Fernando Pessoa

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Fernando Pessoa ritratto da João Luiz Roth

Fernando António Nogueira Pessoa (1888 − 1935), scrittore portoghese.

Citazioni di Fernando Pessoa[modifica]

  • Amo come l'amore ama. | Non conosco altra ragione di amarti che amarti. | Cosa vuoi che ti dica oltre a dirti che ti amo, | se ciò che ti voglio dire è che ti amo? (da Faust, a cura di Teresa Sobral Cunha, traduzione di Maria José de Lancastre, Einaudi, 1989)
  • Do asilo dentro di me come a un nemico che temo d'offendere, un cuore eccessivamente spontaneo che sente tutto ciò che sogno come se fosse reale che accompagna col piede la melodia delle canzoni che il mio pensiero canta, tristi canzoni, come le strade strette quando piove. (da Poesie inedite)
  • Il poeta è un fingitore. | Finge così completamente | che arriva a fingere che è dolore | il dolore che davvero sente. (da Autopsicografia, 1° aprile 1931, in Una sola moltitudine, a cura di A. Tabucchi e M. J. de Lancastre, Adelphi)[1]
  • L'uomo è diverso dall'animale solo perché non sa esserne uno preciso. (da L'ora del diavolo, a cura di A. Andreoli, Il Segnale, Roma)
  • Non sono niente. | Non sarò mai niente. | Non posso voler essere niente. | A parte ciò, ho in me tutti i sogni del mondo. (da Tabaccheria, in Poesie di Álvaro de Campos)
  • Ripassa domani, realtà! | Basta per oggi, signori! (4 settembre 1930, da Grandi sono i deserti, e tutto è deserto, in Poesie di Álvaro de Campos, a cura di Maria José de Lancastre, traduzione di Antonio Tabucchi, Adelphi)

Il poeta è un fingitore[modifica]

