Bertolt Brecht

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Statua in memoria di Bertolt Brecht
Statua in memoria di Bertolt Brecht

Eugen Berthold Friedrich Brecht (1898 – 1956), commediografo tedesco.

Indice

[modifica] Citazioni

  • Al signor K. chiesero cosa stesse facendo. "Sto lavorando duro per preparare il mio prossimo errore." (da I Racconti del Signor Keuner)
  • Il disordine ha già salvato la vita a migliaia di individui. In guerra basta spesso la più piccola deviazione da un ordine per portare in salvo la pelle. (da Dialoghi di profughi)
  • Molti di coloro che sono perseguitati perdono la facoltà di riconoscere i propri difetti. (citato in Pier Paolo Pasolini, Il caos. L'«orrendo universo» del consumo e del potere, a cura di Gian Carlo Ferretti, Editori Riuniti, Roma 1998, 20 settembre 1969)
  • Per l'arte [...] essere apartitica significa semplicemente essere del partito dominante. (da Breviario di estetica teatrale)
  • Segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce le loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare. (da Esilio)
  • È più criminale fondare una banca che rapinarla. (Santa giovanna dei macelli)
  • Ci sono uomini che lottano un giorno e sono bravi, altri che lottano un anno e sono più bravi, ci sono quelli che lottano più anni e sono ancora più bravi, però ci sono quelli che lottano tutta la vita: essi sono gli indispensabili. (da In morte di Lenin)

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  • Aiuta te mentre ci aiuti: pratica la solidarietà.
  • Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati.
  • Chi non è stato partecipe delle buona sorte dei potenti, spesso è partecipe delle loro disgrazie.
  • Chi dice A non deve dire B. Può anche ammettere che A era falso.
  • Cos'è lo svaligiare una banca rispetto al fondarne una?
  • Dove stanno grandi virtù, vuol dire che c'è qualcosa di marcio.
  • Durante i miei nove anni alle scuole superiori non sono riuscito a insegnare niente ai miei professori.
  • È così grande la malvagità del mondo che devi consumarti le gambe a forza di correre per evitare che te le freghino.
  • Esitare va benissimo, se poi fai quello che devi fare.
  • Il realismo non consiste in come sono le cose vere, ma in come sono veramente le cose.
  • Intelligenza non è non commettere errori, ma scoprire subito il modo di trarne profitto.
  • La gente rimane quella che è anche se i loro volti vanno a pezzi.
  • La legge è fatta esclusivamente per lo sfruttamento di coloro che non la capiscono, o ai quali la brutale necessità non permette di rispettarla.
  • La predilezione della borghesia per i banditi si spiega con l'erroneo concetto: un bandito non può essere un borghese. Questo errore discende in linea retta dall'altro: un borghese non può essere un bandito.
  • Nelle epoche della più grave oppressione si fa generalmente un gran parlare di grandi e di nobili temi.
  • Non mi dire che è scoppiata la pace.
  • Ogni mattina per guadagnarmi il pane, vado al mercato dove si vendono bugie. E, pieno di speranza, mi faccio largo tra i venditori.
  • Quando ci si trova davanti un ostacolo, la linea più breve tra i due punti, può essere una linea curva.
  • Quando i leader parlano di pace, la gente comune sa che la guerra sta per arrivare. Quando i leader maledicono la guerra, l'ordine di mobilitazione è già firmato.
  • Se hai un debito di diecimila dollari è affar tuo, ma se è di un milione è un problema delle banche.
  • Solo violenza aiuti dove violenza regna.
  • Tra le cose sicure, la più sicura è il dubbio.
  • Troppo faticoso soccorrere me stesso e il prossimo.
  • Tutte le arti contribuiscono all'arte più grande di tutte: quella di vivere.
  • Tutti cercano la fortuna che è alle spalle di chi corre.
  • Vi sono alcune cose – poche! – capaci di commuovere l'uomo, ma il male è che, se le usate di frequente, perdono il loro effetto.
  • Volete la giustizia, ma volete pagare per averla, hm? Quando vi recate dal macellaio, lo sapete, dovete pagare, ma voi gente andate dal giudice come se foste ad una cena funebre.

[modifica] Madre Courage e i suoi figli

[modifica] Incipit: Ruth Leiser e Franco Fortini

Frühjahr 1624. Der Feldhauptmann Oxenstjerna wirbt in Dalarne Truppen für den Feldzug in Polen. Der Marketenderin Anna Fierling, bekannt unter dem Namen Mutter Courage, kommt ein Sohn abhanden.
Landstraße in Stadtnähe.
Ein Feldwebel und ein Werber stehen frierend.
DER WERBER: Wie soll man sich hier eine Mannschaft zusamenlesen? Felfwebel, ich denk schon mitunter an Selbstmord. Bis zum zwölften soll ich dem Feldhaumptmann vier Fähnlein hinstelln, und die Leut hier herum sind so voll Bosheit, daß ich keine Nacht mehr sclaf.

