Vai al contenuto

Emilio Lussu

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Emilio Lussu

Emilio Lussu (1890 – 1975), politico, scrittore e militare italiano.

Citazioni di Emilio Lussu[modifica]

  • Che ne sarebbe della civiltà del mondo, se l’ingiusta violenza si potesse sempre imporre senza resistenza?”[1]
  • Il popolo sardo, come i popoli venuti ultimi alla civiltà moderna e già fattisi primi, ha da rivelare qualcosa a se stesso e agli altri, di profondamente umano e nuovo. (da L'avvenire della Sardegna, Il ponte, ottobre 1951)
  • Quanto avviene Pratobello contro pastorizia et agricoltura est provocazione colonialista stop. Rimborso danni et premio in denaro est offensivo palliativo che non annulla ma aggrava ingiustizia stop. Chi ha coscienza dei propri diritti non li baratta stop. Responsabilità non est militare ma politica. Perciò mi sento solidale incondizionatamente con pastori et contadini Orgosolo che non hanno capitolato et se fossi in condizioni di salute differenti sarei in mezzo a loro stop. Allontanamento immediato poligono et militari si impone come misura civile e democratica lavoro et produzione stop.[2]

Interventi all'Assemblea Costituente[modifica]

Dall'intervento alla seduta del 17 luglio 1946

Resoconto stenografico 6. Seduta di mercoledì 17 luglio 1946

  • Il Capo dello Stato si chiama Capo provvisorio dello Stato. Perché provvisorio? Sembrerebbe che non è provvisorio solo il Capo, ma persino lo Stato, cioè la Repubblica. (p. 75)
  • [...] in politica la questione di forma, come spesso avviene in altre manifestazioni dell'attività umana, è anche questione di sostanza. (p. 75)
  • [...] parecchi fra noi avrebbero preferito vedere il Capo dello Stato, il primo Presidente della Repubblica Italiana, anziché vagare come un inquilino non fortunato fra Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Giustiniani, entrare alla sua vera sede e casa: al Quirinale. (p. 75)
  • In tempi normali è la politica interna che influisce sulla politica estera, ma vi sono alcuni momenti, come quello che attraversiamo, in cui è la politica estere che può influenzare enormemente tutta la politica interna del Paese. (p. 76)
  • Di tutte le pesti, il nazionalismo è certamente la peste politica più contagiosa e quella che può essere la più fatale; [...] (p. 76)
  • [...] le grandi Potenze, tutte, nessuna esclusa, sono entrate nella guerra trascinate dalla difesa necessaria dei propri interessi, anche se qualche volta legittimi; ma hanno dovuto fare appello, per avere la coscienza del mondo con loro — e soprattutto quella dei popoli oppressi — a principî e verità universali. (p. 76)
  • La politica non è morale, e tanto meno la politica estera. (p. 76)
  • I dirigenti responsabili della Francia signor Daladier e dell'Inghilterra signor Chamberlain, i rappresentanti di queste due grandi Nazioni che, per le loro alleanze e le loro amicizie, avevano la chiave della situazione europea, hanno fatto esclusivamente una politica di incoraggiamento al fascismo per trascinare le grandi potenze fasciste, per trascinare la Germania, anzitutto, alla guerra e all'aggressione contro la Russia Sovietica. Monaco è opera loro. La guerra è opera loro. (p. 76)
  • Lo storico fra cinquant'anni non vedrà niente di queste cosiddette nostre responsabilità, che diventeranno un piccolo granello di sabbia nel deserto, vedrà solo la manovra compiuta dalle grandi potenze contro la Russia Sovietica. (pp. 76-77) [Sulle responsabilità della Seconda guerra mondiale]
  • È stata fatta una politica di incubazione del fascismo. Il signor Churchill, il signor Daladier, hanno fatto con Hitler esattamente quello che ha fatto in Italia Giolitti con Mussolini. (p. 77)
  • Mussolini era incapace di covare, da sé, l'uovo fascista. (p. 77)
  • Giolitti credeva di poter allevare Mussolini: lo riscaldò, lo accarezzò, lo portò persino con sé trionfalmente alle elezioni politiche, sicuro di servirsene per domare il partito socialista; ma l'uccello ha dimostrato quello che era, e noi sappiamo che cosa è successo. (p. 77)
  • Non esiste nessun popolo nel mondo che abbia combattuto per la libertà più del popolo spagnolo. (p. 77)
  • Il popolo italiano è vittima, non complice. (p. 77) [Sulle responsabilità italiane del fascismo e della Seconda guerra mondiale]
  • Il popolo ha accolto da liberatori gli Alleati in Sicilia, in Calabria, a Roma, dovunque. Come liberatori, non come giustizieri. (p. 77)
  • Ebbene, il popolo italiano ha deciso non già di morire per Hitler o per Mussolini e tanto meno di vivere per sè, ma ha deciso di morire per l'Italia e per la civiltà. (p. 77)
