Francesco Cossiga

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Francesco Cossiga

Francesco Cossiga (1928 – 2010), politico, giurista e docente italiano, 8º presidente della Repubblica Italiana.

Citazioni di Francesco Cossiga[modifica]

  • [Su Carlo Donat-Cattin] Una volta gli dissi; sei burbero anche quando dici grazie.[1]
  • [Sul periodo di Tangentopoli] Da noi tutti finanziano tutti. Per non scontentare nessuno. Tipico dell'Italia.[2]
  • Rovinerò Bossi facendogli trovare la sua automobile imbottita di droga; lo incastrerò. E quanto ai cittadini che votano per la Lega li farò pentire: nelle località che più simpatizzano per il vostro movimento aumenteremo gli agenti della Guardia di Finanza e della Polizia, anzi li aumenteremo in proporzione al voto registrato. I negozianti e i piccoli e grossi imprenditori che vi aiutano verranno passati al setaccio: manderemo a controllare i loro registri fiscali e le loro partite Iva; non li lasceremo in pace un momento. Tutta questa pagliacciata della Lega deve finire. (citato in Gianfranco Miglio, Io, Bossi e la Lega, Mondadori, 1994, p. 28)
  • Gesù è chiamato, nella tradizione musulmana, il Soffio di Dio nella Madonna, ma l'aspetto temporale della nascita di nostro Signore è una donna che dice Fiat! (citato in Maria Antonietta Macciocchi, Le donne secondo Wojtyla, Paoline, 1992)
  • I magistrati di Mani Pulite hanno e avranno il mio appoggio. (5 aprile 1992[3])
  • Craxi e Martinazzoli avrebbero dovuto riconoscere che la DC e il PSI sono i soci fondatori di Tangentopoli. (22 luglio 1993[3])
  • Di Pietro è un ottimo investigatore e un buon politico. Vedrei bene per lui un seggio in Parlamento. (4 novembre 1994[3])
  • Di Pietro ha le qualità morali per andare al Quirinale. (8 aprile 1995[3])
  • Dopo le famiglie distrutte da mani pulite senza nessun contributo alla moralizzazione del Paese, ora con gli stessi attori non avremo grazie a calciopoli nessuna moralizzazione: o se la danno i club o non sarà certamente Borrelli a darla loro. E corriamo il rischio di avere un'altra sequela di suicidi, tentati suicidi e famiglie distrutte. I ragazzi della nazionale stanno reggendo a questa persecuzione psicologica ed hanno retto anche al dolore per la vicenda di Pessotto. Per questo dico loro bravi. (citato in Kefeo ed Arthur Dent, Il processo illecito)
  • Nel 1993 in Italia c'è stata una rivoluzione inutile, anzi un colpo di Stato....Purtroppo la DC non capì o sottovalutò la situazione, impegnata com'era a dare giudizi sul mio presunto stato mentale....Oggi direi che Di Pietro potrebbe essere un bravo dirigente di squadra mobile, uno di quelli a cui si perdonano certi eccessi....Quanto alla morale, se io alla sua età, quando ero sottosegretario alla Difesa, avessi accettato denaro da amici... cosa mi sarebbe successo? (gennaio 2003[3])
  • L'Italia è sempre stato un Paese "incompiuto": il Risorgimento incompleto, la Vittoria mutilata, la Resistenza tradita, la Costituzione inattuata, la democrazia incompiuta. Il paradigma culturale dell'imperfezione genetica lega con un filo forte la storia dello sviluppo politico dell'Italia unita. (da Libero, 21 settembre 2003, p. 17)
