Augusto Guerriero

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Augusto Guerriero (1893 – 1981), giurista, saggista e giornalista italiano, noto anche con lo pseudonimo di Ricciardetto.

  • [Sul fascismo] Le masse nella storia sono mosse quasi sempre da grandi illusioni, anziché da grandi principi: e quasi sempre si muovono dietro grandi allucinazioni, piuttosto che dietro grandi verità. (da Critica Sociale, 1-15 giugno 1922)
  • [Su Benito Mussolini] Gli Eroi ahimè! Non sorgono sol perché una moltitudine ne attenda l'evento; piuttosto in quelle ore, quasi sempre, sono i ciarlatani che si fanno avanti. Non soltanto il gelido dispotismo si cela allora dietro la maschera del genio, ma anche la più squallida miseria spirituale. Il supremo linguaggio che il fascismo ha tenuto di fronte alle libere istituzioni o di fronte agli avversari e ai dissenzienti non è nuovo: lo hanno usato tutte le volte che un genio o un avventuriero han voluto ubriacare le moltitudini per farne un loro strumento, hanno tutti irriso e spregiato il Parlamento. La storia si è inchinata quando si trattava di un eroe ma di fronte un arlecchino fattosi demagogo ha pronunciato la sua condanna. Ma, purtroppo se v'ha una giustizia nella storia, essa è ben cieca, e ben raramente accade che a quella stessa generazione; a quella stessa collettività, a quegli stessi uomini che hanno errato, spetti espiare. (Da La maschera di Zarathustra, Il Mattino, 22-23 ottobre 1924)
  • Il giorno in cui l'Unione Sovietica crollasse anche il comunismo mondiale crollerebbe. (da Il Mondo, 28 maggio 1949)
  • Forse l'onestà è tutta un pregiudizio, ma io tengo a questi pregiudizi. (citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 47)
  • Machiavelli, che passa per il genio della politica, per me è il contrario, in quanto ritiene possibile costruire lo Stato sul delitto, è l'incarnazione del nostro infantilismo politico. (da Epoca, 19 marzo 1961)
  • In Italia ha fortuna e trova credito chi sappia eccitare emozioni o sentimentalismi o pregiudizi – non chi faccia appello alla ragione. (da Epoca, 3 giugno 1956)
  • Questo povero nostro Paese vittima di demagoghi ieri, oggi, sempre. (citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 29)
  • Il nostro popolo ha intelligenza, esperienza, genialità in tante cose, ma in politica è rimasto un bambino. (citato in Claudio Taccucc, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 129)
  • Le Regioni se fossero amministrate bene, sarebbero immense istituzioni di beneficenza e per la creazione di "posti". Ma non saranno amministrate bene. E, la beneficenza, gli amministratori la faranno a se stessi. Ora ci siamo messi a sperperare miliardi per le nazionalizzazioni e per fare le regioni. Non sarebbe più ragionevole, più democratico e soprattutto più umano fare case antisismiche con quei soldi? (da Il terremoto, Corriere della sera, 1 settembre 1962)
  • La politica è l'arte del possibile. È una sentenza usata e abusata, ma sempre vera. Segna la linea di distinzione fra l'uomo di Stato e l'avventuriero, fra il rivoluzionario e il visionario. Guevara voleva fare la rivoluzione in tre continenti senza uomini. (citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 142)
  • [Sul moralismo] Per farsi beffa della giustizia non basta aggiungere un "ismo" (citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 176)
  • Lo scandalo non è solo di chi lo fa, ma è anche di chi, potendo impedire che si rubi, non lo impedisce; di chi, potendo punire chi ha rubato, non lo punisce. (citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 176)
  • Ora, una volta costituito un ordinamento giuridico, sembra che la libertà consista non più nell'ampiezza della sfera che quel limite lascia all'individuo ma nella certezza di quel limite; nella certezza del diritto comune. La certezza che ciascuno abbia, di non dover obbedienza ad altri che alle leggi e alle autorità costituite secondo le leggi, di non dovere altre prestazioni, oltre quelle prescritte dalle leggi, di non dover incorrere ad altre pene, oltre quelle previste dalle leggi; è questa la vera libertà. Concetto non filosofico, ma di semplice diritto positivo, e che può sembrare "filisteo", e che, tuttavia, è la sola base sicura di un ordinato vivere civile. (da Omnibus, 13 giugno 1937)
  • Mi scrivono: "Lei si inchina al successo" e credono di insultarmi. In realtà rendono omaggio al mio realismo. Essi credono che il successo sia sinonimo di fortuna. Io credo che "il reale sia razionale". Sì, ci può essere il colpo di fortuna o di sfortuna… Ma le guerre non si perdono o si vincono per caso, e la storia non procede in un senso o nell' altro per caso. (citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 52)
  • La pace non da altro può essere assicurata che dallo squilibrio delle forze. Quando uno Stato assurge a tale potenza che nessun altro Stato possa competere con esso, allora si ha la pace. (da Tutto, 25 marzo 1939)
  • La Cina fa appello al mondo occidentale per avere capitali e tecnologia… Gli industriali, i capitalisti, gli uomini d'affari sono soddisfatti perché si è aperto un nuovo grande mercato alle loro attività. Ma il loro sguardo non va oltre il domani. E dopodomani? Se l'industrializzazione della Cina riesce, che sarà delle industrie occidentali?.Sarà una concorrenza mortale. Sarà la fine di molte industrie occidentali. E' tragico: l'Occidente, pur di vendere oggi collabora alla propria rovina fra 20 o 30 anni. (da Epoca, 30 dicembre 1978)
  • Alla poesia, alla musica, alla religione, si accede per la via del cuore. (citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 218)
  • Non sono un credente perché non credo nel dogma cristologico e in altri dogmi. Ma sono cristiano perché sono nato e vissuto in questa civiltà cristiana, e so quanta parte della mia formazione, direi di me stesso, debba a questa civiltà di cui sono figlio, e che, ahimè! volge al tramonto. Per capire che cosa sia stato Gesù per l'umanità, basta pensare che cosa saremmo noi se Egli non fosse esistito, la figura più sublime che sia apparsa nella storia di tutti i tempi e di tutti i popoli. (citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 213)
  • Perché vi è un solo ideale per cui valga la pena di vivere: ed è la carità. (citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 220)
  • Non si verrà mai a capo di questo, come non si saprà mai che cosa sia la vita, e che cosa siamo venuti a fare a questo mondo, e come andremo a finire quando ce ne andremo. (citato in Claudio Taccucci, Augusto Guerriero (Ricciardetto), p. 222)
  • Nessuno scrive meglio di colui che scrive quello che io amo leggere. (citato in Selezione dal Reader's Digest, pag. 68, luglio 1971)

