Adriano Panatta

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Adriano Panatta (1950 – vivente), ex-tennista italiano.

Citazioni di Adriano Panatta[modifica]

  • Al Roland Garros in particolare giocai il miglior tennis della mia vita, dopo aver annullato con un tuffo un match point dell'avversario e surclassato Borg nei quarti di finale. Sessanta secondi di pienezza totale, di felicità, alla fine della finale con Harold Solomon e poi basta. La sera, nella cena di gala, ricordo, ero già molto triste. Un senso di vuoto. Quasi una depressione, che mi è durata tre settimane di seguito.[1]
  • Borg e Vilas hanno rovinato una generazione di giocatori. Oggi non c'è più un giocatore d'attacco, capace di ammorbidire la palla. Andre Agassi è stato l'evoluzione di questo tennis. Ha inventato un nuovo modo di giocare, primo attaccante a fondo campo. Oggi trovi degli energumeni che impugnano l'attrezzo. Il tennis è un'altra cosa. Guardo Federer. Lui gioca troppo bene. Lui è un illuso, vorrebbe battere quella belva di Nadal giocando bene a tennis. Impossibile.[1]
  • Borg era un fenomeno paranormale. Dicevo sempre di lui che era «un matto calmo». La sua era una pazzia ben mascherata. Stava tutto il giorno a registrare la tensione delle corde delle racchette. Un giorno o l'altro schioppi, gli dicevo, ti esplode il cervello. Gli è esploso un giorno, dopo aver perso con McEnroe a Wimbledon. Si è ritirato a 26 anni, quando era ancora il più forte di tutti. Si era rotto le palle. Era un uomo molto buffo Björn. Non aveva mai un soldo in tasca. Girava con l'American Express, ma allora in Italia le carte di credito non esistevano.[1]
  • Che Federer sia unico, lo si vede dal modo in cui colpisce la palla, dal cambio di ritmo, dalle soluzioni tecniche e tattiche che decide di adottare. Colpisce la palla con violenza, ma lo fa sempre nella maniera giusta. In un modo classico, ma nello stesso tempo moderno.[2]
  • Che tipo, Bjorn: capace di vuotare due bottiglie di vodka, restare steso fino al mattino, e poi giocare come se niente fosse. [3]
  • Credo però che Arthur abbia rivoluzionato il tennis internazionale: è stato il primo giocatore nero a vincere, dando una radicale svolta. Mi è stato raccontato di alcuni circoli in cui i giocatori di colore non potevano nemmeno entrare, Ashe in questo senso è stato molto importante.[4]
  • Fu Ignazio Pirastu, al tempo responsabile della Commissione Sport del Pci, a farci arrivare l'inattesa notizia: per Berlinguer dovevamo andare in Cile. E voleva lo sapessimo. Per il segretario del Pci non sarebbe stato giusto che la Coppa finisse nelle mani del Cile del regime-Pinochet piuttosto che nelle nostre. Da lì in poi la strada verso la partenza si fece in discesa. Fu come un liberatutti. Il governo Andreotti disse che lasciava libero il Coni di decidere, quest'ultimo lasciò libera la Federazione e di fatto ci ritrovammo a Santiago, liberi di vincere. Grazie a Berlinguer.[5]
  • Il tennis è senza età, è forse la conclusione? Sì, dev'essere così... E Federer è il tennis, dunque è senza età anche lui. La differenza c'è, e si vede. Federer fa esattamente tutto quello che deve essere fatto con una racchetta in mano. Non solo, lo fa così bene da far sembrare tutto logico, persino facile.[6]
  • Il tennis l'ha inventato il diavolo.[7]
  • Ilie Năstase era il più simpatico di tutti, una pasta d'uomo. Lui e Ion Tiriac una coppia irresistibile dentro e fuori il campo.[1]
  • Lendl era un giocatore fortissimo, uno dei più forti della sua epoca, ma non era bravo a giocare a tennis. [...] Era quasi imbattibile, al suo apice, ma aveva evidenti limiti tecnici: a rete ad esempio non ne azzeccava una.[4]
  • Nel tennis c'è il doping come in quasi tutti gli sport. Non credo agli atleti vittime, che prendono le cose senza saperlo. Allora non sono vittime, sono deficienti. La verità è che poi beccano sempre chi vogliono beccare. Conta molto la forza politica di una nazione.[1]
  • Non potevo essere io il modello da imitare. Panatta era talento puro. Più facile rifarsi a uno come Björn Borg, tenere un ragazzo quattro o cinque ore al giorno ad allenarsi contro un muro. Ma per condannarsi a quelle dosi di lavoro ci voleva appunto la testa di uno come Borg. L'italiano è diverso, ha bisogno di divertirsi. Prendi due ragazzini, uno svedese e un italiano, mettili davanti a un muro a palleggiare: dopo un quarto d'ora l'italiano si è già stufato, lo svedese dopo sei ore lo devi fermare.[1]
  • Per organizzare un torneo bisogna conoscere bene la città in cui si svolge. Roma è una grande «zoccola», i miei Internazionali sposavano sport e mondanità, i campioni del tennis e il generone romano.[1]
  • [Sugli Internazionali di Roma del 1976] Quella vittoria non la dedicai a mio padre, a mia madre, a mia moglie o a mio figlio. La dedicai a me stesso e basta! [8]
  • Se arrivi a giocare a un livello mondiale non puoi permetterti d'essere pigro. Ho subito i luoghi comuni che vedono nel romano un campione d'indolenza. Guardi Francesco Totti: ha lavorato come un pazzo per rientrare in forma ai Mondiali e sono lì tutti a sbalordirsi. Capitava magari quando, dopo tre mesi di torneo, sentivo l'esigenza di staccare, di dedicarmi ad altro. Il tennis non è mai stato una monomania per me. Anche quando ero all'apice mi piaceva leggere, mi tenevo informato: erano gli anni di piombo.[1]
  • Sono sempre stato di sinistra ma non mi piacciono i fanatismi, gli eccessi ideologici. Alla fine mi risulta che Enrico Berlinguer ci avesse ripensato. E comunque io volevo andare e vincere. Il pubblico cileno fu straordinario, il migliore che abbia mai incontrato, ma l'aria era molto pesante, opprimente.[9]
  • Sono sempre stato un campione a modo mio. Oggi dilaga il divismo. Mi chiedo come fa uno che gioca a pallone o impugna una racchetta a sentirsi un fenomeno. Quando sento uno di questi parlare in terza persona m'incazzo. Hanno i body guard. Maria Sharapova pensa di essere Greta Garbo. A parte Roger Federer e Rafael Nadal che sono due ragazzi eccezionali, gli altri sono tutti molto tristi e molto montati.[1]