  • [Gianfranco Fini] È il migliore. Porta avanti il suo gioco politico con una buona lucidità. Ma è privo dei supporti dottrinari. Non so se legga qualche libro. So che mischia un po' tutto: Evola e il liberismo, la conservazione e il libertarismo. (citato in Fabio Greggio, Fini: di tutta l'"erba" un "Fascio")
  • Fra Prodi e i DS scelgo cento volte i DS, perché i DS so chi sono, Prodi non so chi è. (dal programma televisivo Alice, Rai2, 2005)  Data precisa? Data precisa?
  • Il Vaticano è filoarabo perché ha necessità di tutelare gli spazi e l'esistenza dei propri fedeli che risiedono in quei paesi. Del resto la vecchia tradizione popolare cattolica è sempre stata intrisa di antiamericanismo, ed ha disprezzato innanzitutto ciò che sapeva di protestantesimo. (da L'Opinione del 21 ottobre 2006)
  • [Sulle teorie del complotto sugli attentati dell'11 settembre 2001] Si ripresentano anche in questo caso le tesi «complottistiche», che vorrebbero attribuire il devastante attacco terroristico a dipartimenti o agenzie di intelligence dall'amministrazione degli Stati Uniti, motivato dalla volontà di creare l'occasione per una offensiva contro l'Islam. Il «complottismo» è una teorica storico-ideologica volta a negare la realtà pura e semplice per evitare le conseguenze di un fatto, ed in questo caso il pericolo di una «guerra di civiltà», ed a negare la realtà di un pericolo attuale, quello di una «guerra contro gli ebrei e i crociati», cioè l'Occidente cristiano e liberale. Rifiuto la teorica «complottista» che è un'abile e talvolta sincera contraffazione della realtà per il timore di essa: Moro sarebbe stato rapito dalle «così dette» Brigate Rosse, strumento della CIA, o del KGB o della P2 o del... Priorato di Sion; Stalin non è morto per un ictus ma è stato fatto avvelenare da Beria, e secondo le ultime rivelazioni dell'ultimo capo del KGB sovietico – autore del tentativo di colpo di stato contro il presidente Gorbaciov – questi e Eltsin sarebbero stati in realtà agenti della CIA... Ricordando quanto «aperta» sia la società americana (pensiamo al fatto che la «gola profonda» del caso Nixon si scoprì essere stata il vice-direttore del FBI), ed alla congiura contro Bill Clinton, mi sembra improbabile anzi impossibile che l'11 settembre sia stato frutto di un complotto americano. Anche perché la guerra che ne è derivata sta portando alla sconfitta degli Stati Uniti in Iraq, in Afghanistan e nel Medio Oriente, e alla pericolosa quasi-sconfitta di Israele nei confronti degli Hezbollah, ma in realtà della Siria e soprattutto dell'Iran. (da La realtà travisata: Si teorizzano i complotti per non vedere, La Stampa, 4 settembre 2006)
  • [Ironicamente, in riferimento ad una registrazione di Bin Laden che minaccia Berlusconi] Da ambienti vicini a Palazzo Chigi, centro nevralgico di direzione dell'intelligence italiana, si fa notare che la non autenticità del video è testimoniata dal fatto che Osama Bin Laden in esso 'confessa' che Al Qaeda sarebbe stato l'autore dell'attentato dell'11 settembre alle due torri in New York, mentre tutti gli ambienti democratici d'America e d'Europa, con in prima linea quelli del centrosinistra italiano, sanno ormai bene che il