Massimiliano Parente

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Massimiliano Parente (1970 – vivente), scrittore italiano.

Citazioni di Massimiliano Parente[modifica]

  • Adesso, con i cristalli di itterbio (che suona come un cattivo avverbio), abbiamo ingabbiato il tempo. È difficile comprenderlo se non si è dei fisici, ma basti pensare che il tempo può essere fermato. A livello di particelle elementari, certo, ma teniamo conto che ognuno di noi è polvere di stelle, ossia ogni atomo del nostro corpo si è formato nelle stelle, e dunque tutta la materia è fatta di atomi, anche il nostro corpo. Basti pensare che ci sono più atomi nel nostro corpo che stelle nella nostra galassia. Più atomi nel nostro corpo che granelli di sabbia nel mondo.[1]
  • Ai tempi di Vasari, [...] l'arte non solo era al servizio del mercato, molto peggio. Alla bottega del Verrocchio, dove imparò il mestiere Leonardo Da Vinci, si fabbricavano anche fibbie, scudi, elmi, else di spade, borchie di ogni foggia, in quanto l'artista era in sostanza un artigiano, e fuori dalla bottega al servizio delle committenze. Gli ordini importanti erano più o meno importanti opere propagandistiche: o propaganda fide o di qualche casa regnante o di qualche casata nobiliare. Quando Giulio II chiamava Michelangelo non chiamava soltanto un pittore ma il massimo mezzo tecnologico di persuasione visiva di cui un potere assoluto potesse disporre.
    Attenzione quindi a andare per chiese e musei e scambiare le forme per contenuti degli artisti [...].[2]
  • Anche quelli contro i gay pride hanno diritto a fare un coglioni pride.[3]
  • Barocco è il mondo, come diceva Gadda, quindi talvolta per dire il mondo bisogna esser barocchi.[4]
  • È così che Busi è una geniale invenzione di Busi che ha divorato se stessa, in quaranta libri, fino all'ultimo brandello di io narrante, è un'opera d'arte vivente della parola che si è fatta letteratura e poi di nuovo carne scrivente, soliloquio nevrotico e sublime, per esasperazione di sé e degli altri. [...] È l'unico scrittore a aver rifondato una lingua, l'italiano, uno stile unico attraverso cui smascherare l'ipocrisia estetica e etica di un Paese piccolo piccolo e, per metonimia, un'umanità in generale ancora più piccola ma mai quanto l'Italia. Se fossimo una nazione con un minimo di coscienza intellettuale, se non fossimo il Paese che sdilinquisce nella propria ignoranza per il comico che legge Dante e la Costituzione in televisione, o per il ragazzo pupazzo che combatte la mafia con una scrittura da farti pensare che un mafioso farà schifo ma scriverà meglio, dovremmo inserire i libri di Busi nelle scuole.
    Mi sembra l'unico scrittore morale, spesso insopportabilmente morale, e allo stesso tempo estetico, enormemente estetico, nel senso che si legge perché detta legge.[5]
  • È curioso come, nonostante l'evoluzione sia un fatto provato ormai da più di un secolo di ricerche, dalla paleoantropologia alla genetica alla biologia molecolare (che non c'erano ai tempi di Darwin), fino alla prova definitiva, il sequenziamento del DNA, per screditarlo nel mondo umanistico si parli ancora di "darwinismo" (rendendolo simile a una corrente di pensiero). Ma nessuno chiama la legge di gravitazione universale "newtonismo", o la teoria della relatività "einsteinismo".[6]
  • Ha vinto l'idea totalitaria che qualsiasi aspetto fondante dell'esistenza e dell'esperienza passi per la politica, rigorosamente declinata in chiave moralistica e barricadera. Qui [in Italia] perfino se venisse avvistato dalla NASA un asteroide in rotta verso la terra e della stessa dimensione di quello che causò l'estinzione dei dinosauri ci chiederemmo se è di destra o di sinistra o tecnico, altrimenti non sapremmo come prenderlo.[7]
