Lietta Tornabuoni

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Lietta Tornabuoni (1931 – 2011), giornalista e critica cinematografica italiana.

Citazioni di Lietta Tornabuoni[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Il fenomeno Veil ha cinquantadue anni, bellissimi occhi verdi, un'eleganza da preside che intimidisce, la serietà un po' quadra di chi vuole soprattutto apparire autorevole, mettere soggezione.[1]
  • Tina Anselmi è una donna molto simpatica. [...] Ha un modo di fare serio, franco e spiccio, concreto, senza untuosa falsamodestia, senza presunzione indisponente. Ha un bel sorriso perenne, una bella faccia chiara. Ha la speciale flemmatica serenità e l'umana comprensione verso tutti che sono le doti del mediatore per vocazione.[2]
  • [Su Scent of a Woman - Profumo di donna] Già è un pastrocchio. Gli americani però non s'accontentano d'un rifacimento: aggiungono una storia parallela etico-scolastico-giovanile alla maniera de «L'attimo fuggente»; inzeppano la vicenda di alberghi e oggetti lussuosi (una suite al Waldorf-Astoria di New York, abiti adattati su misura, pranzi e drink all'Oak Room del Plaza, una Ferrari, un tango danzato nella sala da ballo vuota del Pierre); smussano la vicenda brutale, sciolgono nel patetico o nel declamatorio il personaggio odioso. [...] Gran pastrocchio, per due ore e trentacinque minuti: e tuttavia non ci si annoia. Al Pacino, altre volte così bravo, strafà con un'autoindulgenza e un autocompiacimento insopportabili, ma anche con una virulenza che tiene desta l'attenzione.[3]
  • [Su Proposta indecente] Un film sentimentale sul genere di "Love Story" (e infatti ha già avuto gran successo negli Stati Uniti), basato su uno di quei falsi problemi prediletti dai media (e infatti ha già suscitato in America appassionate discussioni), abilmente realizzato, copiato da altri film, lanciato con una mistificazione pubblicitaria che lo presenta come "scandaloso e torrido": quindi il massimo dell'inautenticità, della manipolazione.[4]
  • [Su Frankenstein di Mary Shelley] Un Frankenstein in più non farà male a nessuno, ma come al solito Bob De Niro è stato bravo a scegliere la parte: la Creatura è sempre stata più simpatica del Creatore.[5]
  • [Su Fargo] Tutto è bello nel film molto riuscito: il rapimento confuso e poi l'abbandono della rapita, buttata sul pavimento come un cane schiacciato sull'autostrada; le esplosioni di violenza, il gangster ferito che cerca di tamponare il sangue con la carta igienica, le uccisioni a colpi di pala in testa, l'avarizia del ricco, le facce dei vinti, lo sguardo affettuoso e spietato dei Coen sulla gente normale.[6]
  • Titanic è un grande spettacolo, un film possente, un affascinante melodramma che mette insieme amore e naufragio, la forza della passione e la fragilità della tecnologia: e che smentisce uno dei luoghi comuni a cui si era più affezionati, l'idea che i ricchi irresponsabili viaggiatori del Titanic continuassero sventatamente a ballare mentre tutto affondava intorno a loro, la nave insieme con l'orgoglio industriale e con una società classista arcaica.[7]
  • [Su Matrix] Sequenza interessante: Keanu Reeves viene immobilizzato e gli viene infilato nella pancia (attraverso l'ombelico, parrebbe) una specie di scorpione che permetterà di seguire tutte le sue mosse. Immagine cruciale: campi infiniti di innumerevoli feti umani contenuti in sacchi di plastica trasparente, appesi a sostegni come piante d'uno sterminato frutteto, che respirano, sognano e vengono allevati per nutrire con la loro energia vitale le macchine padrone degli uomini. Le cose belle di «Matrix» sono queste: il resto è un pastrocchio pomposo e sentenzioso, pretensioso e misticheggiante, inzeppato di quei motti confusi e altisonanti che impressionano i ragazzini e gli autodidatti [...][8]
