Aslan Maschadov

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Maschadov nel 1999

Aslan Alievič Maskhadov (1951 – 2005), militare e politico russo di etnia cecena.

Citazioni di Aslan Maschadov[modifica]

Da Maskhadov: «Vincerò e porterò la pace»

Intervista di Maddalena Tulanti, L'Unità, 28 gennaio 1997

  • Non pregheremo la Russia di prestarci soldi. Le chiederemo, invece, di risarcire il danno arrecato dalla guerra. La Russia porta la responsabilità diretta per la distruzione dell'economia nazionale, delle città, dei centri abitati, è giusto che paghi.
  • Si dice «ordine islamico», «repubblica islamica». Ma c'è il Corano. È la Costituzione, la legge di Allah, là c'è scritto tutto, non bisogna inventare nulla. Solo che in Arabia Saudita lo interpretano in un modo, in un altro posto diversamente. Ma il Corano è uguale per tutti. Bisogna prenderlo, vedere il suo contenuto e fare come esso prescrive. E basta.
  • Tutti i documenti per finire la guerra sono stati firmati da me o in mia presenza. Perciò il popolo stanco di questa guerra spera che io porterò la pace nella terra cecena, che non ci sarà più la guerra. Queste promesse sono legate al mio nome e in più il mondo si è accorto che sono uno propenso a compromessi accettabili, un uomo di parola.
  • I ceceni hanno sempre portato le armi, in tutti i tempi, non è mai stato un problema. Ma oggi faremo tutto il possibile perché le porti solo chi ha il diritto di farli e a chi spetta.

Da L'ultimo appello di Aslan Maskhadov all'Europa

Lettera inviata a Javier Solana, Altervista.org, 18 marzo 2005

  • Del milione di abitanti che contava la Cecenia di allora, più di 200.000 sono morti, 300.000 si sono rifugiati fuori del paese, decine di migliaia si sono sono spostati all'interno del paese, decine di migliaia soffrono delle conseguenze delle ferite ricevute, o delle torture subite. Migliaia di altri sono detenuti nelle prigioni e nei campi di "filtraggio" delle forze armate russe o dei loro collaboratori ceceni, nell'attesa del versamento di un riscatto o, più spesso, della morte dopo torture e privazioni innominabili.
  • Sul terrorismo, quotidiano e massiccio, dello stato russo e dei suoi accoliti ceceni, non ritornerò. In quanto agli atti terroristici perpetrati dalle frange della resistenza cecena, li ho, come sapete, ogni volta condannati. E continuerò a farlo. Resta il fatto che questo terrorismo non ha niente a che vedere col terrorismo fondamentalista internazionale. È l'opera di disperati che hanno, nella maggior parte dei casi, perso dei parenti in circostanze atroci, e che ritengono di potere rispondere all'aggressore ed all'occupante utilizzandone gli stessi metodi.
  • Lungi dal volere esagerare l'importanza del mio popolo negli affari del mondo e dell'Europa, resta il fatto che è oggi vittima di un lento sterminio e che la questione cecena costituisce, per il potere di Mosca, un'elemento chiave nella sua opera di decostruzione della democrazia e dello Stato di Diritto o, se si preferisce, di costruzione di un Stato autoritario, para o pseudo-democratico.

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