  • Il funzionamento di un superorganismo, analizzato negli organismi che lo compongono, è infatti prevedibile e dimostra come una società estremamente complessa si possa evolvere automaticamente, attraverso la collaborazione adattiva di migliaia di automi e l'esecuzione di algoritmi istintivi, senza alcun bisogno di una coscienza. Analogamente il formicaio della nostra coscienza è il risultato di processi non coscienti, basta scendere biologicamente di livello gerarchico, appena al di sotto dei processi consapevoli: nessun gene ha coscienza delle proteine che codifica, nessun nostro organo è al corrente di ciò che è. Il cuore batte senza sapere perché e i computer fanno calcoli complessi senza sapere di sapere la matematica.[8]
  • Il massimo poeta scienziato di ogni tempo fu ovviamente quel genio di Giacomo Leopardi, che da adolescente già produceva dissertazioni filosofiche sorprendenti: Sopra l'attrazione, Sopra l'estensione, Sopra l'idrodinamica, Sopra i fluidi elastici, Sopra la luce, Sopra l'elettricismo, per arrivare alla dura condanna della Natura («O natura, o natura | perché non rendi poi | quel che prometti allor? Perché di tanto | inganni i figli tuoi?[9]») e alla conclusione che meno si conosce più si è felici, e i più felici erano gli antichi. Tuttavia non è che gli antichi, soprattutto i greci, conoscessero così poco, e fra l'altro non c'era nessuna separazione tra pensiero lirico e pensiero scientifico.[10]
  • Il mio nonno ideale è Piero Angela, se potessi gli chiederei di adottarmi. Novant'anni compiuti, gentile, sorridente, un gran signore, e mica uno di quelli che ti annoiano parlando della lotta partigiana. Con lui trascorrerei molte notti a parlare di astrofisica e biologia, di buchi neri e di evoluzione, di elettroni e relatività ristretta e generale, e poi soprattutto, sebbene a vederlo possa sembrare il contrario, non è uno che le manda a dire, insomma c'è da divertirsi.[11]
  • In sostanza un buon psichiatra è un pusher. Ci andate per farvi inibire la ricaptazione della serotonina, della dopamina, della noradrenalina, per farvi sentire meglio con della chimica artificiale, per contrastare la chimica naturale che vi fa star male. Vige ancora questa sottocultura del chimico contrapposto al naturale: se ho poca serotonina nelle mie sinapsi sto chimicamente male e poco me ne fotte che stia male naturalmente, voglio star bene artificialmente. Né più né meno di uno zoppo che si fa operare al menisco per camminare meglio, e se è paraplegico usa una sedia a rotelle, non striscia come un personaggio di Beckett solo perché sarebbe più naturale.[12]
  • In un centro commerciale si può mangiare italiano, giapponese, indiano, africano, e tutto diventa uguale (e però i comunisti non dovrebbero essere contenti se tutto è uguale?), e tuttavia anche per Augé sono posti di alienazione, di spersonalizzazione, di mortificazione dell'essere umano. Ma c'è da dire che tutto ciò che è moderno, per la sinistra intellettuale, è alienazione (e però andatevi a vedere l'orrore dei centri commerciali della Germania dell'Est, che cercavano di imitare quelli occidentali).[13]
  • Io ogni tanto provo a aggrapparmi a Aldo Busi, uno dei pochi scrittori italiani a aver scritto romanzi veramente importanti, ma anche lui parla solo di società civile, dell'onestà, del governo in carica, come se fosse Beppe Grillo.[14]
  • L'aberrazione del relativismo culturale: se un singolo musulmano uccide un omosessuale è un assassino, se li impiccano ogni giorno in un paese musulmano è una cultura da rispettare.[15]
