Luigi Pintor

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Luigi Pintor (1925 – 2003), giornalista, scrittore e politico italiano.

Citazioni di Luigi Pintor[modifica]

  • A mezzogiorno, con il giornale si possono avvolgere le patate.[1]
  • Ho smesso di credere che gli ultimi saranno i primi.[2] (citato ne Il Messaggero, 18 maggio 2003)
  • La semplicità è una smisurata ambizione ed è l'essenza della libertà. (da Azione è uscire dalla solitudine, Manifestolibri)
  • Un giornale è un giornale è un giornale.[1][3]

I luoghi del delitto[modifica]

  • Guardo il cielo notturno come Virgilio poeta nelle ultime ore di vita ma a differenza del maestro antico non conosco le costellazioni, non distinguo il sagittario dallo scorpione, mi vergogno dell'ignoranza accumulata nel corso degli anni. Vedo solo innumerevoli stelle più luminose del solito.
  • Ho un peso sulla coscienza di cui devo assolutamente liberarmi prima di scendere nella tomba. Non posso portarmelo dietro senza una confessione riparatrice. [...] In punto di morte si diventa sinceri perché non si ha nulla da perdere e ci si può permettere questo lusso.
  • La mente è un archeologo che scava tenacemente nel passato e mi conduce di prepotenza dove non vorrei andare.
  • Mal sopporto chi si ammazza pregando e prega ammazzando, chi maneggia libri sacri e carri armati a pari titolo, chi confonde salmi e missili, chi si ricorda di santificare le feste ma non trascura di moltiplicare i sepolcri.
  • Nascere è difficile, come mostrano gli strilli che accompagnano l'evento. Anche crescere è difficile, come si impara dall'esperienza. Invecchiare è difficile anche per un filosofo stoico. Morire è difficile anche per un credente. Vivere è invece facile, a giudicare dall'esigua percentuale dei suicidi che adesso potrei incrementare scavalcando la ringhiera che non scavalco.
  • Penso con sollievo che la morte mi ricondurrà dov'ero, cioè da nessuna parte. Ma questo cielo notturno mi seduce e mi fa credere per un momento in un aldilà dove si possono capire le cose incomprensibili dell'aldiqua.
  • Quid est veritas? Questa domanda latina rivolta dal governatore della giudea all'uomo di nazaret trova risposta nell'anagramma est vir qui adest. Ma l'anagramma è un gioco e comunque il latino non si usa più. Vuol dire che la verità è chi ti sta di fronte? È nel tuo specchio? Ma nessuno conosce l'essenza degli specchi e nessuno penetra il loro segreto tranne alice nel paese delle meraviglie.
  • Tutti i posti sono eguali, se manca la prospettiva. Se andassi in un luogo solitario lo vorrei affollato, se fosse affollato lo vorrei solitario, se freddo lo vorrei caldo e viceversa. Tutti i posti sono eguali e contrari, se manca la prospettiva.

[Luigi Pintor, I luoghi del delitto, Bollati Boringhieri, Torino 2003]

Il nespolo[modifica]

