Oscar Luigi Scalfaro

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Oscar Luigi Scalfaro

Oscar Luigi Scalfaro (1918 – 2012), uomo politico italiano, 9° Presidente della Repubblica Italiana.

Citazioni di Oscar Luigi Scalfaro[modifica]

  • Volontà e responsabilità delle forze politiche e sindacali, capacità ed iniziative di imprenditori, presenza attiva di tutte le forze economiche, impegno costante di governo e Parlamento ne hanno il potere: l'Italia risorgerà! (dal Messaggio di fine anno agli italiani, 31 dicembre 1992)
  • Ho detto l'anno scorso: «L'Italia risorgerà», ed era augurio fatto con il cuore. Oggi mi sento di poter dire: «L'Italia sta risorgendo!». (dal Messaggio di fine anno agli italiani, 31 dicembre 1993)
  • A questo gioco al massacro io non ci sto. (dal messaggio televisivo straordinario alla nazione andato in onda a reti unificate alle ore 22 e 30 circa del 3 novembre 1993[1])
  • [Sulla candidatura all'Assemblea Costituente] Io avevo 27 anni quando mi fu fatta la prima volta la proposta... qualche volta ho detto che mi trovai nello stato d'animo fosse venuto qualcuno in tribunale a dirmi "manca il chirurgo, deve venire lei", cioè una richiesta che era totalmente fuori dal mio pensiero, dalla mia mentalità. Ebbi insistenze dalle autorità ecclesiastiche, da amici, da persone. Nessuno, nessuno mi fece sorgere un problema interiore, morale. Chi mi fece sorgere questo problema fu un grande magistrato che era allora a Torino e che il CLN aveva posto - era Presidente di sezione di Corte d'Appello - il CLN aveva posto come reggente della Corte d'Appello ed era Manlio Borrelli, magistrato napoletano eccelso, che rappresentò nella mia vita di giudice una grande luce, ancora oggi ne sono grato. Saputo che io avevo detto di no in modo assolutamente radicale, puntandomi un dito di contro mi disse: "Scalfaro lei ci crede, lei dice di crederci. Si ricordi che, perdesse la carriera di magistrato, ha il dovere di andare". Per quelle strane cose che l'animo umano ha e che non mi dispiace di aver avuto, questo magistrato mi mise di fronte alla mia coscienza in modo da non poterne uscire, anche se Dio sa che fatica ho fatto a passare dalla magistratura alla politica.[1]
Dal Resoconto Stenografico della Seduta del 25 maggio 1992 della Camera dei Deputati, 25 maggio 1992
  • [Rispondendo alla frase del Deputato Giuseppe Tatarella "Mi indichi la norma del regolamento che mi obbliga a stare seduto"] Ma non c'è neppure nessuna norma che la obblighi a ragionare: è facoltativo...![2]
  • [Nei confronti del Deputato Buontempo] Onorevole collega, la prego di sforzarsi di distinguere un'aula parlamentare da una piazza di periferia dove lei può fare quello che crede, salvo che la polizia sia presente.[3]
  • [Dopo l'ennesimo applauso di parte] Questa è un'assemblea dal facile applauso...[4]
Discorso di Insediamento del Presidente della Repubblica alle Camere, 28 maggio 1992
  • Onorevoli parlamentari, anzitutto un grazie a tutti, per la fiducia di chi mi ha votato, per la libertà di chi ha pensato diversamente. Grazie a tutti. Grazie a questa Assemblea, ai senatori, ai deputati, ai consiglieri regionali che ci hanno fatto l'onore di stare con noi per diverse giornate di lavoro.
  • Confesso di sentire vivo lo strappo da quest'aula, dove entrai a ventisette anni, il 25 giugno 1946, e da dove sono uscito il 25 maggio del 1992; quest'aula, dove ho raccolto, da ogni parte, lezioni di esperienza, di cultura, di saggezza, esempi di umiltà, di grandezza, di eroismo.
  • Il primo atto del Presidente della Repubblica è atto di devozione al Parlamento. E attraverso il Parlamento, legittimo depositario della sovranità popolare, per libera delega del popolo italiano, il mio saluto a tutto il popolo, del quale ho l'onore di far parte, e che debbo e voglio servire nei limiti dei poteri che la Costituzione mi assegna, ma voglio servire con fedeltà e con amore.
  • Sono uno dei pochissimi rimasti in Parlamento di quei 555 che prepararono e votarono la Carta costituzionale, Carta che, nella parte della proclamazione dei diritti dell'uomo, è quanto di più alto e più completo potesse esser scritto a fondamento della vita operosa di tutto il popolo italiano. Io ebbi la ventura di votarla, la Carta, ma io non l'ho pagata, anche se schierato da sempre dalla parte della libertà, dono supremo di Dio e marchio qualificante della dignità dell'uomo. Tanti altri non la votarono, ma la pagarono, e tanti la pagarono con la vita, consentendo a noi di scriverla e votarla. Non dimentichiamolo mai!
  • Dopo il vostro voto mi sono fermato in silenzio a meditare, a pregare, per chiedere luce e forze e capacità di sacrificio a Dio, in cui credo con tanto povertà di cuore. Mi sono fermato a chiedere protezione e coraggio a colei che umile ed alta, più che creatura, è madre di Dio e dell'uomo. E lì, nella meditazione, ho pensato di chiedere a tutti voi, a voi tutti, a ciascuno indistintamente di aiutarmi a colmare le mie lacune, ad accrescere la mia volontà, ad esser larghi del vostro consiglio, a confortare la mia inadeguatezza.