  • A volte, quando alzo la testa stanca dai libri nei quali segno i conti altrui e l'assenza di una vita mia, avverto una sorta di nausea fisica che forse deriva dalla posizione curva, ma che trascende i numeri e la delusione. La vita mi disgusta come una medicina inutile. (da Il libro dell'inquietudine, a cura di Maria José de Lancastre, prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, Milano 1987, pag. 55)
  • C'è, tra me e il mondo, una nebbia che impedisce che io veda le cose come veramente sono – come sono per gli altri. (da Una sola moltitudine, a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1979, vol. I, pag. 82)
  • Ci sono giornate che sono filosofie, che ci suggeriscono interpretazioni della vita, che sono appunti a margine, pieni di altra critica, nel libro del nostro destino universale. Questa è una di quelle giornate, lo sento. Ho l'assurda impressione che con i miei occhi pesanti e col mio cervello assente si stiano tracciando, come con un lapis insensato, le lettere del commento profondo e inutile. (da Il libro dell'inquietudine, a cura di Maria José de Lancastre, prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, Milano 1987, pag. 98)
  • Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima. (da Il libro dell'inquietudine, a cura di Maria José de Lancastre, prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, Milano 1987, pag. 121)
  • Essere stanca, sentire duole, pensare distrugge. (da Una sola moltitudine, a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1979, vol. I, pag. 215)
  • Il binomio di Newton è bello come la Venere di Milo. Il fatto è che pochi se ne accorgono. (15 gennaio 1928) (da Una sola moltitudine, a cura di di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J.de Lancastre, prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, Milano 1979, vol.I, pag. 409)
  • Il mio male peggiore è di non riuscire mai a dimenticare la mia presenza metafisica nella vita. Di qui, la timidezza trascendentale che terrorizza tutti i miei gesti, che toglie a tutte le mie frasi la linfa della semplicità, dell'emozione diretta. (da Una sola moltitudine, a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1979, vol. I, pag. 68)
  • In me ogni affetto si verifica in superficie, ma con sincerità. Sono stato sempre attore, e sul serio. Ogni volta che ho amato ho finto di amare, e ho finto come me stesso. (da Il libro dell'inquietudine, a cura di Maria José de Lancastre, prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, Milano 1987, pag. 161)
  • L'unico senso intimo delle cose | è che esse non hanno nessun senso intimo. (da Una sola moltitudine, a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1984, vol. II, pag. 81)
  • La letteratura, come tutta l'arte, è la confessione che la vita non basta. (da Obras em Prosa de Fernando Pessoa. Textos filosóficos e esotéricos. Prefácio, organização e notas de A.Quadros, Europa-America, Lisboa 1987 (vol. VI n.° 417 della collana "Livros de Bolso Europa-América"), pag. 60)
  • La metafisica mi è sempre sembrata una forma comune di pazzia latente. Se conoscessimo la verità la vedremmo; tutto il resto è sistema e periferia. Ci basta, se riflettiamo, l'incomprensibilità dell'universo; volerlo capire è essere meno che uomini, perché essere uomo è sapere che non si capisce. (da Il libro dell'inquietudine, a cura di Maria José de Lancastre, prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, Milano 1987, pag. 247)
  • La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia. (da Il libro dell'Inquietudine, a cura di Maria José de Lancastre, prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, Milano 1987, pag. 9)
  • La morte è la curva della strada, | morire è solo non essere visto. (da Una sola moltitudine, a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1979, vol. I, pag. 161)
  • Non so chi sono, che anima ho.
    Quando parlo con sincerità non so con quale sincerità parlo. Sono variamente altro da un io che non so se esiste. (da Una sol moltitudine, a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1979, vol. I, pag. 69)
  • Ogni cosa a suo tempo ha il suo tempo. (da Una sola moltitudine a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1984, vol. II, pag. 29)
  • Quando mi sveglierò dall'essere sveglio? (da ''Una sola moltitudine a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1979, vol. I, pag. 43)
  • Sei solo. Non lo sa nessuno. Taci e fingi. (da Una sola moltitudine, a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1984, vol. II, pag. 57)
  • Siediti al sole. Abdica e sii re di te stesso. (da Una sola moltitudine, a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1984, vol. II, pag. 29)
  • Il poeta è un fingitore. | Finge così completamente | Che arriva a fingere che è dolore | Il dolore che davvero sente. (da Una sola moltitudine, a cura di Antonio Tabucchi con la collaborazione di M.J. de Lancastre, Adelphi, Milano 1987, vol. I, pag. 165)

Attribuite[modifica]

  • Scrivere è necessario. Vivere non è necessario.
La frase, in portoghese (Escrever é preciso; viver não é preciso), non compare in alcuna opera di Pessoa. Potrebbe essere invece di Ascendino Leite, da Os dias memoráveis, 1987. Si tratta, come indica Leite, di una parafrasi dell'aforisma «Navigare è necessario, vivere non è necessario», attribuita a Gneo Pompeo Magno da Plutarco nelle Vite parallele[2]; tale aforisma compare ne Il libro dell'inquietudine (p. 230) e nella poesia Navegar é Preciso di Pessoa: da qui, l'errore di attribuzione.

Il banchiere anarchico[modifica]

Incipit[modifica]

Avevamo finito di cenare. Davanti a me il mio amico, il banchiere, grande commerciante e monopolista ragguardevole, fumava come chi non ha pensieri. La conversazione che era andata spegnendosi, giaceva ormai morta tra di noi. Cercai di rianimarla, a caso, servendomi di un'idea che mi passò per la mente. Sorridendo, mi rivolsi a lui.
«Pensi: alcuni giorni fa mi hanno detto che lei un tempo è stato anarchico...».
«Non è che lo sia stato: lo sono stato e lo sono. Non sono cambiato a questo riguardo. Sono anarchico».

