Augusto Guerriero

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Augusto Guerriero, noto anche con lo pseudonimo di Ricciardetto (1893 – 1981), giornalista e scrittore italiano.

Citazioni di Augusto Guerriero[modifica]

  • Alla poesia, alla musica, alla religione, si accede per la via del cuore.[1]
  • [Sulla vivisezione] Anche io ho creduto fino ad oggi che si rispettasse la legge. Anche io, come tanti ingenui, ho creduto che questi esperimenti crudelissimi si facessero su animali narcotizzati e che subito dopo l'esperimento si sopprimesse la vittima. Sono arrivato alla mia tarda età nell'ingenua opinione che i professori di università, i direttori di cliniche e ospedali dovessero avere, se non un po' di cuore, un po' di senso della decenza, e diciamo pure la parola giusta: che non potessero delinquere. Sì, delinquere, perché violare una legge che commina sanzioni penali, è delinquere. Ero in errore. Nelle nostre università, nelle nostre cliniche avvengono cose orribili, sotto la direzione di docenti che potranno essere grandi medici o chirurghi, ma certo sono dei bruti.[2]
  • Forse l'onestà è tutta un pregiudizio, ma io tengo a questi pregiudizi.[3]
  • Il giorno in cui l'Unione Sovietica crollasse anche il comunismo mondiale crollerebbe.[4]
  • Il nostro popolo ha intelligenza, esperienza, genialità in tante cose, ma in politica è rimasto un bambino.[5]
  • In Italia ha fortuna e trova credito chi sappia eccitare emozioni o sentimentalismi o pregiudizi – non chi faccia appello alla ragione.[6]
  • [Su Benito Mussolini] Gli Eroi ahimè! Non sorgono sol perché una moltitudine ne attenda l'evento; piuttosto in quelle ore, quasi sempre, sono i ciarlatani che si fanno avanti. Non soltanto il gelido dispotismo si cela allora dietro la maschera del genio, ma anche la più squallida miseria spirituale. Il supremo linguaggio che il fascismo ha tenuto di fronte alle libere istituzioni o di fronte agli avversari e ai dissenzienti non è nuovo: lo hanno usato tutte le volte che un genio o un avventuriero han voluto ubriacare le moltitudini per farne un loro strumento, hanno tutti irriso e spregiato il Parlamento. La storia si è inchinata quando si trattava di un eroe ma di fronte un arlecchino fattosi demagogo ha pronunciato la sua condanna. Ma, purtroppo se v'ha una giustizia nella storia, essa è ben cieca, e ben raramente accade che a quella stessa generazione; a quella stessa collettività, a quegli stessi uomini che hanno errato, spetti espiare.[7]
  • La Cina fa appello al mondo occidentale per avere capitali e tecnologia… Gli industriali, i capitalisti, gli uomini d'affari sono soddisfatti perché si è aperto un nuovo grande mercato alle loro attività. Ma il loro sguardo non va oltre il domani. E dopodomani? Se l'industrializzazione della Cina riesce, che sarà delle industrie occidentali? Sarà una concorrenza mortale. Sarà la fine di molte industrie occidentali. È tragico: l'Occidente, pur di vendere oggi collabora alla propria rovina fra 20 o 30 anni.[8]
  • La pace non da altro può essere assicurata che dallo squilibrio delle forze. Quando uno Stato assurge a tale potenza che nessun altro Stato possa competere con esso, allora si ha la pace.[9]
  • La politica è l'arte del possibile. È una sentenza usata e abusata, ma sempre vera. Segna la linea di distinzione fra l'uomo di Stato e l'avventuriero, fra il rivoluzionario e il visionario. Guevara voleva fare la rivoluzione in tre continenti senza uomini.[10]
  • [Sul fascismo] Le masse nella storia sono mosse quasi sempre da grandi illusioni, anziché da grandi principi: e quasi sempre si muovono dietro grandi allucinazioni, piuttosto che dietro grandi verità.[11]
  • Le Regioni se fossero amministrate bene, sarebbero immense istituzioni di beneficenza e per la creazione di "posti". Ma non saranno amministrate bene. E, la beneficenza, gli amministratori la faranno a se stessi. Ora ci siamo messi a sperperare miliardi per le nazionalizzazioni e per fare le regioni. Non sarebbe più ragionevole, più democratico e soprattutto più umano fare case antisismiche con quei soldi?[12]
  • Lo scandalo non è solo di chi lo fa, ma è anche di chi, potendo impedire che si rubi, non lo impedisce; di chi, potendo punire chi ha rubato, non lo punisce.[13]
  • Machiavelli, che passa per il genio della politica, per me è il contrario, in quanto ritiene possibile costruire lo Stato sul delitto, è l'incarnazione del nostro infantilismo politico.[14]
  • Mi scrivono: "Lei si inchina al successo" e credono di insultarmi. In realtà rendono omaggio al mio realismo. Essi credono che il successo sia sinonimo di fortuna. Io credo che "il reale sia razionale". Sì, ci può essere il colpo di fortuna o di sfortuna… Ma le guerre non si perdono o si vincono per caso, e la storia non procede in un senso o nell' altro per caso.[15]
  • Nessuno scrive meglio di colui che scrive quello che io amo leggere.[16]
  • Non si verrà mai a capo di questo, come non si saprà mai che cosa sia la vita, e che cosa siamo venuti a fare a questo mondo, e come andremo a finire quando ce ne andremo.[17]
  • Non sono un credente perché non credo nel dogma cristologico e in altri dogmi. Ma sono cristiano perché sono nato e vissuto in questa civiltà cristiana, e so quanta parte della mia formazione, direi di me stesso, debba a questa civiltà di cui sono figlio, e che, ahimè! volge al tramonto. Per capire che cosa sia stato Gesù per l'umanità, basta pensare che cosa saremmo noi se Egli non fosse esistito, la figura più sublime che sia apparsa nella storia di tutti i tempi e di tutti i popoli.[18]
  • Ora, una volta costituito un ordinamento giuridico, sembra che la libertà consista non più nell'ampiezza della sfera che quel limite lascia all'individuo ma nella certezza di quel limite; nella certezza del diritto comune. La certezza che ciascuno abbia, di non dover obbedienza ad altri che alle leggi e alle autorità costituite secondo le leggi, di non dovere altre prestazioni, oltre quelle prescritte dalle leggi, di non dover incorrere ad altre pene, oltre quelle previste dalle leggi; è questa la vera libertà. Concetto non filosofico, ma di semplice diritto positivo, e che può sembrare "filisteo", e che, tuttavia, è la sola base sicura di un ordinato vivere civile.[19]
  • [Sul moralismo] Per farsi beffa della giustizia non basta aggiungere un "ismo".[13]
  • Perché vi è un solo ideale per cui valga la pena di vivere: ed è la carità.[20]
  • Questo povero nostro Paese vittima di demagoghi ieri, oggi, sempre.[21]