disastroso attentato è stato pianificato e realizzato dalla Cia americana e dal Mossad con l'aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i Paesi arabi e per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Iraq sia in Afghanistan. Per questo nessuna parola di solidarietà è giunta a Silvio Berlusconi, che sarebbe l'ideatore della geniale falsificazione, né dal Quirinale, né da Palazzo Chigi né da esponenti del centrosinistra! (citato in Osama-Berlusconi? «Trappola giornalistica», Corriere della sera, 30 novembre 2007)[4]
  • Travaglio è uno sporco fascista di destra. (da Otto e mezzo, La7, ottobre 2005)
  • [A proposito del caso Visco-Speciale] Cosa sarebbe l'Italia senza Arlecchino e Pulcinella. (da Matrix, Canale 5, 2007)  Data precisa? Data precisa?
  • [Su sé stesso] Italiano per volontà come sono tutti i sardi. (da Italiani sono sempre gli altri)
  • Non accetto lezioni di etica politica dalla Bindi: è brutta, cattiva e cretina. (citato in Franca Selvatici, «Gelli in tv: Berlusconi può attuare il piano P2», la Repubblica, 1° novembre 2008, p. 11)
  • Un'efficace politica dell'ordine pubblico deve basarsi su un vasto consenso popolare, e il consenso si forma sulla paura, non verso le forze di polizia, ma verso i manifestanti [...] l'ideale sarebbe che di queste manifestazioni fosse vittima un passante, meglio un vecchio, una donna o un bambino, rimanendo ferito da qualche colpo di arma da fuoco sparato dai dimostranti: basterebbe una ferita lieve, ma meglio sarebbe se fosse grave, ma senza pericolo per la vita [...] io aspetterei ancora un po' e solo dopo che la situazione si aggravasse e colonne di studenti con militanti dei centri sociali, al canto di Bella ciao, devastassero strade, negozi, infrastrutture pubbliche e aggredissero forze di polizia in tenuta ordinaria e non antisommossa e ferissero qualcuno di loro, anche uccidendolo, farei intervenire massicciamente e pesantemente le forze dell'ordine contro i manifestanti. (dalla lettera aperta alle forze dell'ordine dell'8 novembre 2008; citato in I consigli di Cossiga, la Repubblica, 8 novembre 2008)
  • [In risposta ad una dichiarazione della Bruni] Anche noi italiani siamo ben lieti che Carla Bruni non sia più italiana, anzi siamo addirittura felici. Chissà che un giorno Carla Brunì non sia costretta dalla sua burrascosa vita a richiedere la cittadinanza italiana. (citato in Gaffe Obama, la Bruni riapre il caso «Felice di non essere più italiana», Corriere della sera, 9 novembre 2008)
  • La Nunziatella, oltre ad essere un luogo di formazione militare, è un luogo di grandissima formazione culturale e civile. Qui è racchiusa la storia di tutto il nostro Paese. Io credo che l'Italia Repubblicana deve far tesoro di tutte quelle che sono le grandi tradizioni militari e per ciò stesso civili che si sono formate in tutto il paese anche quando questo non aveva raggiunto l'unità politica. La mia presenza alla Nunziatella vuol dire dunque onorare l'Italia in tutta quella che è la sua storia. (18 novembre 1989; citato in www.ilcortilepiccolo.it)
  • [Sulla strage di Ustica] C'era un aereo francese che si mise sotto il Dc 9 Itavia e lanciò un missile per sbaglio.[5]

