Augusto Conti

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Augusto Conti (1822 – 1905), filosofo, pedagogista e politico italiano.

I discorsi del tempo in un viaggio in Italia[modifica]

Incipit[modifica]

Quanta mai fosse la trepidazione d'Italia nell'Agosto e Settembre del milleottocentosessantasei, mentre fra noi e Austria pendeva la pace, e pel poco e incerto si rischiava il molto e certo, e parve rimessa in dubbio la libertà sì desiderata, non sapranno i figliuoli nostri, se dall'affanno e dalla vergogna di mirar padrone in casa tua lo straniero, li scampi Dio e la virtù. Affinché la vista di luoghi dilettosi e la conversazione d'un caro amico gli addolcissero sì fiere dubbiezze, tal uomo, che da una cittaduzza toscana chiamerò il Samminiatese recossi a Napoli e indi a Sorrento, ove appunto dimorava un amico suo che si chiamerà il Sorrentino. E anche v'andò per altra cagione; farlo giudice di scritti ch'egli darebbe a stampa, dacché non avvi più utile cosa, né più (direi) giovanilmente lieta, del mostrare l'opere proprie ad amico vero che le approvi e corregga.

Citazioni[modifica]

  • Sedevano un dì fra' boschetti d'aranci, sulla pendice a' cui piedi è Sorrento; e la brezza moveva da' rami e dalle foglie una musica di suoni e di fragranze; mentre di sotto alle verdi ombrelle rideva il golfo di Napoli, e dal cielo azzurro traluceva il Paradiso. (p. 14)
  • Sfavillano di luce i firmamenti | Che il Sol tacito corre; ma nell'alte | Serenità di pure ombre ti veli, | O empireo lume: ove lo sguardo ha fine, | Non la mente che va senza riposo. | L'infinità non sei, ma il cor ne sente | Mesto ricordo in quell'ombre lontane. (Il cuore e la natura, p. 15)
  • Quanti segreti ha il cor; quanti ha recessi | Natura! è sempre a noi dolce il mistero; | Presentimento d'un gran ben, che ascoso, | L'anima ne sospira ! (Il cuore e la natura, p. 16)
  • Sei terribile, o mare; e sì mi piaci | Quando pugni col vento; s'erge negro | II flutto, poi rovesciasi spumoso, | Vien d'onda in onda ai liti, e vi si frange. | Notte piomba sul pelago, e incessanti | Rimugghiano le tenebre profonde; | Scroscia, avvampando, il fulmine, o fra torvo | Pallor l'acque crucciose metton lampi. | Sei terribile, o mare; e sì mi piace | La diva immensità delle tempeste. (Il cuore e la natura, p. 16-17)
  • O ciel, sei bello quand'azzurro fulgi, | E se d'orror ti cinge la tempesta; | Bello se ridi, o mare, oppur minacci; | Sei bella, o terra, mentre april s'infiora | O l'estate biondeggi, e ti vendemmi | L'anno cadente, o, imperversando i venti, | Tu scintilli di neve alla montagna: | L'ombra, la luce, l'ora mattutina, | E il vespero amoroso, ah! tutto muove | Letizia mesta e arcano un desiderio; | Della pace immortal tutto è un sospiro. (Il cuore e la natura, p. 19)
  • O Roma, il cui segreto nome Iddio ci ha rivelato, eterna città, o patria del cuor mio, chi ti rammenta e non s'inchina, o termine di consiglio eterno, più non intende il mistero de' secoli. Come alle forze unite una forza, e a' membri viventi l'anima, o il sole a' pianeti, e al concorde veleggiare degli astri per lo spazio interminato un'unica meta, com'a' pensieri melodiosi un'idea, e a' consorti amori un amore, o agli spiriti uno spirito che tutti gli abbraccia, tu, o Roma, sei l'unità dell' unione, centro de' tempi, universalità del genere umano. (p. 25)
  • Vive nel presente ogni cosa, l'anima nel futuro: misteriosa natura! (p. 39)
  • La moralità consiste nel rispettare le cose con la volontà, secondo il pregio ch'elle hanno. (p. 42)
  • La verità, per essere conosciuta, vuol essere amata; chè nei giudizj entra l'affetto. (p. 56)
  • Credere che il pensiero, non imputabile civilmente, sia non imputabile moralmente, è grand'inganno; quasiché le stesse passioni che, secondate, tergono l'azione, non torgano l'opinione. (p. 56)
  • Come a dir bugie costa fatica, ché la parola scorre dal pensiero e bisogna sviarla per forza, così a pensare il falso si sente fatica in noi, e trasparisce nel volto. (p. 56)
  • Riso è segno di piacere, pianto è segno di dolore; generalmente va cosi, ma poi, oh quanta varietà! Piangiamo anche di troppa gioia, che fa groppo al cuore; ridiamo di dolore, chi gode ad affrontarlo. E lo scetticismo ha un ridere o un piangere suoi proprj: piangono certuni, perché l'uomo spera virtù o felicità, ed è sempre (dicono) vizioso e infelice; ridono altri, dacché l'uomo pigli sul serio la vanità della vita. Il contrasto della speranza co' fatti pare o ridicolo o lacrimoso; chi sorride alla nobiltà dell'uomo com'a'vanti di nobile spiantato, e chi piange quasi a' delirj di pazzo che credasi re. (p. 64)

[Augusto Conti, I discorsi del tempo in un viaggio in Italia, M. Cellini e C., Firenze 1867]

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