  • Al ventesimo secolo si può perdonare tutto, anche le due guerre mondiali e quelle successive, anche le sfilate di moda e le corse di formula uno, ma non il peccato di aver sacrificato il cinematografo alla televisione. È codesta una scatola vuota che mostra il mondo piatto come una lavagna e non distingue una scena di guerra da una partita di calcio. Tra i due schermi c'è la stessa differenza che passa tra il calore di un camino e un frigorifero spento. A dir poi tutta la verità anche gli spaghetti conditi col salmone e il finale della Nona sinfonia come sigla pubblicitaria non si possono perdonare.
  • Alto o basso, grande o piccolo, brutto o bello e così via sono opposizioni convenzionali. Alla fine tutto si equivale ad eccezione di mio e tuo che i bambini imparano a distinguere nel primo anno di vita.
  • Anche gli individui si equivalgono per inconsistenza. Capitano al mondo in visita di cortesia e velocemente rientrano in sede là dove stavano prima di nascere e cioè da nessuna parte e senza tempo. Il mistero non sta altrove ma in questa parentesi che si apre tra due nulla, la vita organica come bizzarria dell'universo.
  • Avere ridotto le rivoluzioni del ventesimo secolo a un cumulo di orrori è un'operazione manichea in senso stretto. Se quello è male tutto il resto è bene e il mondo può sentirsi nel suo complesso innocente. Un cocomero per metà marcio e per metà sano da offrire in tavola spaccato in due. Nessuno sospetta che l'implosione di quelle rivoluzioni non ha significato la sconfitta di una parte e la salvezza di un'altra ma un'occasione perduta per tutti e un sintomo infausto per tutto il cocomero.
  • Ci sono cose che non si possono pensare né dire né scrivere. La convinzione, per esempio, di essere prossimi alla morte (poche settimane o qualche mese o un giorno). È una convinzione fondata o uno stato d'animo? Le scienze che si dicono esatte sanno dare una risposta se c'è una grave malattia in evidenza ma non sanno darla se si tratta di un malessere che compie l'opera sua senza chiasso e per vie traverse. Un buon rimedio, anzi ottimo, è dormire quindici ore su ventiquattro.
  • Della senilità si è scritto moltissimo, filosofi latini e romanziere moderni, ma è una condizione che non può essere compresa per interposta persona. Si entra in un corpo estraneo e imprevisto. Nessuno può farsi un'idea di questa mutazione senza sperimentarla come nessuno può concepirsi formica senza esserlo.
  • Gioia e dolore sono due parole antiche che avevano una qualità ma l'hanno perduta. Crescita e sviluppo sono due parole (anzi una) che non avevano qualità ma che ora esauriscono il vocabolario. La società moderna è come un individuo che ha per modello l'obesità.
  • I cani hanno l'aria bastonata anche quando nessuno li bastona. Perciò ad alcuni sono simpatici e ad altri antipatici. Dedurre il carattere di una persona a seconda che preferisca i cani o i gatti o nessuno dei due è un esercizio interessante come dedurre la sua formazione culturale a seconda che preferisca Verdi o Wagner o nessuno dei due.
  • I piccoli leader che vanno di moda in occidente si somigliano come gocce d'acqua. Hanno in comune una inconsistenza che traspare dai loro volti incolpevoli. Non hanno stoffa perché non hanno storia e se l'avessero si sentirebbero spaesati.
  • Il male ha una fantasia illimitata.
  • Il vecchio è consapevole che vivere di ricordi, come si dice, equivale a morire blandamente. Ma così va a finire perché non c'è scelta. Può sembrare un abbandono volontario ed è invece una legge di natura. Vengono meno le energie, gli stimoli, gli scopi.
  • L'occidente sa per esperienza che la ricchezza delle nazioni è impastata di lacrime e sangue e non è questa la particolarità che faceva di Stalin un nemico mortale. Fu una questione di concorrenza indebita.