Citazioni[modifica]

  • «Il vero male, l'unico male, sono le convenzioni e le finzioni sociali, che si sovrappongono alle realtà naturali – tutto, dalla famiglia al denaro, dalla religione allo stato». (pag. 41)
  • «...Regime rivoluzionario significa dittatura di guerra o, in parole chiare, regime militare dispotico, perché lo stato di guerra è imposto alla società da una sua componente – quella parte che ha assunto rivoluzionariamente il potere». (pag. 46)
  • «Cosa vuole l'anarchico? La libertà – la libertà per sé e per gli altri, per l'umanità intera». (pag. 51)

Explicit[modifica]

«Amico mio, già gliel'ho detto, gliel'ho già provato e adesso glielo ripeto... La differenza è solo questa: loro sono anarchici solo in teoria, io lo sono in teoria e in pratica; loro sono anarchici che si sottomettono, io sono un anarchico che combatte e libera... In una parola: loro sono pseudo-anarchici e io sono anarchico
». E ci alzammo da tavola.
Lisbona, gennaio 1922

[Fernando Pessoa, Il banchiere anarchico, a cura di Ugo Serani. Traduzione di Ugo Serani, Passigli Editori, 2001]

Il libro dell'inquietudine[modifica]

  • Quello che distingue le persone le une dalle altre è la forza di farcela, o di lasciare che sia il destino a farla a noi. (1992, pag. 27)
  • La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni o strida dentro di me corde e arpe, timballi e tamburi. Mi conosco come una sinfonia. (1992, pag. 32)
  • Questa è una giornata nella quale mi pesa, come un ingresso in carcere, la monotonia di tutto. Ma la monotonia di tutto non è altro che la monotonia di me stesso. (1992, pag. 34)
  • Ciascun volto, anche lo stesso che abbiamo visto ieri, oggi è un altro, perché oggi non è ieri. Ogni giorno è il giorno che è, e non ce n'è stato un altro uguale al mondo. L'identità è solo nella nostra anima. (1992, pag. 34)
  • Una sola cosa mi meraviglia più della stupidità con la quale la maggior parte degli uomini vive la sua vita: l'intelligenza che c'è in questa stupidità. (1992, pag. 42)
  • Mi perdo se mi incontro, dubito se trovo, non possiedo se ho ottenuto. Come se passeggiassi, dormo, ma sono sveglio. Come se dormissi, mi sveglio, e non mi appartengo. In fondo la vita è in se stessa una grande insonnia e c'è un lucido risveglio brusco in tutto quello che pensiamo e facciamo. (1992, pag. 61)
  • Vivere è morire, perché non abbiamo un giorno in più nella nostra vita senza avere, al contempo, un giorno in meno. (1992, pag. 203)
  • Diventato una pura attenzione dei sensi, fluttuo senza pensieri e senza emozioni. [...] Come vorrei, lo sento in questo momento, essere una persona capace di vedere tutto questo come se non avesse con esso altro rapporto se non vederlo [...]. Non aver imparato fin dalla nascita ad attribuire significati usati a tutte queste cose; poter separare l'immagine che le cose hanno in sé dall'immagine che è stata loro imposta. [...] Smarrisco l'immagine che vedevo. Sono diventato un cieco che vede. [...] Tutto questo non è più la Realtà: è semplicemente la Vita. (1992, pagg. 50, 51, 52)
  • Nuvole... Esisto senza che io lo sappia e morirò senza che io lo voglia. (1992, pag. 56)
  • All'improvviso ho sentito per quell'uomo qualcosa di simile alla tenerezza. Ho sentito in lui la tenerezza che si prova per la comune normalità umana, per la banale quotidianità del capofamiglia che va al lavoro, per il suo umile e allegro focolare, per i piaceri allegri e tristi di cui necessariamente è fatta la sua vita, per l'innocenza di vivere senza analizzare, per la naturalità animalesca di quelle spalle vestite. (1992, pag. 64)
  • Vivere è essere un altro. Neppure sentire è possibile se si sente oggi come si è sentito ieri: sentire oggi come si è sentito ieri non è sentire, è ricordare oggi quello che si è sentito ieri, è essere oggi il cadavere vivo di ciò che ieri è stata la vita perduta. (1992, pag. 72)
  • La vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente. Ḕ un viaggio dello spirito attraverso la materia, e poiché è lo spirito che viaggia, è in esso che noi viviamo. Ci sono perciò anime contemplative che hanno vissuto più intensamente, più largamente, più tumultuosamente di altre che hanno visuto la vita esterna. Conta il risultato. Ciò che abbiamo sentito è ciò che abbiamo vissuto. Si ritorna stanchi da un sogno come da un lavoro reale. Non si è mai vissuto tanto come quando si è pensato molto. (1992, pag. 97)