Intervento al Senato della Repubblica[6][modifica]

  • Di fronte alla vasta protesta degli studenti universitari, dei ricercatori e di quelli contro i quali un tempo gli studenti protestavano, cioè i baroni universitari, ho voluto vedere se il decreto-legge contenesse qualche disposizione sull'università. L'ho letto, l'ho riletto, l'ho fatto leggere ai miei collaboratori: niente. E sono stato contento, perché questa è una forte confutazione della teoria dello zero e della teoria del nulla: si può manifestare anche contro lo zero e contro il nulla.
  • Innanzitutto voglio ringraziare da questi banchi gli organizzatori e i partecipanti delle oceaniche manifestazioni di questi giorni: dai baroni universitari alle irresponsabili mamme dei bambini innocenti portati in piazza ad urlare slogan di cui essi non comprendevano nulla. Avrei capito se avessi sentito i bambini gridare: «Merendine! Merendine!» No: «Assunzioni!». Cosa ne sa un bambino di sei anni, salvo che glielo suggeriscano, del significato di «Assunzioni, assunzioni!». «Merendine, merendine!» sarebbe stato meglio. Per quanto riguarda l'intervento eventuale dell'autorità di pubblica sicurezza, essendo stato io tra le altre cose salvo che Presidente della Camera son stato tutto, è stata una vera botta di vita sentire slogan che temevo ormai desueti, sapere che la piazza non mi ha dimenticato e che qualcuno si ricorda di me: «Cossiga boia!», «Cossiga assassino!», «Cossiga piduista!». Mi è stato chiesto se si dovesse inviare un rapporto all'autorità giudiziaria e io ho detto: «Non mandate all'autorità giudiziaria, perché temo di essere condannato io, non questi, con l'aria che tira».
  • Devo confessare che su questo campo speravo di più dalla marcia di oltre cinque milioni di persone, senza contare i cani e i gatti al seguito. Cinque milioni di persone! Pensate che ormai la fila delle persone arrivava a Firenze, una marcia non su Roma, questa volta, ma in Roma e nell'oceanica adunata del Circo Massimo, che – io ero un ragazzo ed ero in Germania – ricorda le bellissime manifestazioni a Norimberga di Adolfo Hitler. Perché tutti i totalitarismi sono uguali e sempre così si comincia. Speravo invano che i marcianti dessero fuoco a qualche macchina, come ai bei tempi, spaccassero qualche vetrina, scandissero lo slogan... [«Ti sarebbe piaciuto per fare quello che volevi fare tu!»] Sì, certo! Quello che ho fatto io con l'aiuto e il consenso del Partito Comunista, che in quest'Aula ha votato all'unanimità la mozione dell'ordine del giorno a mio favore! Ma erano i tempi di Berlinguer, non di Walter Veltroni! Erano i tempi di Natta, non di Franco Marini! Era il tempo del glorioso Partito Comunista! [...] Quando ho fatto picchiare a sangue gli universitari che hanno cacciato via Lama, il Gruppo del Partito Comunista alla Camera, in piedi, mi ha tributato un'ovazione! Vada a leggere gli atti! Vada a leggerli! [...] Il Gruppo del PCI in piedi mi ha tributato un unanime applauso!
  • Io speravo di sentire il glorioso grido degli studenti del movimento che il servizio d'ordine del PCI e della CGIL ci hanno aiutato a picchiare di santa ragione. Quando ci fu un 5 maggio, ci mettemmo d'accordo col servizio di vigilanza della CGIL e ci mettemmo d'accordo così: prima quelli del movimento li picchiavano loro, poi ce li davano in braccio e li picchiavamo noi. Gloriosi tempi di Lama!
  • [Sul Dl Gelmini] Perché voto a favore? Non per la legge in sé, anche perché credo che questi non siano tempi di riforme e anche perché – che io mi ricordi – salvo il referendum tra Repubblica e monarchia non mi sembra che in Italia di riforme vere se ne siano mai fatte. Non mi sembra questo un Paese di riforme! Ma voto a favore [...] Resto a favore di quella pericolosa pagliacciata di professori ex sessantottini, alcuni ai loro tempi anche aspiranti terroristi [...] ed evito di fare i nomi, che però a differenza dei terroristi veri non hanno avuto il coraggio di passare alla lotta armata perché era più comodo leccare il culo ai baroni per diventare professori universitari.

Citazioni tratte da interviste[modifica]

