Alexandre Dumas (figlio)

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Alexandre Dumas (figlio)

Alexandre Dumas figlio (1824 – 1895), scrittore e drammaturgo francese.

Citazioni di Alexandre Dumas (figlio)[modifica]

L'amico delle donne[modifica]

Incipit[modifica]

Salotto in casa Leverdet.
All'alzar del sipario, la signora Leverdet ricama un pezzo di tappezzeria accanto ad una tavola, e il signor Leverdet orme disteso sopra un canapè, colle spalle volte al pubblico.

Scena Prima
Leverdet, la signora Leverdet, Di Ryons, poi Giuseppe, indi Balbina.

Servitore (annunciando): Il signor di Ryons.
Signora Leverdet: Non è possibile.
Di Ryons: È proprio lui. Voi mi diceste, cara signora, di venirvi a far visita uno di questi giorni, dalla una alle due. Eccomi: è l'una precisa!...
Signora Leverdet: Ve lo dissi due anni fa, e non veniste mai: ma la cosa più curiosa si è che appunto stavo pensando a voi.
Di Ryons: Negate un po' la simpatia!

Citazioni[modifica]

  • Signora Leverdet: A sentir voi, dunque non vi sono donne oneste?
    Di Ryons: Sì... più di quello che si crede: ma non tante quanto si dice. (atto I, scena I)
  • La natura, che si dà tanto moto per cose che non ne valgono la pena, è molto meno prodiga di quello che apparisce. Possiede due o tre forme su cui modella gli uomini un po', forse, a casaccio; e all'infuori di lievi sfumature, tutti gli uomini usciti dallo stesso stampo si somigliono. (Di Ryons: atto II, scena I)
  • [...] gli uomini di tale costituzione han bisogno di vivere in una carriera di lotte. Fra essi, Dio sceglie i grandi capitani, i grandi oratori, i grandi artisti. Quando rimangono nelle cerchie ristrette della vita comune, è per essi mestiere il consacrare l'eccesso della loro attività a qualche cosa che trovano a loro portata, senza di che scoppierebbero come polveriere. Per lo più l'amore è quello che si incarica di trovar loro di che esercitarsi. E siccome codesti uomini non poterono essere né Cesare, né Michelangelo, né Mirabeau, sono Otello, Werther o Desgrieux. (Di Ryons: atto II, scena I)
  • Ah! se fossi uomo, mi sembra che vorrei elevare la donna da me amata al di sopra dell'umanità intiera! Quando si dice a una donna! «Io vi amo!» codesta parola non contiene forse in sé tutti i rispetti, tutte le lealtà, tutte le protezioni?... Non equivale al dire «Vi trovo fra tutte le creature la più degna del sentimento più nobile fra tutti i sentimenti.» (Diana di Simerose: atto III, scena II)

La signora delle camelie[modifica]

Incipit[modifica]

Penso che non si possano creare dei personaggi senza aver studiato a fondo gli uomini, come non si può parlare una lingua che a patto di averla imparata seriamente.
Non avendo ancora raggiunto l'età nella quale s'inventa, mi accontento di riferire.
Invito pertanto il lettore a convincersi della realtà di questa storia, di cui tutti i personaggi, tranne la protagonista, sono ancora vivi.
Del resto, a Parigi molti potrebbero testimoniare la maggior parte dei fatti che qui descriverò, e potrebbero confermarli, se la mia sola testimonianza non fosse sufficiente, ma, per una particolare circostanza, soltanto io posso narrarli, perché solo a me furono confidati gli ultimi particolari, senza i quali sarebbe stato impossibile fornire un racconto interessante e compiuto.

Citazioni[modifica]

