Tinto Brass

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Tinto Brass nel 1990

Tinto Brass, all'anagrafe Giovanni Brass (1933 – vivente), regista, sceneggiatore e scrittore italiano.

Citazioni di Tinto Brass[modifica]

  • C'è in ciò che scrive Alda Teodoani una violenza da deragliatore ideologico, la violenza traumatica da bassi istinti di chi possiede una sapienza di linguaggio che gli consente di giocare col sesso e con le parole, dominando entrambi come reperti di medicina legale.[1]
  • Chissà poi quanto ci sia, in questi ricordi, di reale. Perché io penso che i ricordi non siano la realtà, ma copie artistiche di fotogrammi di vita.[2]
  • Come si guarda una faccia, così si dovrebbe guardare un culo: non c'è niente di male.[3]
  • Si può leggere il carattere di una persona dal culo. Meglio filmare un culo che certe facce.[4]
  • [Il vouyerismo] È sempre stata la mia ossessione, a cui ho dato sfogo osservando le protagoniste dei miei film in un gioco infinito, al limite del visionario.[2]
  • In Italia perdurano gli insegnamenti cattolici, che condizionano fortemente il comportamento della gente comune, per cui quello della morale sessuale è senza dubbio l'ambito in cui la società è progredita di meno.[2]
  • Io sto con Reich e Marcuse, l’eros come fattore deragliatore del potere. Più femminile per far crescere la società.[5]
  • La repressione sessuale si inserisce negli ordinamenti interessati a imporre la propria ideologia quale puntello essenziale del loro dominio. L'introiezione di un'ideologia sessuofobica favorisce la formazione di individui passivi disposti a essere piegati senza opporre resistenza.[2]
  • Mio padre era un gerarca fascista che m'ha cacciato di casa a 17 anni cambiando la serratura della porta. Ma già a 14 anni m'ha fatto rinchiudere nel manicomio di San Clemente a Venezia, non ricordo più per quanto tempo, per via di una personalità che giudicava poco equilibrata. Mia madre invece era una donna succube che non mi ha mai capito e mi considerava un irrealizzato.[6]
  • [Sul transgenderismo, alla domanda La Natura è impazzita?] Non si può generalizzare, perché l'erotismo non riguarda la massa ma i singoli. La parola chiave qui è “identità”. Ma cosa vuol dire questa parola? Certamente non lo sa Giorgia Meloni, non lo sa Enrico Letta e non lo so nemmeno io. Per il semplice fatto che questa parola non significa niente. È solo il rovesciamento della differenza.[2]
  • Per un fascista come mio padre ricorrere alle punizioni a fini educativi era una cosa normale. Una mattina mi lasciò al manicomio maschile, dove rimasi per alcuni giorni. Avevo tredici anni ed ero l'unico ragazzino tra uomini adulti. Mi chiedevo quali fossero le mie colpe. La follia di quei giorni e la sua umana misura hanno profondamente influenzato i miei film, in cui c'è una feroce critica alla logica repressiva dei manicomi.[2]
  • Sono le convenzioni e il timore del giudizio a spingere molte persone a reprimere gli aspetti socialmente non ammessi del sesso, oppure a viverli segretamente. In realtà, la trasgressione è più naturale di quanto immaginiamo. Dunque no, [trasgressione] non è un termine abusato. Siamo costretti a trasgredire per essere ciò che siamo, per essere fedeli a noi stessi. Liberi.[2]
  • Un giorno, una delle donne di servizio, prese in braccio il più piccolo dei miei fratelli, lui tirò con i piedi verso l'alto la sottana di lei... vidi le mutande della ragazza e un lungo pelo nero che ne sbucava. Non sapevo ancora che le donne avessero la peluria sul pube. Mi si accese la curiosità. Così, ogni volta che mi imbattevo in una donna chinata le guardavo tra le gambe per vedere cosa spuntasse. Sono state queste le mie prime forme di eccitazione sessuale.[2]
  • Voglio dirlo una volta per tutte: l'elemento qualificante del mio cinema è il significato e il significante, sia che mi occupi di temi politici, storici o sociali, sia che mi dedichi alla sessualità. La mia conclamata “culofilia” più che spia di una pulsione erotica è cartina di tornasole della mia concezione estetica, icasticamente espressa con la frase che sintetizza la mia poetica, “il culo è lo specchio dell'anima”.[2]

Citazioni su Tinto Brass[modifica]

  • Brass è un regista preparatissimo, uno dei migliori registi che abbiamo in Italia. Va bene? È stato un assistente di Rossellini straordinario. Lui ha fatto un cinema, prima, molto particolare, poi, visto che quel cinema a un certo punto non incontrava, che cosa ha fatto? Ha trovato un suo genere per sfondare, altrimenti non usciva Brass. Però, in tutti i suoi film, le inquadrature, la fotografia, sono belli, sono intelligenti, si vedrà un culo di più, si vedrà qualcosa di più, ma non è questo il punto… È il lavoro in se stesso. Brass è uno che si mette alla moviola e fa il montaggio, è uno che fa le sceneggiature, i soggetti, piglia, taglia, mette a posto, fa tutto. Un grande uomo. (Riz Ortolani)
  • [Sulle tematiche del cinema di Tinto Brass] L'eros che irrompe all'improvviso e non accetta limiti e regole, la tragedia dei diversi e della reclusione, usata come strumento repressivo insieme alla negazione della sessualità, e poi la generosità, l'allegria, il gusto di cogliere l'attimo e infine una visione della donna che molte e molti hanno considerato orribilmente maschilista, donna come oggetto e niente più, mentre Tinto ne rivendica invece il ruolo di musa, ispiratrice e complice che tale può essere solo in quanto libera e capace di vivere liberamente la propria sessualità. (Susanna Schimperna)
  • Tinto Brass analizzando con attenzione il mio fondoschiena dichiarò candidamente: "Si signorina. Lei farà strada". Ancora mi domando esattamente di quale strada stesse parlando il noto Maestro del Cinema. (Micol Ronchi)

Note[modifica]

  1. In Horror erotico, a cura di Franco Forte, vol. I, Stampa Alternativa, Viterbo, 1994, p. 37. Citato in Roberta Mochi, Libri di sangue: l'horror italiano di fine millennio, Persempre, 2003. ISBN 8888583068
  2. a b c d e f g h i Dall'intervista di Susanna Schimperna a Tinto Brass e Caterina Varzi, Il culo è lo specchio dell'anima, in Heavy Metal n. 1, Sprea, Cernusco sul Naviglio, novembre 2022. ISBN 9788862670999
  3. Dalla presentazione di un suo film a Venezia, citato sul Messaggero del 26 agosto 1995; citato in Panorama. Numeri 1534-1537, Mondadori, 1995, p. 162.
  4. Da una lezione all'Università Ca' Foscari di Venezia; citato in Roberto Bianchin, Il sesso in cattedra, la Repubblica, 18 marzo 1994.
  5. Dall'intervista di Andrea Pasqualetto, «A 84 anni sto per risposarmi, poi deciderò come morire prima di perdere la dignità», Corriere della Sera, 23 luglio 2017.
  6. Dall'intervista di Raffaele Panizza, Sesso, sesso, sesso: tutto il resto è noia. Voglio morire sognando una donna nuda, Panorama, 28 agosto 2013.

Filmografia[modifica]

Altri progetti[modifica]