Albert Schweitzer

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Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per la pace (1953)
Albert Schweitzer

Albert Schweitzer (1875 – 1965), medico, teologo, musicista e missionario tedesco.

Citazioni di Albert Schweitzer[modifica]

  • Dobbiamo non soltanto non uccidere, ma – se è possibile – conservare la vita [...]. Voi, però, tenete gli occhi aperti: non perdete occasione di essere misericordiosi. Perciò, non ignorate con noncuranza il povero insetto caduto in acqua, ma pensate che cosa significhi lottare per non affogare. Aiutatelo dunque, servendovi di un uncino o di un legnetto; e se poi si pulirà le ali, vi mostrerà qualcosa di meraviglioso: la fortuna di aver tratto in salvo la vita... di aver agito per incarico e per conto dell'onnipotenza di Dio. Il verme smarrito sulla terra dura muore perché non può penetrarvi. Voi deponetelo su un terreno ricco o sull'erba: «Ciò che avrete fatto a uno di questi piccoli, l'avrete fatto a me»[1]. Queste parole di Gesù si applicano a ogni nostra azione nei confronti delle creature inferiori.[2]
  • È la capacità dell'uomo di simpatizzare con tutte le creature viventi che fa di lui veramente un uomo.[3]
  • L'africano è mio fratello, ma è un fratello più giovane di parecchi secoli.[4]
  • L'esempio non è la cosa che influisce di più sugli altri: è l'unica cosa.[5]
  • La coscienza tranquilla è un'invenzione del diavolo.[6]
  • La fortuna è la sola cosa che si raddoppia quando la si condivide.[7]
  • La musica e i gatti sono un ottimo rifugio dalle miserie della vita.[8]
  • Lo spirito dell'uomo non è morto. Continua a vivere in segreto... È giunto a credere che la compassione, sulla quale si devono basare tutte le filosofie morali, può raggiungere la massima estensione e profondità solo se riguarda tutti gli esseri viventi, e non solo gli esseri umani.[9]
  • Non c'è niente di più negativo del risultato della ricerca sulla vita di Gesù. Il Gesù di Nazareth che si presentò come messia, annunciò il regno di Dio e morì per dare alla propria opera la consacrazione, non è mai esistito.[10]
  • Nostro dovere è prendere parte alla vita e averne cura. Il rispetto reverenziale per tutte le forme di vita rappresenta il comandamento più importante nella sua forma più elementare. Ovvero, espresso in termini negativi: "Non uccidere". Prendiamo così alla leggera questo divieto che ci troviamo a cogliere un fiore senza pensarci, a pestare un povero insetto senza pensarci, senza pensare, orribilmente ciechi, non sapendo che ogni cosa si prende le proprie rivincite, non preoccupandoci della sofferenza del nostro prossimo, che sacrifichiamo ai nostri meschini obiettivi terreni.[11]
  • Ogni qualvolta la mia vita dà in qualche modo se stessa per la vita altrui, la mia volontà di vivere limitata s'identifica con la volontà di vivere illimitata nella quale tutte le vite sono una cosa unica. Ho con me una bevanda che mi impedisce di morire di sete nel deserto della vita.[12]
  • Padre celeste, benedici tutte le cose che hanno vita, difendile dal male e falle dormire in pace.[13]
  • Più guardiamo nel profondo della natura, più ci accorgiamo che è piena di vita e più constatiamo che tutta la vita è un mistero e che noi siamo uniti a ogni vita che esiste nella natura.[14]
  • Veramente morale non è che colui che soccorre ogni vita alla quale egli può portare aiuto e si astiene di far torto ad ogni creatura che ha vita. La vita in se stessa è sacrosanta. Io mi rendo ben conto che il costume di mangiar carne non è in accordo con i sentimenti più elevati.[15]
  • Verrà un momento in cui l'opinione pubblica non tollererà più divertimenti basati sul maltrattamento e l'uccisione degli animali.[16]

