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Angelo De Gubernatis

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Angelo De Gubernatis

Angelo De Gubernatis (1840 – 1913), scrittore, linguista e orientalista italiano.

Citazioni di Angelo De Gubernatis[modifica]

  • Ogni verso di Isabella di Morra è un grido veemente d'un'anima straziata, e talora ci par quasi sentirne l'ululato che dai remoti burroni del Sinni si leva fino a noi, per gridare, benché tardi, vendetta.[1]
  • Vi è un inno singolare nel X libro del Rigveda (119); in esso Indra celebra le proprie lodi; secondo il commentatore indiano Sâyana, Indra canta quell'inno, in forma di quaglia, dopo aver bevuto il soma, appena si accorge della presenza di un rishi[2]. Che può significare questa leggenda? La quaglia è animale che dorme di giorno e veglia di notte, eccitato specialmente nelle notti, nelle quali la luna, ossia Soma, appare nel cielo. La notte dell'anno è l'inverno, di cui la luna vien considerata il principale reggente; è in relazione specialmente al Soma ambrosiaco, col soma apportatore delle pioggie primaverili, che il dio tonante e pluvio ritrova nel cielo la sua forza. L'inno vedico suona così: «La mia mente è quella di dare la vacca (l'aurora o la primavera) ed il cavallo (il sole); perciò io ho molto bevuto. Le bevande mi sospinsero come venti gagliardi; perciò io ho molto bevuto. Le bevande mi eccitarono come rapidi cavalli portano via un carro; perciò io ho molto bevuto. Il soma scorse verso di me, come una vacca si affretta verso il caro figlio; perciò io ho bevuto il soma. Intorno al cuore io mi circondo di soma, come un falegname si circonda di carri. Le cinque classi d'uomini non appaiono alla mia grandezza neppure come un atomo; perciò ho bevuto il soma. I due mondi non sono neppure uguali alla metà di me; perciò bevuto il soma. Io oltrepasso in grandezza il cielo e la terra, perciò ho bevuto il soma, ec.»[3]

Alessandro Manzoni: studio biografico[modifica]

Incipit[modifica]

Se bene a molti rechi oramai gran tedio che si parli ancora nel mondo del Manzoni, e tra i molti i più siano persuasi che sopra un tale argomento, da essi chiamato giustamente eterno, non ci sia più nulla di nuovo da dire, dovendo io tener discorso intorno ad un nostro moderno scrittore, innanzi ad un'eletta d'Inglesi, presso i quali da Giuseppe Baretti ad Ugo Foscolo, da Ugo Foscolo a Gabriele Rossetti, da Gabriele Rossetti a Giuseppe Mazzini, per tacere degli onorati viventi che hanno insegnato od insegnano tuttora la letteratura italiana in Inghilterra, le nostre lettere da un secolo in qua furono sempre coltivate con amore, io non ho saputo trovare alcun tèma non solo più nobile, ma più nuovo del Manzoni.

Citazioni[modifica]

  • S'io non erro, il professore Stoppani fu il primo a cercare ne' tipi de' Promessi Sposi le persone reali, delle quali il Manzoni, avendole conosciute, si ricordava nell'immaginarli. (p. 115)

Storia universale della letteratura[modifica]

  • Il Metastasio scriveva melodrammi e non tragedie; se avesse dovuto, come l'Alfieri, scriver tragedie, non avrebbe obbligato così spesso i suoi classici eroi a sdilinquirsi in molli canzonette anacreontiche [...]. (vol. I, Storia del teatro drammatico, Parte quarta, p. 387)
  • [...] non pago di imitare lo stile classico, [Vittorio Alfieri] volle servirsene come d'uno stilo per colpire sulla scena ogni forma di tirannide; la tirannide viziosa nella Virginia, nell'Oreste, nella Congiura de' Pazzi, nel Bruto Primo, la tirannide sacerdotale nel Saul, la tirannide domestica e politica nell'Antigone e nel Filippo, e così di seguito, ma sempre congiunta con molta ipocrisia. (vol. I, Storia del teatro drammatico, Parte quarta, p. 396)
  • La grazia fa passare assai cose che, per loro natura, non sono graziose, ed il Guerrini, con la simpatia d'un verso agile, schietto e brioso, divulgò, come il Porta e come il Belli, qualche oscenità. Ma non per queste il Porta ed il Belli riuscirono grandi poeti; essi anzi son tali a malgrado di esse; il volgo, e tra il volgo, pur troppo, molta gioventù liceale, cercò avidamente nelle poesie dello Stecchetti, non già l'arte squisita ma le audacie più inaudite del poeta; del qual genere d'ammirazione primo ad indispettirsi fu probabilmente il poeta stesso, il quale non aveva , di certo, voluto tanto. (Vol. III, Storia della poesia lirica, cap. XI, p. 284)
  • Cultore delle latine eleganze, ammiratissimo dal Bembo, fu pure Garcilaso de la Vega, prode e leggiadro guerriero e gentile poeta, morto a Nizza di soli trentatre anni, colpito da una pietra intanto ch'ei voleva dare la scalata ad una torre presso Fréjus. [...]. Certo la pietà di una morte in così giovine età, crescendo il compianto, crebbe pure la gloria di Garcilaso, nel quale sono, senza dubbio, qualità poetiche insigni, un sentimento affettuoso, un vivo amor della natura, un'armonia di linguaggio che accarezza; ma egli è non di rado prolisso, e più che una volta artificioso [...]. (Vol. III, Storia della poesia lirica, cap. XII, p. 310)
  • [...] Ferdinando de Herrera, pindarico od oraziano, che dir si voglia, e quasi epico nelle sue odi e canzoni, e il primo forse de' lirici spagnuoli che sentisse veramente l'afflato della lirica greca e dell'ebraica; nell'impeto lirico, alcuna volta egli eccede, e l'allegoria viene a raffreddare una parte dell'entusiasmo [...]. (Vol. III, Storia della poesia lirica, cap. XII, p. 311)
  • [...] nella celebre ode a Dio, ove, anche correndo dietro i modelli francesi, e cadendo facilmente nell'ampolloso, il Derzavin seppe mostrarsi più di una volta inspirato. (Vol. III, Storia della poesia lirica, cap. XXI, p. 413)

Note[modifica]

  1. Citato in Maria Ferrari Bandini Buti, Poetesse e scrittrici, Volumi 1-2, E.B.B.I., Istituto editoriale italiano B.C. Tosi, s.a., p. 53.
  2. Saggio. Cfr. più dettagliatamente voce su Wikipedia.
  3. Da Letture sopra la mitologia vedica. Fatte dal Prof. Angelo De Gubernatis all'Istituto di Studii superiori di Firenze, Successori Le Monnier, Firenze, 1874, p. 199.

Bibliografia[modifica]

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