Thomas Bernhard

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
La firma di Thomas Bernhard

Thomas Bernhard, nato Nicolaas Thomas Bernhard (1931 – 1989), scrittore, drammaturgo, poeta e giornalista austriaco.

Citazioni di Thomas Bernhard[modifica]

  • Da un lato vorrei essere solo, dall'altro tutti mi ripugnano. (citato in Focus n. 53, p. 106)
  • [Ingeborg Bachmann] In realtà a distruggerla è stato, com'è naturale, solo il mondo che la circondava e, in sostanza, la meschinità del suo paese d'origine, dalla quale era stata perseguitata passo dopo passo anche all'estero, com'è accaduto a tanti altri. (citato in Corriere della sera, 21 marzo 2010)

Antichi maestri[modifica]

  • Accade sempre così, […] parliamo di un tema perché questo tema ci affascina, ma siamo più noi ad esserne affascinati di colui che in fin dei conti costringiamo ad ascoltarci con immensa, spasmodica spietatezza.
  • Nei cimiteri abbiamo brutalmente sotto gli occhi il cattivo gusto più indecente dell'umanità.
  • Anche l'arte nel suo insieme non è altro infatti che un'arte di sopravvivere, questo fatto non dobbiamo perderlo mai di vista, l'arte, insomma, è il tentativo reiterato, che commuove perfino l'intelligenza, di sbrogliarsela in questo mondo e nelle sue avversità, cosa che, come sappiamo, è possibile solo facendo ripetutamente uso della menzogna e della falsità, dell'ipocrisia e dell'autoinganno.

Un Bambino[modifica]

  • Entrando a scuola tremavo, uscendo da scuola piangevo. Andavo a scuola come si va al patibolo, la mia decapitazione era sempre soltanto rinviata, e questa era per me una tortura.
  • Le scuole sono soltanto fabbriche di imbecillità e di depravazione.
  • È la scuola in sé, sosteneva mio nonno, che assassina il bambino.
  • Sempre, quando siamo in alto, desideriamo più di ogni altra cosa avere accanto a noi un osservatore in qualità di ammiratore.
  • Ero abituato a essere indipendente, a star solo la maggior parte del mio tempo, detestavo la truppa, aborrivo la massa, e tutte quelle urla cento volte, mille volte ripetute dalla stessa bocca.
  • Sempre la mia ambizione è stata superiore alle mie forze.
  • I più intelligenti sono continuamente minacciati dalla follia, diceva mio nonno.
  • Dovevo prendere l'abitudine, diceva il nonno, di continuare a riflettere su un interrogativo irrisolto fino a quando la soluzione non emergeva da sé, il vantaggio che ne avrei tratto sarebbe stato certamente maggiore.
  • La volgarità è da ogni parte intorno a noi, e ogni giorno, inevitabilmente, soffochiamo nell'imbecillità.
  • I tempi e i metodi non mutano.
  • Se ci guardiamo intorno, ci accorgiamo di essere circondati soltanto da ridicolaggine e meschinità. Quel che importa è sottrarsi a questa ridicolaggine e a questa meschinità. Fissare lo sguardo sull'eccelso!
  • La vita era una tragedia, e noi nella migliore delle ipotesi potevamo trasformarla in una commedia.

La cantina. Una via di scampo[modifica]

Incipit[modifica]

Gli altri esseri umani li trovai nella direzione opposta, in quanto non andai più all'odiato ginnasio ma, ciò che fu la mia salvezza, a fare l'apprendista.

Citazioni[modifica]

  • I paroloni e le frasi altisonanti io li ho sempre presi per quello che sono: manifestazioni di incompetenza alle quali non bisogna far caso.
  • In fondo io non ho percorso una strada, probabilmente perché ho sempre avuto paura di imboccare una strada senza fine e quindi senza senso. Se volessi, dicevo ogni volta a me stesso, potrei farlo. Ma non ho imboccato nessuna strada. Qualcosa è successo, sono diventato più vecchio, non sono rimasto fermo, ma non ho imboccato nessuna strada.
  • Parlo un linguaggio che io solo capisco, nessun altro, così come ognuno parla soltanto il proprio lin-guaggio, e quelli che credono di capire sono degli imbecilli oppure dei ciarlatani.
  • Ogni uomo, a prescindere da quello che è e a prescindere totalmente da quello che fa, viene ricacciato continuamente in se stesso, ogni uomo è un incubo abbandonato soltanto a se stesso.