Quaesivi et non inveni[modifica]

  • Nel merito, bisogna proclamare alto e forte che è «assurdo», che è «stupido», che è un insulto all'umana intelligenza chiamare deicida il popolo ebraico.
  • Si crede o non si crede, e si può credere per varie ragioni, di cui la migliore è che non ci sia alcuna ragione: la razòn de la sinrazòn. Ma certo non per scommessa. Non per calcolo o per convenienza. Meglio, infinitamente meglio non credere affatto.
  • La predicazione della Chiesa fu efficacissima quando insegnava ad odiare l'ebreo. Sarà meno efficace ora che cercherà di insegnare ad amarlo. Perché allora secondava i bassi istinti dell'uomo. Da ora innanzi li contrasterà.
  • Un Catechismo può astenersi dall'imporre una credenza. Ma non può astenersi dall'insegnare. Non può nelle questioni dubbie o controverse lavarsi le mani e rimettersi alla coscienza dei fedeli.
  • Al tempo di Lutero e di Calvino, l'Europa si faceva sterminare per stabilire se ci si salva con le opere e con la fede, o solo con la fede. Ma oggi nessuno darebbe una goccia di sangue per tutti i dogmi vecchi e nuovi.
  • Anch'io credo che molti di questi «teologi senza Dio» siano puramente e semplicemente atei. Si chiamino pure «cristiani», nel senso che partecipano alla civiltà cristiana, vivono di essa, e moriranno in essa. Ma sono atei. Anche quelli che si professano credenti.
  • Preferisco perdere l'anima, anziché rinunziare alla ragione.
  • Per il pio cristiano, la ricerca del Gesù storico è semplicemente fatale.
  • La restaurazione del Gesù storico non può portare che all'annientamentro della religione che è legata al suo nome. Questo era senza dubbio il pensiero di Albert Schweitzer, quando abbandonò la teologia, e disse che non possiamo restaurare il Gesù storico, e che, se potessimo, ci creeremmo un incubo.
  • La predicazione di Gesù concerne l'avvento del regno di Dio. Quella della Chiesa vi sostituisce l'annunzio di Gesù Cristo morto sulla croce per il peccato del mondo e resuscitato per la nostra salvezza. L'Annunziatore diventa l'Annunziato.

Bibliografia[modifica]

  • Augusto Guerriero, Quaesivi et non inveni, Mondadori, Milano, 1973.

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