  • La pornografia si regge su una serie di suggestioni simboliche, e dura finché si riesce a pensarle come se fossero delle verità. L'arte talvolta può rappresentare la verità, mentre la verità è solo la verità, spesso la negazione della pornografia e perfino dell'arte. Se la gente pensasse alla verità dell'esistenza non riuscirebbe a vedere la pornografia, né a fare arte, e tantomeno sesso, perché vedrebbe solo il disgusto dei corpi.[16]
  • La vita al limite sarebbe accettabile se morissimo insieme alle persone che amiamo, di colpo, senza accorgercene.[17]
  • Ma anche tutti questi filosofi e poeti e letterati del passato e del presente che parlano della Natura personificandola: come mettersi a parlare di una sedia credendo che gli atomi che la compongono abbiano una qualche consapevolezza della loro sedietà.[18]
  • Mentre la teoria dell'evoluzione prese piede velocemente, quella genetica faticò a imporsi, e anche a essere compresa. Addirittura i primi genetisti la usarono paradossalmente contro l'evoluzione, sentendosene, chissà perché, più rassicurati, e non comprendendo quanto le due teorie fossero complementari. Nonostante i numerosi tentativi di smontarla, è proprio la genetica a aver fornito le prove inconfutabili dell'evoluzione. Dentro i nostri geni, infatti, in quell'alfabeto scritto con quattro elementi, Adenina, Timina, Citosina e Guanina, è impresso il più immane libro della Storia, una storia vecchia quattro miliardi di anni. Cosa singolare: l'Adenina è sempre appaiata alla Timina, la Citosina sempre alla Guanina, per cui il codice della vita è sostanzialmente binario, come il linguaggio in cui sono scritti i programmi del computer.[19]
  • "Mistero" è il nome di comodo che l'ingenuo dà alla propria ignoranza.[20]
  • Nei romanzi, come nel teatro, Bernhard non si ribella all'uomo moderno ma all'esistenza, e al mondo, alla natura, alla condizione umana tout court. [...]
    Per comprendere Bernhard non si possono applicare cliché marxisti, il mito del buon selvaggio, la solita griglia interpretativa sociopolitica dell'intellettuale impegnato, lo si sminuirebbe e basta. Sarebbe meglio ricorrere alla biologia, a una ribellione più universale, più organica, a un'intolleranza cosmica per ogni illusione umana e umanistica, letteraria e filosofica e perfino procreativa.[21]
  • Nei grandi racconti degli scienziati si può retrocedere nello spazio e nel tempo, quando la vita era un muco vischioso sulla superficie degli oceani o formata da archeobatteri capaci di sopravvivere solo a temperature altissime e in assenza di ossigeno, organismi di millesimi di millimetro spesso dai nomi lunghissimi, come i chemiolitoautotrofi ipertermofili. Leggere la storia della vita raccontata dalla scienza relativizza la Storia umana, sopravvalutata dagli storici, dagli artisti, dai filosofi e dai romanzieri: ci si abitua a scale temporali dove un milione di anni è uno scarto irrisorio, e si assiste a uno spettacolo, «il più grande spettacolo della terra», come lo definisce Richard Dawkins nel suo ultimo libro edito da Mondadori, in cui il novantanove per cento delle specie vissute si sono estinte e per il novantanove per cento del tempo biologico l'uomo non c'era.[22]
  • Questa retorica della dipendenza non la sopporto: qualsiasi cosa bella dà dipendenza. Se non dà dipendenza, non vale la pena di farla. Inoltre la vita è fondata sulla dipendenza, siamo praticamente dipendenti da tutto: dall'ossigeno e dall'azoto che respiriamo, dal cibo che mangiamo, dall'orinare e dal defecare, e quando va male, cioè alla maggior parte, si è dipendenti dal lavoro, i quali lavoratori se non sono autonomi vengono chiamati proprio così, dipendenti.[12]