  • Guardavo tutti quegli oggetti, ognuno dei quali significava ai miei occhi un passo avanti della poverina sulla strada della prostituzione, e mi andavo dicendo che Dio era stato misericordioso verso di lei poiché non aveva permesso che giungesse al solito castigo, consentendole di morire nel pieno del suo lusso e della sua bellezza, prima di conoscere la vecchiaia, che è la prima morte delle cortigiane. Che c'è infatti di più triste della vecchiaia del vizio, specialmente nella donna? Essa non ha in sé nessuna dignità e non ispira interesse. (cap. 1)
  • Ero appena tornato da un viaggio. Era abbastanza naturale che non avessi saputo della morte di Marguerite come di una di quelle grandi notizie che gli amici si affrettano a comunicare a chi fa ritorno nella capitale delle novità. Marguerite era bella, ma se così tanto scalpore suscita la vita stravagante di quelle donne, altrettanto poco ne suscita la loro morte. Sono stelle che tramontano così come sorsero, senza fulgore. (cap. 2)
  • Ogni volta che si recitava una nuova commedia, si poteva essere sicuri di incontrarla, con tre cose che non la lasciavano mai, e che occupavano sempre il parapetto del suo palco di prima fila: il binocolo, un sacchetto di dolci e un mazzo di camelie. Per venticinque giorni del mese le camelie erano bianche, e per cinque erano rosse; non si è mai conosciuta la ragione di questo cambiamento di colore, che io racconto senza saperlo spiegare, e che era stato notato anche dai suoi amici e dai frequentatori abituali dei teatri dove si recava più spesso. Marguerite non era mai stata vista con altri fiori che camelie, tanto che dalla sua fioraia, madame Barjou, avevano finito col chiamarla "La signora dalle camelie", e il soprannome le era rimasto. (cap. 2)
  • Come avevano ragione gli antichi, che attribuivano lo stesso Dio ai mercanti e ai ladri! (cap. 3)
  • Si compiange il cieco che non ha mai visto la luce del sole, il sordo che non ha mai udito gli accordi della natura, il muto che non ha mai espresso la voce dei suoi sentimenti, e sotto un falso pretesto di pudore, non si vuol compiangere quella cecità del cuore, quella sordità dell'anima, quel mutismo della coscienza che rendono folle la povera afflitta e che la rendono, suo malgrado, incapace di vedere il bene, di udire il Signore e di parlare il linguaggio puro dell'amore e della fede. (cap. 3)
  • Sono semplicemente convinto di questo principio: per la donna che non è stata educata a distinguere dove sia il bene, Dio apre quasi sempre due vie che possono ricondurcela; queste vie sono il dolore e l'amore. (cap. 3)
  • Il cristianesimo è presente, con la sua meravigliosa parabola del figliol prodigo, per spronarci all'indulgenza e al perdono. Gesù era pieno d'amore per le anime ferite dalle passioni umane, e amava curarne le ferite estraendo dalle ferite stesse l'unguento che doveva guarirle. Così Egli disse a Maddalena: "Molto ti sarà perdonato perché molto hai amato".[2] Sublime perdono che doveva suscitare una fede sublime. (cap. 3)
  • Il male è solo vanità, abbiamo dunque la fierezza del bene, e soprattutto non disperiamo. (cap. 3)
  • Poiché in cielo si fa più festa per un peccatore pentito che per cento giusti senza peccato, cerchiamo dunque di dare gioia al cielo, che ci verrà resa maggiorata. (cap. 3)
  • [...] io sono di quelli che credono che il tutto stia nel poco. Il bambino è piccolo, ma racchiude l'uomo; il cervello è limitato, ma ospita il pensiero; l'occhio non è che un punto, ma abbraccia le miglia. (cap. 3[3])
Poster di uno spettacolo teatrale con Sarah Bernhardt (1896)
  • [...] sono ammalata, di una di quelle malattie che non perdonano [...]. (Marguerite: cap. 4)
  • È sempre difficile consolare un dolore che non si conosce [...]. (cap. 4)
  • Le malattie come quella che aveva colpito Armand hanno il vantaggio di uccidere sul colpo o di lasciarsi vincere rapidamente. (cap. 7)
  • Quante strade e quante ragioni crea il cuore per arrivare a quello che vuole! (cap. 8)
  • Io non parlavo. La mia anima sembrava essersi riversata tutta nel mio cuore e il mio cuore nei miei occhi. (cap. 9)
  • "Oh, non vale davvero la pena che voi vi spaventiate", replicò con una certa amarezza; "guardate un po' se gli altri si occupano di me: il fatto è che sanno bene che con questa malattia non c'è niente da fare". (Marguerite: cap. 10)
  • Talvolta si è felici per un nonnulla, ed è crudele distruggere questa gioia quando, lasciandola vivere, si può rendere ancora più felice colui che la prova. (Armand: cap. 10)
  • Gli uomini, invece di essere soddisfatti quando si concede loro a lungo ciò che avrebbero a malapena sperato di avere una volta sola, chiedono conto alla loro amante del presente, del passato, e anche dell'avvenire. A mano a mano che si abituano a lei, vogliono dominarla, e diventano tanto più esigenti quanto più si concede loro tutto ciò che vogliono. (Marguerite: cap. 10)
