Aldo Cazzullo

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Aldo Cazzullo

Aldo Cazzullo (1966 – vivente), giornalista italiano.

Citazioni di Aldo Cazzullo[modifica]

  • Aldo Laghi si chiamava in realtà Giulio Bolaffi. Imprenditore (era il Bolaffi dei francobolli), ufficiale degli alpini, fu tra i primi a salire in montagna, nelle valli di Lanzo. Grande organizzatore, comandante coraggioso, salvò centinaia di ebrei, sconfisse i tedeschi in campo aperto.[1]
  • [Alberto Arbasino] Anticomunista e avversario del politicamente corretto senza essere di destra. Pronto a intervenire nel dibattito civile senza essere di sinistra.[2]
  • Elémire Zolla aveva fama di sciamano. Di sicuro, ne aveva l'aspetto. Alto, calvo, baffi bianchi, occhi intensi. Non era travestito da santone, come certi patetici personaggi. Ma aveva una sua forza interiore. Torinese, cresciuto negli ambienti razionalisti [...], se n'era allontanato al punto da diventare il più acuto studioso italiano della letteratura e della filosofia hindu.[3]
  • Dopo il Risorgimento ci fu al Sud una guerra civile, con atrocità da ambo le parti, a lungo taciute; ma non erano piemontesi contro patrioti. Erano le milizie della borghesia meridionale e ovviamente l'esercito italiano, che difendevano l'unità faticosamente raggiunta contro un'alleanza reazionaria di nostalgici dei Borbone e del potere temporale del clero, oltre a briganti in senso tecnico.[4]
  • Fiume maschio, nell'iconografia delle fontane (femmine invece la Dora e altri affluenti). Ma nell'immaginario degli italiani l'idea del Po non si lega tanto al corso d'acqua, quanto ai popoli che ne abitano le rive.[5]
  • Il meglio d'Italia sono i ragazzi che non piagnucolano, si mettono in gioco, vanno all'estero, imparano altre lingue, studiano, vincono borse di studio, lavorano. Il percorso di Fabrizia Di Lorenzo è stato interrotto dal terrorismo islamista a Berlino; quello di un'altra ragazza della sua generazione, Valeria Solesin, si era spezzato un anno prima al Bataclan. Ma tante altre italiane seguiranno il loro esempio. Anziché denigrarle, il governo farebbe bene a creare le condizioni affinché chi lo desidera possa tornare in patria.[6]
  • Il Po è terra contesa e mito politico sin dalla classicità. Generazioni di invasori vi hanno abbeverato i cavalli, fino a Napoleone che invitava l'Armée a pregustare le delizie della «più fertile pianura della terra»; ed era un reduce napoleonico il capostipite della saga familiare raccontata da Bacchelli nel Mulino del Po.[5]
  • La richiesta di giustizia, che sale dalle famiglie delle vittime dei preti pedofili in America e non solo, deve trovare una risposta. E la Chiesa stessa in passato non ha fatto tutto il possibile per punire e prevenire, preferendo talora sopire e troncare. Ma, se c'è un Papa che non si è nascosto nel silenzio e nell'imbarazzo, ma ha denunciato con forza i crimini e l'omertà, quello è papa Ratzinger. La sua «Lettera ai cattolici d'Irlanda» è il documento più coraggioso che il Vaticano abbia prodotto al riguardo nella sua storia.[7]
  • Non si combatteva più in terra straniera, per conquistare montagne dal nome slavo, il Matajur e il Kuk, per avanzare in campagne dove non si sentiva una parola in italiano, per prendere città italianissime — Trento e Trieste — in cui però nessuno era mai stato. Si combatteva la guerra di casa, per difendere una patria giovane, per impedire che anche alle altre donne venisse fatto quello che stavano subendo le friulane e le venete al di là del Piave e del Grappa. Una guerra che ai nostri nonni, fanti contadini abituati a badare alla terra e alla famiglia, risultava quasi naturale. Se non giusta, inevitabile. Fu la vera nascita della nazione.[8]
  • Poi venne la Lega. Il Dio Po, come da titolo del saggio di Gian Antonio Stella. Eridano Bossi, ultimogenito del capo. La gita secessionista in battello. Il rito dell'ampolla – accostata da qualche volenteroso al Sacro Graal – riempita a Pian del Re e svuotata nella laguna di Venezia (la Serenissima all'apparenza con il Po non c'entra, ma nel 1599 con opera ciclopica ne deviò il corso per evitare l'insabbiamento di Chioggia e rubare una via d'acqua ai papalini di Ferrara).[5]
  • Questa del 7 maggio 2017 [elezione presidenziale di Emmanuel Macron] resterà una notte storica. Perché ha dimostrato che l'Europa in fondo esiste, crede in se stessa, passa la fiaccola alle nuove generazioni; e ha ancora una chance per evitare l'autodistruzione.[9]
  • Villarbasse cascina fatale | nella vasta pianura padana | chi si ferma a guardar le tue mura | presto un segno di croce si fa.[10]

Viva l'Italia[modifica]

Incipit[modifica]

Il presidente rivolto agli accusati dice: “Avete nulla da aggiungere in vostra difesa?” Il generale Perotti si alza: ”Se il capitano Balbis e il tenente Geuna hanno responsabilità, essi lo debbono esclusivamente all’obbedienza prestatami. Chiedo che se ne tenga conto.” Il tenente Geuna si alza e dice: ”Voglio dire che quello che ho fatto l’ho fatto di mia spontanea volontà e non per istigazione del generale Perotti, e siccome io sono scapolo mentre il generale Perotti è padre di tre figli, chiedo al tribunale di voler dare al generale la pena dell’ergastolo che è stata chiesta per me, e a me la morte.” Il generale Perotti si alza e grida: ”Viva l’Italia! ” Gli imputati rispondono: ”Viva l’Italia! ” Il tribunale si ritira.