  • Nessuno, onestamente, può pensare che, qui giunto, io possa d'un tratto mutar pensiero o convinzione politica o ideali, ma tutti hanno diritto di attendersi da me ciò che più conta, di essere cioè il supremo garante, il supremo moderatore, il supremo magistrato; ed il rimanere al di sopra e al di fuori di ogni parte e fazione ne è condizione essenziale e vitale.
Sette, 6 maggio 2004
  • Dal Quirinale si va in pensione, ma da cittadino e da cristiano no.
  • Io difendo la Costituzione, dico che dobbiamo stare insieme. Come durante la Resistenza. C'erano i comunisti, i liberali, i cattolici, i monarchici. Nessuna parentela fra loro. Il denominatore comune era la riconquista della libertà. Quando parlo, è vero, la gente alla fine si alza e applaude a lungo. Forse è il rispetto per la mia vecchiaia. Ma i giornali non ne parlano.
  • La Costituzione è di una chiarezza assoluta. Se in Parlamento c'è una maggioranza e questa maggioranza indica il nome di un premier, il Capo dello Stato non può che prenderne atto.
  • Quando il Papa venne in Parlamento a parlare di atto di clemenza ho visto un applauso universale. Ma poi l'amnistia non c'è stata. Il servilismo non è mai un'adesione, è sempre una debolezza della spina dorsale.
  • È il carro del vincitore quello che attira, le ideologie non contano. Ho visto anche persone di statura scrivere pagine infelici della propria biografia. Ma il politico serio deve saper dire dei no, dispiacere ai propri elettori e accettare l'idea di non essere rieletto.
  • Ricredersi e cambiare pensiero è un atto di intelligenza e di dirittura morale. Se un ministro democristiano diventa comunista rifiutando posti di potere io lo rispetto. Ma chi cambia idee e acquista potere certamente è un opportunista.
  • La mia religione dice che bisogna amare senza eccezioni. Sono un poverissimo credente e cerco di seguire questa strada.
  • Avrò sicuramente della vanità, però nessuno può negare che ho sempre detto quello che penso e mai alle spalle.
Una scuola a misura d'uomo, intervista di Gianni Puglisi, La Fiera Letteraria, n. 17, aprile 1973
  • Mi guardo bene dal commentare ciò che le opposizioni fanno nella loro libertà; devo comunque dire che la scelta della scuola come campo su cui lottare un Governo che non piace è una pessima scelta: sia perché non si può respingere ad occhi chiusi una proposta così articolata come era quella del Governo, sia perché non si possono fare ancora attendere settecentomila persone. Si vuole bocciare un Governo, bene, lo si bocci sul bilancio dello Stato, sarebbe una bocciatura politica perfetta: ma farlo sulla scuola è un atto impolitico per le opposizioni e non definibile per coloro che si servono dello scrutinio segreto per una manifestazione che non è degna né di un fatto d'intelligenza politica, né di un fatto di coscienza politica.
  • Quando parlo di cultura, intendo sì tutto ciò che si intende comunemente per cultura, ma a condizione che tutto questo lasci sovrano l'uomo che la filtra e l'acquisisce.
  • Quando un Parlamento affronta delle riforme, esigenza politica fondamentale è che le maggioranze non si perdono, ma esigenza più elevata è che si estendono.
  • Si può non essere baroni in concreto, ma avere la struttura mentale del barone, che è peggio.
  • [sui «docenti di fatto» o «precari» dell'Università] Sono coloro che non sono cattedratici, ma che nella grande parte hanno portato l'Università avanti in questi ultimi anni. Costoro hanno certamente diritto a trovare una strada per giungere in cattedra in modo decoroso; eppure dire d'altro lato che le porte sono spalancate a tutti e comunque, significa non fare un buon servizio a nessuno.
  • Una cosa tipica di persone colte e di mentalità aperta è la mutabilità di pensiero: Un conto è mutar pensiero per interesse, e un conto è mutarlo per scrupolo, per ricerca, per quantità di ingegno messo a sviscerare i problemi.
Intervista con Stefano Rodotà in occasione del festival del diritto, 22-25 settembre 2011; visibile su Youtube.com
  • Oggi guardare il Parlamento è una desolazione gravissima. Anche perché noi siamo nati al tempo in cui il Parlamento è stato sempre il metro della democrazia. Se oggi si sostiene questo, e purtroppo si può sostenere, è segno che la democrazia è defunta malamente.
  • A fare il Ministro dell'Interno si impara anzitutto ad ascoltare gli altri e a tenere conto degli altri. Soprattutto di quelli che sono più idonei a pensare e a parlare. Oggi c'è una scarsità enorme di questa popolazione, specie in Parlamento.
  • [A proposito di Silvio Berlusconi] Mi aveva colpito la prima volta che mi aveva parlato di una cosa come se fosse stata vera e vera non era. Devo dire che per me negare la verità conosciuta vuol dire chiudere totalmente la possibilità di dialogo.
  • [A proposito del ribaltone del 1994] Non mi perdonerei mai se avessi risposto diversamente. Ringrazio Dio di avermi illuminato.
  • La Provvidenza mi ha dato la voce per novantadue anni. Vedendo come l'ho usata, me l'ha tolta ai novantatre.

