Lietta Tornabuoni

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Lietta Tornabuoni (1931 – 2011), giornalista e critica cinematografica italiana.

Citazioni di Lietta Tornabuoni[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • [Su Scent of a Woman - Profumo di donna] Già è un pastrocchio. Gli americani però non s'accontentano d'un rifacimento: aggiungono una storia parallela etico-scolastico-giovanile alla maniera de «L'attimo fuggente»; inzeppano la vicenda di alberghi e oggetti lussuosi (una suite al Waldorf-Astoria di New York, abiti adattati su misura, pranzi e drink all'Oak Room del Plaza, una Ferrari, un tango danzato nella sala da ballo vuota del Pierre); smussano la vicenda brutale, sciolgono nel patetico o nel declamatorio il personaggio odioso. [...] Gran pastrocchio, per due ore e trentacinque minuti: e tuttavia non ci si annoia. Al Pacino, altre volte così bravo, strafà con un'autoindulgenza e un autocompiacimento insopportabili, ma anche con una virulenza che tiene desta l'attenzione.[1]
  • [Su Proposta indecente] Un film sentimentale sul genere di "Love Story" (e infatti ha già avuto gran successo negli Stati Uniti), basato su uno di quei falsi problemi prediletti dai media (e infatti ha già suscitato in America appassionate discussioni), abilmente realizzato, copiato da altri film, lanciato con una mistificazione pubblicitaria che lo presenta come "scandaloso e torrido": quindi il massimo dell'inautenticità, della manipolazione.[2]
  • [Su Fargo] Tutto è bello nel film molto riuscito: il rapimento confuso e poi l'abbandono della rapita, buttata sul pavimento come un cane schiacciato sull'autostrada; le esplosioni di violenza, il gangster ferito che cerca di tamponare il sangue con la carta igienica, le uccisioni a colpi di pala in testa, l'avarizia del ricco, le facce dei vinti, lo sguardo affettuoso e spietato dei Coen sulla gente normale.[3]
  • [Su Matrix] Sequenza interessante: Keanu Reeves viene immobilizzato e gli viene infilato nella pancia (attraverso l'ombelico, parrebbe) una specie di scorpione che permetterà di seguire tutte le sue mosse. Immagine cruciale: campi infiniti di innumerevoli feti umani contenuti in sacchi di plastica trasparente, appesi a sostegni come piante d'uno sterminato frutteto, che respirano, sognano e vengono allevati per nutrire con la loro energia vitale le macchine padrone degli uomini. Le cose belle di «Matrix» sono queste: il resto è un pastrocchio pomposo e sentenzioso, pretensioso e misticheggiante, inzeppato di quei motti confusi e altisonanti che impressionano i ragazzini e gli autodidatti [...][4]
  • [Su Matrix] Effetti visivi innovativi, e grandiosi. Romanticismo nero. Invenzioni divertenti: i personaggi ricevono informazioni direttamente nel cervello, il futurismo elettronico si mescola alle arti marziali della tradizione orientale, che la lavorazione sia avvenuta a Sydney in Australia o altrove non ha importanza, tanto è sempre buio e i paesaggi urbani sono diapositive immensamente ingrandite.[4]
  • "Entrapment" è stupido, malcongegnato, divertente: e resta incantevole il personaggio che Sean Connery s'è inventato per la vecchiaia, calmo e onnisciente, protettivo e provvido, seducente e capace di tutto.[5]
  • «2001 – Odissea nello spazio» di Stanley Kubrick [...] è il film unico che ha segnato per sempre il cinema di fantascienza, condensandone e fissandone gli universi col suo stile imitato e inimitabile: il candore e la freddezza, la danza degli astri, la posizione del veicolo spaziale nell'oscurità sconfinata del sistema stellare, il modo di muoversi e la vita quotidiana degli astronauti, le porte autochiudentesi, i corridoi rotondi come l'anima di un enorme tubo bianco. L'iconografia fantascientifica non era mai stata così suggestiva e perfetta prima di «2001», né lo sarebbe mai più stata dopo.[6]
  • [Su Scoprendo Forrester] Da Jerome David Salinger a Thomas Pynchon, il vecchio scrittore solitario, separato dalla vita, misantropo, nevrotico, chiuso nella memoria e nel rimpianto, sprezzante del mondo, non è certo un personaggio raro nella storia della letteratura americana: ad esso vuol somigliare il protagonista di Scoprendo Forrester di Gus Van Sant, uno scrittore che dopo aver avuto gran successo e un premio Pulitzer con un romanzo, s'è rinserrato in se stesso e nel suo appartamento newyorkese all'attico.[7]
  • [Su V per Vendetta] [...] esempio di film avventuroso-politico alla maniera della Primula Rossa, emozionante, libertario, divertente.[8]
  • [Su V per Vendetta] Il lungo film è ogni tanto un poco stanco ma è recitato benissimo (la voce italiana del protagonista Hugo Weaving è quella di Gabriele Lavia), è intelligente e appassionante.[8]
  • [Su Solo due ore] Bel film d'azione, «Solo due ore» di Richard Donner: ma l'elemento che colpisce di più è Bruce Willis che, dimagrito, malinconico, con i baffi e un poco di barba, somiglia in modo impressionante al giudice Borsellino. Invece è un detective della polizia di New York, malconcio e dal passato tutt'altro che inappuntabile.[9]
  • [Su Solo due ore] Drammaticamente ottimo, il film ha un'aria triste: quei poliziotti cinici e assassini, quel detective che dice «Non c'è niente che mi faccia sentir bene», quel delinquente nero stupido e coraggioso, quella città caotica e indifferente formano un mondo brutto molto interessante.[9]
  • [Su Fascisti su Marte] Il regista-protagonista, come sempre, è straordinariamente divertente: certi suoi sguardi loschi o traversi, certa sua imperiosità dittatoriale, certi suoi improvvisi smarrimenti, sono fantastici, almeno quanto la creatività e la comicità dell'ideazione.[10]
  • [Su Romanzo criminale] Ispirandosi al libro di Giancarlo De Cataldo pubblicato da Einaudi, per due ore e mezza il film corale analizza in chiave romantica i criminali, le loro imprese, la loro ascesa e caduta. Raccogliendo nel cast molti attori italiani soprattutto giovani e bravi (bravissimo Kim Rossi Stuart), Michele Placido ha realizzato un film con qualche difetto però molto interessante, forte, riuscito.[11]
  • Per la sua carica liberatoria, la sua assenza di moralismo, la sua struttura narrativa, il suo splendore figurativo, la sua linea antimetafisica, La dolce vita è nel cinema una rivoluzione. Sembrava che, dopo, non si potessero più fare i film consueti. Non è andata così: come càpita a tutti i maestri davvero grandi, il regista non ha allievi, non ha fatto scuola.[12]
  • La dolce vita risulterà alla fine simile a un viaggio con tante tappe del protagonista, un giornalista di mondanità e pettegolezzi in movimento nella cosiddetta café society, nel carnevale perenne che nasconde un vuoto drammatico.[12]