  • Se dovessimo trovare un centro filosofico comune della letteratura americana dell'ultimo mezzo secolo, sarebbe senz'altro l'impatto dell'entropia con la società capitalistica. Ossia il contrasto tra un mondo di consumi e felicità promessa con la seconda legge della termodinamica, la tendenza naturale di ogni cosa verso il caos, la presa di coscienza della caduta di ogni credibilità metafisica al cospetto di una modernità che promette tutto tranne una cosa: la fine del decadimento, la salvezza dalla morte. Unica speranza di vita eterna la scienza: ma chissà quando. E così dal minimalismo tragico di Raymond Carver al rumore bianco di Don DeLillo, dall'everyman di Philip Roth (e tutti gli Zuckerman) al Frank Bascombe della trilogia di Richard Ford (ultimo volume dal titolo emblematico: Lo stato delle cose), la visione è sempre quella di un individuo schiacciato dalla quotidianità e dal lento deteriorarsi del fisico e di ogni idea di felicità possibile.[23]
  • Se volete salvarvi dall’amore di chi vi ucciderà, fatevi odiare da chiunque.[24]
  • [«Quali sono gli scrittori a cui ti ispiri? Quali tra gli scrittori contemporanei a cui ti senti vicino?»] Tra tutti, sicuramente, Marcel Proust, anche per la portata epistemologica della sua opera, che per me è fondamentale. Uno scrittore la cui opera non sia anche importante dal punto di vista della percezione della realtà, e dunque non studi anche la scienza, è solo un narratore, quindi poca cosa. E poi Giacomo Leopardi, come pensatore, e Samuel Beckett, quello della trilogia e anche il più estremo. Sempre stato poco attratto invece da Joyce. Tra i contemporanei ha avuto importanza quando avevo vent'anni Aldo Busi, con il quale avevo un rapporto epistolare, che talvolta continua tutt'oggi pur con molte, spesso troppe differenze di visione, e al quale imputo lo stesso difetto di provincialismo che vedo in altri, seppure il suo contributo sulla letteratura italiana sia tra i più rilevanti, ma non si può fare letteratura di sola lingua. Oltre a Busi anche Alberto Arbasino, anche qui con le opportune riserve, non tanto dovute alla sua opera ma a ciò che di essa è inconciliabile con la mia. Avere dei riferimenti non significa sentirsene a proprio agio. Ci sono poi molti americani, da Richard Ford a David Foster Wallace, un austriaco, Thomas Bernhard, e anche autori francesi poco noti in Italia come Hervé Guibert. E moltissimi scienziati che reputo importanti anche come scrittori, benché in senso lato, come Stephen Pinker. Tuttavia non ho mai aderito completamente a nessuno scrittore, se così fosse stato non avrei mai scritto. A parte Proust, per le estreme conseguenze a cui porta la Recherche ne Il tempo ritrovato. Ogni aspirante scrittore dovrebbe leggere la Recherche almeno cinque volte, e comprenderla, altrimenti è un analfabeta.[25]
  • Tutti sono contenti di fare figli e procreare ma in realtà fanno ciò che fa ogni animale, dalla cellula all'uomo, dal passerotto che fa il nido fino alla formica che fa il formicaio, e non mi sembra una cosa intellettivamente molto elevata, ma animalesca, appunto. Uno può replicare che questa è la natura, ma anche l'istinto alla violenza è natura, l'istinto alla guerra è natura e normalmente l'uomo è la negazione della natura. La natura stessa è una cosa devastante, è una lotta dove vince il più forte, chi si sa adattare. E io, rispetto a questa dimensione così tragica dell'esistenza, non riesco a pormi in maniera ipocrita, non accetto la finzione sociale. Sono contro la procreazione perché provo rabbia verso l'illogicità dell'esistenza.[20]
  • Uno scrittore che non si ponga di fronte alla realtà dell'universo e dell'essere umano in ogni sua parola non è uno scrittore ma un narratore. Uno scrittore che scriva romanzi per dare una visione salvifica, addirittura ancora metafisica, è un prete mancato, e in Italia sono tutti preti, più o meno consapevoli. Fate caso alle quarte di copertina dei romanzi, hanno tutte un minimo comune denominatore consolatorio.[26]

