Isaac Bashevis Singer

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Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per la letteratura (1978)
Isaac Bashevis Singer

Isaac Bashevis Singer (1904 – 1991), scrittore polacco naturalizzato statunitense.

Citazioni di Isaac Bashevis Singer[modifica]

  • Appendere la cornetta è come appendere un essere umano a una forca. Si resta lì ammutoliti come idioti, con la lingua penzoloni.[1]
  • È preferibile per l'uomo commettere un peccato con fervore, anziché una buona azione senza entusiasmo.[2]
  • I pensatori materialisti hanno attribuito al cieco meccanismo dell'evoluzione più miracoli, improbabili coincidenze e prodigi di quanti ne abbiano mai potuto attribuire a Dio tutti i teologi del mondo.[3]
  • Il vegetarianesimo è la mia religione, sono diventato un vegetariano stabile circa venticinque anni fa. Prima di allora provavo e riprovavo, ma erano episodi sporadici. Finalmente, a metà degli anni sessanta, ho preso la decisione. Da allora sono vegetariano. [...] Questa è la mia protesta contro la condotta del mondo. Essere vegetariani significa dissentire, dissentire contro il corso degli eventi attuali. Energia nucleare, carestie, crudeltà, dobbiamo prendere posizione contro queste cose. Il vegetarianesimo è la mia presa di posizione. E penso che sia una presa di posizione consistente.[4]
  • L'amore delle persone vecchie e anziane è un tema che ricorre sempre più di frequente nel mio lavoro narrativo.[5]
  • L'Onnipotente è vecchio; non è una cosa da nulla vivere in eterno.[2]
  • L'unica speranza del genere umano è l'amore nelle sue varie forme e manifestazioni, la cui unica fonte è l'amore per la vita, il quale, come sappiamo, cresce e matura con gli anni.[5]
  • L'uomo è una cosa schifosa. Se lo picchi, si mette a urlare. Ma se è l'altro che viene picchiato, allora costruisce una teoria.[6]
  • Nella vita, le cose che più desideriamo hanno la specialità di arrivare troppo tardi.[6]
  • Non si stancava mai di guardare sorgere il sole: rosso acceso, dorato, lavato nelle acque del grande mare. Il sole nascente gli ispirava sempre lo stesso pensiero: a differenza dell'astro celeste, il figlio dell'uomo non si rinnova mai e per questo è destinato alla morte. L'uomo ha ricordi, rimorsi e rancori che si accumulano dentro di lui come strati di polvere finché gli impediscono di ricevere la luce e la vita che discende dal cielo. Il creato, invece, si rinnova costantemente. Se il cielo si rannuvola, poi si rasserena. Il sole tramonta, ma ogni mattino rinasce. Le stelle o la luna non recano le tracce del tempo. La continuità del processo di creazione della natura non appare mai tanto ovvia come all'alba, quando cade la rugiada, gli uccellini cinguettano, il fiume s'infiamma, l'erba è umida e fresca. Felice è l'uomo che sa rinnovarsi insieme al creato.[7]
  • Penso che tutto ciò che è collegato con il vegetarianesimo sia della massima importanza, perché non ci potrà mai essere pace nel mondo finché ci ostiniamo a mangiare gli animali. Questo si applica anche ai pesci. Io non mangio pesce. Sono diventato vegetariano perché per tutta la vita mi sono sentito in colpa e pieno di vergogna per il fatto di aver mangiato carne animale. Sono convinto che gli animali siano creature di Dio esattamente come lo sono gli esseri umani. E noi dobbiamo rispettarli e amarli, invece di macellarli.[8]
  • Se continui a dire che le cose vanno male, hai buone probabilità di diventare un profeta.[9]
  • Se si vede qualcuno pronto a sacrificarsi per noi, si deve sapere che ne trae il massimo piacere. Cerchiamo di impedirgli di sacrificarsi, e ci ficcherà un coltello in corpo…[1]
  • Si arriva all'assassinio per amore o per odio, alla propaganda dell'assassinio solo per malvagità.[10]
  • Si sono convinti che l'uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno.[11]
  • Sono Gimpel l'idiota, ma non credo d'esser stupido. Anzi.[12]
  • Tra uccidere animali e creare camere a gas di stampo hitleriano o campi di concentramento di stile staliniano, il passo è assai breve... non ci sarà giustizia fino a che un uomo brandirà un coltello o un'arma per distruggere coloro che sono più deboli di lui.[13]
  • Un vero scrittore non scrive in una lingua appresa da adulto, ma nella lingua che conosce sin dall'infanzia.[14]
  • Uno scrittore non muore di errori medici, solo di errori di stampa. [15]