  • La commozione si impadronisce di grandi folle quando non costa nulla, non implica responsabilità ed è priva di conseguenze.
  • La politica è un surrogato scadente, una tecnica dedita a svilire le idealità che la nutrono, lontanissima da chi vi ripone fiducia. Eppure era il sale della terra e non si capisce se sia cambiato il sale o sia cambiata la terra.
  • La religiosità è una domanda di risarcimento contro questo destino. Ma affidarsi alle religioni costituite per trovare risposta è un cattivo espediente. Il risultato è una miscela amara di signoria e servitù, superbia di chi porge il calice e umiltà di chi ne beve, appagamento per i sacerdoti officianti e consolazione per la moltitudine osservante.
  • Nelle campagne europee i cimiteri militari sono più numerosi delle chiese gotiche nelle metropoli e non c'è borgo senza una stele con l'elencazione gerarchica del tenente, sergente, caporale, soldati, caduti per le patrie. Eppure in quel tempo c'erano solo dinastie regnanti, borghesia e plebe. Il comunismo era un manifesto filosofico per pochi intimi. Quella guerra è di gran lunga la miglior chiave di interpretazione della storia degli ultimi due secoli.
  • Nessuno è più reazionario di un rivoluzionario pentito, di un operaio che diventa padroncino, di chi assapora il privilegio dopo aver patito gli stenti. Cambia tutto di sé, ogni movenza, non solo la cravatta.
  • Per scrivere sui giornali basta [...] un'ottusa tenacia. Se un professionista scrive di media tre fogli a macchina due volte la settimana per cinquant'anni (media bassa) fanno quindicimila pagine stampate, pari a trenta volumi di cinquecento pagine, una enciclopedia che richiede uno stipo tutto per sé, un'opera monumentale di cartapesta.
  • Per scrivere un libro nel terzo millennio ci vuole una smisurata superbia. Basta entrare in una biblioteca comunale e guardare le vetrine di un cartolaio per capire che il mondo non ha bisogno di un volume in più.
  • Questo meccanismo evolutivo della specie dalle origini all'estinzione non è stato deciso da nessuno né in cielo né in terra. È autopropulsivo e si alimenta da sé come una metastasi. È autodistruttivo e avrà termine per indigestione.
  • Si dice timor di Dio ma non si dice timor della Ragione.
  • Si può leggere la storia come un continuo tentativo degli uomini di uscire dalla propria condizione infelice ricorrendo a ogni sorta di rimedi esteriori e interiori. Un diverso ordine sociale (le rivoluzioni), un'elevazione o alienazione spirituale (le religioni), le protesi tecnologiche che oggi hanno preso di gran lunga il sopravvento. Ma nessuna di queste escogitazioni ha raggiunto lo scopo né può raggiungerlo perché si tratta di correttivi utili o dannosi che non vanno in nessun caso alla radice del male.
  • Totalitarismo e democrazia sono due parole senza qualità. Avrebbero bisogno di molti aggettivi per l'appunto qualificativi. Un dispotismo può essere illuminato e una democrazia putrefatta e non è semplice districarsi tra queste antinomie. Un animalista esperto, o anche Esopo, potrebbe dire che la differenza tra queste due forme del potere sta nel fatto che la prima ti chiude in una gabbia con fitte sbarre come i felini allo zoo mentre la seconda ti confina in un recinto arioso dove puoi passeggiare come i cammelli e le giraffe. È anche questa una privazione della libertà ma è molto più intelligente e chi la subisce neppure se ne accorge.
  • [La bomba di Nagasaki] Un crimine purissimo, la sperimentazione di un solo forno crematorio sulla popolazione di tutto un termitaio, un lascito testamentario alla futura umanità.
  • Un guaio del nostro tempo è che la scienza è padrona e l'arte ancella.

