John le Carré

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
John le Carré

John le Carré, pseudonimo di David John Moore Cornwell (1931 – vivente), scrittore britannico.

  • Da lettore sono certo che o si viene agganciati subito, o mai più, ed è per questo motivo che molti libri sui miei scaffali sono stati misteriosamente abbandonati dopo la pagina 20. (da John Le Carré, elogio del dottor Watson, traduzione di Maria Sepa, Corriere della sera, 5 dicembre 2004, p. 34)
  • Non è una colpa desiderare un attimo di pace almeno al tramonto della vita. (da La talpa, p. 27)

Il nostro traditore tipo[modifica]

Incipit[modifica]

Alle sette di una mattina caraibica sull'isola di Antigua un certo Peregrine Makepiece, noto anche come Perry, valente e versatile atleta dilettante nonché, fino a qualche tempo prima, tutor di letteratura inglese in un insigne college di Oxford, disputò una partita di tennis al meglio dei tre set contro un tipo muscoloso, calvo, dal portamento rigido e dignitoso, gli occhi castani, sui cinquantacinque anni, che si faceva chiamare Dima e di cui in quel momento era ignorata la nazionalità. Il motivo di tale incontro divenne presto oggetto di accurate indagini da parte di agenti dei servizi segreti britannici, che per deformazione professionale non sono propensi a credere nella casualità delle circostanze. Eppure, Perry non aveva alcuna responsabilità negli eventi che avevano condotto a quel match.

Citazioni[modifica]

  • «Su quale base? Non siete forse gentiluomini che mentono per il bene del paese?»
    «Quelli sono i diplomatici. Noi non siamo gentiluomini.»
    «Allora mentite per salvare la pelle.»
    «Quelli sono i politici. Tutta un'altra storia.» (p. 134)

[John le Carré, Il nostro traditore tipo, traduzione di Giuseppe Castigliola, Mondadori]

Il visitatore segreto[modifica]

Incipit[modifica]

Permettetemi anzitutto di confessarvi che se, mosso da un impulso improvviso, non avessi preso la penna e scribacchiato un biglietto per invitare George Smiley a parlare ai miei diplomanti l'ultima sera del corso d'ammissione – e se Smiley, contrariamente alle mie previsioni, non avesse accettato – mi sarebbe ora impossibile parlarvi così a cuore aperto.

Citazioni[modifica]

  • Già, cosa puoi dire? Dici quello che altri hanno detto prima di te. Quelli che possono, fanno. Quelli che non possono, insegnano. E ciò che insegnano è ciò che non possono più fare, perché il corpo o lo spirito o entrambi non sono più capaci di perseguire un unico scopo; perché hanno visto troppo e represso troppo e sono scesi a troppi compromessi e alla fine hanno provato troppo poco. Allora passano a rinfocolare i loro vecchi sogni in menti nuove e a scaldarsi al fuoco dei giovani.

L'onorevole scolaro[modifica]

Incipit[modifica]

In seguito, negli angoli polverosi di Londra e dintorni nei quali i funzionari segreti si riuniscono a bere, sorsero discussioni a proposito di quando ebbe veramente inizio il caso Delfino. Una schiera, guidata da un tipo tracagnotto, un addetto alle trascrizioni microfoniche, arrivò a sostenere che la data esatta risaliva a sessant'anni prima, quando "quel supermascalzone di Bill Haydon" aprì gli occhi al mondo sotto una perfida stella.

Citazioni[modifica]

  • Se il vento mi trasporta per niente, perché devo camminare? (p. 161)
  • Se devi comprare qualcuno, compralo dalla testa ai piedi. (p. 161)
  • Non sottovalutare mai la forza dei sentimenti su un orientale, ma non contarci neppure. Amen. (p. 162)
  • Un comitato è un animale con quattro gambe posteriori.

La passione del suo tempo[modifica]

Incipit[modifica]

Larry scomparve ufficialmente alle undici e dieci del secondo lunedì di ottobre, quando non si presentò in aula per la prima lezione del nuovo anno accademico.
Sono in grado di ricostruire la scena con precisione perché non è passato molto tempo da quando, nello stesso clima di Bath, avevo trascinato Larry a vedere per la prima volta quello squallido luogo. Conservo ancora oggi il più incriminante dei ricordi di quell'inumano casermone lastricato che incombeva su di lui come le mura di una nuova prigione.

