Massimiliano Parente

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Massimiliano Parente (1970 – vivente), scrittore italiano.

Citazioni di Massimiliano Parente[modifica]

  • Io ogni tanto provo a aggrapparmi a Aldo Busi, uno dei pochi scrittori italiani a aver scritto romanzi veramente importanti, ma anche lui parla solo di società civile, dell'onestà, del governo in carica, come se fosse Beppe Grillo. (da Se la cultura è ridotta a un talk show politico, il Giornale.it, 13 gennaio 2012)

    il Giornale.it, 6 ottobre 2011

  • Wikipedia Italia chiude? E chisse­nefrega, anzi io festeggio, non ne potevo più.
  • In sintesi [il principio di Wikipedia] è dare la possibilità di disegnare il vostro ritratto pubblico al vostro peggior nemico. Il principio base è la deresponsabilizzazione assoluta, dove viene scambiato per «censura» l'intento di impedire una dittatura dell'anonimato, il contrario della libertà di stampa e di espressione.
  • In generale, d'altra parte, internet funziona così: puoi scrivere tutto su tutto, non devi verificare nulla, non devi rispondere di nulla, non devi firmarti, altrimenti è censura.

    il Giornale, 8 gennaio 2014

  • Cogito ergo sum, ergo scrivo, ergo mi autopubblico, ergo mi autoleggo e chi s'è visto s'è visto. Stringi stringi: che bisogno c'è dell'editore? Mi pubblico io. Che bisogno c'è del lettore? Mi leggo io.
  • In biologia si chiamerebbe nicchia evolutiva, in economia quota di mercato, nella psicologia del web è un travaso di nulla nel nulla, una logorrea autoreferenziale.
  • [Su Facebook] Zuckerberg lo ha capito quando ha chiamato la bacheca «diario», ossia informare gli altri non della straordinarietà, ma della quotidianità delle proprie vite ordinarie. Mi sono svegliato, sono allegro, sono depresso, ho mangiato, ho pisciato. Non si posta una foto perché ci si sta arrampicando come Tom Cruise sul Burj Khalifa, è sufficiente mostrare lo zampone con il cotechino cucinato dalla zia per capodanno.
  • [Sulla televisione] Molte trasmissioni lo hanno capito e pubblicano in diretta i tweet: un'indagine ha rivelato che mandare in onda i tweet aumenta l'ascolto, ossia l'auto-ascolto. Si noti che in tv ormai nessuno commenta mai i tweet inviati, passano in sovraimpressione e basta perché tanto basta.

Parente di nessuno[modifica]

Incipit[modifica]

Questo libro raccoglie due anni di miei articoli scritti per il Domenicale, perché, essendo uno scrittore e non un giornalista, credendo nel romanzo e non nelle opinioni, ho trovato utile raccogliere questi scritti polemici facendone, come Musil, delle pagine postume pubblicate in vita; perché disprezzo le opinioni, persino le mie, e l'unico modo per neutralizzarle è dargli la forma solida di un libro; e perché le parole di uno scrittore sono sempre eterne, nel bene e nel male, e perché lavorare per un giornale ti obbliga a pensare giornalisticamente, mentre alla fine, nella ragione e nel torto, condivido un pensiero di Walter Siti, tratto da un suo bellissimo libro, secondo cui, appunto, "è inutile perdere tempo a discutere con gente che, cent'anni al massimo, sarà morta. Discutere è un'ossessione necrofila".

Citazioni[modifica]

  • Minuscola tresca paesana, bella triangolazione sentimental-speculativa tra una appariscente direttrice didattica in tacchi a spillo, un maestro di nome Fagiolone, la Gentilin e, fuori o fin troppo dentro, va da sé, l'io narrante, lo scrittore, che si riflette e si immedesima nella protagonista. C'è sempre più, in Busi, l'esigenza di una immediatezza linguistica fresca e dolorosa con cui congiungere l'estetica della parola alla parola popolare, alla conquista, si capisce, di un'ultima parola davvero ultima, verso una religiosità laica, un'esistenza eroica senza religione né feticci, spietata ma morale, nichilistica ma vitale, che scandaglia nell'animo umano la straordinarietà della banalità, e il baratro dietro le pupille di ciascuno.
  • Aldo Busi, d'altra parte, nei romanzi più belli ti rivolta come un calzino la pochezza dell'italianità più opportunistica e bieca e corrotta e cialtrona e machiavellica, leggendolo leggi una lingua sfavillante e mai letta, resti a bocca aperta e te lo immagini, Busi, astrattamente sospeso su un qualche empireo da sub-dio, su un Olimpo à la Arbasino, o giù in una fogna à la Céline, o a marcire in un carcere à la Genet, invece apri un quotidiano e lui ti fa un santino di Di Pietro e un altro di Cofferati, perché sono buoni e puri, e ci aspetteremmo di meglio, noi busiani ripudiati da Busi: o un isolamento più splendido, o una militanza più complicata.
  • Caro Antonio D'Orrico. Poi uno si chiede come hanno fatto i contemporanei di Kafka a non accorgersi di Kafka, come è possibile che quando c'era Melville non vedessero Moby Dick, come potessero i critici d'arte non capire gli impressionisti e non vedere niente, se non macchie di colore e difetto di pittura, sull'Olympia di Manet.

Bibliografia[modifica]

Altri progetti[modifica]