Intervista di Michele Brambilla a Sette, 7 febbraio 2002; citato in lernesto.it
  • [Su Impero di Toni Negri] Hanno scritto che è la teoria degli antiglobal, ma non è vero. Intanto Negri riconosce alla globalizzazione dei meriti, soprattutto quello di avere portato al superamento degli Stati nazionali. E poi, non crede che gli Stati Uniti siano il centro dell'impero, e nel suo testo non c'è traccia di pauperismo. Direi che Negri vede nel movimento antiglobal una specie di movimento comunista a-scientifico, cioè non hegeliano-marxista-leninista, che secondo lui servirà ad abbattere l'attuale impero, fatto dalle relazioni economiche internazionali. Dopo di che, questo comunismo utopico dovrà inverarsi in un nuovo comunismo scientifico.
  • [Su Toni Negri] Sono andato a trovarlo in carcere, ed è stato un incontro commovente. Non ci vedevamo da quando, io giovane e lui giovanissimo, frequentavamo l'Azione cattolica.
Intervista a Sky Tg24 del 17 gennaio 2008
  • La battaglia contro la magistratura è stata perduta quando abbiamo abrogato le immunità parlamentari che esistono in tutto il mondo e quando Mastella, da me avvertito, si è abbassato i pantaloni scrivendo sotto dettatura di quell'associazione tra sovversiva e di stampo mafioso che è l'Associazione nazionale magistrati.
  • [Rivolgendosi al segretario dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara] I nomi esprimono la realtà. Lei si chiama Palamara e ricorda benissimo l'ottimo tonno che si chiama Palamara. [...] Io con uno che ha quella faccia e che ha detto quella serie di cazzate non parlo. Maria, fai tacere quella faccia da tonno.
  • Nominare Di Pietro Ministro della Giustizia, altrimenti arrestano anche la moglie del Presidente del Consiglio.
Intervista di Virginia Piccolillo, Cossiga: reato ridicolo. I giudici sono una lobby, Corriere della sera, 19 gennaio 2008, p. 2
  • Totò Cuffaro è stato condannato per un reato ridicolo.
  • Le intercettazioni hanno ormai il posto che avevano prima i pentiti. Ma i primi mafiosi stanno al CSM. [Sta scherzando?] Come no? Sono loro che hanno ammazzato Giovanni Falcone negandogli la DNA e prima sottoponendolo a un interrogatorio. Quel giorno lui uscì dal CSM e venne da me piangendo. Voleva andar via. Ero stato io a imporre a Claudio Martelli di prenderlo al Ministero della Giustizia.
Intervista di Aldo Cazzullo, Cossiga compie 80 anni: Moro? Sapevo di averlo condannato a morte, Corriere della sera, 8 luglio 2008
  • Io relativizzo tutto quello che non attiene all'eterno.
  • Quando, con il Pci di Berlinguer, ho optato per la linea della fermezza, ero certo e consapevole che, salvo un miracolo, avevamo condannato Moro a morte. Altri si sono scoperti trattativisti in seguito; la famiglia Moro, poi, se l'è presa solo con me, mai con i comunisti. Il punto è che, a differenza di molti cattolici sociali, convinti che lo Stato sia una sovrastruttura della società civile, io ero e resto convinto che lo Stato sia un valore. Per Moro non era così: la dignità dello Stato, come ha scritto, non valeva l'interesse del suo nipotino Luca.
  • [...] in Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi.
  • I padri di Gladio sono stati Aldo Moro, Paolo Emilio Taviani, Gaetano Martino e i generali Musco e De Lorenzo, capi del Sifar. Io ero un piccolo amministratore. Anche se mi sono fatto insegnare a Capo Marrangiu a usare il plastico.
  • Era il 1974, io ero da poco ministro. Passeggiavo per Roma con il collega Adolfo Sarti quando incontrai Roberto Gervaso, che ci invitò a cena per conoscere un personaggio interessante. Era lui [Silvio Berlusconi]. Parlò per tutta la sera dei suoi progetti: Milano 2 e Publitalia. Non ho mai votato per Berlusconi, ma da allora siamo stati sempre amici, e sarò testimone al matrimonio di sua figlia Barbara. Certo, poteva fare a meno di far ammazzare Caio Giulio Cesare e Abramo Lincoln...
  • Noi galantuomini stiamo con la Pompadour.
  • Veltroni è un perfetto doroteo: parla molto, e bene, senza dire nulla.
  • [Perché le piace tanto D'Alema?] Perché come me per attaccare i manifesti elettorali è andato di giro nottetempo con il secchio di colla di farina a far botte. Perché è un comunista nazionale e democratico, un berlingueriano di ferro, e quindi un quasi affine mio, non della mia bella nipote Bianca Berlinguer che invece è bella, brava e veltroniana. E poi è uno con i coglioni. Antigiustizialista vero, e per questo minacciato dalla magistratura.
Intervista di Viva Voce, Radio24, 16 luglio 2008; citato in Del Turco: Cossiga, si uccida. Così si riforma la giustizia, asca
  • Veltroni si intende di cinema e Africa. Non costringiamolo a capire anche questa cosa. Lui è il ma anche, è per il giustizialismo e l'antigiustizialismo, per il freddo e per il caldo.
  • I sardi rimangono amici anche se uno commette reati.
  • Di Pietro dice che è tornata tangentopoli? Lui è un famoso cretino e gli voglio molto bene perché voglio bene ai cretini e lui è sempre più cretino. Però ora sta diventando presuntuoso, crede di essere diventato anche un politico. Ha aumentato i consensi? Quando dissero a Churchill che c'erano cretini in Parlamento, lui rispose "meno male, è la prova che siamo una democrazia rappresentativa". Vuol dire che i cretini in Italia, cioè quelli che votano l'Italia dei... disvalori, è bene che emergano.
  • Se fossi ministro dell'interno darei incarico ai servizi segreti di controllare l'Anm in base alla legge sull'associazione eversiva.
Intervista di Andrea Cangini, «Bisogna fermarli, anche il terrorismo partì dagli atenei», Quotidiano Nazionale, 23 ottobre 2008, p. 5
  • [Sulle proteste degli studenti universitari] Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. [...] In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito... [...] Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. [...] Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri. [...] Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. [...] Soprattutto i docenti. [...] Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!
  • Questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio.
  • Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale.

