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Massimo Bertarelli

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Massimo Bertarelli (1943 – 2019), giornalista e critico cinematografico italiano.

Citazioni di Massimo Bertarelli

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  • [Su Cuori puri] Appassionato e intenso dramma sociale nella degradata periferia romana. [...] Un film sincero diretto da un esordiente, con qualche lungaggine e due bravissimi protagonisti.[1]
  • [Su Dracula 3D] Argento è sempre Argento. E dire che sono passati quarantadue anni da "L'uccello dalle piume di cristallo". II suo sarà il centesimo film su "Dracula", ma il personaggio non ha affatto bisogno del dentista. Difatti morde che è una bellezza, con l'aiuto del 3D che fa lievitare il prezzo del biglietto, ma innalza la tensione e valorizza gli sgargianti colori. Con ovvia prevalenza del rosso. La storia è arcinota, inutile riparlarne. C'è anche Asia, che si spoglia con ironica voluttà.[2]
  • [Su L'infernale Quinlan] Avvincente, e sopravvalutato, drammone poliziesco del geniale e dispersivo Orson Welles, che mette in scena una storia nera come il carbone, badando più ai virtuosismi tecnici che alla linearità del racconto. Come dire che non è tutto chiaro, forse a causa del bislacco montaggio. Il Welles attore è un portentoso, terrificante monumento al Male.[3]
  • [Su Il cavaliere della valle solitaria] Bellissimo western di George Stevens, tra i migliori di sempre per la perfetta fusione tra avventura e romanticismo, che racconta con grande finezza psicologica ma senza dimenticare lo spettacolo le identiche cose dette più rozzamente da mille altri. Il misurato Alan Ladd, attore non eccelso, né per talento né per statura, è per una volta straordinariamente bravo.[4]
  • [Su Il grande cielo] Celebre e altrettanto noioso western del grande e eclettico Howard Hawks, che procede a passo strascicato tra avventura e umorismo. I paesaggi visibilmente di cartone, un bianco e nero di scadente qualità e un doppiaggio da mettere i brividi non rendono giustizia agli sforzi del giovane Kirk Douglas e dei suoi troppi compagni di viaggio.[5]
  • [Su Intermezzo] Celebre e sciropposa love story alla svedese condita da lacrime e buoni sentimenti, ma dotata di indubbia classe oltre che di un'encomiabile concisione. Oggi la storia farà sorridere, specie gli spettatori più giovani: i due pudicissimi amanti non fanno nemmeno in tempo a sfiorarsi le dita che già sono colti da rimorsi. La ventiduenne, sfolgorante Ingrid Bergman giustifica le pazzie che farà per lei Roberto Rossellini.[6]
  • [Su Quo vadis] Chilometrico e mediocre kolossal in costume, girato da Mervyn Le Roy a Cinecittà senza, come si dice, badare a spese. Diecimila comparse che al Colosseo urlano neanche fossero al derby e uno zoo ambulante con 63 leoni, 7 tori e 450 cavalli. Il grande gigione Peter Ustinov si cucina a fuoco lento il luccio Robert Taylor e la triglia Deborah Kerr.[7]
  • [Su Dreamer] Come se un tassista in Panda riuscisse a infiltrarsi tra Schumacher e Alonso e poi li superasse sull'ultima curva di Monza. Oppure come se la squadra dei galeotti di Poggioreale, ammessa per miracolo alla Champions league, nella finale di Londra battesse per 3-0 il Barcellona. Nella commediola lacrimosa e ultrabuonista Dreamer, che non stonerebbe nell'album rosa di casa Disney, succedono cose da pazzi, sportivamente parlando.[8]
  • [Su Proibito] Cupo, arcaico e poco appassionante melodramma agreste, che Mario Monicelli ha tratto, con molte libertà e con la collaborazione di Suso Cecchi d'Amico, da un romanzo di Grazia Deledda. Il bel Mel Ferrer si fa bagnare naso e tonaca dal baffo di elettrico di Amedeo Nazzari. L'esordiente Lea Massari è la migliore in campo. Sotto ogni punto di vista.[9]