Correzione[modifica]

  • La maggior parte delle persone, la percentuale più alta, vive di idee altrui e sfrutta queste idee altrui fino all'estremo, senza vergogna, ma a queste persone nessuno chiede conto, al contrario, sono lodate ovunque. Ovunque guardiamo, sfruttatori di idee, che ne traggono un buon guadagno.
  • Non è possibile una vera chiarezza, ma solo una chiarezza generica, approssimativa, non è possibile una conoscenza effettiva, ma solo approssimativa, tutto è sempre solo approssimativo e può essere sempre solo approssimativo.

Estinzione[modifica]

Incipit[modifica]

Dopo il colloquio col mio allievo Gambetti, col quale mi sono incontrato il ventinove al Pincio, scrive Murau, Franz Josef, per concordare le date delle lezioni di maggio, e la cui superiore intelligenza anche ora, dopo il mio ritorno da Wolfsegg, mi ha sorpreso, anzi entusiasmato e rinfrancato a tal punto che, contro la mia abitudine di andare in piazza della Minerva direttamente da via Condotti, in uno stato d'animo sempre più allegro anche al pensiero di essere in effetti, ormai da tempo, di casa a Roma e non più in Austria, ho raggiunto la mia abitazione attraverso la Flaminia e piazza del Popolo percorrendo l'intero Corso, ricevetti verso le due del pomeriggio il telegramma con cui mi si comunicava la morte dei miei genitori e di mio fratello Johannes.

Citazioni[modifica]

  • Quanto più imponente suona il titolo, tanto più grande è l'imbecille che lo porta.
  • Solo gli ottusi credono che il mondo finisca dove finiscono loro.
  • Spesso ci addentriamo a tal punto in un'esagerazione […] che finiamo per considerare quell'esagerazione il solo fatto coerente, e non percepiamo neanche più il fatto reale, ma solo l'esagerazione smisuratamente spinta all'estremo.

La Fornace[modifica]

  • La cosiddetta convivenza ideale è una menzogna e poiché la cosiddetta convivenza ideale non esiste, nessuno ha il diritto di pretenderla; contrarre un matrimonio, come stringere un'amicizia, vuol dire decidere di sopportare in piena consapevolezza una situazione di doppia disperazione e di doppio esilio, vuol dire passare dall'antinferno della solitudine all'inferno della vita in comune.

Il Freddo. Una Segregazione[modifica]

Incipit[modifica]

Con la cosiddetta ombra sul mio polmone, un’ombra era di nuovo calata sulla mia esistenza. Grafenhof era una parola funesta, a Grafenhof dominavano in maniera assoluta e con perfetta immunità il primario e il suo assistente e l’assistente di quest’ultimo, nonché le condizioni, terribili per un giovane come me, di un pubblico sanatorio per tubercolotici. Pur essendoci arrivato in cerca di aiuto, non ho trovato a Grafenhof che l’assenza di ogni speranza, questo me lo avevano mostrato già i primi istanti, le prime ore, e in modo ancora più inaudito i primi giorni della mia permanenza.

Citazioni[modifica]

  • Il linguaggio non serve quando si tratta di dire la verità, di comunicare qualcosa, il linguaggio permette a chi scrive soltanto l'approssimazione, sempre e soltanto la disperata e quindi anche dubbia approssimazione all'oggetto, il linguaggio non riproduce che un'autenticità contraffatta, un quadro spaventosamente deformato, sebbene chi scrive si dia un gran da fare, le parole calpestano e deformano tutto, e sulla carta trasformano la verità assoluta in menzogna.
  • La vita è un penitenziario con scarsissima libertà di movimento. Le speranze si rivelano malintesi.
  • Per combattere l'insensatezza, alzarsi dal letto, lavorare e pensare immersi in nient'altro che nell'insensatezza. […] Svegliarsi, cominciare il lavoro e continuarlo fino allo sfinimento, finché gli occhi non possono e non vogliono più vedere, smettere, spegnere la luce, cadere in balìa degli incubi, consegnarsi ad essi come a una cerimonia senza pari. E il mattino dopo far di nuovo la stessa cosa, con la massima precisione, con la massima concentrazione, fingendo che tutto ciò abbia un significato.
  • Siamo in errore quando crediamo di essere nel vero e viceversa. La via dell'assurdo è la sola praticabile.
  • Teniamo in serbo le nostre domande perché noi stessi ne abbiamo paura, poi ad un tratto è troppo tardi per porle. Vogliamo lasciare in pace l'interrogato, non vogliamo ferirlo profondamente perché vogliamo lasciare in pace noi stessi e non ferirci profondamente. Rimandiamo le domande decisive e facciamo senza posa domande ridicole, inutili e meschine, e quando facciamo le domande decisive è ormai troppo tardi.