  • [Su Matrix] Effetti visivi innovativi, e grandiosi. Romanticismo nero. Invenzioni divertenti: i personaggi ricevono informazioni direttamente nel cervello, il futurismo elettronico si mescola alle arti marziali della tradizione orientale, che la lavorazione sia avvenuta a Sydney in Australia o altrove non ha importanza, tanto è sempre buio e i paesaggi urbani sono diapositive immensamente ingrandite.[8]
  • "Entrapment" è stupido, malcongegnato, divertente: e resta incantevole il personaggio che Sean Connery s'è inventato per la vecchiaia, calmo e onnisciente, protettivo e provvido, seducente e capace di tutto.[9]
  • «2001 – Odissea nello spazio» di Stanley Kubrick [...] è il film unico che ha segnato per sempre il cinema di fantascienza, condensandone e fissandone gli universi col suo stile imitato e inimitabile: il candore e la freddezza, la danza degli astri, la posizione del veicolo spaziale nell'oscurità sconfinata del sistema stellare, il modo di muoversi e la vita quotidiana degli astronauti, le porte autochiudentesi, i corridoi rotondi come l'anima di un enorme tubo bianco. L'iconografia fantascientifica non era mai stata così suggestiva e perfetta prima di «2001», né lo sarebbe mai più stata dopo.[10]
  • Wes Craven, gran maestro dello spavento, insieme con la sua compagna Marianne Maddalena ha prodotto senza troppo impegno «Dracula's Legacy» (L'eredità di Dracula), un horror di serie B per ragazzini, ambientato nelle città nere di Londra e di New Orleans, interpretato da giovani attori non famosi e non bravi, scritto ricalcando ogni luogo comune sul personaggio infinito e attribuendogli un amore per la figlia di Van Helsing, Mary, che abita in America a New Orleans, città dove nei film è sempre Martedì Grasso. Un elemento originale è la molta pubblicità palese per la Virgin (negozi, furgoni, dischi), così come in «Hannibal» figura pubblicità palese per Gucci e in «Cast Away» figura pubblicità palese per la Federal Express, la grande agenzia di recapiti americana: è una tendenza che rischi di dilatarsi, di moltiplicarsi.[11]
  • [Su Scoprendo Forrester] Da Jerome David Salinger a Thomas Pynchon, il vecchio scrittore solitario, separato dalla vita, misantropo, nevrotico, chiuso nella memoria e nel rimpianto, sprezzante del mondo, non è certo un personaggio raro nella storia della letteratura americana: ad esso vuol somigliare il protagonista di Scoprendo Forrester di Gus Van Sant, uno scrittore che dopo aver avuto gran successo e un premio Pulitzer con un romanzo, s'è rinserrato in se stesso e nel suo appartamento newyorkese all'attico.[12]
  • [Su Panic Room] Fra i tre interpreti, ben tre (Jodie Foster, Forest Whitaker e Dwight Yoakam) sono registi oltre che attori, e questo non rappresenta affatto un inconveniente rispetto alla riuscita del film: affascinante, forse meno impressionante e più hitchcockiano dei precedenti [film del regista], girato con grande stile.[13]
  • Gabriele Muccino non è per ora un autore, non sembra avere un proprio mondo di idee e di emozioni da esprimere. Ma è prensile rispetto alla realtà e abile a riprodurne i luoghi comuni; sa filmare in modo fluido e plastico da professionista americano; sa imprimere al film un ritmo veloce e vivace, una urgenza immotivata ma divertente. [...] È più di quanto offra la maggioranza dei giovani registi italiani.[14]