Quaesivi et non inveni[modifica]

  • Nel merito, bisogna proclamare alto e forte che è «assurdo», che è «stupido», che è un insulto all'umana intelligenza chiamare deicida il popolo ebraico.
  • Si crede o non si crede, e si può credere per varie ragioni, di cui la migliore è che non ci sia alcuna ragione: la razòn de la sinrazòn. Ma certo non per scommessa. Non per calcolo o per convenienza. Meglio, infinitamente meglio non credere affatto.
  • La predicazione della Chiesa fu efficacissima quando insegnava ad odiare l'ebreo. Sarà meno efficace ora che cercherà di insegnare ad amarlo. Perché allora secondava i bassi istinti dell'uomo. Da ora innanzi li contrasterà.
  • Un Catechismo può astenersi dall'imporre una credenza. Ma non può astenersi dall'insegnare. Non può nelle questioni dubbie o controverse lavarsi le mani e rimettersi alla coscienza dei fedeli.
  • Al tempo di Lutero e di Calvino, l'Europa si faceva sterminare per stabilire se ci si salva con le opere e con la fede, o solo con la fede. Ma oggi nessuno darebbe una goccia di sangue per tutti i dogmi vecchi e nuovi.
  • Anch'io credo che molti di questi «teologi senza Dio» siano puramente e semplicemente atei. Si chiamino pure «cristiani», nel senso che partecipano alla civiltà cristiana, vivono di essa, e moriranno in essa. Ma sono atei. Anche quelli che si professano credenti.
  • Preferisco perdere l'anima, anziché rinunziare alla ragione.
  • Per il pio cristiano, la ricerca del Gesù storico è semplicemente fatale.
  • La restaurazione del Gesù storico non può portare che all'annientamentro della religione che è legata al suo nome. Questo era senza dubbio il pensiero di Albert Schweitzer, quando abbandonò la teologia, e disse che non possiamo restaurare il Gesù storico, e che, se potessimo, ci creeremmo un incubo.
  • La predicazione di Gesù concerne l'avvento del regno di Dio. Quella della Chiesa vi sostituisce l'annunzio di Gesù Cristo morto sulla croce per il peccato del mondo e resuscitato per la nostra salvezza. L'Annunziatore diventa l'Annunziato.

Note[modifica]

  1. Citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 218.
  2. Da Discorsi di Ricciardetto, sulla rivista Epoca, 19 febbraio 1967; citato in Hans Ruesch, Imperatrice nuda, Rizzoli, Milano, 19762.
  3. Citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 47.
  4. Da Il Mondo, 28 maggio 1949.
  5. Citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 129.
  6. Da Epoca, 3 giugno 1956.
  7. Da La maschera di Zarathustra, Il Mattino, 22-23 ottobre 1924.
  8. Da Epoca, 30 dicembre 1978.
  9. Da Tutto, 25 marzo 1939.
  10. Citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 142.
  11. Da Critica Sociale, 1-15 giugno 1922.
  12. Da Il terremoto, Corriere della Sera, 1 settembre 1962.
  13. a b Citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 176.
  14. Da Epoca, 19 marzo 1961.
  15. Citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 52.
  16. Citato in Selezione dal Reader's Digest, luglio 1971, p. 68.
  17. Citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 222.
  18. Citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 213.
  19. Da Omnibus, 13 giugno 1937.
  20. Citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 220.
  21. Citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 29.

Bibliografia[modifica]

  • Augusto Guerriero, Quaesivi et non inveni, Mondadori, Milano, 1973.

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