Wikipedia chiude? Altro che censura, si può vivere senza

il Giornale.it, 6 ottobre 2011

  • Wikipedia Italia chiude? E chisse­nefrega, anzi io festeggio, non ne potevo più.
  • In sintesi [il principio di Wikipedia] è dare la possibilità di disegnare il vostro ritratto pubblico al vostro peggior nemico. Il principio base è la deresponsabilizzazione assoluta, dove viene scambiato per «censura» l'intento di impedire una dittatura dell'anonimato, il contrario della libertà di stampa e di espressione.
  • In generale, d'altra parte, internet funziona così: puoi scrivere tutto su tutto, non devi verificare nulla, non devi rispondere di nulla, non devi firmarti, altrimenti è censura.

Tutto è scritto niente è letto. È la self-society, bellezza

il Giornale, 8 gennaio 2014

  • Cogito ergo sum, ergo scrivo, ergo mi autopubblico, ergo mi autoleggo e chi s'è visto s'è visto. Stringi stringi: che bisogno c'è dell'editore? Mi pubblico io. Che bisogno c'è del lettore? Mi leggo io.
  • In biologia si chiamerebbe nicchia evolutiva, in economia quota di mercato, nella psicologia del web è un travaso di nulla nel nulla, una logorrea autoreferenziale.
  • [Su Facebook] Zuckerberg lo ha capito quando ha chiamato la bacheca «diario», ossia informare gli altri non della straordinarietà, ma della quotidianità delle proprie vite ordinarie. Mi sono svegliato, sono allegro, sono depresso, ho mangiato, ho pisciato. Non si posta una foto perché ci si sta arrampicando come Tom Cruise sul Burj Khalifa, è sufficiente mostrare lo zampone con il cotechino cucinato dalla zia per capodanno.
  • [Sulla televisione] Molte trasmissioni lo hanno capito e pubblicano in diretta i tweet: un'indagine ha rivelato che mandare in onda i tweet aumenta l'ascolto, ossia l'auto-ascolto. Si noti che in tv ormai nessuno commenta mai i tweet inviati, passano in sovraimpressione e basta perché tanto basta.

Mamma: romanzo d'autore[modifica]

  • Non vi è successione tra gli eventi, nessuna narrazione, nessuna accettabile. Nessuna geografia dell'anima. Solo ipotesi precise. Immagini. La sua immagine. Le sue parole. Nel non detto si apre lo spazio biografico dell'impossibile, ripetuto all'infinito e spacciato per letteratura in ogni dettaglio, apocrifo o no, e invisibile perché troppo evidente. (p. 34)
  • E poi, tempo di fermarsi sul ciglio della strada nei pressi della zona industriale, il pompino c'è stato davvero, non per compassione, figurati, ma ero curiosa, e non del cazzo, che sapevo sarebbero stati i soliti sedici diciassette centimetri medi di impiegato medio sposato con prole, come sapevo che non avrebbe resistito a sborrarmi in bocca dopo neppure quattro minuti, ma ero curiosa piuttosto di me stessa, di vedermi attraverso lo sguardo stupefatto di lui, sentirmi immagine attraverso il suo respiro, la sua storia, e inchiodare per sempre la sua esistenza alla gigantografia di quei momenti, ai fotogrammi di cui non si sarebbe più liberato, per questo gliel'ho succhiato bene, per farglielo sentire, per ingabbiarlo nella differenza tra quello che gli fa sua moglie e un vero, sapiente pompino di donna. (p. 53)
  • Quando conosco un uomo mi batte forte il cuore quando sento che è arrivato il momento del primo pompino, te l'ho mai detto? (p. 54)
  • Disse che lo squalo bianco è l'animale perfetto. L'unico che non abbia avuto bisogno di evolversi dalla preistoria a oggi, sopravvissuto anche all'estinzione dei dinosauri. Una incontrastata macchina da guerra, non ha sentimenti né vita di gruppo, cannibalismo dei feti, potenza di morso 500 kg al centimetro cubo, un occhio nero, inespressivo e feroce. (p. 64)
  • Io calcolo sempre il mio trucco e i miei abiti per non farli essere mai troppo discinti né troppo castigati, e l'unica libertà estetica in senso erotico che mi prendo è quella delle unghie sempre curate e smaltate di rosso ciliegia o rosso scuro, di quello non potrei fare a meno, perché come si fa a sentirsi donne senza smalto? (p. 104)
  • Un signore un giorno me ne ha dato una definizione splendida, un signore che era seduto vicino a me al cinema, una domenica, e con il quale non mi ricordo neanche né come né perché mi ritrovassi in auto a spompinarlo, insomma quest'uomo sposato mi disse, ansimando, il viso stravolto e sudato, mi disse che nonostante tutte le bocche di ventenni come la mia che lo avevano succhiato a pagamento, era come se glielo avessero succhiato per la prima volta, cioè si rendeva conto di non aver mai provato un pompino, disse che il mio risucchio era così forte che sentiva un calore sulla punta del cazzo e lo sperma che dalle palle saliva pian piano su, verso il calore, e allora mi ha fatto riflettere che i termini pompino e bocchino non sono così sinonimi e interscambiabili quanto si crede, cioè molte donne si limitano a prenderlo in bocca e a muovere la testa, in definitiva masturbano usando la bocca facendo dei bocchini appunto, mentre io, io succhio con la forza aspirante di una pompa, voglio dire faccio pompini veri, nel senso letterale, etimologico del termine. (p. 111)