  • [Stephen Sommers] ha trasformato Van Helsing, l'anziano cacciatore di mostri ideato da Bram Stoker, in una specie di body guard giovane, robusto, ardito, cafone, superarmato. Ha fatto perdere ai mostri della narrativa ogni forza enigmatica, ogni impatto culturale: non più emblemi della morte, dell'eternità, della possibilità dell'uomo di creare la vita, della fusione uomo-bestia, della ricerca scientifica, del fascino del Male, del dolore e della pietà, i Mostri sono soltanto vecchi stereotipi, figurine d'infanzia scolorite, tipi risibili o almeno strani. Se passando dalla letteratura nera al cinema Dracula e gli altri erano diventati sotto-cultura, «Van Helsing» li porta a una sub-sottocultura, nella quale l'umorismo tempera sempre lo spavento e il marketing (DVD, giochi interattivi, live action e animazione per la televisione, attrazioni da parco a tema) è il vero scopo.[15]
  • [Su Van Helsing] Il film lussuoso, fragoroso, dinamico, è abbastanza divertente.[16]
  • [Su V per Vendetta] [...] esempio di film avventuroso-politico alla maniera della Primula Rossa, emozionante, libertario, divertente.[17]
  • [Su V per Vendetta] Il lungo film è ogni tanto un poco stanco ma è recitato benissimo (la voce italiana del protagonista Hugo Weaving è quella di Gabriele Lavia), è intelligente e appassionante.[17]
  • [Su Solo due ore] Bel film d'azione, «Solo due ore» di Richard Donner: ma l'elemento che colpisce di più è Bruce Willis che, dimagrito, malinconico, con i baffi e un poco di barba, somiglia in modo impressionante al giudice Borsellino. Invece è un detective della polizia di New York, malconcio e dal passato tutt'altro che inappuntabile.[18]
  • [Su Solo due ore] Drammaticamente ottimo, il film ha un'aria triste: quei poliziotti cinici e assassini, quel detective che dice «Non c'è niente che mi faccia sentir bene», quel delinquente nero stupido e coraggioso, quella città caotica e indifferente formano un mondo brutto molto interessante.[18]
  • [Su Fascisti su Marte] Il regista-protagonista, come sempre, è straordinariamente divertente: certi suoi sguardi loschi o traversi, certa sua imperiosità dittatoriale, certi suoi improvvisi smarrimenti, sono fantastici, almeno quanto la creatività e la comicità dell'ideazione.[19]
  • [Su Romanzo criminale] Ispirandosi al libro di Giancarlo De Cataldo pubblicato da Einaudi, per due ore e mezza il film corale analizza in chiave romantica i criminali, le loro imprese, la loro ascesa e caduta. Raccogliendo nel cast molti attori italiani soprattutto giovani e bravi (bravissimo Kim Rossi Stuart), Michele Placido ha realizzato un film con qualche difetto però molto interessante, forte, riuscito.[20]
  • Per la sua carica liberatoria, la sua assenza di moralismo, la sua struttura narrativa, il suo splendore figurativo, la sua linea antimetafisica, La dolce vita è nel cinema una rivoluzione. Sembrava che, dopo, non si potessero più fare i film consueti. Non è andata così: come càpita a tutti i maestri davvero grandi, il regista non ha allievi, non ha fatto scuola.[21]
  • La dolce vita risulterà alla fine simile a un viaggio con tante tappe del protagonista, un giornalista di mondanità e pettegolezzi in movimento nella cosiddetta café society, nel carnevale perenne che nasconde un vuoto drammatico.[21]