  • Sono stanca, insomma, di veder sempre gente che viene a chiedermi la stessa cosa, che mi offre denaro e con questo crede di essere a posto. Se quelle che intraprendono il nostro vergognoso mestiere sapessero di che cosa si tratta, preferirebbero diventare cameriere. Ma no; l'ambizione di avere vestiti, carrozze, gioielli, ci travolge; si crede a quello che si sente dire, perché la prostituzione ha una sua fede, e a poco a poco ci si logora il cuore, il corpo, la bellezza; si è irritate come bestie feroci, disprezzate come paria, circondate solo da gente che prende sempre più di quanto non dia, e un bel giorno si crepa come cani, dopo aver rovinato gli altri e sé stesse. (Marguerite: cap. 11)
  • [...] quando Iddio concede l'amore a una cortigiana, quest'amore, che sembra a prima vista un perdono, diventa ben presto per lei una punizione. (cap. 12)
  • Un giovane passa un giorno per una strada, sfiora una donna, la guarda, si volta, prosegue. Egli non conosce quella donna, non ha nessuna parte ai piaceri di lei, ai suoi dolori, ai suoi amori; non esiste per lei e forse, se le rivolgesse la parola, essa si burlerebbe di lui, come Marguerite si era burlata di me. Passano le settimane, i mesi, gli anni, e d'improvviso, dopo che entrambi hanno seguito il loro destino in direzioni diverse, la logica del caso li mette di nuovo l'uno di fronte all'altra. Quella donna diventa l'amante di quell'uomo, e si innamora di lui. Come?, perché? le due vite diventano una sola, e appena questa intimità è nata, sembra loro che essa sia sempre esistita: e tutto quello che fino a quel momento è accaduto si cancella dal ricordo dei due amanti. Questo è strano, ammettiamolo. (cap. 12)
  • Si biasimano coloro che si riducono in rovina per le attrici e per le mantenute; ma quello che mi stupisce è che questi non facciano per quelle donne follie venti volte più grandi. (cap. 12)
  • [...] la vita è affascinante, mio caro, tutto dipende dalla lente attraverso la quale la si guarda. (Prudence: cap. 13)
  • [...] le risposte attese con impazienza arrivano spesso quando si è fuori di casa. (cap. 14)
  • Il gioco non può essere praticato che da giovani con grandi necessità, che mancano del denaro necessario a sostenere il loro tenore di vita; allora giocano, e naturalmente il risultato è questo: o vincono, e allora i perdenti pagano i cavalli e le amanti di questi signori, il che è molto sgradevole. Si contraggono debiti, le relazioni intrecciate intorno al tavolo verde finiscono con litigi nei quali si rimette a poco a poco l'onore e la vita; e quando si è onesti, ci si trova rovinati da onestissimi giovanotti che non hanno altro difetto che quello di non possedere duecentomila franchi di rendita. (cap. 16)
  • Si è sempre associato il pensiero della campagna a quello dell'amore, e a ragione: per la donna che si ama non esiste miglior cornice del cielo azzurro, dei profumi, della brezza della solitudine risplendente dei campi o dei boschi. Per quanto si ami una donna, per quanta fiducia si abbia in lei, per quanta certezza sul futuro possiate trarre dal suo passato, si è sempre più o meno gelosi. Se siete stato innamorato, innamorato veramente, avete dovuto sentire il bisogno di isolare dal mondo l'essere nel quale avreste voluto riversare tutta la vostra vita. Sembra che, per quanto indifferente possa essere a quanto la circonda, la donna amata perda profumo e unità al contatto degli uomini e delle cose. (cap. 16)
  • Voi sapete bene che cosa sia amare una donna, voi sapete bene come le giornate diventino brevi, e con quale amorosa pigrizia ci si lasci trascinare all'indomani. Voi non ignorate certo quell'oblio di ogni cosa, che nasce da un amore violento, fiducioso e condiviso. Qualsiasi essere nel creato, che non sia la donna amata, sembra inutile. Si rimpiange di aver già gettato particelle di cuore ad altre donne, e non si immagina neppure la possibilità di stringere una mano diversa da quella che si tiene fra le nostre. Il cervello non sopporta lavoro né ricordo, niente insomma di ciò che potrebbe distoglierlo dall'unico pensiero che continuamente gli si offre. Ogni giorno si scopre nella propria amante un incanto nuovo, una voluttà sconosciuta. La vita non è più nient'altro che il ripetuto soddisfacimento di un desiderio continuo, l'anima non è più che la vestale incaricata di alimentare il sacro fuoco dell'amore. (cap. 18)
  • Un padre ha sempre il diritto di distogliere il proprio figlio dalla cattiva strada per la quale lo vede incamminarsi. (padre di Armand: cap. 20)
  • Sentimenti interamente puri esistono solo nelle donne interamente caste. (padre di Armand: cap. 20)
  • L'amore vero rende sempre migliori, qualunque sia la donna che lo ispira. (Armand: cap. 20)
  • Quando la vita ha preso un'abitudine come quella dell'amore, sembra impossibile che questa abitudine si rompa senza spezzare nello stesso tempo tutte le altre molle della vita. (cap. 23)
  • Oggi sono ammalata, potrei morire di questa malattia, perché ho sempre avuto il presentimento di morire giovane. Mia madre è morta di una malattia di petto, e il modo nel quale ho finora vissuto non ha potuto che far peggiorare in me questa malattia, la sola eredità che essa mi abbia lasciato; [...]. (Marguerite: cap. 25)
  • Gli uomini che comprano l'amore esaminano la merce prima di acquistarla. (Marguerite: cap. 26)
  • Come lo spettacolo della vita e della felicità degli altri restituisce a quelli che, il giorno prima, nella solitudine della loro anima e nell'ombra della loro stanza di ammalati, si auguravano una rapida morte, il desiderio della vita! (Marguerite: cap. 26)

