André Gide

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Medaglia del Premio Nobel
Premio Nobel
Per la letteratura (1947)
André Gide

André Paul Guillaume Gide (1869 – 1951), scrittore francese.

Citazioni di André Gide[modifica]

  • Benché sposi un punto di vista imparziale, il punto di vista del vero naturalista, M. Proust fa del vizio un ritratto più biasimevole di ogni invettiva. Bolla a fuoco ciò di cui egli parla e rende servizio ai buoni costumi più efficacemente di quanto possano fare i più stringenti trattati di morale. Egli ammette che certi casi di omosessualità siano guaribili. Se qualcosa può guarire un invertito è proprio la lettura di queste pagine dove attingerà il sentimento della sua propria riprovazione infinitamente più importante della riprovazione dell'autore. (dalla lettera a Proust del 3 maggio 1921, fingendo di recensire Swann; citato in Alessandro Piperno, Alla recherche di Proust, in Il secolo gay, Diario del mese, gennaio 2006, p. 41)
  • Ciò che sfugge alla logica è quanto v'è di più prezioso in noi stessi. (da Diario)
  • Famiglie! Vi odio! Focolari chiusi; porte serrate; geloso possesso della felicità. (da I nutrimenti terrestri)
  • Il numero di stupidaggini che una persona intelligente può dire in un giorno è incredibile. E senza dubbio io ne direi quanto gli altri, se non tacessi più spesso. (dai Diari)
  • La fede solleva delle montagne; sì: delle montagne d'assurdità. (da Diario)
  • La responsabilità dell'uomo aumenta col diminuire di quella di Dio. (dai Diari)
  • L'arte comincia dalla resistenza: dalla resistenza vinta. Non esiste capolavoro umano che non sia stato ottenuto faticosamente. (da Poétique)
  • L'arte è sempre il risultato di una costrizione. Credere che si levi tanto più alta quanto più è libera equivale a credere che ciò che trattiene l'aquilone dal salire sia la corda. (da Nuovi pretesti)
  • L'opera d'arte è l'esagerazione di un'idea. (dal Diario)
  • [Simone Weil] La santa degli esclusi.[1]
  • L'umanità è complicata, bisogna riconoscerlo, e ogni tentativo di semplificazione, di irreggimentazione, ogni sforzo dall'esterno per ridurre ogni cosa e ogni persona allo stesso denominatore comune sarà riprovevole, pericoloso e sinistramente ridicolo. (da Il dio che è fallito, Baldini Castoldi Dalai, p. 208)
  • Lungi dall'essere l'unico 'naturale', l'atto procreativo, in natura, fra la più sconcertante profusione, il più delle volte non è che un caso fortuito. [...] la voluttà che l'atto di fecondazione porta seco, nell'un sesso e nell'altro, non è necessariamente ed esclusivamente legata a quest'atto. [...] Non è la fecondazione che l'animale cerca, è semplicemente la voluttà. Cerca la voluttà – e trova la fecondazione per caso fortuito. (da Corydon, Dall'Oglio, Milano 1952, p. 83)
  • Non esistono problemi; ci sono soltanto soluzioni. Lo spirito dell'uomo crea il problema dopo. Vede problemi dappertutto. (dal Diario)
  • Non ricerco la complicazione; essa è in me. Ogni gesto nel quale non riconosca tutte le contraddizioni che mi abitano, mi tradisce. (da Se il grano non muore)
  • Non si avverte la propria catena quando si segue spontaneamente colui che trascina; ma quando si comincia a resistere e a camminare allontanandosi, si soffre molto. (da La porta stretta)
  • Peccato è tutto ciò che oscura l'anima. (da La sinfonia pastorale)
  • Un'adolescenza troppo casta porta a una vecchiaia dissoluta. È più facile rinunciare a una cosa conosciuta che a una soltanto immaginata. (Da Focus N.112 pag. 98)

I falsari[modifica]

Incipit[modifica]

Esito da due giorni: fare o non fare raccontare il mio romanzo da Lafcadio in prima persona?
[citato in Fruttero & Lucentini, Íncipit, Mondadori, 1993]

Citazioni[modifica]

  • A volte mi sembra che scrivere impedisca di vivere, e che ci si possa esprimere meglio coi fatti che con le parole.
  • Chiunque ama veramente rinuncia alla sincerità.
  • La crudeltà è il principale attributo di Dio.
  • Se si potesse recuperare l'intransigenza della gioventù, la cosa che ci indignerebbe maggiormente sarebbe il vedere quello che siamo diventati.
  • Vi sono strane possibilità in ciascun uomo. Il presente sarebbe pieno di ogni possibile avvenire, se già il passato non vi proiettasse una storia.