Borg vs. McEnroe. La più grande rivalità del tennis moderno[modifica]

  • Ma se davvero a una scelta, o a una classifica, non è possibile sottrarsi, allora suggerirei di abolire ogni discussione sul numero di successi, degli Slam o sulla lunghezza di questo o quel "governo" tennistico, per aprire una cartella e inserirvi dentro tutti i nomi degli innovatori, dunque quei tennisti inevitabilmente campioni, che hanno spinto il tennis verso il futuro. Sono loro i costruttori del nostro sport, e a loro, quando si discute di storia o di supremazia, occorre rifarsi per meglio comprendere ciò che è stato prima e ciò che è venuto dopo. (Prefazione, p. 5)
  • [Su Borg] Un uomo di ghiaccio? Date retta, solo all'apparenza. In campo però era una macchina, però. Con quel suo tennis di rimbalzo, con quei pallonetti che prendevano velocità quando toccavano terra, ha finito per dare una nuova dimensione al campo. (Prefazione, p. 6)
  • McEnroe è stato innovatore per motivi più sottili, eppure importanti, e ancora attuali. In un momento particolarissimo della crescita del nostro sport, nella tendenza generale a trasformarlo in un gioco di difesa, tra molti non geniali imitatori di Borg, spiegò a tutti come l'attacco fosse ancora uno spartito irrinunciabile e dette il "la" a quanti vennero dopo lui come Becker e Stich, Edberg e Rafter. John definì un concetto dell'anticipo ancora più grande di quello attuale: non solo i colpi, lui anticipava addirittura le geometrie dell'avversario. (Prefazione, p. 7)

Citazioni su Adriano Panatta[modifica]

  • Adriano è nato per giocare a tennis. Peccato che sia durato poco perché sarebbe stato in grado di battere tutti i miei record. (Nicola Pietrangeli)
  • Adriano, l'amico di una vita. Siamo cresciuti assieme, quando lo conobbi a Cesenatico avevo 11 anni e lui 12 e mi stava davvero poco simpatico con quell'aria da fighetto. Poi dividemmo la camera assieme a Formia, quindi prendemmo un appartamento in comune a Roma, fui pure il testimone del suo matrimonio e in campo ne abbiamo vissute davvero tante. Della Davis e delle magliette rosse per contestare il regime di Pinochet nella finale in Cile si sa già tutto, ma se apro il libro dei ricordi non la smetto più. (Paolo Bertolucci)
  • Ancora adesso, scrollo la testa. Quel passante, che forse Dino Zoff avrebbe deviato in angolo, Adriano arrivò a giocarlo, e a metterlo dove andava messo, fuori portata.[10] (Gianni Clerici)
  • Panatta [...] è un giocatore che potrebbe rappresentare un incubo costante per Jimmy Connors, John McEnroe e me. Lo è invece solo raramente. (Björn Borg)
  • Panatta, in un anno, ha guadagnato cifre che ai miei tempi ci volevano dieci anni. (Nicola Pietrangeli)

Note[modifica]

  1. a b c d e f g h i Da «Vi racconto il tennis, quello di ieri e quello di oggi», Panorama, 8 agosto 2006.
  2. Citato in Antonio Gaito, Laver-Federer, evoluzione della specie, Pianetatennis.com, 9 giugno 2009.
  3. Citato in Giovanni Marino, Il Blob della Settimana, Gazzetta dello Sport, 12 ottobre 2009.
  4. a b Citato in Buon Compleanno Panatta, Ubitennis.com, 9 luglio 2010.
  5. Citato in Panatta e le magliette rosse:"Così sfidai il dittatore Pinochet", Repubblica.it, 16 ottobre 2009.
  6. Da Che grande Federer più forte del tempo, Corriere della Sera, 14 maggio 2012.
  7. Citato in La doppia faccia del tennis, Corriere della sera, 14 maggio 1996.
  8. Citato in Pietro Farro, Il tennis è un grattacielo: storie in punta di racchetta, Effepi Libri, 2005, p. 85, ISBN 88-6002-001-8.
  9. Il riferimento è alla finale di Coppa Davis del 1976, poi vinta dall'Italia. Tale finale andava giocata nel Cile del dittatore Pinochet e la sinistra italiana pretendeva la rinuncia da parte della squadra azzurra. (da «Vi racconto il tennis, quello di ieri e quello di oggi», Panorama, 8 agosto 2006)
  10. Il riferimento è a un match point annullato da Panatta al primo turno del Roland Garros del 1976, poi vinto dall'italiano, contro il cecoslovacco Pavel Hutka.

Bibliografia[modifica]

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