Citazioni[modifica]

  • Non sono un uomo di Dio, anche se credo che la società sia migliore con Lui che non senza. (p. 116)
  • Chi non abbia vissuto in segretezza non può rendersi conto di quanto una simile esperienza possa dare assuefazione. (p. 118-119)
  • L'aria di una chiesa è diversa da tutte le altre. È l'aria che respirano i morti, umida, vecchia, raggelante. (p. 120)

Tutti gli uomini di Smiley[modifica]

Incipit[modifica]

Due avvenimenti, senza un nesso apparente tra loro, provocarono il richiamo di George Smiley dopo la sua messa a (improbabile) riposo.

Explicit[modifica]

"George, hai vinto" disse Guillam, mentre si dirigevano a passi lenti verso l'automobile. "Dici?" borbottò Smiley. "Sì... Sì, credo di aver vinto."

[John le Carré, Tutti gli uomini di Smiley, traduzione di Pier Francesco Paolini, Mondadori]

Incipit di alcune opere[modifica]

Chiamata per il morto[modifica]

Quando Lady Ann Sercomb, verso la fine della guerra, sposò George Smiley, lo descrisse ai suoi amici aristrocratici, molto stupiti, come un tipo d'una mediocrità da togliere il fiato. Quando, due anni dopo, lo abbandonò per un corridore d'automobili cubano, annunciò enigmaticamente che, se non lo avesse lasciato allora, non sarebbe mai più stata capace di farlo. Il visconte Sawley si recò appositamente al suo club per annunciare che la gatta aveva fatto i gattini.
Questa battuta, che per qualche tempo fu la barzelletta della buona società, può essere compresa soltanto da coloro che hanno conosciuto Smiley. Basso di statura, grasso e di temperamento tranquillo, si diceva che spendesse molti quattrini per comprarsi vestiti molto brutti che pendevano addosso alla sua figura tozza come la pelle addosso a un rospo rinsecchito. Alle nozze Sawley dichiarò infatti che "la Sercomb si era maritata con un rospo con l'impermeabile". Ignaro di questa definizione, Smiley aveva percorso malcerto la navata della chiesa, incontro al bacio che l'avrebbe trasformato in principe.

Il giardiniere tenace[modifica]

La notizia arrivò all'alto Commissariato britannico di Nairobi alle nove e trenta di un lunedì mattina. Per Sandy Woodrow fu come una fucilata, che lo colpì diritto nel suo cuore inglese diviso. Era in piedi, con i denti stretti e il petto in fuori, questo lo ricordava. Era in piedi e il telefono interno stava squillando. Aveva allungato il braccio per prendere qualcosa, ma lo squillo l'aveva interrotto inducendolo a chinarsi per sollevare la cornetta e rispondere: "Woodrow" o forse: "Pronto, Woodrow". Certamente era stato brusco, lo ricordava. La sua voce gli era parsa quella di qualcun altro, un po' tagliente.

Il sarto di Panama[modifica]

Era un venerdì pomeriggio perfettamente normale nella Panama dei tropici, fino al momento in cui Andrew Osnard piombò nella sartoria di Harry Pendel chiedendo che gli prendessero le misure per un abito. Prima di questa irruzione, Pendel era una persona. Dopo che Osnard fu uscito, Pendel era un'altra persona. Tempo trascorso: settantasette minuti, secondo la pendola di mogano di Samuel Collier di Eccles, una delle molte attrattive storiche della ditta Pendel & Braithwaite Co., Limitada, Sarti della Casa Reale, un tempo ubicata in Savile Row, a Londra, e attualmente in Vía España, Panama City.
O da quelle parti. Tanto vicina alla España che non c'era nessuna differenza. E per brevità P & B.

La Casa Russia[modifica]

In un'ampia via di Mosca, a meno di duecento metri dalla stazione Leningrado, al primo piano di un lambiccato e orrendo albergo — costruito da Stalin nello stile noto ai moscoviti come Impero Durante la Peste — la prima, primissima Fiera dell'Audio — indetta dal British Council per l'insegnamento della lingua e la diffusione della cultura inglese — stava volgendo penosamente al termine. Erano le cinque e mezzo d'un volubile pomeriggio estivo. Dopo una serie di violenti acquazzoni, un sole feroce ma incerto sfolgorava nelle pozzanghere e sollevava vapori dal selciato. Tra i passanti, i più giovani indossavano jeans e scarpe di tela, mentre gli anziani giravano ancora imbacuccati.