  • La Francia ha fatto la guerra che Napoleone III voleva non il popolo francese. (p. 78)
  • [...] in una situazione così difficile come la presente, in cui tutto è sconvolto, il paradosso è ancora l'unica forma di ragionamento che il buon senso può fare. (p. 78)
  • All'inizio della guerra, siccome gran parte degli emigrati italiani volevano offrirsi in formazioni volontarie per essere impiegati sul fronte tedesco, il signor Daladier fece una dichiarazione ufficiale di cui è certamente traccia al Quai d'Orsay, nella quale affermava che mai la Francia, uscita vittoriosa dalla guerra d'aggressione fascista, avrebbe chiesto qualcosa al popolo italiano. (p. 78)
  • Le libertà di un cittadino sappiamo quali siano: libertà di parlare, di credere, diritto di vivere da eguale, diritto alla protezione della legge, diritto all'integrità della sua persona e alla sua dignità umana. Ma per un popolo, per una nazione, la libertà è la sua indipendenza, la sua sovranità, l'integrità del suo territorio nazionale. (p. 79)
  • Io sulle colonie personalmente credo di non aver proprio nulla da nascondere. Ho sempre considerato il problema coloniale come il problema del disastro. (p. 79)
  • L'Italia era troppo giovane, nata da troppo poco tempo all'unità nazionale per affrontare avventure coloniali. Non così dovevamo investire tutti i frutti del nostro lavoro. Con le colonie, noi rischiavamo di perdere anche la Metropoli. (p. 79)
  • Con le colonie, comincia l'idea imperiale, l'idea delle grandi conquiste che s'impongono una dopo l'altra. Come Massaua ha portato Crispi alla guerra contro l'Abissinia, e alle leggi eccezionali in Italia, così la Libia ha portato Mussolini a una nuova guerra con l'Abissinia e poi alla guerra mondiale. (p. 79)
  • Io credo che, se il giorno in cui il bastimento della compagnia Rubattino doveva partire per Assab nel 1883, Rubattino lo avesse ancorato nel porto di Palermo ed avesse fatto una gita di piacere o di affari in Svizzera, le fortune del nostro Paese si troverebbero in migliore stato. (p. 79)
  • [...] mentre il partito laburista fa, nella libertà, un grande esperimento sociale verso cui è tesa l'anima di tutti i popoli e delle classi più sofferenti che attendono la liberazione dall'opprimente bisogno e dall'inedia, la politica esterna britannica è fatta esattamente sulla falsariga dei predecessori. (p. 80)
  • Sembra che per una legge di natura alle idee universali siano fedeli solo i filosofi e i piccoli popoli o i popoli vinti. (p. 80)
  • Questi bravi ragazzi che oggi strepitano per Trieste o per Trento, ci ricordano quegli altri bravi ragazzi che strepitarono per l'Albania, o per la Francia. (p. 80)
  • Come fanno questi partiti di massa a firmare per il popolo italiano, per la parte del popolo italiano che essi rappresentano, cioè ad ammettere che sono effettivamente responsabili del fascismo e della guerra? (p. 80) [Sulla firma del Trattato di Parigi fra l'Italia e le potenze alleate]
  • [...] in questa Assemblea non c'è nessuno, che io sappia, che abbia firmato o approvato le leggi fasciste o la guerra d'aggressione. Che io sappia, qui dentro nessuno è responsabile di questo. (p. 81)
  • La differenza tra democrazia e dittatura è appunto questa: più teste, una testa. (p. 81)
  • A Palazzo Chigi, al centro, e nelle sue diramazioni diplomatiche e consolari, il personale del Ministero degli esteri è lo stesso che ha rappresentato l'Italia durante il regime fascista. Bisogna veramente riformare tutto. (p. 82)
  • Nelle chiese, nel confessionale, nella spiegazione del Vangelo, i parroci hanno obbligato esercitando un vero e proprio terrore spirituale, a votare per una lista: quella della Democrazia Cristiana. (p. 83)
  • Non vi può essere un democratico responsabile, il quale non desideri che l'Uomo Qualunque diventi un partito, anche un grande partito della democrazia. Ma oggi, il partito dell'Uomo Qualunque non è un partito della democrazia. (p. 83)
  • Il partito del malcontento è sempre esistito in Italia, anche in Roma attorno a Pasquino e Marforio. (p. 83)
  • Finché vi saranno uomini in Italia che si dichiareranno orgogliosi di essere stati fascisti e di esserlo ancora, non vi può essere riconciliazione seria. (p. 84)
  • La pietà nasce solo dalla giustizia. (p. 84)
  • Voi siete stato un uomo di Stato, un onesto uomo di Stato. Ma non avete mai avuto fiducia nella grande capacità del popolo italiano, nella sua capacità di ricostruzione e di rinascita. Non l'aveste dopo l'altra guerra e non l'avete nemmeno ora. (p. 84) [Rivolgendosi a Francesco Saverio Nitti]