Nuove storie dalla corte di mio padre[modifica]

Incipit[modifica]

Lo chiamavano tutti Chaim il fabbro, ma in realtà era ciò che qui in America si definisce idraulico. Riparava tubazioni dell'acqua e in particolare scarichi intasati del gabinetto, problema frequente nella nostra vita.
Chaim era un uomo di media statura, forte e di spalle larghe, con una faccia bruna come il bronzo e una barba dello stesso colore. I suoi abiti sembravano spolverati di ruggine. Sebbene ancora giovane, aveva in viso le rughe e le grinze del faticatore che non si risparmia. Estate e inverno portava giacchetta corta e stivali alti. Aveva sempre con sé tubi, martelli, lime, pinze e questo o quel pezzo di ferro. Persino la sua voce aveva una sonorità metallica. Di shabbath Chaim il fabbro pregava a casa nostra e consumava il Terzo Pasto con noi. A volte, bevendo un bel bicchierone di acquavite, mi stringeva la mano. La sua era dura come il ferro.

Citazioni[modifica]

  • Ecco il problema dei goyim. Non hanno la pazienza di aspettare. (p. 32)
  • Era piantata lì in cucina, nera come il carbone, con la faccia torta e la bocca cascante: un ammasso di buio. (p. 40)
  • Una coppia di sposi in lite non era una gran cosa! Succedeva tutti i giorni, dieci volte al giorno. Anzi, in via Krochmalna ce n'erano che quando volevano litigare uscivano in strada e aspettavano che si radunasse una folla. Che senso aveva litigare in casa, davanti alle quattro pareti? (p. 166)

Ombre sull'Hudson[modifica]

Incipit[modifica]

Quella sera gli ospiti erano riuniti nell'appartamento di Boris Makaver, nell'Upper West Side. Il palazzo di abitazioni dove aveva appena traslocato gli ricordava Varsavia. Costruito attorno a un grandissimo cortile, dava sulla Broadway da un lato e su West End Avenue dall'altro. Il cabinet de travail – o studio, come lo chiamava sua figlia Anna – aveva una finestra che dava sul cortile, per cui ogni volta che gettava un'occhiata fuori, Boris poteva quasi immaginare di essere di nuovo a Varsavia.

Citazioni[modifica]

  • Molte volte aveva sentito di come rabbini, professori e studiosi si insultassero a vicenda dandosi dell'analfabeta e della testa di rapa. Per quanto a fondo un uomo possa aver studiato, c'è sempre un altro che lo schernisce. (p. 16)
  • Ma è una regola invariabile che, più una persona è forte, più forti sono le sue debolezze. È un principio di compensazione che agisce universalmente. (p. 50)
  • Il terrore assume tutte le forme, ma la peggiore è la compassione. Quando si ama una persona e al tempo stesso si prova compassione per lei, si può essere indotti alle cose più brutali. (p. 50)
  • Se si vede qualcuno pronto a sacrificarsi per noi, si deve sapere che ne trae il massimo piacere. Cerchiamo di impedirgli di sacrificarsi, e ci ficcherà un coltello in corpo... (p. 51)
  • Niente affatto: il desiderio di ingannare prova che dietro l'inganno si nasconde una verità. Gli stessi idoli testimoniano dell'esistenza di Dio. (p. 74)
  • Stranamente, nel locale era ancora viva una mosca solitaria, nel cuore dell'inverno. Si aggrappava al bordo della zuccheriera, completamente assorta in sé come lo sono gli esseri che hanno vissuto oltre il loro tempo e dovrebbero ormai essere morti. (p. 84)
  • Due guerre mondiali erano forse prodotto della logica? Il genere umano si dibatteva in paludi di assurdo, tenebra, mistero, magia, eppure continuava a parlare di senno. Era una follia in sé. La fiduciosa lucidità dei contemporanei era una pericolosa illusione. Nel Medioevo si era più vicini alla verità di adesso. Allora se non altro si sapeva che agivano poteri sinistri. Li si chiamava persino per nome: Satana, Lucifero, Belial. La gente moderna era resa folle dalla ragione. Una banda di intellettuali aveva portato il genere umano sul limite dell'abisso. (p. 317)
  • Non mettere giù! Appendere la cornetta è come appendere un essere umano alla forca. Si resta lì ammutoliti come idioti, con la lingua penzoloni. (p. 352)
  • Per qualche tempo fu preso da una sorta di gioia, un desiderio di distruzione accoppiato a un gusto per l'azzardo, una sensazione che prende spesso chi sa porsi fuori di sé stesso e guardare il proprio comportamento attraverso gli occhi di un estraneo, dopo essersi scisso in due come per magia o per una malattia fisica. (p. 358)
  • Fa bene tutto... è il suo handicap più grave. Se si hanno le spalle larghe, si portano grossi pesi. Se una donna sa fare tutto, è costretta a farlo da sé. (p. 441)
  • La cultura ebraica non è una sorta di erba selvatica che cresce per conto suo. È un giardino che si deve curare di continuo. Quando il giardiniere se ne scorda, o decide di scordarsene, le piante avvizziscono. (p. 464)
  • Se uno si pianta su un tetto e vuole saltare giù, non fermarti neanche un secondo a discutere con lui, perché lo farà e ti cadrà sulla testa. (p. 477)
  • Perché non c'è nessun luogo dove scappare. È semplice nevrosi, e ogni nevrosi è ingenua. Ha ragione, dicendo che la società è corrotta, ma il pianeta dove dobbiamo vivere è questo. Può migliorare o peggiorare.

