si accumula quietamente nel cuore come la neve in una notte senza vento.
  • Mi bastava abbandonare al vento il mio cuore, come gli uccelli. Perché non potevo buttarlo via, mi dissi. A volte era pesante e cupo, era vero, ma succedeva anche che portato in volo dal vento riuscisse a vedere attraverso l'eternità.
  • Quanta forza può avere, in realtà, un cuore che si è smarrito?
  • Stando a lungo al buio, il buio diventa la condizione normale, è la luce che finisce per sembrarci innaturale.
  • Quando una persona decide di perseguire un risultato, le viene naturale considerare tre cose: Quanto ha già conseguito? A che punto si trova? Cos'ha ancora da fare? Se questi tre parametri vengono meno, restano solo la paura, la mancanza di fiducia in sé e la spossatezza.
  • Se ha fiducia dimentica la paura. Pensi a delle cose piacevoli, alle persone che ha amato, alle lacrime che ha versato, a quando era bambino, ai suoi sogni per il futuro, a qualunque cosa. Vedrà che la paura passerà.
  • Apri di più il tuo cuore, non sei prigioniero. Sei un uccello che vola nel cielo alla ricerca di sogni.
  • – Perché beve tanto? – chiese lei.
    – Forse perché ho paura, – risposi.
    – Anch'io ho paura però non bevo.
    – La tua paura e la mia sono di due generi diversi.
    – Non capisco.
    – Col passare degli anni aumentano le cose che non riusciamo più ad aggiustare, – dissi.
    – Ci si stanca?
    – Sì, ci si stanca.
  • Hai detto che in questa città non ci sono conflitti, non c'è odio, non c'è avidità. Il che è una cosa magnifica. Se ne avessi l'energia farei un bell'applauso. Me se non ci sono tutte queste brutte cose, significa che non c'è nemmeno il loro contrario. La gioia, la felicità, l'amore. Se c'è la delusione è perché c'è la speranza, se c'è la tristezza è perché c'è la sua controparte, la gioia. Non esiste da nessuna parte la felicità senza delusione. Questa è la natura di cui parlo io. E poi considera l'amore. Anche riguardo a quella ragazza della biblioteca di cui parli. È probabile che tu l'ami. Ma è un sentimento che non può avere sbocchi. Perché lei non ha un cuore. È una persona senza cuore è semplicemente un'illusione che cammina. Che senso ha riuscire ad avere una persona del genere? Desideri veramente una tale vita in eterno? Diventare anche tu un'illusione? Se adesso io muoio, tu diventerai uno di loro e non potrai andartene mai più da questa città.
  • È perché si hanno delle aspettative che si rimane delusi.

Bibliografia[modifica]

  • Haruki Murakami, 1Q84, traduzione di Giorgio Amitrano, Einaudi, 2011. ISBN 9788806203795
  • Haruki Murakami, After Dark (Afutā Dāku, 2004) traduzione di Antonietta Pastore, Einaudi, 2008.
  • Haruki Murakami, Dance Dance Dance (Dansu dansu dansu, 1988), Einaudi, 2005.
  • Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia (Umibe no Kafuka, 2002), Einaudi, 2008.
  • Haruki Murakami, L'arte di correre (Hashiru koto ni tsuite kataru toki ni boku no kataru koto, 2007), Einaudi, 2009.
  • Haruki Murakami, L'uccello che girava le viti del mondo (Nejimaki-dori kuronikuru), collana Super ET, traduzione di Antonietta Pastore, Einaudi, 2007. pp. 836 ISBN 8806188178
  • Haruki Murakami, La fine del mondo e il paese delle meraviglie (Sekai no owari to hādoboirudo wandārando), collana Super ET, traduzione di Antonietta Pastore, Einaudi, 2008. pp. 515 ISBN 9788806191559
  • Haruki Murakami, La Ragazza dello Sputnik, traduzione di Giorgio Amitrano, Einaudi, 2003. ISBN 9788806175009
  • Haruki Murakami, Norwegian Wood (Noruwei no mori, 1987), Einaudi, 2006.
  • Haruki Murakami, Sotto il segno della pecora, Longanesi, La Gaja Scienza, 1992. ISBN 9788830410978

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