  • La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo. (1992, pag. 98)
  • È in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo; se li creo esistono; se esistono li vedo. (1992, pag. 98)
  • D'improvviso come se un destino chirurgo mi avesse operato di una vecchia cecità con immediati grandi risultati, sollevo il capo, della mia anonima vita, verso la conoscenza nitida di come esisto. E vedo che tutto ciò che ho fatto, tutto ciò che ho pensato, tutto ciò che sono stato, è una specie di inganno e di follia. Mi meraviglio di non essere riuscito a vederlo. Mi stupisco di quello che sono stato, vedendo che alla fine non sono. (1992, pag. 120)
  • Non sono stato l'attore, non i suoi gesti. (1992, p. 120)
  • Mi pesa, realmente mi pesa, come una condanna a conoscere questa nozione repentina della mia vera identità, di questa che ha sempre viaggiato sonnolenta tra ciò che sente e ciò che vede. (1992, pag. 121)
  • Ci sono momenti in cui tutto ci stanca, perfino ciò che potrebbe riposarci, quello che ci stanca perché ci stanca; quello che potrebbe riposarci perché l'idea di ottenerlo ci stanca. (1992, pag. 135)
  • Litania Noi non ci realizziamo mai. Siamo due abissi – un pozzo che fissa il Cielo. (1992, pag. 139)
  • Il tedio... Pensare senza che si pensi, con la stanchezza di pensare; sentire senza che si senta, con l'angoscia del sentire; non volere senza che non si voglia, con la nausea di non volere. (1992, pag. 140)
  • Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima. (1992, pag. 142)
  • La vita è un gomitolo che qualcuno ha aggrovigliato. Essa ha un senso se è srotolata e disposta in linea retta, o ben arrotolata. Ma così com'è e un probema senza nucleo, un avvolgersi senza un dove attorno a cui avvolersi. (1992, pag. 185).
  • I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti, sono quelli assurdi: l'ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c'è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l'insoddisfazione per l'esistenza del mondo. (1992, pag. 195)
  • Il peso del sentire! Il peso del dover sentire! (1992, pag. 197)
  • Esiste una sonnolenza dell'attenzione volontaria, che non so spiegare, e che frequentemente mi assale se, di una cosa così sfumata, si possa dire che assalga qualcuno. Cammino per strada come se stessi seduto, e la mia attenzione, vigile su tutto, ha tuttavia l'inerzia di un corpo in assoluto riposo.[...] È la sensazione di un'ebrezza da inerzia, di una sbornia senza allegria, né in sé, né per ciò che causa. È una malattia che non ha speranza di convalescenza. È una morte alacre.
  • I fuochi fatui della nostra putredine, sono almeno luci nelle nostre tenebre. (1992, pag. 204)
  • Non subordinarsi a niente, né a un uomo né a un amore né a un'idea; avere quell'indipendenza distante che consiste nel diffidare della verità e, ammesso che esista, dell'utilità della sua conoscenza. [...] Appartenere: ecco la banalità. Fede, ideale, donna o professione: ecco la prigione e le catene. Essere è essere libero. [...] No: niente legami, neppure con noi stessi! Liberi da noi stessi e dagli altri, contemplativi privi di estasi, pensatori privi di conclusioni, vivremo, liberi da Dio, il piccolo intervallo che le distrazioni dei carnefici concedono alla nostra estasi da cortile. (1992, pag. 237)
  • Non amiamo mai nessuno. Amiamo solamente l'idea che ci facciamo di qualcuno. È un nostro concetto (insomma, noi stessi) che amiamo. (1992, pag. 237)
  • Vivere è non pensare. (1992, pag. 238)
  • Guardando un cadavere, la morte mi sembra una partenza. Il cadavere mi dà l'impressione di un vestito smesso. Qualcuno se n'è andato e non ha avuto bisogno di portare con sé quell'unico vestito che indossava. (1992, pag. 242)
  • Ho mal di testa e di universo. (1992, pag. 243)
  • Se un giorno la mia capacità espressiva diventasse così vasta da ospitare tutta l'arte, scriverei un'apoteosi del sonno. Non conosco maggior piacere del sonno, la cancellazione totale della vita e dell'anima, il commiato dall'essere e dagli uomini, la notte senza memoria e senza illusione, la mancanza di passato e di futuro. (1992, pag. 142)