Racconti[modifica]

Incipit[modifica]

Il vecchio
Al principio della Grande Guerra, Chaim Sachar di via Krochmalna a Varsavia era un uomo ricco. Dopo aver messo da parte qualche migliaio di rubli per la dote di ognuna delle figlie, si preparava a prendere in affitto un appartamento abbastanza grande per sistemarvi anche un genero che studiava la Torá.
Doveva esserci anche una camera per il padre di Chaim Sachar, il novantenne Reb Moshe, seguace del Rebbe di Turiak, che da qualche tempo era venuto ad abitare dal figlio a Varsavia.

Citazioni[modifica]

  • Adesso sei una donna e condividi con noi la maledizione di Eva. (p. 83)
  • Chi conosce la complessità della natura umana sa che la gioia e il dolore, il buono e il bello, l'amore e l'odio, la pietà e la ferocia e altre passioni contrastanti finiscono spesso col confondersi fino a diventare indistinguibili. (p. 98)
  • Così come non esiste il grano senza paglia, non esistono sogni che non contengano sciocchezze. (p. 1223)
  • Finché l'uomo si considera importante i suoi occhi sono ciechi, incapaci di vedere il cielo. (p. 802)
  • L'ebraismo poteva racchiudersi in una parola sola: isolamento. Quando non li racchiudevano in un ghetto, gli ebrei se ne creavano uno di loro volontà; quando non li costringevano a portare il segno giallo, si vestivano in un modo che ai loro vicini sembrava stravagante. (p. 315)
  • L'ebreo moderno non può vivere senza l'antisemitismo. Se non c'è, fa di tutto per farlo nascere. (p. 1524)
  • Le ferite guariscono le parole lasciano il segno. (p. 475)
  • Meglio per l'uomo peccare con fervore anziché compiere buone azioni senza entusiasmo. (p. 88)
  • Quando il pastore è cieco il gregge si disperde. (p. 227)

Shosha[modifica]

Incipit[modifica]

Io venni educato sulla base di tre lingue morte – l'ebraico, l'aramaico e lo yiddish (che alcuni non considerano affatto una lingua) – e di una cultura che si sviluppò a Babilonia: il Talmùd.

Citazioni[modifica]

  • Un giorno mio padre nominò Spinoza – il suo nome sia cancellato – e la sua teoria secondo la quale Dio è il mondo e il mondo è Dio. Parole che mi provocarono un tumulto nella mente. Se il mondo è Dio, allora io, il ragazzo Aaron, il mio gabbiano, il mio berretto di velluto, i miei capelli rossi, le mie scarpe partecipavano della Natura Divina. (p. 15)
  • «In una goccia d'acqua possono esserci miriadi di mondi simili.»
    «Non annegano?» chiedeva Shosha.
    Al fine di non complicare troppo le cose, dicevo: «Sanno nuotare tutti». (pp. 15-16)
  • «Tu stavi al balcone e catturavi le mosche
    «Non ricordarmelo», dissi.
    «Perché?»
    «Perché noi facciamo alle creature di Dio quello che i nazisti fanno a noi.»
    «Ma le mosche pizzicano.»
    «Devono pizzicare. È così che Dio le ha create.»
    «Perché Dio le ha create così?» chiese Shosha.
    «Shoshele, a questo non c'è risposta.» (p. 188)
  • L'uomo è privo di immaginazione nel pessimismo come nell'ottimismo. (pp. 208-209)

Vecchio amore[modifica]

Incipit[modifica]