Primavera del 1624. A Dalarne, il comandante Oxenstjerna recluta soldati per la campagna di Polonia. La vivandiera Anna Fierling, nota col nome di Madre Courage, si vede portar via un figlio.
Strada maestra vicino alla città.
Un maresciallo e un reclutatore, tremanti di freddo.
RECLUTATORE: Come fa uno, qui, a raccapezzarsi una squadra? Maresciallo, di tanto in tanto mi succede di pensare al suicidio. Per il dodici devo presentare al comandante quattro drappelli; ma, da queste parti, la gente è tanto perfida, che la notte non riesco più a dormire.

[modifica] Citazioni: Ruth Leiser e Franco Fortini

  • La pace è solo disordine; non c'è che la guerra per metter ordine. In tempo di pace, l'umanità cresce in modo incontrollato. (p. 7)
  • Come tutte le cose buone, anche la guerra, da principio è difficile. Ma poi, quando ha attaccato, tien duro. Allora la gente ha paura della pace, come chi gioca a dadi ha paura di smettere perché viene il momento di fare i conti, di vedere quanto s'è perduto. (p. 7)
  • Ah, rimorsi amari per chi non ascolta | dei vecchi e dei savi il consiglio! (p. 45)
  • Avevo appena diciassett'anni, | il nemico arrivò al mio paese. | Si sfibbiò la spada dal fianco, | mi dette la mano da amico. | E dopo i cori dei vespri di maggio | è venuta la notte di maggio. | Era schierato il reggimento, | poi, come usa, il tamburo rullò, | poi il nemico ci portò dietro la siepe | e si fraternizzò. | Tanti erano i nemici | e il mio era cuciniere. | Io, di giorno, l'odiavo; | ma di notte l'amavo. (p. 53-54)
  • E se di lei non sei più forte, | non ci sarai, per la vittoria. | La guerra è solamente un traffico: | invece di formaggio, piombo. (p. 135)

[modifica] Citazioni altra edizione

  • La corruzione è la nostra unica speranza. Finché c'è quella, i giudici sono più miti, e in tribunale perfino un innocente può cavarsela.
  • La guerra va incontro a tutte le esigenze, anche a quelle pacifiche.
  • Le vittorie e le disfatte dei pesci grossi e dei pesci piccoli non vanno sempre d'accordo, anzi. Ci sono perfino dei casi che per i pesci piccoli la sconfitta, in fondo, è un guadagno.
  • La guerra è come l'amore, trova sempre il suo fine.
  • Ti ho insegnato ad essere onesto, perché intelligente non sei.

[modifica] Citazioni su Madre Courage e i suoi figli

  • Con Madre Courage Brecht ha scritto un testo di grande modernità impastato col pessimismo della ragione. Chi è venuto dopo può tristemente confermare quanto realistica sia stata la scarsa convinzione del positivo mutamento dell'umanqa coscienza. Piccole e grandi guerre, che sono sempre, secondo il suggerimento del drammaturgo di Augusta, una prosecuzione degli affari condotti con altri mezzi, non abbandonano il teatro del mondo, ne sono anzi un soggetto costante. (Luigi Forte dall'introduzione a : Bertolt Brecht, Madre Courage e i suoi figli)