  • [Su Il grido] Cupo e desolato melodramma social-sentimentale di un Michelangelo Antonioni già in preda ai primi sintomi dei proverbiali contorcimenti esistenziali. Un film che ai suoi tempi fu stroncato dalla critica e turbò i sonni del Pci: può davvero un operaio arrivare al suicidio? Il titolo potrebbe tranquillamente riferirsi all'urlo liberatorio dello spettatore davanti alla parola fine.[10]
  • [Su Scandalosa Gilda] Delirante pastrocchio erotico del giovane eretico Gabriele Lavia che, messi temporaneamente da parte Checov e Sofocle, inventa la filosofia applicata agli slip. Nel senso che per ogni indumento intimo ammainato viene declamato un dogma metafisico. La conturbante Monica Guerritore si spoglia, ansima, e si contorce con grande voluttà. Forse è un allenamento per Pirandello.[11]
  • [Su Il grande giorno di Jim Flagg] Discreto western, certamente atipico, per il taglio ironico e le cadenze da commedia, che scorre placidamente a ritmo accelerato per trasformarsi in rapido soltanto nell'ultimo quarto d'ora con un'imprevedibile mattanza. Robert Mitchum, attorniato da un manipolo di eccellenti vecchie glorie, è particolarmente svogliato: gli scappa perfino un sorriso.[12]
  • [Su Le colline bruciano] Discreto western di stampo classico, dai paesaggi ariosi e dalle emozioni a catena, che racconta una storia non troppo originale, dato che anche lo sdoganamento dei pellerossa non fa più notizia. Più del tontolone Tab Hunter, a tenere la scena è la magnifica ribelle Natalie Wood, attrice bella, brava e sfortunata, che diede il meglio di sé negli anni verdi.[13]
  • [Su Blow-Up] Dov'è la verità? Mah, nessuno lo sa, a partire da Michelangelo Antonioni che ha cominciato un avvincente giallo, poi nel timore di essere confuso con Hitchcock, Fritz Lang o altri cinematografari di basso profilo, ha preferito addentrarsi nella nebbia londinese o in quella a lui più familiare e, assai più fitta, dell'incomunicabilità. Come si fa a distinguere tra realtà e finzione? Si chiede, e purtroppo ci chiede l'angosciato regista. Ardua è la risposta, anche per i critici patentati, che pure si sono sperticati negli elogi, come i giurati che gli hanno dato la Palma d'Oro a Cannes.[14]
  • [Su Cristiada] È quasi un western il drammone messicano che rievoca, con spreco di enfasi e retorica, un'ignorata pagina di storia.[15]
  • [Su Rio Lobo] Emozionante e più che dignitoso western, ultimo grande film del grande Howard Hawks (che non vale certo i suoi tanti capolavori), dopo una carriera durata quasi mezzo secolo. Il rude e implacabile raddrizzatore di torti John Wayne ripercorre i sentieri gloriosi della prateria strigliando i cattivi. Forse in omaggio all'età, ha il compito facilitato: stavolta mancano gli indiani.[16]
  • [Su Il massacro di Fort Apache] Epico e ancora appassionante western in bianco e nero di John Ford, il primo di una celebre trilogia (seguiranno I cavalieri del Nord-Ovest e Rio Bravo), che monta in sella alla retorica patriottarda, contrapponendo l'eroe buono al soldato testardamente anti-indiano. L'ex bambolina Shirley Temple è un prodigio di melensaggine.[17]
  • [Su El Dorado] Epico western di Howard Hawks, che non vale il suo precedente capolavoro Un dollaro d'onore, pur ricalcandone lo schema, al punto da sembrarne la parodia. John Wayne, l'eroe d'un pezzo; Robert Mitchum, lo sceriffo onesto che alza volentieri il gomito; il ragazzo di bottega e il vecchio scorbutico. Avercene, comunque, di film così.[18]
  • [Su Figlia del vento] Fiammeggiante melodramma social-sentimentale del poliedrico William Wyler, la risposta anche se uscita l'anno prima, della Warner Bros a Via col vento della Metro: match tutto impari quanto a successo e incassi. La mattatrice Bette Davis [...], grazie anche alla generosità degli sceneggiatori, stritola tutti, specialmente gli impauriti colleghi maschi.[19]
  • [Su Taxxi] Folle e irresistibile commedia poliziesca scritta e sceneggiata dal genio parzialmente compreso di Luc Besson, e diretta dal riesumato Gérard Pirès, che corre a duecento all'ora (e per una volta non è un modo di dire) sul filo del grottesco. Le frequentissime scene d'inseguimento, su cui si regge tutto il film, sono davvero portentose. Il resto non conta, o quasi.[20]