L'educazione dello stoico[modifica]

  • Ho tutte le condizioni per essere felice, tranne la felicità. (2005, pag. 35)
  • Non è nell'individualismo che risiede il nostro male, ma nella qualità di quell'individualismo. (2005, pag. 41)
  • L'uomo moderno se è infelice è pessimista. (2005, pag. 41)
  • Non possiamo non sentire, come non possiamo non camminare. (2005, pag. 47)
  • L'astratto è sempre stato per me più impressionante che il concreto. (2005, pag. 51)
  • Lo scrupolo è la morte dell'azione. Pensare alla sensibilità altrui è essere sicuri di non agire. (2005, pag. 55)
  • Non insegnare nulla, poiché hai ancora tutto da imparare. (2005, pag. 55)
  • ...tutto è aver speranze o è morte (2005, pag. 59)
  • Il sogno, quando troppo vissuto, o familiare, diventa una nuova realtà; la tirannizza; smette di essere un rifugio. (2005, pag. 57)
  • Che cos'è la vita dell'umanità se non una evoluzione religiosa senza influenza sulla vita quotidiana? (2005, pag. 63)
  • Il piacere è per i cani, il lamento per le donne; l'uomo ha solamente, di suo proprio, l'onore o il silenzio. (2005, pag. 69)
  • La dignità dell'intelligenza sta nel riconoscere che essa è limitata e che l'universo ne è fuori. (2005, pag. 73)
  • Circoscrivo a me stesso la tragedia che è mia. La soffro, ma la soffro faccia a faccia, senza metafisica né sociologia. Mi confesso vinto dalla vita, tuttavia non mi confesso abbattuto da lei. (2005, pag. 75)
  • Ho raggiunto, credo, la pienezza dell'impiego della ragione. Ed è per questo che mi ucciderò. (2005, pag. 77)
  • Se il vinto è colui che muore e il vincitore chi uccide, con questo, confessandomi vinto, mi istituisco vincitore. (2005, pag. 77)
  • Il romantico riferisce ogni cosa a se stesso ed è incapace di pensare oggettivamente. Ciò che accade a lui accade all'universalità delle cose. Se lui è triste, il mondo non solo sembra, ma è, sbagliato. (2005, pag. 85)

Poesie[modifica]

Pessoa ortonimo[modifica]

Messaggio[modifica]
  • Pieno di Dio, non temo quel che verrà: | accada quel che accada, mai sarà | più grande della mia anima. (da Don Fernando, Infante di Portogallo, pag. 53)
  • Così ho vissuto, così ho assolto, la vita | calmo sotto muti cieli, | fedele alla parola data e all'idea avuta. (da Don Pedro, Reggente di Portogallo, pag. 53)
  • Il sogno è vedere le forme invisibili | della distanza imprecisa, e, con sensibili | movimenti sulla linea fredda dell'orizzonte | l'albero, la spiaggia, il fiore, l'uccello, la fonte: | i baci meritati della Verità. (da Orizzonte, pag. 57)
  • Nessuno sa cosa vuole. | Nessuno conosce quale anima possiede, | né cosa è male né cosa è bene. | ... Tutto è incerto ed estremo. | Tutto è disperso, nulla è intero. Portogallo, oggi sei foschia... (da Foschia, pag. 59)
Poesie[modifica]
  • Batte la luce in cima | alla montagna, vedi... | Senza volere, rimugino | ma non so cosa...
    Non so cosa ho perduto | o cosa non ho trovato...
    (VI pag. 75)
  • Ah, piove sempre nell'anima mia. | C'è sempre oscurità dentro di me. | Dentro di me, se ascolto, qualcuno ode | la pioggia, come la voce di una fine... (VI pag. 81)
  • Non mi sento nessuno salvo un'ombra | di figura non vista e che stupisce, | e in nulla esisto come fredda tenebra. (X pag. 93)
  • Essere stanca, sentire duole, pensare distrugge. | Aliena a noi, in noi e fuori, | precipita l'ora, e tutto nell'ora precipita. | Inutilmente l'anima piange. (da Abdicazione, pag. 109)
  • Vive sepolto chi si consegna ad altri. | E chi all'altro che sepolto ha in sé. (da Abdicazione, pag 113)
  • La morte è la curva della strada, | morire è solo non essere visto. (da Mietitrice, pag. 167)
  • Contemplo ciò che non vedo. ! È sera, è quasi buio, | e ciò che desidero in me | sta fermo davanti al muro. (da Mietitrice, pag 183)
  • Più non cantare! | Voglio il silenzio | per addormire | qualsiasi memoria | della voce udita | incompresa | che andò perduta | perché l'udii... (da Spiraglio, pag. 203)
Quartine di gusto popolare[modifica]
  • Non dire male di nessuno, | perché è di te che dici male. | Se dici male di qualcuno, | tutto nel mondo resta eguale. (62 pag. 223)
  • Mi desti un addio antico, | in modo che io non fossi | più che l'amico dell'amico | che avresti potuto avere. (317 pag. 235)