Marcia su Roma e dintorni[modifica]

Incipit[modifica]

Il mio battaglione era sulla linea di armistizio alla frontiera jugoslava, quando a Parigi si riunì la Conferenza della Pace. L'esercito era democratico. Non avevamo noi proclamato, per cinque anni, di batterci per una causa di libertà e di giustizia? Il messaggio di Wilson era popolarissimo fra i combattenti, e grande fu la delusione quando sembrò che i 14 punti, ad uno ad uno, crollassero al contatto della diplomazia europea. La diplomazia era già per se stessa antipatica ai combattenti press'a poco come lo Stato Maggiore.

Citazioni[modifica]

  • La tragedia, spesso, non è nel battersi ma nel non potersi battere. (2002, p. 98)
  • La violenza più forte può trionfare della violenza più debole, non del raccoglimento e della tenacia. (2002, p. 104)
  • Alla libertà si rimane fedeli nelle ore difficili. Quando è minacciata la si difende: quando è perduta si muore. (1974, p. 149)
  • Che vale contrastare il terreno al nemico invincibile? È più saggio gittare le armi e fare addirittura con esso causa comune. (1974, p. 184)
  • La psicologia del condannato politico è quella di un principe in regime dispotico. (1974, p. 198)

Explicit[modifica]

– Il mondo va a destra!...
– Il mondo non va né a destra né a sinistra. Il mondo continua a girare attorno a se stesso, con regolari eclissi di luna e di sole.

Un anno sull'Altipiano[modifica]

Incipit[modifica]

Alla fine maggio 1916, la mia brigata – reggimenti 399° e 400° – stava ancora sul Carso. Sin dall'inizio della guerra, essa aveva combattuto solo su quel fronte. Per noi, era ormai diventato insopportabile. Ogni palmo di terra ci ricordava un combattimento o la tomba di un compagno caduto. Non avevamo fatto altro che conquistare trincee, trincee e trincee. Dopo quella dei "gatti rossi", era venuta quella dei "gatti neri", poi quella dei "gatti verdi". Ma la situazione era sempre la stessa. Presa una trincea, bisognava conquistarne un'altra. Trieste era sempre là, di fronte al golfo, alla stessa distanza, stanca. La nostra artiglieria non vi aveva voluto tirare un sol colpo. Il duca d'Aosta, nostro comandante d'armata, la citava ogni volta, negli ordini del giorno e nei discorsi, per animare i combattenti.