La spia che venne dal freddo[modifica]

L'americano porse a Leamas un'altra tazza di caffè e disse: "Perché non andate a dormire? Vi telefoniamo se arriva."
Leamas non rispose, guardava fisso, oltre la finestra del posto di blocco, la strada deserta. "Non potete aspettare in eterno. Forse verrà un'altra volta. La Polizei si metterà in contatto coll'Agenzia; impiegherete venti minuti per tornare qui."
"No", disse Leamas, "ormai è quasi buio."
"Ma non potete aspettare in eterno. È in ritardo di nove ore."

La spia perfetta[modifica]

Una burrascosa mattina d'ottobre, prima dell'alba, in una città di mare del Devon meridionale da cui sembrava che tutti fossero fuggiti, Magnus Pym scese da un vecchio tassì di provincia e, avendo pagato l'autista ed atteso finché non fu ripartito, attraversò la piazza della chiesa. Era diretto verso una via in cui abbondavano albergucci d'età vittoriana malamente illuminati con nomi quali Bel-a-Vista, The Commodore, Eureka. Di robusta costituzione ma di nobile portamento, Pym simboleggiava qualcosa. Procedeva con passo agile, il corpo inclinato in avanti secondo la miglior tradizione della classe dirigente anglosassone.

La talpa[modifica]

La verità è che se il vecchio maggiore Dover non fosse morto fulminato alle corse di Taunton, Jim non avrebbe mai messo piede a Thursgood. Arrivò, senza alcun colloquio preliminare, a metà trimestre – era la fine di maggio, anche se non lo si sarebbe mai detto, a giudicare dal tempo – inviato da una delle più ambigue agenzie specializzate nel fornire insegnanti alle scuole preparatorie, per continuare i corsi del vecchio Dover fino a quando non fosse stato trovato qualcuno adatto.

Lo specchio delle spie[modifica]

Sciocco è colui che tenta di forzare l'Oriente
Kipling
La neve copriva l'aeroporto.
Era venuta dal nord, nella foschia, spinta dal vento notturno, odoroso di mare. Sarebbe rimasta tutto l'inverno, una polvere sottile, gelida, granulosa che non si scioglieva, era statica, come un anno senza stagioni. La nebbia mobile, simile al fumo della guerra, pendeva al di sopra, inghiottiva un hangar, la baracca del radar gli apparecchi, per abbandonarli poi un poco alla volta pezzo per pezzo, scoloriti, nere carogne in un deserto bianco.

Un delitto di classe[modifica]

La grandezza di carne School è attribuita da tutti gli studiosi a Edoardo VI, il cui zelo pedagogico è attribuito alla storia del Duca di Sommerset. Carne preferisce la rispettabilità del monarca alla discutibile politica del suo consigliere, basandosi sulla salda convinzione che le Grandi Scuole, come i Re Tudor, sono tali per volere di Dio.

Bibliografia[modifica]

  • John le Carré, Chiamata per il morto, traduzione di Laura Weiss, Mondadori.
  • John le Carré, Il giardiniere tenace, traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani, Mondadori.
  • John le Carré, Il sarto di Panama, traduzione di Luigi Schenoni, revisione di Raul Montanari, Feltrinelli.
  • John le Carré, La Casa Russia, traduzione di Pierfrancesco Paolini, Mondadori, 1989.
  • John le Carré, La passione del suo tempo (Our Game), traduzione di Ettore Caprioli, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 1996. ISBN 88-04-42-339-0
  • John le Carré, La spia che venne dal freddo, traduzione di Adriana Pellegrini, Longanesi.
  • John Le Carré, La spia perfetta, traduzione di Marco e Dida Paggi, Mondadori, 1990. ISBN 8804334142
  • John le Carré, La talpa (Tinker Tailor Soldier Spy), traduzione di Francesco Greenburger, BUR, 1977.
  • John le Carré, L'onorevole scolaro (The Honourable Schoolboy), traduzione di Attilio Veraldi, Rizzoli, 1978.
  • John le Carré, Lo specchio delle spie (The Looking Lass War), traduzione di Adriana Pellegrini, BUR, Milano 1981.
  • John le Carré, Un delitto di classe (A Murder of Qualty), traduzione di Giancarlo Cella, BUR 1984.
  • John le Carré, Il nostro traditore tipo (Our Kind of Traitor, 2010), traduzione di Giuseppe Castigliola, Mondadori 2010. ISBN 978-88-04-60318-4

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]