Da Che ridere con Dracula

La stampa, 29 dicembre 1973

  • Andy Warhol ha cambiato assai due dei più celebri miti della letteratura e del cinema «neri»: il suo Frankenstein girato in tre dimensioni non crea un orrendo mostro ma una bellissima coppia, il suo Dracula ambientato negli Anni Trenta è sempre in frac e si porta dietro la bara sul tetto della Mercedes. [...] I due film non mostrano il minimo rispetto per i loro eroi.
  • Dracula ha cambiato status: ne I satanici riti di Dracula il regista Alan Gibson ne ha fatto un magnate misterioso, onnipotente e pauroso, un supercapitalista ossessionato dal timore delle malattie e dei rapimenti, «un personaggio alla Howard Hughes».
  • L'epopea del male non regge il confronto con la nera realtà contemporanea, i miti ottocenteschi si sfaldano di fronte ai nuovi riti di sangue. L'intervento di Andy Warhol può apparire il segno definitivo del tramonto di Frankenstein e Dracula: quando arriva Warhol il distruttore, estetizzante imbalsamatore del reale, geniale seppellitore di vitalità creativa, vuol proprio dire che tutto è finito.

Da Vampiro innamorato stanotte t'ho sognato

La stampa, 22 gennaio 1993

  • [Su Dracula di Bram Stoker] Dopo il vampiro spaventevole, il vampiro patetico e il vampiro comico, ecco il vampiro innamorato.
  • Autoproclamantesi fedele al romanzo, il film trascura purtroppo le qualità domestiche del più aristocratico dei vampiri, che teneva in ordine senza servitori il suo tetro castello dei Carpazi. [...] Trascura il superbo snobismo che induce Dracula a rivendicarsi discendente di Attila e a disprezzare gli Asburgo o i Romanov come «schiuma della Terra». Trascura i folti baffi bianchi che il romanzo attribuisce a Dracula, e che il cinema ha sempre ignorato: l'unico a rispettare i baffi bianchi è un film turco del 1963, Drakula Instanbulda, dove naturalmente il vampiro arretra di fronte al Corano mentre rimane indifferente al crocefisso.
  • Coppola ha preso un simbolo delle forze del Male che riflette il sadismo inconscio di molti lettori e spettatori, ha scelto un'incarnazione della trasgressione e del totale rifiuto di sottomettersi alle leggi umane o divine, una grande mente criminale, e ne ha fatto un trepido innamorato sentimentale: come idea non è granché, né il film consente alcuna analogia contemporanea tra il contagio vampiresco attraverso il morso e il contagio dell'Aids attraverso il coito. Son discorsi anche sproporzionati: Coppola ha detto, dichiarato e ripetuto d'aver fatto il film su commissione, per ragioni alimentari, per pagare i suoi eterni debiti.

Note[modifica]

  1. Citato in Simone Veil donna di marmo, La Stampa, 15 luglio 1979.
  2. Da Quella donna piace, La Stampa, 3 dicembre 1981.
  3. Da Pacino, re di un pastrocchio che avvince, La Stampa, 27 febbraio 1993, p. 22.
  4. Da "Proposta indecente" di Lyne, con Redford truccato per ringiovanirlo e la bellissima Demi Moore, La Stampa, 8 maggio 1993, p. 19.
  5. Da Eroi immortali? No, resuscitati, La stampa, 18 luglio 1993, p. 21.
  6. Da '96 al cinema, Dalai Editore, Milano, 1996, p. 149. ISBN 88-8089-187-1
  7. Da Titanic: il naufragar m'è dolce in questo mare, L'Espresso, 22 gennaio 1998.
  8. a b Da Matrix. Il gioco della violenza, La Stampa, 7 maggio 1999, p. 31.
  9. Da «Entrapment»: ladri in fuga tra stupidità e divertimento, La Stampa, 15 maggio 1999, p. 30.
  10. Da Scienza, sacro e ignoto, La Stampa, 2 marzo 2001, p. 28.
  11. Da Un Dracula bello e giovane che non spaventa nessuno, La Stampa, 4 marzo 2001.
  12. Da Il vecchio Sean burbero scrittore, La Stampa, 23 marzo 2001, p. 29.
  13. Da Panic Room, Cinematografo.it, 19 aprile 2002.
  14. Da Muccino, il nostro americano, Tutto libri, 4 ottobre 2003.
  15. Da Tutti invitati alla festa del conte Dracula, La stampa, 7 maggio 2004.
  16. Da «Van Helsing e i mostri», La Stampa, 14 maggio 2004.
  17. a b Da La vendetta senza fine del «distruttore positivo», La Stampa, 17 marzo 2006, p. 33.
  18. a b Da Bruce Willis nel marcio della Omicidi, La Stampa, 31 marzo 2006, p. 32.
  19. Da Quanto divertono quei fascisti, La Stampa, 3 novembre 2006, p. 31.
  20. Da Film della weekend drammatico «Romanzo criminale» , La Stampa, 3 novembre 2006, p. 31.
  21. a b Da I cinquant'anni de La dolce vita raccontati da Lietta Tornabuoni, Lastampa.it, 11 gennaio 2011.

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