Citazioni su Francesco Cossiga[modifica]

  • Chi l'ha definito "il gattopardo di Sassari" o "il Cardinal Cossiga" non ha capito niente. Niente, infatti, c'è in lui del soffice e sornione felino lampedusiano, né del prelatone, o prelatino, untuoso, insinuante, ambiguo, e anche un po' menagramo. È stato un doroteo con Segni, "pontiere" con Taviani, poi basista non so con chi. Eppure non ha nulla né del trasformista, né dell'opportunista. Potrò sbagliarmi, ma mi sembra che sia davvero quel che è, che non possegga, come tanti compagni di partito, un volto e cento maschere. (Roberto Gervaso)
  • Cossiga ha confessato. Ne va preso atto. In fin dei conti ne va apprezzata la sincerità, neppure Totò Riina aveva osato tanto. Ha solo detto quello che la maggior parte degli italiani sapeva: l'Italia non è una vera democrazia. Forse non lo è mai stata. Quante fandonie ci hanno raccontato da Piazza Fontana in avanti? Sul G8 di Genova? Chi ha attivato il timer delle stragi di Stato? Cossiga ci ha fornito una lezione magistrale della strategia della tensione. Però, ora, dopo quelle frasi, va dimesso dal Senato e ritirata la sua nomina a presidente emerito della Repubblica Italiana. Voglio vedere se un deputato o un senatore avanzerà la proposta in Parlamento. Se rimane al suo posto è una vergogna per il Paese e un insulto ai professori e agli studenti. Non va picchiato, è anche lui un docente anziano. Va solo accompagnato in una villa privata. Propongo, per non farlo sentire troppo solo, villa Wanda di Arezzo. Insieme a Licio Gelli potrà rinverdire i vecchi tempi, parlare di Gladio, di Moro, dei servizi segreti... (Beppe Grillo)
  • Cossiga? Mi pare una brutta figura. Un caso più unico che raro: non denuda il re, aumenta l'opacità. (Enrico Deaglio)
  • La designazione di Cossiga al Quirinale fu la scelta dell'uomo giusto al posto sbagliato. Sappiamo benissimo chi la volle. Ma sappiamo altrettanto bene che fu avallata anche da quegli uomini e partiti che ora si scagliano contro di lui e lo accusano, apertamente o copertamente, di fellonia. La classe politica, nella quale egli ha militato da sempre e che quindi da sempre lo conosceva, doveva sapere che l'onesto (perché tale è) Cossiga non era uomo da Quirinale. Eppure, per i suoi sporchi giochi di potere, ce lo mandò. Ora dovrebbe sentire il dovere di difenderlo dagli sciacalli che lo attaccano da tutte le parti. (Indro Montanelli)
  • Non è per contraddire Barack Obama, ma "il Paese dove tutto è possibile" non sono gli Usa. È l'Italia. [...] È possibile che un ex presidente della Repubblica rievochi la violenza e gli intrighi di Stato come metodo repressivo delle manifestazioni studentesche. E sono possibili mille altre di queste meraviglie, nel solo vero paese dove veramente tutto è possibile. Così possibile che si è già avverato. (Michele Serra)
  • Sa tutto di tutto, pigi un pulsante e viene fuori conoscenza. Piacevole, colto, intuitivo. (Anna Kanakis)