[modifica] Vita di Galileo

  • La scienza conosce solo un comandamento: contribuire allo sviluppo scientifico.
  • Ciò che oggi scriviamo sulla lavagna, domani lo cancelleremo.
  • Cosa ha a che fare mia figlia con l'astronomia? Le fasi di Venere influiscono in qualche modo sulla curva delle sue chiappe?
    [Galileo, sotto sorveglianza dell'Inquisizione, al futuro genero]
  • Sventurata la terra che ha bisogno d'eroi.
  • Oggi, 10 gennaio 1610, l'umanità scrive nel suo diario: abolito il cielo! [Galileo, scoprendo la natura della luna, a Sagredo]
  • La Bibbia dice che non gira, e i vecchi sapientoni ne danno mille prove. Domineddio l'agguanta per gli orecchi e le dice: sta' ferma! Eppur si muove.
  • Sapete come si sviluppa la perla nell'ostrica? Un corpo estraneo insopportabile, per esempio un granello di sabbia, penetra dentro al guscio, e l'ostrica, per seppellire quel granello, secerne calce; e in questo processo rischia la morte. Allora, dico io, al diavolo la perla, purché l'ostrica resti sana! Le virtù non sono appannaggio unicamente della miseria, caro mio. Se i vostri genitori vivessero prosperi e felici, potrebbero sviluppare le virtù della prosperità e della felicità. [...] Bisogna dunque proprio mentire alla tua gente? (Galileo, a Fulgenzio: VIII)
  • Il frutto dell'albero della conoscenza. Ecco, lo azzanna subito. Sarà dannato in eterno, ma non può fare a meno di azzannarlo, sciagurato ghiottone! (Galileo, di Fulgenzio: VIII)
  • Una delle principali cause della miseria delle scienze sta, molto spesso, nella loro presunzione di essere ricche. Scopo della scienza non è tanto quello di aprire la porta all'infinito sapere, quanto quello di porre una barriera all'infinita ignoranza. (Galileo: IX)
  • Questi uomini mettono nel dubbio ogni cosa. Ma possiamo noi fondare la compagine umana sul dubbio anziché sulla fede? (XII)
  • Saranno i fondamenti di una nuova fisica!
    Nascondilo sotto il mantello.
    E noi pensavamo che aveste disertato! Io sono stato, di tutti, quello che più vi ha dato addosso.
    Non mi pare che ci sia nulla da ridire. Io ti ho insegnato la scienza e poi ho rinnegato la verità.
    Ma questo cambia tutto! Tutto!
    Davvero?
    Avete nascosto la verità! Contro il nemico. Anche sul terreno dell'etica ci precedevate di secoli.
    Spiegati, Andrea.
    Noi ripetevamo all'uomo della strada: «Morirà ma non abiurerà». E voi siete tornato dicendoci: «Ho abiurato, ma vivrò». Noi allora: «Vi siete sporcate le mani». E voi: «Meglio sporche che vuote». (Andrea e Galileo dopo che questo gli consegna il manoscritto: XIV)
  • Non credo che la scienza possa proporsi altro scopo che quello di alleviare la fatica dell'esistenza umana. Se gli uomini di scienza non reagiscono all'intimidazione dei potenti egoisti e si limitano ad accumulare sapere per sapere, la scienza può rimanere fiaccata per sempre, ed ogni nuova macchina non sarà che fonte di nuovi triboli per l'uomo. E quando, coll'andar del tempo, avrete scoperto tutto lo scopribile, il vostro progresso non sarà che un progressivo allontanamento dall'umanità. (Galileo: XIV)

[modifica] Citazioni su Vita di Galileo

  • Non c'è reazionario più implacabile dell'innovatore fallito, non c'è nemico degli elefanti selvatici più crudele dell'elefante addomesticato.
  • Le immagini del mattino e della notte traggono in inganno. I tempi felici non nascono così come un mattino succede a una notte d'inverno.
  • Il misfatto di Galileo può esser considerato il «peccato originale» delle scienze naturali moderne. Della moderna astronomia, che interessava profondamente una classe nuova, la borghesia, perché appoggiaava le correnti sociali rivoluzionarie dell'epoca, egli fece una scienza specialistica strettamente limitata, la quale naturalmente proprio grazie alla sua «purezza», ossia alla sua indifferenza per il sistema di produzione, poté svuilupparsi relativamente indisturbata. La bomba atomica, come fenomeno tecnico non meno che sociale, è il classico prodotto terminale delle sue conquiste scientifiche e del suo fallimento sociale.

[modifica] Versi

  • Tu chiedi che ne è di quell'amore?
    […]
    Pure il suo volto più non lo rammento,
    questo rammento: l'ho baciato un giorno.
    (da Ricordo di Marie A.)
  • Quello che è consueto, vi possa sorprendere!
    Nella regola riconoscete l'abuso
    e dove l'avete riconosciuto
    procurate il rimedio!
  • Vi sono due lingue in alto e in basso
    e due misure per misurare,
    e chi ha viso umano
    più non si riconosce.
    Ma chi è in basso, in basso è costretto
    perché chi è in alto, in alto rimanga.
  • Rivoltatela come più vi pare,
    prima viene lo stomaco, poi viene la morale.
    (da L'opera da tre soldi, Secondo finale)

[modifica] Bibliografia

  • Bertolt Brecht, Vita di Galileo (1938-39), traduzione di Emilio Castellani, in Teatro, vol. 2, a cura di Emilio Castellani, Einaudi, 1963.
  • Bertolt Brecht, Madre Courage e i suoi figli (Mutter Courage und ihre Kinder), introduzione di Luigi Forte, traduzione di Ruth Leiser e Franco Fortini, Giulio Einaudi Editore, 2001.

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