Citazioni[modifica]

  • Il dramma della guerra è l'assalto. La morte è un avvenimento normale e si muore senza spavento. Ma la coscienza della morte, la certezza della morte inevitabile, rende tragiche le ore che la precedono. (cap. XVI)
  • L'assalto! Dove si andava? Si abbandonavano i ripari e si usciva. Dove? Le mitragliatrici, tutte, sdraiate sul ventre imbottito di cartucce, ci aspettavano. Chi non ha conosciuto quegli istanti, non ha conosciuto la guerra.
  • Sentivo delle ondate di follia avvicinarsi e sparire. A tratti, sentivo il cervello sciaguattare nella scatola cranica, come l'acqua agitata in una bottiglia.
  • Fare la guerra è una cosa, uccidere un uomo è un'altra cosa.
  • Il caporale si rovesciò indietro e cadde su di noi. La palla lo aveva colpito alla sommità del petto, sotto la clavicola, attraversandolo da parte a parte. E il sangue gli usciva dalla bocca. Gli occhi chiusi, il respiro affannoso, mormorava: «Non è niente, signor tenente».
  • Prima tanto forte e pieno di vita, ora era sfinito. Steso sul lettino da campo, le labbra bianche, immobile, sembrava un cadavere. Solo una contrazione della bocca, simile ad un sorriso amaro, mostrava ch'egli viveva e soffriva.
  • Non è vero che l'istinto di conservazione sia una legge assoluta della vita. Vi sono dei momenti, in cui la vita pesa più dell'attesa della morte.
  • Tristezza e gioia sono emozioni della stessa natura. (cap. XXIII)
  • Questa decimazione appariva un avvenimento così precipitato e straordinario da non essere neppure considerato possibile. Ma non è necessario che tutti credano al dramma perché questo si svolga. (cap. XXVIII)

Explicit[modifica]

Gli ufficiali trattenevano il respiro. Non Avevano sentito le parole dell'aiutante maggiore, ma, dalle mie risposte, avevano capito tutto. Muti, mi guardavano negli occhi, con un'espressione di angoscia. il tenente di cavalleria riempì il bicchiere e disse: – Beviamo alla Bainsizza! – I colleghi l'imitarono. L'offensiva sulla Bainsizza! La guerra ricominciava.

Citazioni su Emilio Lussu[modifica]

  • L'onorevole Lussu ha sempre detto che non è federalista. Io sono disposto a credergli, perché penso che sia un uomo di buona fede, e non faccio il processo alla sua coscienza. Faccio invece il processo alla sua subcoscienza: [...] Nasce il forte sospetto che molti autonomisti abbiano una coscienza regionalista e una subcoscienza federalista. (Giuseppe Abozzi)
  • Quasi richiamati dal vento della Storia, intorno a Porta San Paolo si raccolsero intorno ai sassarini volti antichi e nuovi, in una straordinaria continuità di spiriti. Il leggendario, antico tenente della Sassari Emilio Lussu, protagonista ed epico narratore di quell'Anno sull'Altipiano e nel 1943 leader del Partito d'Azione, apparve con il suo viso aguzzo e il famigerato sguardo fiero dietro gli occhialini.(Ferdinando Scala)

Note[modifica]

  1. Citato nel discorso del Presidente della FIAP Luca Aniasi al 17° congresso nazionale dell’ANPI il 22 marzo 2022,
  2. Da un telegramma del 1969 inviato alla popolazione di Orgosolo; citato in Emilio Lussu: vorrei stare in mezzo a voi, lanuovasardegna.it, 3 marzo 2019.

Bibliografia[modifica]

  • Emilio Lussu, Marcia su Roma e dintorni, Giulio Einaudi Editore, 1974.
  • Emilio Lussu, Marcia su Roma e dintorni, Giulio Einaudi Editore, 2002.
  • Emilio Lussu, Un anno sull'Altipiano, Einaudi.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]