Gelo[modifica]

Incipit[modifica]

  • La pratica d’ospedale non sta solo nell’assistere a complicate operazioni intestinali, nell’incidere peritonei, nel pinzare lobi polmonari, nell’amputar piedi, non sta davvero soltanto nel chiuder gli occhi ai morti o nel tirar fuori bambini per farli venire al mondo. La pratica d’ospedale non è soltanto questo: buttare con noncuranza nel secchio smaltato gambe e braccia intere o tagliate a metà. Non sta nel continuare a correr dietro come un cretino al primario e all’assistente e all’assistente dell’assistente, far parte del codazzo durante le visite. Né può consistere solo nel nascondere la verità ai pazienti e nemmeno nel dire: «Il pus naturalmente si scioglierà nel sangue e Lei sarà completamente guarito». O in centinaia d’altre simili fandonie. Nel dire: «Andrà tutto bene!» – quando non c’è piú nulla che possa andar bene. La pratica d’ospedale non serve soltanto a imparare a incidere e a ricucire, a far fasciature e a tener duro. La pratica d’ospedale deve anche fare i conti con realtà e possibilità extracorporee. Il compito che mi è stato affidato di osservare il pittore Strauch mi costringe a occuparmi di questo tipo di realtà e di possibilità. A esplorare qualcosa d’inesplorabile. A scoprirlo sino a un certo sorprendente grado.

Citazioni[modifica]

  • Alle quattro lasciai la locanda. In quell'improvviso, ruvido silenzio una agitazione spaventosa s'impadronì di me, e non soltanto del mio corpo. La sensazione di aver indossato la mia camera come una camicia di forza e che ora me la dovessi togliere mi fece fare le scale a precipizio. Entrai nella sala. Poiché nessuno rispondeva ai miei ripetuti richiami, uscii fuori all'aperto. Inciampai in un cumulo di ghiaccio, ma subito mi rimisi in piedi e mi prefissi una meta: un ceppo a una ventina di metri di distanza. Mi fermai davanti al ceppo. Ora vedevo spuntare dalla neve tanti ceppi simili che parevano squarciati da proiettili, a decine e decine. In quel momento mi venne in mente che avevo dormito per oltre due ore seduto sul letto. Il viaggio e la novità dell'ambiente erano le cause della mia spossatezza. Il föhn, pensavo. Quand'ecco che dal tratto di bosco, a non più di cento metri da me, vidi spuntare un uomo che camminava a fatica, senza dubbio il pittore Strauch. Ne vedevo spuntare solo il busto, perché le gambe erano nascoste da immensi mucchi di neve. Notai il suo gran cappello nero. Controvoglia, così mi parve, il pittore si spostava da un ceppo all'altro. S'appoggiava al suo bastone col quale poi si spronava, come se fosse – a un tempo – mandriano bastone e bestia da macello. Ma questa impressione sparì e restò il problema di come avvicinarmi a lui al più presto e nel migliore dei modi. Come mi presento a lui? pensai. Mi avvicino e gli domando qualcosa, adotto quindi il metodo sicuro anche se sciocco di quello che vuol sapere l'ora e il luogo? Sì? No? Sì? Non sapevo decidermi. Sì. Decisi di tagliargli la strada.
  • Lui era un pessimista, che è già di per sé qualcosa di ridicolo, ma lui era qualcosa di ancora molto più terribile.

Ja[modifica]

Incipit[modifica]

Lo svizzero e la sua compagna erano entrati dall'agente immobiliare Moritz proprio nel momento in cui io tentavo di chiarirgli, e in definitiva di spiegargli in termini scientifici, i sintomi della mia infermità psico-affettiva.