Civilization and ethics[modifica]

  • L'unico modo possibile di dare un significato alla sua esistenza è [per l'uomo] quello di elevare i suoi rapporti naturali col mondo ad un livello spirituale. Sottoposto all'influsso di questo mondo egli perviene ad una relazione spirituale con esso per mezzo della rassegnazione. La vera rassegnazione consiste nel fatto che l'uomo, sentendo la sua subordinazione al corso degli avvenimenti, lotta per giungere ad una libertà interiore dai fatti che foggiano l'aspetto esteriore della sua esistenza. Ciò significa che egli trova forza per sopportare le avversità della sua sorte, in modo che queste cooperano a fare di lui un persona più profonda e spirituale, a purificarlo e a dargli quiete e pace. La rassegnazione perciò è l'affermazione spirituale ed etica dell'esistenza di un individuo. Soltanto chi è passato attraverso lo stadio della rassegnazione è capace di affermare il mondo. (1994, p. 898)
  • Coloro che sperimentano tecniche operatorie o medicine su animali, oppure iniettano loro delle malattie per poter aiutare gli esseri umani coi risultati ottenuti, non dovrebbero mai tranquillizzare la loro coscienza con la scusa generale che le loro terribili azioni vengono compiute per un nobile scopo. È loro dovere riflettere in ogni singolo caso se è realmente e veramente così necessario sacrificare un animale per l'umanità. Dovrebbero preoccuparsi ansiosamente di alleviare il più possibile il dolore che provocano.
    Quanti delitti vengono in questo modo perpetrati negli istituti scientifici dove spesso si tralascia di usare i narcotici per risparmiare tempo e fatica! Quanti delitti si compiono facendo soffrire agli animali le torture dell'agonia, solo per dimostrare agli studenti delle verità scientifiche che sono già perfettamente conosciute! Il fatto che l'animale, come vittima della ricerca, abbia col suo dolore reso tali servizi all'uomo sofferente, crea di per sé un nuovo ed unico rapporto di solidarietà tra lui e noi. Ne risulta per ognuno di noi l'obbligo di impegnarsi a fare quanto più bene è possibile a tutte le creature, in ogni circostanza. Quando aiuto un insetto in difficoltà lo faccio nel tentativo di cancellare una parte della colpa commessa con questi crimini contro gli animali. (1994, pp. 903-904)
  • L'etica del rispetto per la vita [...] ci induce ad unirci nella ricerca di occasioni che diano un qualche aiuto agli altri animali, per compensare la grande quantità di sofferenza che essi ricevono da noi [...]. (1994, p. 904)

Rispetto per la vita[modifica]

  • Fin dalla mia più tenera infanzia ho sentito il bisogno di avere compassione per gli animali. Ancor prima di andare a scuola non riuscivo a capire perché, nella preghiera della sera, dovevo pregare soltanto per delle persone. Per questo, dopo che mia madre mi aveva fatto ripetere la preghiera e mi aveva dato il bacio della buona notte, in segreto aggiungevo una preghiera per tutti gli esseri viventi, composta da me. Diceva così: «Buon Dio, proteggi e benedici tutto ciò che ha respiro, difendili da ogni male e fa' che dormano tranquilli». (p. 9)
  • Il Movimento per la protezione degli animali, sorto durante la mia giovinezza, ebbe una grande influenza su di me. Finalmente c'era qualcuno che osava sostenere in pubblico che la compassione per gli animali è qualcosa di naturale, che fa parte della vera umanità, e che non è necessario tener nascosti i propri sentimenti di fronte a questa consapevolezza. Ebbi l'impressione che una nuova luce si fosse accesa nell'oscurità delle idee, e che sarebbe stata alimentata per sempre. (p. 10)
  • In quegli anni di fine secolo suscitò enorme risonanza in noi studenti la pubblicazione di scritti molto diversi fra loro: quelli di Nietzsche e di Tolstoi [...]. Lo scrittore e pensatore russo esprimeva una visione ben diversa da quella del filosofo tedesco. Tolstoi era un sostenitore della cultura etica, e la considerava la verità profonda, raggiunta attraverso lunghe riflessioni ed esperienze di vita. Leggendo i suoi racconti noi ripercorrevamo assieme a lui il cammino verso la conoscenza della vera umanità e di una spiritualità semplice e schietta. (pp. 10-11)
  • Due volte, insieme ad altri ragazzi, ho pescato con l'amo. Poi, il ribrezzo di fronte alla violenza dei vermi infilzati e delle bocche lacerate dei pesci catturati mi impedì di continuare, ed ebbi addirittura il coraggio di distogliere altri dalla pesca. (p. 64)
  • Riflettere sull'etica dell'amore per tutte le creature in tutti i suoi dettagli: questo è il difficile compito assegnato al tempo in cui viviamo. (pp. 90-91)