[Luigi Pintor, Il nespolo, Bollati Boringhieri, 2001. ISBN 88-339-1311-2]

La signora Kirchgessner[modifica]

  • Consiglierei una rivoluzione sentimentale. Di tutte le rivoluzioni o riforme, plebee o aristocratiche, proletarie o borghesi, culturali o morali, nessuna è mai stata progettata come sentimentale. Forse perché i sentimenti, intesi come rapporti tra le persone, sono difficili da clonare e sono reputati di genere femminile.
  • Contano più che mai le intenzioni. Se fosse per i risultati non rifarei nulla di quello che ho fatto e non fatto. Preferirei di no. Ma se guardo alle intenzioni è un altro discorso. La diceria che di intenzioni è lastricato l'inferno è maligna. Deludenti ed effimeri sono gli esiti. I buoni proponimenti sono invece un polline che non fiorisce mai ma profuma l'aria.
  • Da quel giorno battesimale sono passati più di settanta anni nel corso dei quali non ho fatto nulla. Questa sensazione di vanità è l'essenza della vecchiaia, detta altrimenti senilità. È una condizione che appassiona i romanzieri ma che sconsiglio vivamente. Le cose lontane si mostrano limpide e quelle vicine appannate come in un cannocchiale rovesciato. Le cose importanti si rivelano futili e viceversa. I ricordi infantili si affollano ma gli anni recenti sono lisci come una lavagna. Un bidello zelante ha cancellato ogni segno.
  • È un'arte, la bugia, che bisognerebbe insegnare nelle scuole primarie insieme all'alfabeto e studiare nelle accademie come la retorica nell'antichità. È universalmente apprezzata e non deve essere lasciata alla spontaneità. Se in poesia si dice che la vita è l'ombra di un sogno fuggente, in prosa si può dire che è una bugia architettata.
  • I suoni sono meno ingannevoli delle parole.
  • Il mio mestiere di scrivano mi fa pensare a quei castelli di carte che piacciono ai bambini ma crollano a un tremito della mano.
  • L'azione politica e la speculazione intellettuale sono parassitarie allo stesso modo. Quest'ultima esige abiti severi e cervelli attrezzati, la prima si può fare anche a lume di naso e in maniche di camicia, ma entrambe vanno a rimorchio degli eventi. Stanno accovacciate su un ramo di dove adocchiano i lombrichi di passaggio per afferrarli e digerirli. Quindi tornano ad appollaiarsi sul ramo per ricominciare da capo.
  • L'umor nero è diffuso dappertutto e nei paesi altamente sviluppati fa la fortuna degli analisti e della farmacologia. Non nego che mi abbia spesso accompagnato per strada ma l'ho lasciato su una panchina nel parco e ora corteggio la comicità.
  • L'uomo non è angelo né demone ma l'uno e l'altro in lotta, essere incomprensibile ma ansioso di ricongiungersi al suo creatore.
  • Non so dire se la guerra sia una proiezione militare della politica, se dipenda dai modi di produzione, se sia un fenomeno di selezione intraspecifica. Per me sta scritta nel cuore dell'uomo e pulsa all'unisono. La pace ha la funzione delle pause in musica e sta scritta sui sarcofaghi.
  • Non so nulla di filosofia né di scienza né di nulla. Sono rimasto al primo stadio della conoscenza, mi accontento della percezione sensibile, per me il sole tramonta nel mare e la luna sorge la sera e va contemplando i deserti. Così mi ha insegnato un cattivo maestro, che da giovane scrisse un trattato di astronomia ma poi guardò con altri occhi il cielo notturno e le stelle dell'orsa.
  • Se i cani hanno le gambe storte, i granchi procedono obliqui, le talpe sono miopi, stanno bene così.
  • Se si è pessimisti riguardo all'uomo tanto vale legarsi una pietra al collo e buttarsi a mare.

[Luigi Pintor, La signora Kirchgessner, Bollati Boringhieri, 1998.]

Politicamente scorretto[modifica]

  • Ristampare e pubblicare in volume articoli di giornale dovrebbe essere vietato come calpestare i fiori o stendere panni nei vicoli genovesi durante i convegni internazionali. (prefazione)
  • I quotidiani si chiamano così perché durano un giorno e il giorno dopo servono a incartare le patate o a pulire i vetri. (prefazione)
  • Da un parcheggio affollato esce un'auto. Manovrate per prendere posto ma qualcuno vi sfreccia davanti e occupa. Obiettate educatamente ma vi sentite rispondere: c'era prima lei, e con questo? O fate a cazzotti o abbozzate, una soluzione civile è esclusa. È una metafora della politica nazionale. (E con questo?, 3 gennaio 1996)
  • Questo paese ha avuto per un quarto di secolo un regime fascista e per mezzo secolo un regime democristiano, anche se con forti minoranze democratiche. I sedimenti del secondo prevalgono tuttora su quelli del primo, ma oggi andiamo verso un sistema inedito che li assomma e li mischia, e che meriterebbe di essere studiato antropologicamente. Servirebbe Gramsci, più di Marx. (E con questo?, 3 gennaio 1996)

