Dino Zoff

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Dino Zoff

Dino Zoff (1942 – vivente), allenatore di calcio, dirigente sportivo ed ex calciatore italiano.

Citazioni di Dino Zoff[modifica]

  • [Sulla Juventus campione d'Italia e di Coppa Italia e finalista della Coppa dei Campioni nella stagione 1972/73] C'erano Causio, Haller, Bettega. La velocità insieme alla fantasia, la classe mescolata al dinamismo. Dopo arrivò gente come Benetti e Boninsegna, che aumentò forza fisica ed esperienza del gruppo. Ma quella prima Juve mi è rimasta nel cuore.[1]
  • Ho sempre desiderato essere portiere, forse perché in campo il portiere è un uomo solo e a me piacciono gli sport individuali.[2]
  • [Dopo la vittoria al mondiale 1982] Ero rimasto allo stadio più degli altri per le interviste e tornai in albergo non con le guardie del corpo, come succede oggi, ma sul furgoncino del magazziniere. Gaetano mi aspettava. Mangiammo un boccone, bevemmo un bicchiere, ci sembrava sciocco festeggiare in modo clamoroso: mica si poteva andare a ballare, sarebbe stato come sporcare il momento. Tornammo in camera e ci sdraiammo sul letto, sfiniti da troppa felicità. Però la degustammo fino all'ultima goccia, niente come lo sport sa dare gioie pazzesche che durano un attimo, e bisogna farlo durare nel cuore. Eravamo estasiati da quella gioia, inebetiti. [...] Gaetano torna sempre. Lo penso a ogni esagerazione di qualcuno, a ogni urlo senza senso. L'esasperazione dei toni mi fa sentire ancora più profondamente il vuoto della perdita. Gaetano mi manca nel caos delle parole inutili, dei valori assurdi, delle menate, in questo frastuono di cose vecchie col vestito nuovo, come canta Guccini. Mi manca tanto il suo silenzio.[3]
  • [Su Gaetano Scirea] Gaetano? Un uomo straordinario e un calciatore straordinario. Un esempio di stile e classe sia in campo che fuori. Con lui abbiamo condiviso tanti momenti, in ritiro stavamo sempre nella stessa stanza. Ricordo che durante i Mondiali di Spagna Tardelli non riusciva a prendere sonno la notte prima delle partite. Per rilassarsi veniva in camera nostra; la chiamava la "Svizzera" perché era il posto più tranquillo del ritiro. Nel nostro modo di stare insieme, del resto, non avevamo bisogno di troppe parole, quasi sempre bastava uno sguardo.
    Sarebbe stato un ottimo allenatore, se ne avesse avuto l'opportunità: sapeva convincere, gli piaceva insegnare. Il calcio di oggi gli sarebbe piaciuto, anche se non era il tipo da rincorrere miraggi di protagonismo. Non sarebbe mai diventato un "personaggio" da copertina, ma avrebbe saputo farsi ascoltare da tutti. Il suo erede? Fino a ieri Paolo Maldini, oggi non saprei.[4]
  • [Su Giacinto Facchetti] Ho uno splendido ricordo di Giacinto. Abbiamo giocato in Nazionale insieme per tanto tempo. Un ragazzo straordinario, non si poteva non volergli bene.[5]
  • Lo stile Juve si avvicina a un decalogo non scritto dei doveri dello sportivo professionista. Non è un di più che ha la Juve, è qualcosa che manca agli altri.[6]
  • [Su Enzo Bearzot] Quando si hanno dei principi come li aveva lui diventa facile compattare un gruppo, lui era un esempio per tutti.[7]
  • [Su Enzo Bearzot] Era un uomo vero, una grande persona. Ricordo che dopo le partite si fermava a parlare con i tifosi, spiegava le sue scelte, parlava di calcio, spesso rischiava di farci perdere il volo, allora mi toccava scendere dal pullman per portarlo su e partire.[7]
  • [Rispondendo alla domanda di Maurizio Crosetti: Perché lei passa per musone?] Perché le parole di troppo sono fumo. Perché non mi è mai andato di giudicare, di criticare, di dire bugie pur di dire qualcosa. Perché la banalità uccide, invece il silenzio fortifica.[8]
  • Io ho sempre tolto invece di aggiungere, ho cercato di semplificare i gesti, le modalità, per arrivare all'osso delle cose.[8]
  • [Sulle parole di Antonio Cassano che aveva definito come «soldatini» i giocatori della Juventus] Questa è un'offesa che Cassano avrebbe dovuto risparmiare perché se fossero tutti come i Cassano la Juve non avrebbe quel curriculum di successi, di campionati e Coppe.[9]

Da Dino Zoff: «La Juve non rivendichi quei due scudetti di Moggi»

Intervista di Aldo Cazzullo, Corriere della Sera, 5 novembre 2016.