Parente di nessuno[modifica]

Incipit[modifica]

Questo libro raccoglie due anni di miei articoli scritti per il Domenicale, perché, essendo uno scrittore e non un giornalista, credendo nel romanzo e non nelle opinioni, ho trovato utile raccogliere questi scritti polemici facendone, come Musil, delle pagine postume pubblicate in vita; perché disprezzo le opinioni, persino le mie, e l'unico modo per neutralizzarle è dargli la forma solida di un libro; e perché le parole di uno scrittore sono sempre eterne, nel bene e nel male, e perché lavorare per un giornale ti obbliga a pensare giornalisticamente, mentre alla fine, nella ragione e nel torto, condivido un pensiero di Walter Siti, tratto da un suo bellissimo libro, secondo cui, appunto, "è inutile perdere tempo a discutere con gente che, cent'anni al massimo, sarà morta. Discutere è un'ossessione necrofila".

Citazioni[modifica]

  • Minuscola tresca paesana, bella triangolazione sentimental-speculativa tra una appariscente direttrice didattica in tacchi a spillo, un maestro di nome Fagiolone, la Gentilin e, fuori o fin troppo dentro, va da sé, l'io narrante, lo scrittore, che si riflette e si immedesima nella protagonista. C'è sempre più, in Busi, l'esigenza di una immediatezza linguistica fresca e dolorosa con cui congiungere l'estetica della parola alla parola popolare, alla conquista, si capisce, di un'ultima parola davvero ultima, verso una religiosità laica, un'esistenza eroica senza religione né feticci, spietata ma morale, nichilistica ma vitale, che scandaglia nell'animo umano la straordinarietà della banalità, e il baratro dietro le pupille di ciascuno.
  • Aldo Busi, d'altra parte, nei romanzi più belli ti rivolta come un calzino la pochezza dell'italianità più opportunistica e bieca e corrotta e cialtrona e machiavellica, leggendolo leggi una lingua sfavillante e mai letta, resti a bocca aperta e te lo immagini, Busi, astrattamente sospeso su un qualche empireo da sub-dio, su un Olimpo à la Arbasino, o giù in una fogna à la Céline, o a marcire in un carcere à la Genet, invece apri un quotidiano e lui ti fa un santino di Di Pietro e un altro di Cofferati, perché sono buoni e puri, e ci aspetteremmo di meglio, noi busiani ripudiati da Busi: o un isolamento più splendido, o una militanza più complicata.
  • Caro Antonio D'Orrico. Poi uno si chiede come hanno fatto i contemporanei di Kafka a non accorgersi di Kafka, come è possibile che quando c'era Melville non vedessero Moby Dick, come potessero i critici d'arte non capire gli impressionisti e non vedere niente, se non macchie di colore e difetto di pittura, sull'Olympia di Manet.