Il Nipote di Wittgenstein[modifica]

Incipit[modifica]

Nel millenovecentosessantasette, nel Padiglione Hermann dell'Altura Baumgartner, una suora che vi svolgeva con solerzia infaticabile il suo lavoro di infermiera mi depose sul letto Perturbamento, il libro fresco di stampa che avevo scritto un anno prima a Bruxelles in rue de la Croix 60, ma io non ebbi neanche la forza di prendere in mano quel libro essendomi appena svegliato, erano passati solo pochi minuti, da un'anestesia totale durata parecchie ore che mi era stata praticata dagli stessi medici che mi avevano aperto il collo in modo da poter estrarre dalla gabbia toracica un tumore della grandezza di un pugno.

Citazioni[modifica]

  • Non c'è ipocrisia più diffusa di quella del sano nei confronti del malato. I sani, in fondo, non vogliono avere più niente a che fare con i malati e non sono affatto contenti che i malati, sto parlando dei veri malati, e cioè dei malati gravi, esigano tutt'a un tratto di ritornare in buona salute, o almeno di normalizzarsi o almeno di migliorare le loro condizioni di salute. Il sano, se è una persona sincera, ammetterà che non vuole avere più niente a che fare con il malato, non vuole che nessuno gli rammenti la malattia e, attraverso la malattia, logicamente e forzatamente la morte.

Perturbamento[modifica]

Incipit[modifica]

Il ventisei mio padre già alle due del mattino prese la macchina e andò a Salla, da un maestro che trovò morente e lasciò morto, e ripartì subito dopo per Hϋllberg per curarvi un bambino che in primavera era caduto in un mastello per maiali pieno di acqua bollente e che ora, dimesso dall'ospedale, già da parecchie settimane era di nuovo in casa dei suoi genitori.

[Thomas Bernhard, Perturbamento, Adelphi, Milano, 2013. ISBN 978-88-459-1174-3]

Citazioni[modifica]

  • Cerco di distrarmi da me stesso, ma ormai ci riesco solo sporadicamente.
  • Ci sono degli uomini [...] che si accontentano della vita nel suo stato grezzo e non si preoccupano di lavorarla, gli basta la materia grezza.
  • Ciascuno di noi è completamente isolato in se stesso, anche se tra noi il legame è strettissimo. La vita intera non è altro che un tentativo ininterrotto di ritrovarci.
  • Di fronte a certi interrogativi ci sembra di trovarci di fronte a una fossa aperta che venga rapidamente riempita di terra.
  • Effettivamente mio padre incontra sempre più gente proprio per essere sempre più solo.
  • Gli uomini camminano insieme, parlano insieme, dormono insieme, ma non si conoscono. Se gli uomini si conoscessero non camminerebbero insieme, non parlerebbero insieme, non dormirebbero insieme.
  • Hai utilizzato bene il tuo corpo? penso. Il tuo intelletto? Hai utilizzato bene la tua vita? penso. Se cominci a porti questi problemi, sei spacciato.
  • I poeti […] utilizzano quella verità che ai filosofi non può servire.
  • Il mondo è la scuola della morte. Dapprima il mondo è la scuola elementare della morte, poi la scuola media della morte, poi, per pochissimi […], è l'università della morte.
  • L'amore è un'assurdità che in natura non c'è.
  • La maggior parte della gente è in liquidazione fin dalla nascita.
  • La mia vita è fatta di tentativi per non essere scoperto.
  • La salvezza è là dove noi non andiamo, perché non saremmo capaci di tornare indietro.
  • La verità è tradizione, non è la verità.
  • La vita ha l'alito sempre più cattivo.
  • Noi ci costringiamo a non percepire il nostro abisso. Eppure, per tutta la vita, non facciamo altro che guardare giù, al nostro abisso fisico e psichico, pur senza percepirlo.
  • Ognuno di noi ha dei periodi piuttosto lunghi in cui la verità non esiste, e fa soltanto finta di esistere.
  • Quello che c'è di essenziale in una persona viene alla luce soltanto quando dobbiamo considerarla perduta per noi, disse mio padre, nel momento in cui, ormai, questa persona può soltanto dirci addio. Ad un tratto, in tutto ciò che in essa è ormai soltanto preparazione alla morte definitiva, questa persona può essere riconosciuta nella sua verità.
  • Tutta la nostra vita non è che un avvicinarsi ai limiti estremi della vita stessa.
  • Tutte le strade sono strade tracciate dall'uomo.
  • Tutti quei talenti stampati a morte […] In ogni libro scopriamo con orrore un uomo che gli stampatori hanno stampato a morte, che gli editori hanno pubblicato a morte, che i lettori hanno letto a morte.