  • [Su Matrix] Incuranti dall'ondata di pernacchie da cui sono stati travolti nella loro opera prima, e tutti invano hanno sperato ultima, l'indecente thriller saffico Bound, i fratelli Larry e Andy Wachowski hanno virato di parecchi gradi abbracciando il cinema dell'irrealtà. E qui viene il difficile per chi deve raccontare il film ai lettori, anche se il dovere professionale gli ha imposto di restare imperterrito al proprio posto per i 136 minuti (interminabili) del film, tenendo gli occhi e, purtroppo, anche le orecchie, aperti. Con incommensurabile invidia per chi, grazie al favore delle tenebre, se l'è invece svignata già nel primo tempo.[21]
  • [Su Lucrezia Borgia] Insipido e sgargiante polpettone in costume del francese Christian-Jacque, che non ha molti riguardi per la storia, tanto i Borgia non possono più protestare. In compenso ogni pretesto è buono per mettere in evidenza le doti fisiche della povera (morirà nel '67 a quarantasette anni) Martine Carol. Che fosse anche la consorte del regista è ovviamente un caso.[22]
  • [Su La legge del Signore] Intenso quanto logorroico melodramma anti-bellico, denso di patriottismo (e retorica), diretto dall'eclettico William Wyler e sceneggiato da Michael Wilson, che non poté firmarlo perché iscritto al partito Comunista. Gary Cooper ripete il personaggio de Il Sergente York, il pacifista a diciotto carati angosciato dal dubbio. Comunque un film troppo lungo e altrettanto barboso: difatti fu Palma d'oro a Cannes.[23]
  • [Su Diavolo in corpo] L'ultrà Marco Bellocchio, ispirato dall'analista di fiducia Fagioli, filosofeggia e declama, poi, messo alle strette dai produttori, pensa agli incassi. Infatti la sensuale olandesina Maruschka Detmers nel primo tempo si limita a vellicare il suo ganzo, nel secondo è sempre nuda.[24]
  • [Su L'anima e la carne ] Noioso e ridicolo polpettone avventuroso-sentimentale, uno dei peggiori film del grande John Huston, che scherza coi fanti e pure coi santi, ma è un'ironia che non riesce a lasciare il segno. Il cinico e ciondolante Robert Mitchum e la sussieguosa finta mammoletta Deborah Kerr sono come Rosy Bindi e lo specchio: inconciliabili.[25]
  • [Su Calvario] Originale dramma pseudogiallo, che parte bene, poi si disperde tra i tormenti di un personaggio oppresso da troppi problemi, anche familiari. [...] Bravo Brendan Gleeson, faccia da gangster più che da prete.[26]
  • [Su La resa dei conti] Originale e ambizioso spaghetti western diretto da Sergio Sollima, che non si limita, come lascerebbe intendere il titolo, a far cantare le colt nel solito duello conclusivo. Mantenendosi fedele ai sacri canoni dell'avventura, con overdose di violenza e parolacce, sa anche dar rilievo ai caratteri, riuscendo perfino a trarre miracolosamente qualche palpito dal volto immobile di Lee Van Cleef.[27]
  • [Su Gli amanti della città sepolta] Ottimo western, feroce e malinconico, del grande eclettico Raoul Walsh, che riporta sullo schermo, con qualche variante ancor più drammatica, il suo celebre poliziesco Una pallottola per Roy. L'alone romantico della vicenda, in cui trova largo spazio la love-story tra i due non eccelsi protagonisti, è ben reso dal pertinente titolo tradotto, per una volta migliore dell'originale (Colorado Territory).[28]
  • [Su La dalia azzurra] Passabile, anche se antiquato, poliziesco in bianco e nero, l'unica sceneggiatura scritta da Raymond Chandler, tratto da un suo romanzo incompiuto in cui il grande giallista dovette modificare il finale, che infatti appare appiccicaticcio, per le pressioni della permalosa Marina americana. Alan Ladd se la cava con decoro nel ruolo del reduce tutto d'un pezzo afflitto dalle corna.[29]