Note[modifica]

  1. Da Pacino, re di un pastrocchio che avvince, La Stampa, 27 febbraio 1993, p. 22.
  2. Da "Proposta indecente" di Lyne, con Redford truccato per ringiovanirlo e la bellissima Demi Moore, La Stampa, 8 maggio 1993, p. 19.
  3. Da '96 al cinema, Dalai Editore, Milano, 1996, p. 149. ISBN 88-8089-187-1
  4. a b Da Matrix. Il gioco della violenza, La Stampa, 7 maggio 1999, p. 31.
  5. Da «Entrapment»: ladri in fuga tra stupidità e divertimento, La Stampa, 15 maggio 1999, p. 30.
  6. Da Scienza, sacro e ignoto, La Stampa, 2 marzo 2001, p. 28.
  7. Da Il vecchio Sean burbero scrittore, La Stampa, 23 marzo 2001, p. 29.
  8. a b Da La vendetta senza fine del «distruttore positivo», La Stampa, 17 marzo 2006, p. 33.
  9. a b Da Bruce Willis nel marcio della Omicidi, La Stampa, 31 marzo 2006, p. 32.
  10. Da Quanto divertono quei fascisti, La Stampa, 3 novembre 2006, p. 31.
  11. Da Film della weekend drammatico «Romanzo criminale» , La Stampa, 3 novembre 2006, p. 31.
  12. a b Da I cinquant'anni de La dolce vita raccontati da Lietta Tornabuoni, Lastampa.it, 11 gennaio 2011.

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