Il Respiro[modifica]

  • Il malato è un veggente, nessuno possiede un'immagine del mondo più chiara della sua.
  • Si tratta di capire se di malattie reali in generale ne esistano, se tutte le malattie non siano malattie inventate, essendo la malattia un'invenzione per sua stessa natura.

Il soccombente[modifica]

Incipit[modifica]

  • Anche Glenn Gould, il nostro amico e il più importante virtuoso del pianoforte di questo secolo, è morto soltanto a cinquantun anni, pensai mentre entravo nella locanda, me è morto, come si suol dire, di morte naturale.

Citazioni[modifica]

  • Detestava le persone che parlano senza aver finito di pensare, dunque detestava quasi tutta l'umanità.
  • Il bambino era stato gettato dalla madre in questo ingranaggio dell'esistenza, che implacabilmente faceva il figlio a pezzi. I genitori sanno perfettamente che l'infelicità ad essi connaturata la perpetuano nei figli, ma nella loro crudeltà vanno avanti a fare figli e a gettarli nell'ingranaggio dell'esistenza.
  • L'errore più grande che possiamo fare è credere che le cosiddette persone semplici siano in grado di salvarci. Ci rivolgiamo a loro in uno stato di angoscia estrema, li imploriamo letteralmente di salvarci, e quelli invece ci spingono ancora più a fondo nella disperazione.
  • Non c'è una persona al mondo che noi abbiamo il diritto di legare a noi contro la sua volontà.
  • Non siamo neanche capaci di vivere, non siamo in grado di esistere, giacché in verità non esistiamo, ma piuttosto veniamo esistiti!
  • Sarebbe stato ancora più infelice se dall'oggi al domani avesse smarrito la sua infelicità.
  • Senza neanche accorgersene, chi vive in campagna, col passare del tempo rimbecillisce, crede per un certo periodo che la sua sia una vita originale che fa bene alla salute, e invece la vita di campagna non è affatto originale, anzi per chi non sia nato in campagna e cresciuto per la campagna è una vita insipida che fa solo male alla salute.

Bibliografia[modifica]

  • Thomas Bernhard, Antichi maestri, Adelphi, Milano, 1999.
  • Thomas Bernhard, Correzione, Einaudi, Torino, 1995.
  • Thomas Bernhard, Estinzione, Adelphi, Milano, 1996.
  • Thomas Bernhard, Gelo, traduzione di Magda Olivetti, Einaudi, Torino, 1986.
  • Thomas Bernhard, Il freddo. Una segregazione, a cura di Renata Colorni, traduzione di Anna Ruchat, Adelphi, Milano, 2014.
  • Thomas Bernhard, Il nipote di Wittgenstein. Un'amicizia, traduzione di Renata Colorni, Adelphi, 2014.
  • Thomas Bernhard, Il respiro. Una decisione, traduzione di Anna Ruchat, Adelphi, Milano, 2014. ISBN 9788845971723
  • Thomas Bernhard, Il soccombente, traduzione di Renata Colorni, Adelphi, 1999. ISBN 9788845914935
  • Thomas Bernhard, Il soccombente, traduzione di Renata Colorni, Adelphi, 2012. ISBN 9788845971815
  • Thomas Bernhard, Ja, traduzione di Claudio Groff, Guanda.
  • Thomas Bernhard, La cantina. Una via di scampo, traduzione di Eugenio Bernardi, Adelphi, Milano, 1994.
  • Thomas Bernhard, La fornace, traduzione di Magda Olivetti, Einaudi, Torino, 1984.
  • Thomas Bernhard, Perturbamento, Adelphi, Milano, 2002.
  • Thomas Bernhard, Un bambino, traduzione di Renata Colorni, Adelphi, Milano.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]