Candido Cannavò

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Da sinistra: Candido Cannavò e Giorgio Napolitano

Candido Cannavò (1930 – 2009), giornalista italiano.

Citazioni di Candido Cannavò[modifica]

  • Alessandro Del Piero, storia juventina che non finisce mai, ammaliante condanna. Lui ha scavalcato i miti del club più famoso d'Italia, lui è più forte dell'anagrafe, degli infortuni, degli allenatori che lo sostituiscono, dei critici che lo considerano un peso nella marcia verso il futuro. Lui è Del Piero e quel prodigioso tiro della rinascita non poteva essere che suo.[1]
  • [...] Chi avrà la fortuna e l'onore di vincere il titolo mondiale, non lo erediterà dai favolosi campioni di Spagna, ma da un drappello di fantasmi che, da ormai quasi quattro anni, non facevano più paura a nessuno.[2]
  • Dalle Alpi francesi solcate da una tempesta, si leva solenne, al di là delle nuvole della fantasia, un dio dello sport: si chiama Marco, il nome forte di un evangelista. È andato lassù, in una bugiarda giornata di luglio, a predicare sulle montagne il mistero eterno dell'uomo ai confini della più spietata fatica. Eccolo, con i rivoli di forza vitale che gli restano addosso, nel suo ultimo gemito soave. È finita. Lo straordinario miscuglio di gioia e sofferenza che agita la sua anima produce una sorta di trasfigurazione nel volto di Pantani. C'è un senso profondamente drammatico nel suo trionfo. Ne ho viste tante in quasi mezzo secolo di sport, ma l'abbraccio di Marco con quel traguardo che gli sta davanti e che gli cambia la maglia e la vita, è un'immagine baciata dall'eternità.[3]
  • E io tiro fuori sempre quell'episodio quando si parla della nostra vigliacca partita di quattro anni fa con la modesta Corea, padrona di casa, che ci costò l'eliminazione. L'Italia doveva far quattro gol, anziché prendersela con l'arbitro Moreno.[4]
  • È stata l'ultima domenica di calcio del 2008 ed io mi concedo il privilegio di assegnare un Oscar personale, senza giuria. Sento di avere milioni di persone alle spalle e di interpretare il loro sentimento. L'Oscar è per Alessandro Del Piero, un veterano del pallone che ho visto sbocciare quando nella Juve c'era Baggio e che all'improvviso, all'età in cui si parla di pensione, è tornato ragazzo. Non è la onirica visione di una favola natalizia: è l'incredibile realtà. Del Piero ha stravolto anagrafe e fisiologia. Era largo, greve e logoro a 28 anni, con muscoli gonfi e non saltava più l'uomo. È ringiovanito dai 32 anni in su: corre scioltissimo, dribbla come dodici anni fa. E in più inventa quei prodigiosi calci di punizione, frutto di un esercizio infinito.[5]
  • Fausto era ancora nella camera ardente. Arrivò Bartali. Prese la mano di Fausto e disse: «È incredibile, è incredibile». Pianse e pregò alla sua maniera. Il grande duello era finito per sempre. (citato in Claudio Gregori, Il Bici-Calendario)
  • Felice Borel l'ho conosciuto direttamente. Lui, per carità, è stato un grande giocatore, ma non un grandissimo. Era... si distingueva perché faceva tanti gol e, soprattutto, perché era, per l'epoca, uno dei giocatori più eleganti, non solo sul campo, ma anche nella sua vita privata...[6]
  • L'Olimpiade vince con gli sport poveri, ma vince anche con i campioni del superprofessionismo. L'Olimpiade è una parentesi tra le contraddizioni dello sport, viaggia tra le angustie e gli splendori del mondo, non maschera nulla, non ci fa dimenticare tragedie e ingiustizie, difende faticosamente valori. Benedetto sia chi la concepì e chi la fece rinascere. Nulla di più bello ho visto sgorgare dalla fantasia dell'uomo.[7]
  • Lui non esercita soltanto carisma, non è un semplice esempio di comportamento, non è rinchiuso nel suo ambito di indiscusso capitano: è anche un operaio specializzato. [...] Del Piero è proprio un caso da studiare. E io penso che un trattato su di lui unisca fisiologia, psicologia, stile di vita, arte del comando.[8]
  • Quando la Juve ha bisogno di lui, si toglie la tuta e dà il meglio: che è un meglio da Del Piero, roba di prima qualità. E nel notare questa sua preziosa umiltà, espressa come regola di vita, quasi ti scordi del suo passato, delle sue infinite glorie juventine, delle montagne di gol e persino del suo titolo mondiale trascinato in una serie B che, smaltita la tristezza, per la Juve sta diventando una favola. Ma lui tocca la palla e ti ricorda che, seppure a dosi limitate, c' è ancora un campione bianconero a vita che, come Roberto Baggio, è il campione di tutti.[9]
  • [Su Luigi Meroni] Scrostava la muffa dalle abitudini, smascherava le ipocrisie. Un tenero rivoluzionario che dava il meglio di sé nel lavoro e poi rivendicava libertà totale.[10]
  • [Su Pietro Anastasi] Un grande giocatore, per abilità, per destrezza, per generosità.[11]

Dall'intervista di Claudio Sabelli Fioretti, Sette, 12 dicembre 2002

Disponibile su SabelliFioretti.it.