Citazioni[modifica]

  • Einaudi era già il migliore economista di Torino quando una mattina del 1919 gli entrò nello studio una matricola dell'università, figlio di un droghiere, che gli chiese un articolo per la sua rivista, specificando di non poter pagare. Einaudi accettò e fu anche grazie a lui che l'allievo divenne Piero Gobetti, liberale antifascista morto esule a 25 anni dopo essere stato aggredito dagli sgherri del regime [fascista]. (Il duce buono e i partigiani cattivi)
  • Sino all’ultimo, Pio IX sarà nemico giurato dell’unità nazionale, del liberalismo, della democrazia. Quando, nel 2000, verrà fatto santo, in un paese distratto e dimentico solo la voce del cattolicissimo Francesco Cossiga si alzerà a dire che il Vaticano ha fatto un torto all’Italia. (I due Giuseppe)
  • I ribelli furono braccati con ogni mezzo, nelle città e sulle montagne. La loro storia non è di battaglie vittoriose, gloriosi scontri in campo aperto, finali lieti. È storia di fughe nel fango, appostamenti nella notte, sganciamenti senza speranza. Come nelle pagine di Beppe Fenoglio, che racconta battaglie perdute in partenza e fughe a perdifiato che di rado terminano con la salvezza. Più spesso vengono la cattura, le torture, la morte. E l’esibizione del cadavere, di fronte ai genitori, ai parenti, ai compaesani. (I centomila martiri)

Possa il mio sangue servire[modifica]

Incipit[modifica]

«Babbo adorato, il tuo unico figlio si allontana da te. Non perderti d’animo e accetta quest’ultimo volere di Dio. Ti raccomando la mamma: anche per lei devi essere forte. Muoio con la grazia di Dio e con tutti i conforti della nostra religione. Nel momento supremo Tu sarai nel mio cuore e sul mio labbro. Arrivederci, Babbo, ti stringo a me nel virile abbraccio degli uomini forti e chiedo la tua benedizione. Babbo adorato, se la mia vita fu serena e facile io lo devo a Te, che mi hai guidato col tuo amore, col tuo lavoro, col tuo esempio. Possa il mio sangue servire per ricostruire l’unità italiana e per riportare la nostra terra a essere onorata e stimata nel mondo intero. Prego i miei di non voler portare il lutto per la mia morte; quando si è dato un figlio alla Patria, comunque esso venga offerto, non lo si deve ricordare col segno della sventura. Con la coscienza sicura d’aver sempre voluto servire il mio Paese con lealtà e con onore, mi presento davanti al plotone d’esecuzione col cuore assolutamente tranquillo e a testa alta. Possa il mio grido di “Viva l’Italia libera” sovrastare e smorzare il crepitio dei moschetti che mi daranno la morte; per il bene e per l’avvenire della nostra Patria e della nostra Bandiera, per le quali muoio felice. Franco Balbis Torino, 5 aprile 1944.»

Note[modifica]

  1. Da I partigiani in convento. Una storia di resistenza, Corriere della Sera, 23 febbraio 2018, p. 29.
  2. Da In politica sto sempre fuori dai cori Berlusconi? Arricchisce amici e nemici, Corriere della Sera, 18 aprile 2005.
  3. Da Doppio anniversario in casa Einaudi, Messaggero di sant'Antonio, n. 1290, gennaio 2012, p. 74.
  4. Da Nordisti e sudisti litigano, ma in fondo sono d'accordo, Corriere della Sera, 11 marzo 2017, p. 31
  5. a b c Da Il grande fiume politicamente conteso, Corriere della Sera, 17 giugno 2007.
  6. Da I segnali di ripresa e quegli italiani modello per tutti, Corriere della Sera, 30 dicembre 2016, p. 26.
  7. Da L'ingiustizia di un'accusa, Corriere.it, 14 settembre 2011.
  8. Da Piave, il riscatto che salvò l'Italia dopo la disfatta di Caporetto, Corriere.it, 11 novembre 2017.
  9. Da La sfida giovane di Macron a pessimismo e populismo, Corriere della Sera, 8 maggio 2017, p. 30.
  10. Da Aldo Cazzullo e Vittorio Messori, Il mistero di Torino, Mondadori, 2014.

Bibliografia[modifica]

  • Aldo Cazzullo, Viva l’Italia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2010.
  • Aldo Cazzullo, Possa il mio sangue servire, RCS Libri S.p.A., Milano, 2015.

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