Attribuite[modifica]

  • [A proposito di Cesare Previti] Devo insistere: per motivi di opportunità quel nome non può andare. (citato in Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del novecento, Rizzoli, 2000, pag. 583)

Citazioni su Oscar Luigi Scalfaro[modifica]

  • A giudicare dai lamenti, dalle minacce, dalle esortazioni e dalle preghiere dell'on. Scalfaro, si direbbe che l'Italia sia un sobborgo di Sodoma, la Bestia dell'Apocalisse, un museo dei vizi, una scuola di depravazione, una sentina d'impurità ed una nazione infine senza pudore né dignità. (Curzio Malaparte)
  • I voti dei democristiani novaresi non sono andati al partito; sono andati a Scalfaro, democristiano talmente anomalo, che si permette persino di credere in Dio. (Indro Montanelli)
  • Leggere i commenti alla sua scomparsa (di Scalfaro) ci fa vedere chiaramente che lo detestava chi è allergico alle regole. (Mario Calabresi)

Note[modifica]

  1. Dall'intervista presente in L'Alba della Repubblica di C. Falaschi e M. Cascavilla; riportato in Rai Storia - Q verso il Quirinale, Rai, 4 maggio 2013.
  2. Pag. 6 del Resoconto Stenografico.
  3. Pag. 14 del Resoconto Stenografico.
  4. Pag. 15 del Resoconto Stenografico.

Altri progetti[modifica]