Ramón Gómez de la Serna

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Ramon Gomez de la Serna, 1931

Ramón Gómez de la Serna (1888 – 1963), scrittore spagnolo.

Indice

[modifica] Citazioni di Ramón Gómez de la Serna

  • Pittura austera, pittura di Castiglia, pittura della concentrazione, pittura pregna di luce interiore, dove lo spazio esiste per lo spazio, come l'arte esiste per l'arte. [...] Velázquez è l'indice della bilancia della Spagna nel momento in cui la bilancia saliva più in alto e nei suoi piatti stava l'oro del Secolo d'oro. È l'equazione plastica reale e aurifera perfetta.[1] (da Don Diego Velázquez, 1943)

[modifica] Mille e una greguería

  • Azionava il suo accendino come uno che si suicida elegantemente.
  • C'è in ogni armadio un paio di calzini che non si usano mai, ma che sono semenza di calzini.
  • Ci sono coppie di sposi che si voltano le spalle mentre dormono per non rubarsi a vicenda i sogni ideali.
  • Il neonato saluta se stesso dando la mano al proprio piede.
  • Il primo sonaglio e l'ultimo aspersorio si somigliano troppo.
  • Il tram approfitta delle curve per piangere.
  • La cosa peggiore dei medici è che ti guardano come se tu non fossi te stesso.
  • La differenza che c'è tra le ninfe e le sirene è che le ninfe danno baci dolci e le sirene salati.
  • La polvere e piena di vecchi e dimenticati starnuti.
  • Le candele sgocciolano cammei.
  • Le ghiande nascono con portauovo.
  • Le vongole sono le nacchere del mare.
  • L'opera è la verità della menzogna; il cinema è la menzogna della verità.
  • Quel che dà più piacere alle anziane è poter dire: "torna di moda".
  • Russare è sorbire rumorosamente la minestra dei sogni.
  • Se uno conosce troppo se stesso, smette di salutarsi.
  • Sulla carta vetrata c'è la mappa del deserto.
  • Tuono: caduta di un baule per le scale del cielo.

[Ramón Gómez de la Serna, Mille e una greguería, a cura di Danilo Manera, Robin Edizioni, 2002.]

[modifica] Seni

[modifica] Incipit

I seni dalla finestra
Da vicino non voleva mostrarli, ma siccome noi uomini siamo tanto insistenti le proposi che me li lasciasse vedere dalla finestra, di sera, quando io, che abitavo di fronte, mi fossi affacciato per darle la buona notte.
Che paura che se ne pentisse! Sarebbe rimasta abbandonata a se stessa. Sarebbe bastato che guardasse l'angelo che sosteneva l'acquasantiera, e la promessa sarebbe finita.
Con tali dubbi giunse l'ora tranquilla che nella grande inquietudine era piena di rumori e di orecchi. Lei sapeva da quale lato della camera poteva essermi visibile.

[modifica] Citazioni

  • Allorché i seni fuggiranno da noi, ci lasceranno sempre i seni della corsa, i seni della fuga, vaghe siluette di seni come stampi di fumo.
  • Seni accorti, rotondi, bianchi, dalla carnagione delicata e tersa; quanta consistenza avete dato ai seni e quante migliaia di volte a voi son ricorso per staccare il biglietto della mia fortuna! (p. 30)
  • I suoi seni, nessuno li aveva mai toccati. Avevano avuto nel suo petto una serietà perfetta. Eran destinati a morire inattivi sull'albero solitario. (p. 33)
  • Il termine di un'esistenza può essere la contemplazione cenobita di alcuni seni, la contemplazione dell'eremita che prende nelle mani i seni di una donna e li guarda come scorgendo in essi tutta la menzogna della vita, visibile e palese. (p. 34)
  • Nulla vidi, e pur vidi un seno penzolante, né grande né piccolo, degno di rappresentare i seni in un amore eterno.

[modifica] Note

  1. Citato in Velázquez, I Classici dell'arte, a cura di Elena Ragusa, pagg. 183 - 188, Milano, Rizzoli/Skira, 2003. IT\ICCU\TO0\1279609

[modifica] Bibliografia

  • Ramón Gómez de la Serna, Seni (Senos), prefazione di Orio Vergani, traduzione di Mario Da Silva, dall'Oglio editore, 1966.

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