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Milena Vukotic

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Milena Vukotic nel 2010

Milena Vukotic (1935 – vivente), attrice italiana.

Citazioni di Milena Vukotic

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  • A teatro, in fondo, quando hai studiato bene il testo e hai armonizzato i tempi con gli altri attori della compagnia, la cosa in un certo senso fila via liscia, "va da sé".[1]
  • Accetto anche parti non di primo piano quando ad offrirmele sono grandi registi.[2]
  • È veramente un luogo comune pensare che il cinema sia più facile! A volte capita di girare per prima una delle ultime scene, o di dover interrompere per un certo tempo la stessa scena per riprenderla successivamente. E là, è una sfida, tu devi, in quell'istante, tenere insieme il personaggio, concentrarti, ed esprimere un piccolo universo.[1]
  • Oggi Pina direbbe a Ugo che lo ama. Ma non solo oggi, da sempre. Gli diceva che lo stimava, ma era un modo per dirgli che lo amava.[3]
  • Roma è la città in cui sono nata, è caotica ci sono mille problemi ma non la cambierei con nessun'altra città.[4]

Intervista di Antonio Gnoli, Repubblica.it, 17 agosto 2014.

  • Amo la compagnia. A volte sono attratta dalla possibilità che attraverso il silenzio si possano sentire altre voci, altri suoni. Una musica parallela o alternativa.
  • [Sul rapporto con Paolo Villaggio] Avevo conosciuto Villaggio in televisione: una personalità prorompente. La sua intelligenza per me è stata un arricchimento continuo. Ha creato la maschera di Fantozzi attorno alla quale ha fatto ruotare una galassia di facce straordinarie. Tra cui la mia. Che ho interpretato con la consapevolezza di stare recitando un cartone animato.
  • [Sulla timidezza] Ci si sente meno normali. Incapaci di partecipare alla vita come vorremmo.
  • [Su Luis Buñuel] Credo che la grande esperienza surrealista degli anni Venti e Trenta lo avesse segnato definitivamente. C'era in lui la malinconia dell'anarchico.
  • Dio è come leggere un libro pieno di sorprese.
  • [Sulla sua formazione giovanile] Ero giovane, un po' turbata e silenziosa. Mio padre se ne andò, fu un addio senza veri traumi. Mia madre aveva il suo lavoro, necessario per provvedere a tutto. Fui sistemata in un pensionato e mi dedicai alla danza. Anni importanti che arricchirono la formazione artistica. Nel saggio finale al Conservatorio ebbi il primo premio e questo mi consentì di entrare all'Opera di Parigi.
  • [Sul primo incontro con Federico Fellini] Giunsi al suo cospetto con una lettera di presentazione che dimenticai di dargli. Restai a lungo muta. Ma era un silenzio senza imbarazzi. Mostrò interesse alla mia storia. Promise un suo interessamento. Furono le basi per una collaborazione e un'amicizia che sarebbe durata nel tempo. Fino alla fine.
  • Non sono mai fuggita da niente, soprattutto da me stessa. E non è questione di responsabilità, ma di modo di essere e di stare al mondo.
  • [Sulla sua esperienza nella danza] Per alcuni anni è stata la mia compagna, la mia abitudine. Per sei mesi lavorai con Roland Petit e poi, avendo bisogno di guadagnare, entrai nella compagnia del maestro de Cuevas. Fu un'esperienza meravigliosa che durò tre anni.
  • [Su Luis Buñuel] Poteva farti fare qualunque cosa. Ma senza imporla. Solo con il fascino e la delicatezza dei suoi modi.
  • [Sull'ultimo periodo artistico di Federico Fellini] Sentiva che le porte del cinema, che per lui erano sempre state spalancate, non si aprivano più.

Intervista di Emilia Costantini, Corriere.it, 3 luglio 2017.

  • [Su Paolo Villaggio] Era caustico, cinico, bizzarro e imprevedibile. Un’ironia feroce, la sua, che però nascondeva a mio avviso un suo lato misterioso, che non voleva palesare. La sua fragilità, la sua profonda malinconia, che non voleva far vedere. E questo era il suo fascino. Si vestiva con le gonne, era un matto, ma lui era fatto così. La sua non era ostentata estrosità, lui era proprio un estroso di natura.
  • [Sul suo rapporto con Paolo Villaggio] Eravamo una coppia di fatto, ma soprattutto un caro amico.
  • [Sul talento di Paolo Villaggio] Paolo si sentiva più scrittore che attore. Ed è una vergogna che si siano accorti del suo talento solo Fellini e la Wertmuller. Paolo non doveva essere ridotto e relegato nella maschera Fantozzi che lui stesso aveva inventato e che lo ha portato al successo.

Chiamata da Buñuel grazie a Piero Chiara

Intervista di Diego Pisati, La Prealpina, 5 maggio 2018.

  • [Su Piero Chiara] Fu un bellissimo incontro, era una persona interessante, estremamente gradevole parlare con lui.
  • [Su Luis Buñuel] Originale e contemporaneamente normale. Lavorare con lui era semplice, le indicazioni precise, ti faceva entrare subito nella parte, ti sentivi quel personaggio. Amava scherzare, un giocherellone, non autoritario ma autorevole, a chi gli stava attorno veniva spontaneo dimostrargli rispetto e attenzione.
  • Vivevo di danza a Parigi, poi vidi La strada e decisi che il mio futuro era da attrice, avrei lavorato con Fellini o almeno nel cinema.

Citazioni su Milena Vukotic

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  • Cara Milena, lei è una straordinaria attrice che da sola avrebbe potuto arricchire un pezzo di storia del cinema e del teatro italiano. E se ciò non è accaduto è per l'insipienza e la pigrizia di tutti coloro, tra i registi importanti e no, che l'hanno usata senza accorgersi del dono prezioso che avevano tra le mani. (Antonio Gnoli)

Note

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  1. a b Dall'intervista di Giusi Saija, Intervista a Milena Vukotic, Medea.provincia.venezia.it
  2. Dall'intervista Settimana con Milena, La Stampa, 10 febbraio 1978.
  3. Citato in Milena Vukotic commossa ai funerali di Paolo Villaggio: "Pina amava Fantozzi, gli sono grata", Fanpage.it, 5 luglio 2017.
  4. Dall'intervista di Rossella Smiraglia, Milena Vukotic: "Non ho ricevuto proposte oscene, non sono abbastanza bella...", Ilprofumodelladolcevita.com, 28 ottobre 2017.

Filmografia

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Altri progetti

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