Explicit[modifica]

Non voglio trarre da questo racconto la conclusione che tutte le giovani come Marguerite sono capaci di fare quello che lei ha fatto; tutt'altro, ma ho avuto la prova che una di esse aveva provato nella sua vita un amore vero, che ne aveva sofferto, e che ne era morta. Ho narrato al lettore quello che avevo saputo. Era mio dovere.
Io non sono l'apostolo del vizio, ma mi farò sempre l'eco del nobile dolore, dovunque lo sentirò pregare.
La storia di Marguerite è un'eccezione, ripeto; ma se così non fosse stato, non avrebbe meritato di essere raccontata.

Citazioni su Alexandre Dumas (figlio)[modifica]

  • I due Dumas hanno capovolto la teoria dell'economia. Il padre è stato il prodigo, e il figlio è stato l'avaro. (Jules Renard)
  • Il giovane Dumas piange perché il giovane Dumas ha lacrime. (Ezra Pound)

Francesco Dall'Ongaro[modifica]

  • Lasciando ai giudici competenti la grande questione, io mi contento di dire che Dumas figlio è quello che divise finora collo Scribe il regno della commedia. Questi due sono i due astri maggiori, intorno ai quali si aggirano pianeti e satelliti che possono a loro tempo brillare di maggior luce e tenere il campo con gloria più duratura.
  • Le commedie di Alessandro Dumas hanno un merito vero ed incontrastabile, ed è quello di dipingere una fase dei costumi contemporanei che lo Scribe non aveva osato toccare: il regno del demi-monde a Parigi. Scribe come ho già detto aveva scoperto il Dio Milione; il Dumas ne usa a dovizia, e gli ha innalzato un altare speciale nella Question d'argent, ma non ha scoperto se non la Dama dalle Camelie, o per dir meglio non l'ha scoperta, ma l'ha tradotta dinanzi al pubblico, aprendo la discussione sui suoi meriti e demeriti rispettivi.
  • Senza avere un merito letterario più ragguardevole, l'autore della Dama dalle Camelie, e del Demi-monde ha già conquistato il difficile privilegio di partorire ogni due anni una commedia che si aspetta con ansietà, si ascolta con attenzione e si applaudisce a contanti ; cioè si replica sopra le scene del Gymnase un centinajo di volte e anche più.
    Alexandre Dumas (figlio), non è prodigo come il padre. Le commedie di lui che restano sulla scena sono quattro o cinque, comprese quelle che ho nominate. Egli non ispreca l'ingegno, né l'arte. Dopo aver trovato una favola, la quale è sovente una storia vera, egli studia un intreccio ragionevole, e raggranella nelle conversazioni una mezza dozzina di arguzie delle quali condisce il suo dialogo. Queste arguzie sono comunicate opportunamente agli amici, e preparano a poco a poco il successo della commedia.

Note[modifica]

  1. Citato in Roberto Iovino, Gli Strauss, Una dinastia a tempo di valzer, Camunia, 1998.
  2. Cfr. Gesù, Vangelo secondo Luca, 7, 47: «Le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco.»
  3. Traduzione di Francesco Tarquini, Rusconi-Gente, Milano, 1990, p. 19.

Bibliografia[modifica]

Voci correlate[modifica]

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