Citazioni su Albert Schweitzer[modifica]

  • A neppur ventisei anni, già laureato in filosofia, pubblicò il Mistero del Regno di Dio, sottolineando il contenuto escatologico del Nuovo Testamento con tale profondità da conquistarsi subito una vastissima reputazione nel campo degli studi teologici e da ottenere la sua seconda laurea, appunto, in teologia. (Olga Ceretti)

Note[modifica]

  1. Cfr. Gesù: «In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me».
  2. Da La melodia del rispetto per la vita: Prediche di Strasburgo, traduzione di Enrico Colombo, Edizioni San Paolo, 2002, p. 56. ISBN 88-215-4646-2
  3. Citato in Marcus Parisini, L'anima degli animali, Edizioni Biblioteca dell'Immagine, Pordenone, 2002, p. 48. ISBN 88-87881-68-5
  4. Da The Observer, 23 ottobre 1955.
  5. Citato in Selezione dal Reader's Digest, febbraio 1976.
  6. Da The Philosophy of Civilisation.
  7. Da Zitate und Aussprücke, Dudenverlag. ISBN 3-411-04122-6
  8. Citato in Rachael Hale, 101 cataclismi: Per amore dei gatti, Contrasto, Roma, 2004, p. 23. ISBN 88-89032-33-2
  9. Dal discorso tenuto alla consegna del Premio Nobel per la pace nel 1953, intitolato The Problem of Peace in the World Today.
  10. Citato in Karlheinz Deschner, Sopra di noi... niente, Ariele, 2008.
  11. Da Reverence for Life.
  12. Da The Philosophy of Civilization; citato in Gino Ditadi, I filosofi e gli animali, vol. 1, Isonomia editrice, Este, 1994, p. 219. ISBN 88-85944-12-4
  13. Citato in Franca Zambonini, Diversamente giovani, in Famiglia Cristiana, 14 ottobre 2007, p. 174.
  14. Citato in Barbara De Mori, Che cos'è la bioetica animale, Carocci, Roma, 2007, p. 59. ISBN 978-88-430-4079-7
  15. Citato in Edmondo Marcucci, Che cos'è il vegetarismo, AVI, 1966, pp. 22-23.
  16. Citato in Tom Regan, Gabbie vuote: La sfida dei diritti animali, traduzione di Massimo Filippi e Alessandra Galbiati, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2005, p. 231. ISBN 88-7106-425-9

Bibliografia[modifica]

  • Albert Schweitzer, Civilization and ethics; citato in Gino Ditadi (a cura di), I filosofi e gli animali, vol. 2, Isonomia editrice, Este, 1994. ISBN 88-85944-12-4
  • Albert Schweitzer, Rispetto per la vita: Gli scritti più importanti nell'arco di un cinquantennio raccolti da Hans Walter Bahr, traduzione di Giuliana Gandolfo, Claudiana, Torino, 1994. ISBN 88-7016-205-2

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