Gli eteronimi[modifica]

Alberto Caerio: Poemi completi[modifica]
  • Sono un guardiano di greggi. | Il gregge è i miei pensieri | e i miei pensieri sono tutti sensazioni. (da Il guardiano di greggi, pag. 241)
  • Va alta nel cielo la luna della primavera. | Penso a te e dentro di me sono completo. (da Poemi disgiunti, pag. 247)
  • Quando l'erba crescerà al di sopra della mia sepoltura, | sia quello il segnale per dimenticarmi del tutto. (da Poemi disgiunti, pag 249)
Ricardo Reis: Odi[modifica]
  • Non canto la notte perché nel mio canto | il sole che canto finirà in notte. | Non ignoro quel che dimentico. | Canto per dimenticarlo. (pag. 259)
Alvaro de Campos: Poesie[modifica]
  • Nulla mi lega a nulla. | Voglio cinquanta cose nel medesimo tempo. | Anelo con un'angoscia di fame di carne | quel che non so che sia: | definitivamente per l'indefinito... | Dormo irrequieto, e vivo in un sognare irrequieto | di chi dorme irrequieto, mezzo sognando. (da Lisbon revisited (1926), pag. 287)
  • Un'altra volta ti rivedo, | città della mia infanzia paurosamente perduta... | città triste e lieta, un'altra volta sogno qui... | Io? Ma sono lo stesso che qui ha vissuto, e qui è tornato, | e qui è tornato a tornare, e a ritornare. | E qui di nuovo sono tornato a tornare? | O siamo tutti gli Io che sono stato qui o sono stati, | una serie di chicchi-enti legati da un filo-memoria, | una serie di sogni di me, di qualcuno fuori di me?. (da Lisbon revisited (1926), pag. 289)
  • Vado a passare la notte a Sintra per non poterla passare a | Lisbona, | ma, quando arriverò a Sintra, mi spiacerà di non essere | rimasto a Lisbona. | Sempre quest'inquietudine senza scopo, senza nesso, senza | effetto, | sempre, sempre, sempre, | quest'angoscia eccessiva dello spirito per niente, | sulla strada di Sintra, o sulla strada del sogno o sulla strada | della vita... (daDemogorgone, pag. 291)
  • Voglio finire tra le rose, perché le ho amate nell'infanzia. | I crisantemi, li ho sfogliati a freddo. | Parlino poco, lentamente. | Che io non oda, soprattutto col pensiero. | Cosa volli? Ho le mani vuote, | contratte flebilmente sulla coltre lontana. | Cosa pensai? Ho la bocca secca, astratta. | Cosa vissi? Era così bello dormire!. (da Magnificat, pag. 303)
  • Partire! | Non tornerò mai, | non tornerò mai perché mai si torna. | Il luogo ove si torna è sempre un altro, | la stazione a cui si torna è diversa. | Non c'è più la stessa gente, né la stessa luce, né la stessa | filosofia. (da Là-bas, je ne sais où..., pag 309)