  • [Su L'ultimo amante] Passabile, nonostante le evidenti rughe, melodramma sentimentale [...]. Un bianco e nero amaro e appassionato in cui Amedeo Nazzari non fa rimpianger Carlo Ninchi, mentre la bionda, pur bellissima, svedese May Britt non riesce a scacciare il fantasma di Alida Valli.[30]
  • [Su Il conte di Essex] Pittoresco e ultraromanzato riassunto della folle storia d'amore che rallegrò (ma non troppo) la vita di Elisabetta I e del suo fedele (ma non troppo) servitore, messo in scena con eleganza dall'ungherese Michael Curtiz (Casablanca). Slendidi costumi ed epiche battaglie fanno da cornice al duello di istrionismo tra l'affascinante bruttona Bette Davis e il gagliardo faccia di bronzo Errol Flynn.[31]
  • [Su Era notte a Roma] Roberto Rossellini si cimenta in uno dei suoi temi prediletti, l'antifascismo, in un dramma resistenziale che non ha però l'impatto emotivo né di Roma città aperta né del Generale della Rovere. I borgatari con gli attributi (brava la ruspante maggiorata Giovanna Ralli) sono più genuini dei tre soldati al semolino.[32]
  • [Su Monella] Sboccata ma non disprezzabile commedia sentimental (20 per cento) erotica (80) del vecchio Satiro Tinto Brass, un autentico genio nella scoperta, nel senso più ampio del termine, di giovani virgulti femminili. La signorina in questione, molto spontanea e davvero bellina, difficilmente avrà modo sui pudibondi schermi televisivi di esibire per intero il proprio talento.[33]
  • [Su Automata] Scombinato giallo fantascientifico spagnolo [...] non si capisce niente. Antonio Banderas dal testone pelato sgrana di continuo gli occhi. Soprattutto davanti alla stagionatissima Melanie Griffith: ma quella è davvero mia moglie?[34]
  • [Su La maschera di fango] Senza infamia e senza lode, per abusare di una frase fatta che però rende l'idea. Il western semispionistico del poliedrico André de Toth, dove l'eroe buono subisce angherie di ogni sorta prima di alzare la cresta e far strage dei cattivi. Niente da obiettare se a impersonarlo è Gary Cooper, l'unico in grado di tener testa a John Wayne.[35]
  • [Su La donna del ritratto] Splendido, indimenticabile poliziesco del tedesco Fritz Lang, un bianco e nero asciutto e essenziale, esemplare per rigore stilistico e dosaggio della suspense, specie nell'imprevedibile finale. Se magistrale è l'interpretazione del rumeno Edward G. Robinson, il timido docente sconvolto dalla passione, l'affascinante Joan Bennett resta tra le più belle di sempre.[36]
  • [Su La legge del più forte] Tacciono le colt nel western umoristico di George Marshall, quasi una parodia (la prima in assoluto) di un genere che si è preso sempre tremendamente sul serio. La giovane Shirley MacLaine, adorabile commediante nata, sa stare al gioco come meglio non si potrebbe, ma pure Glenn Ford si muove con la giusta dose d'ironia. A reggere il moccolo Leslie Nielsen, stella di prima grandezza (e in commedie demenziali) soltanto in vecchiaia, che per decenni è stato costretto a far la parte del cattivo.[37]
  • [Su Marie Heurtin] Toccante, ma piatto dramma in costume, la storia vera di un'infelice creatura e del suo dolce angelo custode. [...] Un film coraggioso, destinato a perdere il confronto con due giganti in tema, Il ragazzo selvaggio e Anna dei miracoli.[38]
  • [Su I cavalieri del Nord Ovest] Un altro celebre western dedicato da Ford alla cavalleria in giacca blu, girato, benissimo (Oscar alla fotografia), tra Il massacro di Fort Apache e Rio Bravo: estenuanti cavalcate, amori di una castità irreale, un commosso e nemmeno troppo retorico omaggio all'esercito. Il quarantaduenne John Wayne, invecchiato a fatica dal truccatore, è una quercia con improvvisi lampi di umanità.[39]
  • [Su Dreamland - La terra dei sogni] Una recitazione da piangere e un protagonista, l'inebetito Ivano De Cristofaro, che strappa al catastrofico Alberto Tomba (Alex l'ariete) il titolo di peggiore attore italiano di sempre.[40]

Note

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  1. Da il Giornale, 1º giugno 2017; citato in Cuori puri, cinematografo.it.