Non avevo mai sentito parlare di lui prima di allora, tuttavia, in una lunga lettera che mi scrisse da Rio de Janeiro, mi si presentò come uno scrittore yddish che si era «perso e impantanato nel deserto bollente del Brasile». Si chiamava Paltiel Gerstendrescher. Alcuni mesi dopo la lettera, arrivò uno dei suoi libri. Era pubblicato dalle Myself Publications, stampato su carta grigia e legato in una copertina arricciata sui lati a causa del lungo periodo di tempo passato negli uffici postali. Era un misto di autobiografismo e riflessioni su Dio, il mondo, l'uomo e la mancanza di fini della creazione, scritto in uno stile ampolloso e in frasi di lunghezza insolita. Era zeppo di errori di stampa e aveva diverse pagine fuori posto. Si intitolava La confessione di un agnostico.

Citazioni[modifica]

  • Chi crea deve essere critico però il senso critico deve venire dopo. (pp. 12-13)
  • Quando Adamo ed Eva mangiarono all'albero della conoscenza, divennero critici e analitici, e si resero conto di essere nudi. (p. 13)
  • La vita è il carro di Dio e la morte è solo l'ombra della Sua frusta.

Citazioni su Isaac Bashevis Singer[modifica]

  • Dopo essere fuggito dalla Polonia occupata dai nazisti, il premio Nobel Isaac Bashevis Singer paragonò i pregiudizi di specie alle «teorie razziste più estremistiche». Singer sosteneva che i diritti degli animali fossero la forma più pura di difesa della giustizia sociale perché gli animali sono i più vulnerabili di tutti gli oppressi. A suo parere i maltrattamenti degli animali erano l'epitome del paradigma morale secondo cui «la forza è diritto». (Jonathan Safran Foer)

Note[modifica]

  1. a b Da Ombre sull'Hudson, traduzione di Mario Biondi, TEA, 2002.
  2. a b Da La distruzione di Kreshev, in Racconti, 2013.
  3. Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, 2000.
  4. Dalla Prefazione a Steven Rosen, Il vegetarismo e le religioni del mondo, traduzione di Giulia Amici, Gruppo Futura – Jackson Libri, 1995. ISBN 88-256-0826-8
  5. a b Citato in prefazione a Vecchio amore.
  6. a b Da La famiglia Moskat.
  7. Da Io non mi affido agli uomini.
  8. Citato in Rynn Berry, Da Buddha ai Beatles: La vita e le ricette inedite dei grandi vegetariani della storia, traduzione di Annamaria Pietrobono, Gruppo Futura – Jackson Libri, 1996. ISBN 88-256-1108-0
  9. Da Gimpel l'idiota.
  10. Da Satana a Goray. Frase identica a quella presente in Italo Svevo (vedi), La coscienza di Zeno.
  11. Da L'uomo che scriveva lettere (The letter writer); citato in Charles Patterson, Un'eterna Treblinka: Il massacro degli animali e l'Olocausto, Editori Riuniti, Roma, 2003. ISBN 978-8835953241
  12. Da Gimpel l'idiota.
  13. Dalla prefazione a Dudley Giehl, Vegetarianism; citato in Michela Vittoria Brambilla, Manifesto animalista, Mondadori, Milano, 2012, p. 33. ISBN 978-88-04-62679-4
  14. Citato in Corriere della Sera, 5 novembre 2009.
  15. Da Vicini, in Racconti, 2013.

Bibliografia[modifica]

  • Isaac Bashevis Singer, La famiglia Moskat, traduzione di Bruno Ponzi, TEA, 1989.
  • Isaac Bashevis Singer, Nuove storie dalla corte di mio padre, traduzione di Mario Biondi, Longanesi, 2000.
  • Isaac Bashevis Singer, Ombre sull'Hudson, traduzione di Mario Biondi, Longanesi, 2000.
  • Isaac Bashevis Singer, Racconti, traduzioni di Mario Biondi, Anna Bassan Levi, Gabriella Luzzani, Anna Ravano, Arnoldo Mondadori (I Meridiani), Milano, 2000.
  • Isaac Bashevis Singer, Racconti, traduzioni di Bruno Oddera, Maria Vasta Dazzi e Mario Biondi, Corbaccio, 2013. ISBN 978-88-6380-579-6
  • Isaac Bashevis Singer, Satana a Goray, traduzione di Bruno Oddera, Longanesi, 2002.
  • Isaac Bashevis Singer, Shosha, traduzione di Mario Biondi, Longanesi & C., Milano, 1978.
  • Isaac Bashevis Singer, Vecchio amore (Old Love), traduzione di Mario Biondi, CDE, 1981.

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