  • Esiste un mercato del cattivo gusto e il trionfatore è Aldo Biscardi. Imbattibile. I più casinisti, i presidenti peggiori li trova sempre lui. Ha fiuto. Siamo amici, ma la sua è una televisione che non mi piace. Come quella che fa Maurizio Mosca. Io gli voglio bene. È un ragazzo umanamente tenero. Ma non amo quello che fa in televisione.
  • Gli adulatori nascono attorno agli uomini potenti. Attorno a Berlusconi ce ne sono tantissimi. Fa impressione vedere alla televisione questo Schifani.
  • Ho tifato per il Milan, per la Juve, per l'Inter e per la Roma. Tutto purché il campionato fosse vivace, nell'interesse della mia ditta, la Gazzetta dello Sport.
  • La concorrenza tra Rai e Mediaset ha divorato lo sport. Abbiamo dovuto ripensare i giornali. Oggi devi dare per scontato che la gente sa già che cosa è successo quando compra il giornale. E devi costruire delle storie.

E li chiamano disabili[modifica]

  • La domanda da porsi è questa: che cosa può fare un disabile per la collettività in cui vive? È una domanda rivoluzionaria, un cambio drastico di cultura e immagine.
  • La vita è un miracolo che può fiorire ovunque, anche dove sembra che la luce del giorno non sia mai arrivata.
  • Penso che talvolta i veri limiti esistano in chi ci guarda.
  • Vedi com'è la vita? C'è gente che va in chiesa, prega, si batte la mano sul petto e poi si comporta in modo vergognoso.

Pretacci: Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede[modifica]

  • Don Rigoldi è un missionario in patria, anzi in casa.Dovunque mette le tende, la sua prima mossa è aprire le porte, anzi spalancarle, a tutti.
  • Ho immaginato un marciapiede infinito. E uomini di Cristo che lo percorrono con il Vangelo in mano in un azione rudemente terrena che recupera i valori primigeni del messaggio cristiano.
  • Preti antichi come don Oreste Benzi, legato sino alla morte alla sua tonaca, che ha lasciato odore di santità sulle strade della notte, tra ragazze schiave e vendute come merce.

Note[modifica]

  1. Da Ale, vita da Juve che non finisce mai, Gazzetta dello Sport, 23 ottobre 2008.
  2. Dalla conclusione di un editoriale dopo l'eliminazione dell'Italia dal Campionato mondiale di calcio 1986, Gazzetta dello Sport,  Data? Data?
  3. Da Attacca da lontano e sgretola tutti È in giallo: ora ha il Tour in mano Scrive così una pagina epica di sport, Gazzetta dello sport, 28 luglio 1998.
  4. Da Cannavò: "quanti aiuti casalinghi, ma il mondiale Non si vince con gli arbitri", Gazzetta dello Sport, 3 giugno 2006.
  5. Da Il mio premio al ragazzo Ale, Gazzetta dello Sport, 22 dicembre 2008.
  6. Dal documentario Grande Storia della Juventus: Il Quinquennio d'Oro. Video disponibile su Youtube.com (04:38 – 09:23).
  7. Da Il Federer olimpico e il dolore di Pelé, Gazzetta dello Sport, 25 luglio 2008.
  8. Da Ale, un fenomeno da studiare, Gazzetta dello Sport, 6 novembre 2008.
  9. Da Del Piero, Baggio e la dolce memoria di Prisco, Gazzetta dello Sport, 11 dicembre 2006.
  10. Citato in Gian Antonio Stella, Ricordo di Meroni, bohémien del calcio, Corriere della Sera, 1º febbraio 2017, p. 27.
  11. Dall'intervento visibile nel DVD La grande storia della Juventus: 1966-1975 "Da Herrera a Parola", a cura di Manuela Romano, con la collaborazione di Roberto Saoncella, RCS Quotidiani, RAI Trade, LaPresse Group, 2005 (06:30).

Bibliografia[modifica]

  • Candido Cannavò, E li chiamano disabili (2005), Rizzoli. ISBN 8817007811
  • Candido Cannavò, Pretacci: Storie di uomini che portano il Vangelo sul marciapiede, 2008.

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