Una sola moltitudine[modifica]

  • C'è, tra me e il mondo, una nebbia che mi impedisce di vedere le cose come sono veramente – come sono per gli altri. Lo sento. (1987, pag. 68)
  • Vivere è appartenere a un altro. Morire è appartenere a un altro. Vivere e morire sono la medesima cosa. Ma vivere è appartenere a un altro dal di fuori, e morire è appartenere a un altro dal di dentro. Le due cose si assomigliano, ma la vita è il lato di fuori della morte. Perciò la vita è la vita, e la morte la morte, perché il lato di fuori è sempre più vero del lato di dentro, tanto che è il lato di fuori che si vede. (1987, vol. I, pag. 88)
  • Ogni vera emozione è una menzogna dell'intelligenza, perché non si realizza in questa. Ogni vera emozione ha pertanto una espressione falsa. Esprimersi è dire ciò che non si sente. (1987, vol I, pag. 88)
  • Conformarsi è sottomettersi e vincere è conformarsi, essere vinto. Per questo ogni vittoria è una grossolanità. I vincitori perdono sempre tutte le qualità di insoddisfazione verso il presente che li hanno portati alla lotta che ha dato loro la vittoria. Sono soddisfatti, e soddisfatto può essere solo colui che si conforma, che non ha la mentalità del vincitore. Vince solo chi non riesce mai. È forte solo chi desiste sempre. La cosa migliore, la più regale, è abdicare (1987, vol. I, pag. 78)
  • La morte è la curva della strada
    morire è solo non essere visto.
    Se ascolto, sento i tuoi passi
    esistere come io esisto. (23.5.1932) (1987, vol.I, p. 161)

Citazioni su Fernando Pessoa[modifica]

  • Credo che Pessoa sia oggetto di interesse più per il suo procedimento poetico che per i contenuti della sua opera. In particolare, l'adozione di molteplici schermi poetici e dei cosiddetti eteronimi, nonché le vicende della sua biografia, hanno creato la leggenda di Pessoa, inscindibilmente legata alla sua figura. (Nasos Vaghenàs)
  • Pessoa si impone sempre di più come autore essenziale a qualunque riflessione rivolta a questa società d'informazione in cui viviamo. (Luis Filipe Teixeira)

Note[modifica]

  1. Citato anche in Il poeta è un fingitore, n. 1.
  2. Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli.

Bibliografia[modifica]

  • Fernando Pessoa, Il banchiere anarchico, a cura di Ugo Serani, traduzione di Ugo Serani, Passigli Editori, Firenze 2001.
  • Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine, traduzione di Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre, Feltrinelli, Milano 2000.
  • Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine, a cura di Maria José de Lancastre, prefazione di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, Milano 1987.
  • Fernando Pessoa, Il libro dell'inquietudine, prefazione di Antonio Tabucchi, a cura di Maria José de Lancastre, Feltrinelli, collana Impronte, Undicesima edizione maggio 1992.
  • Fernando Pessoa, Il poeta è un fingitore. Duecento citazioni scelte da Antonio Tabucchi, a cura di Antonio Tabucchi, Feltrinelli, 1988.
  • Fernando Pessoa, L'educazione dello stoico, a cura di Richard Zenith, traduzione e prefazione di Luciana Stegagno Piccchio, Einaudi, Torino 2005.
  • Fernando Pessoa, Poesie, a cura e traduzione di Luigi Panarese, Passigli Editori, Firenze 1996.
  • Fernando Pessoa, Una sola moltitudine volume primo, a cura di Antonio Tabucchi, traduzioni di Rita Desti, José de Lancastre e Antonio Tabucchi, Adelphi, Milano 1987.
  • Fernando Pessoa, Una sola moltitudine volume secondo, a cura di Antonio Tabucchi, traduzioni di Rita Desti, José de Lancastre e Antonio Tabucchi, Adelphi, Milano 1992.

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