  2. Da il Giornale, 22 novembre 2012; citato in Dracula 3D, cinematografo.it.
  3. Da il Giornale, 6 maggio 2001; citato in L'infernale Quinlan, cinematografo.it.
  4. Da il Giornale, 5 giugno 2003; citato in Il cavaliere della valle solitaria, cinematografo.it.
  5. Da il Giornale, 26 agosto 2003; citato in Il grande cielo, cinematografo.it.
  6. Da il Giornale, 26 giugno 2004; citato in Intermezzo, cinematografo.it.
  7. Da il Giornale, 14 agosto 2000; citato in Quo Vadis, cinematografo.it.
  8. Da il Giornale, 22 settembre 2006; citato in Dreamer - La strada per la vittoria, mymovies.it.
  9. Da il Giornale, 5 aprile 2004; citato in Proibito, cinematografo.it.
  10. Da il Giornale, 3 giugno 2001; citato in Il grido, cinematografo.it.
  11. Da il Giornale, 16 febbraio 2001; citato in Scandalosa Gilda, cinematografo.it.
  12. Da il Giornale, 28 settembre 2001; citato in Il grande giorno di Jim Flagg, cinematografo.it.
  13. Da il Giornale, 4 febbraio 2003; citato in Le colline bruciano, cinematografo.it.
  14. Da il Giornale, 27 maggio 2001; citato in Blow-Up, cinematografo.it.
  15. Da il Giornale, 23 ottobre 2014; citato in Cristiada, cinematografo.it.
  16. Da il Giornale, 23 dicembre 2000; citato in Rio Lobo, cinematografo.it.
  17. Da il Giornale, 4 giugno 2001; citato in Il massacro di Fort Apache, cinematografo.it.
  18. Da il Giornale, 7 ottobre 2002; citato in El Dorado , cinematografo.it.
  19. Da il Giornale, 4 aprile 2001; citato in Figlia del vento, cinematografo.it.
  20. Da il Giornale, 16 luglio 2003; citato in Taxxi, cinematografo.it.
  21. Da il Giornale, 9 maggio 1999; citato in Matrix, cinematografo.it
  22. Da il Giornale, 23 gennaio 2003; citato in Lucrezia Borgia, cinematografo.it
  23. Da il Giornale, 10 ottobre 2000; citato in La legge del Signore, cinematografo.it.
  24. Da il Giornale, 21 giugno 2002; citato in Diavolo in corpo, cinematografo.it.
  25. Da il Giornale, 26 agosto 2000; citato in L'anima e la carne, cinematografo.it.
  26. Da il Giornale, 14 maggio 2015; citato in Calvario, cinematografo.it.
  27. Da il Giornale, 17 febbraio 2003; citato in La resa dei conti, cinematografo.it.
  28. Da il Giornale, 10 giugno 2003; citato in Gli amanti della città sepolta, cinematografo.it.
  29. Da il Giornale, 30 ottobre 2002; citato in La dalia azzurra, cinematografo.it.
  30. Da il Giornale, 31 gennaio 2003; citato in L'ultimo amante, cinematografo.it
  31. Da il Giornale, 18 giugno 2002; citato in Il conte di Essex, cinematografo.it
  32. Da il Giornale, 24 aprile 2001; citato in Era notte a Roma, cinematografo.it
  33. Da il Giornale, 19 aprile 2001; citato in Monella, cinematografo.it.
  34. Da il Giornale, 26 febbraio 2015; citato in Automata, cinematografo.it
  35. Da il Giornale, 30 ottobre 2002; citato in La maschera di fango, cinematografo.it.
  36. Da il Giornale, 10 giugno 2001; citato in La donna del ritratto, cinematografo.it
  37. Da il Giornale, 1º aprile 2003; citato in La legge del più forte, cinematografo.it
  38. Da il Giornale, 3 marzo 2016; citato in Marie Heurtin - Dal buio alla luce, cinematografo.it
  39. Da il Giornale, 5 giugno 2001; citato in I cavalieri del Nord Ovest, cinematografo.it.
  40. Da Un disastro il melò tra Italia e Usa, ilgiornale.it, 8 luglio 2011.

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