Anne Applebaum

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Anne Elizabeth Applebaum

Anne Elizabeth Applebaum (1954 – vivente), giornalista e saggista statunitense naturalizzata polacca.

Citazioni di Anne Elizabeth Applebaum[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Per tutta la mia vita adulta mi sono state mostrate delle fotografie scattate in Polonia nella meravigliosa estate del 1939: bimbi che giocano al sole, donne eleganti che passeggiano per Cracovia. Ho persino visto la foto di un matrimonio avvenuto nel giugno del 1939, nel giardino di una casetta di campagna di cui adesso sono proprietaria. Tutte queste foto sono avvolte da un certo alone tragico: sappiamo cos'è accaduto dopo. Il settembre del 1939 si portò dietro due invasioni, una da est e una da ovest, e occupazioni, caos, distruzione, genocidio. La maggior parte delle persone che partecipò a quel matrimonio morì di lì a breve oppure scappò all'estero. Nessuno di loro tornò mai più alle proprie case. Col senno di poi, tutti loro ci sembrano incredibilmente ingenui. Al posto di celebrare matrimoni non potevano semplicemente mollare tutto e prepararsi per la guerra quando ancora era possibile farlo? E adesso, nell'estate del 2014, mi tocca chiedermi: non dovrebbero fare altrettanto gli ucraini? E le popolazioni dell'Europa centrale?[1]
  • I difensori di Trump – online ce ne sono molti – dicono di ammirarlo perché lui si dichiara "anti-establishment", fuori dal sistema. Sbagliano: non lo è per niente. Da uomo ricchissimo quale è, Trump vive al centro di un certo tipo di establishment. È però vero che lui è diverso dagli altri politici, almeno in un aspetto: è l'unico che usa in televisione il linguaggio che si trova nei commenti online, sui siti di gossip o nelle più aggressive discussioni di Reddit. Insulti volgari, offese razziste, rabbia esagerata e fatti inventati: tutte cose che sono all'ordine del giorno su una certa parte di Internet. Grazie a Trump tutte queste cose fanno ora parte della politica degli Stati Uniti.[2]
  • Trump ha però la particolarità di non essere né di estrema destra né di estrema sinistra: si propone come il portavoce di quelli che scrivono tweet sarcastici e pieni d'odio, dei nichilisti anti-tutto, dei complottisti che scrivono contorti commenti anonimi sui siti d'informazione. Trump ha semplicemente preso l'indignazione di queste persone, portandola da internet alla vita vera.[2]

Da Il mondo non guarderà più gli Stati Uniti nello stesso modo

Sull'assalto al Campidoglio degli Stati Uniti del 2021, traduzione di Andrea Sparacino, Internazionale.it, 9 gennaio 2021.

  • È impossibile ignorare il significato di questo momento e la forza del messaggio inviato ai quattro angoli del pianeta, sia agli amici sia ai nemici della democrazia. Per la reputazione degli Stati Uniti come democrazia stabile, le immagini che stanno facendo il giro del mondo sono molto più dannose di quanto non lo fossero, quarant'anni fa, quelle delle persone che manifestavano contro la guerra in Vietnam, e di sicuro inquietano gli osservatori esterni molto più delle proteste e dei saccheggi che ci sono stati nell'estate del 2020. Diversamente da altri momenti turbolenti della nostra storia, gli eventi del 6 gennaio 2021 non nascono da una disputa politica, da un disaccordo su una guerra all'estero o dagli abusi della polizia, ma fanno parte di un conflitto che ruota intorno alla validità stessa della democrazia. Una folla di persone violente ha sostanzialmente rivendicato il diritto di decidere chi sarà il prossimo presidente. Queste persone sono state incoraggiate non solo da Trump ma anche dai suoi alleati al congresso e dagli estremisti di destra che lo sostengono. Questa folla, almeno per qualche ora, ha avuto la meglio.
  • La schadenfreude sarà l'emozione dominante in capitali come Mosca, Pechino, Teheran, Caracas, Riyadh e Minsk. I leader di quei paesi, seduti in palazzi lussuosi e circondati da guardie del corpo, si godranno le scene che arrivano da Washington, entusiasti nel vedere quanto gli Stati Uniti siano caduti in basso.
  • Le vere vittime saranno i cittadini russi, cinesi, iraniani, venezuelani, sauditi e bielorussi. A pagare saranno i dissidenti, gli oppositori e i sostenitori della democrazia che organizzano manifestazioni, protestano e soffrono, sacrificando il loro tempo e in alcuni casi anche la loro vita solo per chiedere il diritto di votare, il diritto di vivere in un paese governato democraticamente e il diritto di godersi tutto ciò che gli statunitensi danno per scontato e a cui Trump non attribuisce nessun valore. Dopo quello che è successo il 6 gennaio, queste persone avranno una speranza in meno, un alleato in meno. La forza dell'esempio degli Stati Uniti sarà meno solida che in passato. Le parole degli statunitensi saranno più difficili da ascoltare.
  • Trump ha distrutto, sprecato e compromesso tutto ciò che ha potuto. Trump e i suoi alleati – in senato, nel governo e nei mezzi d'informazione di estrema destra – hanno rotto alleanze costruite con pazienza. Queste persone non comprendono il vero valore della democrazia, e non lo comprenderanno mai.

Note[modifica]

  1. Da (EN) War in Europe is not a hysterical idea, washingtonpost.com, 29 agosto 2014; tradotto in Bisogna prepararsi a una guerra in Europa?, Il Post.it, 31 agosto 2014.
  2. a b Da (EN) Donald Trump: Spokesman for birthers, truthers, and Internet trolls, washingtonpost.com, 21 agosto 2015; tradotto in Donald Trump, l'idolo dei troll, ilpost.it, 22 agosto 2015.

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