Incontri e pretesti[modifica]

  • Allora perché raccontarlo? Vi rendete conto che tutto ciò non ha nessun interesse? Dovete capire che vi sono due mondi: quello che è senza che se ne parli, e lo si chiama mondo reale, perché non si ha nessun bisogno di parlarne per vederlo. L'altro è il mondo dell'arte, e di questo bisogna parlarne, perché altrimenti non esisterebbe [...].
  • Credono che tutti i pensieri nascano nudi... Non capiscono che io non posso pensare che sotto forma di racconto. Lo scultore non cerca di tradurre in marmo il proprio pensiero: egli pensa direttamente come se già tutto fosse di marmo, egli pensa in marmo.
  • Oh, ciò si ricollega al fatto che adesso fuggo l'opera d'arte. Voglio adorare soltanto il sole... Avete notato come il sole detesti il pensiero? Lo fa sempre indietreggiare, lo costringe a rifugiarsi nell'ombra. Prima, il pensiero dominava nell'Egitto; il sole ha conquistato l'Egitto. Poi è stato a lungo in Grecia e il sole ha conquistato la Grecia; poi l'Italia e poi la Francia. Adesso il pensiero, tutto, si vede risospinto in Norvegia e in Russia, là dove il sole non arriva mai. Il sole è geloso dell'opera d'arte. [...] Niente felicità! Soprattutto niente felicità! Il piacere! E bisogna sempre volere il più tragico...

L'immoralista[modifica]

  • Bisogna lasciare la ragione agli altri perché questo li consola del non avere altro.
  • Che cos'è il racconto della felicità? Solamente ciò che la prepara, o ciò che la distrugge si può raccontare.
  • Ho l'abitudine di essere discreto solo per ciò che mi viene confidato; per quello che vengo a sapere da solo la mia curiosità, confesso, è senza limiti.
  • Il futuro toglie incanto all'ora presente più di quanto il presente non tolga l'incanto al passato.
  • Le più belle opere dell'uomo sono ostinatamente piene di dolore.
  • Liberarsi non è molto difficile. È più difficile rimanere liberi.
  • Meno che a chiunque altro, ciascuno vuole somigliare a se stesso.
  • Non c'è niente che ostacola la felicità quanto il ricordo della felicità.
  • Non posso pretendere che gli altri abbiano le mie virtù. È già molto se ritrovo in essi i miei vizi.
  • Non si può allo stesso tempo essere sinceri e sembrare tali.
  • Sapersi liberare non è niente: il difficile è saper essere liberi.

Incipit di alcune opere[modifica]

I sotterranei del Vaticano[modifica]

Durante l'anno 1890, sotto il pontificato di Leone XIII, la fama del dottor X, specialista per le malattie d'origine reumatica, chiamò a Roma Anthime Armand-Dubois, massone.
«Come?» aveva esclamato suo cognato Julius de Baragliuol «lei va a Roma per curare il corpo? Oh, se il cielo potesse farle capire laggiù quanto più malata è la sua anima!»

Isabelle[modifica]

Gérard Lacase, del quale ci ritrovammo ospiti nell'agosto del 189., ci condusse, Francis Jammes e me, a visitare il castello della Quartfource, di cui tra poco non rimarranno che rovine, e quel suo gran parco abbandonato dove l'estate fastosa prorompeva a caso. Nulla più ne impediva l'ingresso: non il fossato, mezzo pieno, né la siepe, sfondata, e neppure il cancello, sgangherato, che alla nostra prima spallata cedette, di traverso. Niente più viali: sui prati straripati, alcune vacche pascolavano liberamente l'erba sovrabbondante e capricciosa: altre cercavano il fresco nel cuore dei boschetti sventrati; a mala pena si distingueva, qua e là, tra la profusione selvatica, qualche fiore o fogliame inconsueto, avanzo paziente delle antiche colture, già quasi soffocato dalle specie più comuni. Seguivamo Gérardd senza parlare, oppressi dalla bellezza del luogo, della stagione, dell'ora, e perché sentivamo, anche, quanto lutto e abbandono poteva nascondere quella opulenza eccessiva.

La porta stretta[modifica]

Qualcuno avrebbe potuto farne un libro; ma la storia che vi racconto, io l'ho vissuta con tutto me stesso, fino a consumarmi. Scriverò dunque con semplicità i miei ricordi senza ricorrere a invenzioni per riunirli o rappezzarli quando mi appariranno incompleti; tale sforzo falserebbe l'ultimo piacere che spero di trovare nel loro racconto.

Citazioni su André Gide[modifica]

  • Mio caro Andrè,
    Mi avete rimproverato un giorno di essere troppo teso, di non saper lasciarmi andare con noncuranza, e, come esempio di noncuranza, citavate con noncuranza una mia nota del
    «Gallo e l'Arlecchino», nella quale descrivevo il primo jazz-band.
    Ci avete anche insegnato a viaggiare.
    Dopo questi appunti di viaggio, che vi offro con cuore fedele, non potrete più rimproverarmi d'essere incapace di facile abbandono
    . J. C. (Jean Cocteau)

Bibliografia[modifica]

  • Andrè Gide, Isabelle (Isabelle), traduzione di Augusto Donaudy, Alberto Marotta Editore, Napoli 1960.
  • André Gide, La porta stretta, traduzione di Roberto Rebora, Sansoni Editore, 1967.
  • Andrè Gide, I sotterranei del Vaticano, traduzione di Cesare Giardini, I libri della Medusa, Arnoldo Mondadori Editore, 1979.
  • André Gide, Incontri e pretesti, Bompiani, 1945.
  • André Gide, L'immoralista, traduzione di M. Giovannini, Guaraldi, 1995.

Note[modifica]

  1. Citato in Thomas R. Nevin, Simone Weil: Ritratto di un'ebrea che si volle esiliare, traduzione di Giulia Boringhieri, Bollati Boringhieri, Torino, 1997, p. 421. ISBN 88-339-1056-3

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