San Girolamo

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San Girolamo nel suo studio, di Domenico Ghirlandaio

San Girolamo, al secolo Sofronio Eusebio Girolamo (347 – 420), padre e dottore della Chiesa latina, teologo e santo romano.

Citazioni di San Girolamo[modifica]

  • A caval donato non si guarda in bocca.
Noli equi dentes inspicere donati. (da Commentariorum In Epistolam Beati Pauli Ad Ephesios)
  • Dicearco, nei suoi libri sull'antichità greca, riferisce che sotto il segno di Saturno, quando la Terra era ancora spontaneamente fertile, nessun uomo mangiava carne, vivendo tutti di frutti e legumi che crescevano naturalmente. (da Adversus Iovinianum)[1]
  • Fai di necessità virtù.
Facis de necessitate virtutem. (da Apologia adversus Libros Rufini)
  • Fino al diluvio non si conosceva il piacere dei pasti a base di carne ma dopo questo evento ci è stata riempita la bocca di fibre e di secrezioni maleodoranti della carne degli animali [...]. Gesù Cristo, che venne quando fu compiuto il tempo, ha collegato la fine con l'inizio. Pertanto ora non ci è più consentito di mangiare la carne degli animali. (da Adversus Iovinianum, I, 30)
  • I privilegi di pochi non costituiscono legge. (da Commenti biblici)
Privilegia paucorum non faciunt legem. (Jonam)
Non plausus sed lacrymas et suspiria
  • Ogni giorno lacrime, ogni giorno gemiti, condannato in compagnia solo di scorpioni e di belve.[3]
  • Vorrei proprio che mi capitasse quello che Tito Livio dice di Catone: "Alla sua gloria nessuno portò giovamento con le sue lodi, né nocumento con le sue accuse, anche se l'uno e l'altro atteggiamento ebbero ad assumere uomini forniti di altissimo ingegno." Vuole riferirsi a Marco Cicerone e a Gaio Cesare: il primo di loro scrisse le lodi, il secondo le accuse del personaggio appena citato.[4]
Optarem illud mihi contingere, quod T. Livius scribit de Catone: "Cuius gloriae neque profuit quisquam laudando nec vituperando nocuit, cum utrumque summis praediti fecerint ingeniis." Significat autem M. Ciceronem et C. Caesarem, quorum alter laudes, alter vituperationes supra dicti scripsit viri. (da Commentarium in Oseam, prefazione, III)

Epistole[modifica]

  • Ogni giorno cambiamo, ogni giorno moriamo, eppure ci vagheggiamo eterni.
  • Quando lo stomaco è pieno, è facile parlare di digiuno.
Plenus venter facile disputat de ieiuniis. (58, 2)
  • Un'amicizia che può terminare non è mai stata sincera.[5]
Amicitia quae desinere potest, vera nunquam fuit. (3, 6)
  • Vigilanzio apre di nuovo la sua fetida bocca e butta il suo schifosissimo fiato contro le reliquie dei santi martiri [...] Lo si consegni alla morte della carne, affinché sia salvo lo spirito.[6]

Note[modifica]

  1. Citato in Jean Jacques Rousseau, Discorso sull'origine e i fondamenti della disuguaglianza, in Scritti politici, vol. 1, a cura di Maria Garin, Laterza, Bari, 1971; citato in Gino Ditadi, I filosofi e gli animali, vol. 2, Isonomia editrice, Este, 1994, p. 707. ISBN 88-85944-12-4
  2. Citato in Guglielmo Audisio, Lezioni di eloquenza sacra, Giacinto Marietti, Torino, 1870.
  3. Citato in Corriere della Sera, 25 ottobre 2008.
  4. Citato in Gian Domenico Mazzocato, Frammenti, in Tito Livio, Storia di Roma dalla fondazione, vol. 6, Newton & Compton, Roma, 1997, p. 489. ISBN 978-88-8183-773-1
  5. Citato in Paola Mastellaro, Il libro delle citazioni latine e greche, Mondadori, Milano, 2012, p. 19. ISBN 978-88-04-47133-2.
  6. Citato in Walter Peruzzi, Il cattolicesimo reale attraverso i testi della Bibbia, dei papi, dei dottori della Chiesa, dei concili, Odradek, Roma, 2008, p. 209.

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