Citazioni su Massimiliano Parente[modifica]

  • C'è in Parente, nel suo libro [Il più grande artista del mondo dopo Adolf Hitler], una violenza compressa, un accanimento con cui chiede alla vita (d'artista) di essere più della vita. Per lui ogni essenza permanente si è dileguata, al pari dell'idea stessa di valore. Il mondo dell'arte è la rappresentazione più bruciante del trascolorare dei valori, delle reputazioni, delle ambizioni. (Aldo Grasso)
  • È un pazzo. Lucido ma folle. Basti pensare che in questi giorni è uscito un suo libro, pubblicato dalla Nave di Teseo (Elisabetta Sgarbi, sorella di Vittorio), intitolato la Trilogia dell'inumano. Inutile dire che l'inumano è lui stesso, talmente intelligente e pungente da sembrare o essere uno squilibrato. (Vittorio Feltri)
  • Più estremo di Miller e di Céline. (Vittorio Sgarbi)

Note[modifica]

  1. Da È il sogno eterno: l'anatomia di un istante, ilGiornale.it, 13 marzo 2017.
  2. Da Basta lamentele da accademici: Koons è come Michelangelo, ilGiornale.it, 9 agosto 2011.
  3. Da un post sul profilo ufficiale Facebook.it, 2 luglio 2018.
  4. Video disponibile su Youtube.com.
  5. Da In "Vacche amiche" Aldo Busi trasforma la vita in letteratura, ilGiornale.it, 24 aprile 2015.
  6. Da un post sul profilo ufficiale Facebook.com del 2 dicembre 2017.
  7. Da Se la cultura è ridotta a un talk show politico, il Giornale.it, 13 gennaio 2012.
  8. Da Macché superuomo, il padrone del mondo è un superorganismo, ilGiornale.it, 4 dicembre 2011.
  9. Cfr. Giacomo Leopardi, A Silvia, vv. 35-38.
  10. Da "Che fai tu, luna, in ciel?" Illumino gli scienziati, ilGiornale.it, 18 dicembre 2015.
  11. Da Rai, "tessere", Grillo e ciarlatani La soave perfidia di Piero Angela, ilGiornale.it, 6 giugno 2017.
  12. a b Da Io, alcolista, e i miei salvatori peggio di me, ilGiornale.it, 5 maggio 2017.
  13. Da Quei paesi dei balocchi e dei nuovi zombie, ilGiornale.it, 24 settembre 2017.
  14. Da Se la cultura è ridotta a un talk show politico, il Giornale.it, 13 gennaio 2012.
  15. Da un post sul profilo ufficiale Facebook.com, 29 agosto 2017.
  16. Da un'intervista di Alberto Dandolo, Dagospia.com, 15 ottobre 2014.
  17. Da un post sul profilo ufficiale Facebook.com del 1 luglio 2016.
  18. Da un post sul profilo ufficiale Facebook.com, 24 luglio 2017.
  19. Da Così il nostro Dna ci ha resi migliori. Errore dopo errore, il Giornale.it, 23 luglio 2016.
  20. a b Citato in Moreno Pisto, Massimiliano Parente, Writeandrollsociety.com.
  21. Da Bernhard mette in scena la ribellione contro la vita, ilGiornale.it, 13 maggio 2015.
  22. Da La vera letteratura? Oggi è nella scienza, ilGiornale.it, 17 novembre 2010.
  23. Da "Coniglio" perde il pelo ma non il vizio di vivere, ilGiornale.it, 26 maggio 2017.
  24. Da un post della pagina ufficiale Facebook.com, 27 aprile 2018.
  25. Da Intervista a Massimiliano Parente | in collaborazione con CrapulaClub di Antonio Santopietro, Zestletteraturasostenibile.com.
  26. Da Intervista a Massimiliano Parente di Laura Zambelli, Mangialibri.com.

Bibliografia[modifica]

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