  • [Il tiro di Magath] Dissero che avevo preso gol da 30 metri; ma era un tiro quasi dal limite dell’area. Adesso li chiamano eurogol; allora scrissero che ero cieco.
  • [Gli arbitri vi aiutavano?] Ma no. Non era facile giocare nella Juve: la squadra più odiata d’Italia. Firenze era una bolgia. A San Siro potevo resistere solo io: mi tiravano di tutto. Ogni volta rientravamo a Torino con i vetri del pullman rotti.
  • [Oggi la Juve fa bene a rivendicare i due scudetti revocati?] Così mi fa andare in crisi... [Dino Zoff non va mai in crisi.] Le risponderò, allora. No, non fa bene. Ci sono delle regole. Ci sono delle sentenze. Al processo ci fu un’autoaccusa della Juve. E Moggi è stato condannato dalla giustizia sportiva.
  • [Nella sua autobiografia «Dura solo un attimo la gloria», lei scrive parole dure: «Ho fallito la mia missione», «non ho lasciato il segno». Perché?] Ho sempre creduto nei valori dello sport, inteso come miglioramento dell’uomo. Oggi il calcio è uno spettacolo. Il nostro mondo ha sempre avuto una dose di furbizia; ma oggi il livello di furbizia arriva alla disonestà. Fregare l’arbitro con una sceneggiata, irridere l’avversario... oggi non potrei giocare 330 partite di fila. Se uno dopo un gol mi avesse fatto i balletti, alla prima uscita l’avrei sderenato. E sarei stato espulso.
  • [In questi anni ha visto l’Italia migliorare o peggiorare?] L’ho vista esagerare. Parlare troppo. Perdere sostanza, concretezza.
  • [Lei si dimise da allenatore della Nazionale, dopo una finale europea persa ai supplementari, per un aggettivo: «Indegno». Pronunciato da Berlusconi.] Berlusconi era l’uomo più potente d’Italia. In federazione, Nizzola a parte, si adeguarono. Mi dissi: se ci attaccano dopo che abbiamo giocato bene, cosa faranno quando giocheremo male? Così mi dimisi. E in Italia le dimissioni sono un atto rivoluzionario. Fuori dal sistema. Puoi comprare un arbitro, puoi vendere una partita; il sistema ti riassorbe. Se ti dimetti, se ti chiami fuori, il sistema ti cancella. E non puoi fare la rivoluzione da solo. [Con Berlusconi vi siete mai chiariti?] Mai.
  • [Zoff o Buffon?] Gigi è esploso prima, io sono maturato col tempo. Ma certo non mi sento inferiore.

Citazioni su Dino Zoff[modifica]

  • Credo che, calcisticamente parlando, sia stato il più grande portiere italiano di tutti i tempi. Come persona, era dotato di un grande carisma e personalità. Non parlava molto, ma lo faceva sempre in modo intelligente. Era uno che preferiva i fatti alle parole. Un grandissimo, veramente. (Pierluigi Casiraghi)
  • È molto bravo. Un grande portiere. (Lev Jašin)
  • Non si scambiavano commenti. Nel buio della sala correvano voci incontrollate e pazzesche. Si diceva che l'Italia stava vincendo per 20 a 0 e che aveva segnato anche Zoff di testa, su calcio d'angolo... (Il secondo tragico Fantozzi)
  • Zoff: se nelle faccende di sesso si comportasse come nel calcio, per uno come lui l'inerzia sarebbe un'orgia. (Franco Rossi)

Luciano Bodini[modifica]

  • Sapevo che sarei stato il 12esimo [alla Juventus], ma anche che Zoff non era più giovanissimo... Mi ha fregato. Doveva ritirarsi ed invece è andato avanti fino a 40 anni...
  • Arrivai alla Juventus quando Zoff aveva 38 anni e io 25: pensai che avrei potuto trovare spazio, considerata la sua età, e invece il grande Dino in quegli anni non solo ebbe stagioni strepitose, ma vinse pure una Coppa del Mondo per chiudere poi la carriera a 42 anni.
  • [Riferito al rapporto con Dino Zoff] Ci incrociammo la prima volta in un Napoli-Atalanta del gennaio 1972. Avevo 17 anni ed ero la riserva di Rigamonti tra i bergamaschi: Zoff si avvicinò e mi chiese se fossi un raccattapalle, poiché mi vedeva così giovane... Anni dopo eravamo in squadra insieme e abbiamo portato la Juventus a vincere tutto in Italia e nel mondo.

Note[modifica]

  1. Citato in Dino Zoff, Solocalcio.com.
  2. Citato in Giorgio Dell'Arti, Catalogo dei viventi, 2007; riportato in Gazzetta.it.
  3. Da Zoff e vent'anni senza Scirea Mi manca il suo silenzio, la Repubblica, 1° settembre 2009.
  4. Da Scirea, il ricordo dei suoi ex compagni, Juventus.com, 2 settembre 2009.
  5. Citato in Mazzola: "Compagno meraviglioso sempre pronto a lottare", Repubblica.it, 4 settembre 2006.
  6. Citato in Gianni Mura, Non gioco più, me ne vado: gregari e campioni, coppe e bidoni, a cura di Andrea Gentile e Aurelio Pino, Il Saggiatore, Milano, 2013, p. 190. ISBN 88-4281-752-X.
  7. a b Citato in L'addio a Bearzot dai ragazzi dell''82, Repubblica.it, 23 dicembre 2010.
  8. a b Da Dino Zoff: Nei miei primi 70 anni ho parato tutto. Persino Berlusconi, Il Venerdì num. 1245, 27 gennaio 2012, pp. 34-37.
  9. Citato in RaiSport: Zoff su Juve-Napoli, Ufficiostampa.rai.it, 24 ottobre 2012.

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