[Luigi Pintor, Politicamente scorretto. Cronache di un quinquennio 1996-2001, Bollati Boringhieri, Torino 2001]

Punto e a capo[modifica]

  • [Riferendosi agli attentati dell'11 settembre 2001] Per la prima volta nella sua storia l'America ha visto la guerra entrare nelle sue metropoli, nelle sue strade e nei suoi grattacieli, nei suoi centri istituzionali, e seminare strage nella sua popolazione civile. È un evento epocale, tanto imprevisto nelle sue modalità quanto imprevedibile e incommensurabile nelle sue conseguenze politiche e militari. (Chiediamoci perché, 12 settembre 2001)
  • Questo ci sbalordisce, ci lascia attoniti: che il mondo si rivela oggi più globale di ieri nella sua instabilità e vulnerabilità. Che cosa faremo, ci rallegreremo che la confusione non sia stata mai così grande sotto il cielo? Invocheremo la Bibbia? Ci adatteremo a vivere in uno stato d'emergenza permanente? (Chiediamoci perché, 12 settembre 2001)
  • La nostra civiltà non crollerà sotto l'assalto di orde barbariche, la sproporzione delle forze non ha precedenti nella storia. A parte una catastrofe naturale, cederà solo e forse dal suo interno perché è mal costruita, se e quando non piacerà più a noi stessi. (La guerra vinta, 6 dicembre 2001)
  • Non bisogna permettere che il gergo prevalga sulla lingua. (Uno, cento, mille euri, 25 gennaio 2002)
  • Goffredo Mameli era un buon patriota, mazziniano e garibaldino, che morì a ventidue anni sul Gianicolo per una ferita alla gamba. Ora è un eroe risorgimentale ma allora era un giovane bacelliere che fu curato male come capita. Non fece a tempo a diventare un poeta ma ha scritto un inno (anzi due, uno musicato da Giuseppe Verdi che forse è meglio) che dura da centocinquant'anni e non è poco. Aveva un viso triste e una grande barba, per sua fortuna non ha avuto biografi. (Parole e musica, 2 giugno 2002)
  • La mia generazione ha dei pregiudizi. Non mi piacciono le parole, i riti, gli usi e costumi che sono tornati di moda. Non mi piace che la festa della repubblica sia militaresca tanto più che anche la guerra è tornata di moda (invero lo è sempre stata e nell'ultima versione della bibbia c'è ancora il dio degli eserciti). Ammetto a mala pena il casco dei motorini figuriamoci l'elmo di scipio. Ma non si vive di pregiudizi. (Parole e musica, 2 giugno 2002)

[Luigi Pintor, Punto e a capo. Scritti sul manifesto 2001-2003, Manifestolibri, Roma, 2004]

Servabo[modifica]

  • Pochi resistono alla tentazione di voltarsi indietro nel desiderio di restituire alle cose una durata che di per sé non hanno.
  • Un libro serve a chi lo scrive, raramente a chi lo legge, perciò le biblioteche sono piene di libri inutili.
  • Un incoveniente dell'età è di vedere in anticipo gli errori che ciascuno ripete nel rincorrersi delle generazioni, secondo una legge che si direbbe naturale.

[Luigi Pintor, Servabo. Memoria di fine secolo, Bollati Boringhieri, Torino 2001]

Note[modifica]

  1. a b Citato in Valentino Parlato, Uno straordinario figlio del secolo breve, Il Manifesto, 18 maggio 2003.
  2. Il riferimento è alle parole di Gesù nel Vangelo secondo Matteo, 19, 30 e 20, 16.
  3. Parafrasando una citazione di Gertrude Stein: "Una rosa è una rosa è una rosa".

Voci correlate[modifica]

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