Marco Travaglio[modifica]

  • Che il Presidente Emerito Francesco Cossiga fosse un uomo sempre molto lucido, lo si era capito da tempo. Ora sappiamo che è anche molto colto. L'altro giorno, replicando a un mio articolo con un comunicato di 30 righe in cui precisava di non volermi replicare e nemmeno insultare, s'è avventurato in una citazione dotta: "Forse aveva ragione l'ex presidente peruviano Fujimori, che diceva che 'la storia è proprio finita'". Per la verità, la "fine della storia" è di Francis Fukuyama. L'ex presidente peruviano Fujimori è famoso per altre circostanze: dovette fuggire all'estero per evitare un arresto per corruzione. Ma si sa, al cuore non si comanda.
  • Ha ragione Cossiga: uno come me non può misurarsi con uno come lui. Io sono un cialtrone, un tipaccio, e soprattutto sono astemio.
  • Il Poveraccio Emerito della Repubblica Francesco Prozac Cossiga rende noto, tramite un suo portavoce, di aver presentato un'interpellanza parlamentare al ministro dell'Interno: "Per sapere se alla luce dell'articolo di Pier Luigi Battista sul quotidiano Corriere della Sera, se corrisponda a verità l'ipotesi da detto autorevole giornalista formulata, e pur considerando, se vera, la cosa assolutamente lecita se nell'interesse della tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica e della necessaria attività di informazione, disinformazione e controinformazione, i giornalisti Marco Travaglio e Giuseppe D'Avanzo siano nel 'libro paga' e per quale somma, del Capo della Polizia dott. Gianni De Gennaro, cui sono notoriamente legati da vincoli di amicizia e collaborazione, come dimostrato dalla loro campagna contro il SISMI; e per sapere inoltre, qualora l'ipotesi sia vera, se non ritenga di rendere permanente e più ampia la loro collaborazione, facendoli assumere come informatori occulti dal SISDE". Alcuni amici mi hanno telefonato per invitarmi a rispondere al Poveraccio Emerito: dicendo, per esempio, che (purtroppo) non ho mai conosciuto il dott. Gianni De Gennaro. Ma ho deciso di non rispondere. Attendo con sempre maggiore impazienza una soluzione più risolutiva: l'arrivo dell'ambulanza. Purtroppo è in ritardo. Di una quindicina d'anni.

Note[modifica]

  1. Da Aldo Moro mi disse: Carlo è un pezzo di storia della DC, Terzafase n. 4, anno IX, aprile 1991, pp. 24-29.
  2. Citato in Nello Ajello, Così parlò Tangentopoli, la Repubblica, 24 ottobre 1993.
  3. a b c d e Citato in Marco Travaglio, Bananas, Garzanti, p. 115.
  4. Link dove si sottolinea e si spiega il tono ironico della citazione
  5. http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/cossiga-ustica/cossiga-ustica/cossiga-ustica.html
  6. Seduta del 29 ottobre 2008. Legislatura 16ª - Aula - Resoconto stenografico della seduta n. 080 del 29/10/2008

Bibliografia[modifica]

  • Francesco Cossiga, Pasquale Chessa, Italiani sono sempre gli altri. Controstoria d'Italia da Cavour a Berlusconi, Mondadori, 2007.

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