Gino Paoli

Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Gino Paoli

Gino Paoli (1934 – vivente), cantautore e musicista italiano.

Citazioni di Gino Paoli[modifica]

  • "Censura" è una parola che ha evocazioni dittatoriali, eccetera, e con questo si elimina. Ma censura è anche una tua capacità di rispetto per la persona che hai davanti, di rispetto per tuo figlio, per tua moglie... Io in casa di mia madre non dico parolacce, perché? Per rispetto a mia madre. (da un'intervista televisiva; visibile in YouTube)  Data? Data?
  • Distribuisco inquietudini, solletico dubbi, pongo domande. Perché il vero compito dell'artista è quello di attivare le idee e di dare un calcio in culo alle coscienze.  Citazione da controllare da controllare
  • Genova è una città che ti comprime, ti chiude in cantina a fermentare fino a sentirti una bombola di gas surriscaldato, finisce che esplodi e diventi un Beppe Grillo o un Renzo Piano, due amici, Renzo addirittura mio compagno di scuola. (da Sapore di note)
  • Genova sarà una città che andrà avanti quando i genovesi non faranno più questione di quartiere, di Genoa e di Sampdoria. Non capisco il fanatismo e non me ne frega niente di inimicarmi della gente dicendo così. (citato in Il Lavoro, 14 novembre 1994)
  • [...] il male lo afferrò proprio nel cuore | come succede con il primo amore | e lei allora lo prese tra le braccia | con le manine gli accarezzò la faccia | così per sempre si addormentò per riposare | come un bambino stanco di giocare. (citato in Gino Paoli, Festa con Polemica di Elisabetta Malvagna, ansa.it)
  • Una volta avevamo politici che facevano affari. Oggi abbiamo affaristi che fanno politica. (dall'intervista di Aldo Cazzullo, «I miei parenti sono finiti nelle foibe», Corriere della sera, 21 dicembre 2005, p. 15)
  • [Presentandolo durante A Gino Paoli del 19 agosto 1977] Vorrei presentarvi un amico che è venuto a trovarmi e che mi diverte. Mi diverte perché è l'erede di un certo tipo di nonsense, di marinetterie, del surrealismo più antico. Si chiama Rino Gaetano. (citato in Silvia D'Ortenzi, Rare tracce: ironie e canzoni di Rino Gaetano, Arcana, 2007, p. 74)
Intervista di Gloria Pozzi, «Mancano cantautori ribelli», Corriere della sera, 28 ottobre 2001
  • [...] Il sistema dell'informazione e il mondo in generale che pompa chi va su per poi fare di tutto per buttarlo giù, e quindi gettarlo nella spazzatura facendo infine finta che non sia mai esistito.
  • Bindi e Lauzi, per esempio. Quando Lauzi sostiene d'essere stato dimenticato dal Premio Tenco perché vota a destra dice la verità. Prova ne è che litigai con gli organizzatori perché non volevano saperne di dare il premio alla carriera a Charles Trenet. Mi dissero che era impossibile perché Trenet aveva sostenuto il governo di Vichy. Eppure lui era e resterà il numero uno del cantautorato, il massimo assoluto per parole e musica. Meglio di Brassens e di Cole Porter. È come non leggere "Viaggio alla fine della notte" di Céline, opera fondamentale della letteratura moderna, perché era fascista. A me che uno sia comunista o musulmano della jihad non importa: mi interessa l'opera.
  • Elisa crede in quello che fa, è una testarda come noi cantautori che ci siamo fatti amare negli anni ' 60 sostenendo a tutti i costi le nostre idee.
Intervista di Stefano Mannucci, Gino Paoli: "Ci serve una dittatura illuminata", Il tempo.it, 22 gennaio 2009
  • [Riferendosi alla canzone Il cielo in una stanza] La storia della puttana non va giù ai romanticoni. Ma mica era come oggi. Quando ero ragazzo queste signorine ti svezzavano, ti coccolavano. Una di loro, un giorno, mi diede una sberla. Avevo rimediato brutti voti in pagella e si incazzò. Avrò avuto quindici anni.
  • L'importante è di non fingere di averle capite, le donne.
  • Sono rimasto fuori dal corteo. La ricerca della comodità, del benessere materiale, porterà la nostra società in un baratro definitivo. Non sappiamo più come alimentare il consumismo, mentre pian piano ci erodono la nostra individualità.
  • A Pegli c'era una scritta sul muro: "Anarchico e comunista". Io ridevo: che cazzo voleva dire? È una colossale contraddizione.
  • Il limite della democrazia è che tutti chiacchierano e nessuno governa davvero.
  • La società si fonda sulla paura, sui "mostri" immaginari che castrano la personalità.
  • [Su The X Factor] Per realizzare il sogno di uno si distruggono quelli di altri cento. È un gioco crudele, un'esecuzione di massa della speranza.
Intervista di Michela Proietti, «La cifra dell'esistenza? Le donne», Corriere della sera, 18 giugno 2009
  • Dalle donne ho avuto molto perché quelle che ho amato erano tutte straordinarie, chissà se avessi incontrato una stronza...
  • È bello non rinnegare la vita vissuta. Prima pensavo che avrei fatto meglio a non drogarmi, oggi so che anche quello è servito, farsi non aiuta granché, ma l'ho capito solo più tardi.
  • Vivo pensando che c'è ancora tanto tempo davanti, Zavattini a 84 anni diceva di tenere i libri più belli da leggere per gli anni che sarebbero venuti.
Intervista di Andrea Pedrinelli, Paoli: «Questi miei 50 anni tra cieli e cadute», in Avvenire, 23 novembre 2009
  • Un artista è anche uno che non riesce ad aprirsi.
  • L'arte è bisogno.
  • Condannare e basta implica che possa ripetersi.
  • Non credo affatto che tutto finisca con me. Perciò, mi batto per un mondo migliore di come l'ho trovato.
  • La cultura crea individui, l'industria vuole la massa.

Incipit di Sapore di note[modifica]

Alcuni anni fa uno dei pochi veri amici che ho, Arnaldo Bagnasco, mi chiamò per informarmi che voleva scrivere un libro su di me. «Dobbiamo vederci», fa, «e parlare un bel po'». «Passiamo notti intere e albe a raccontarci di tutto da che eravamo ragazzi, che cosa dirti che già non saprai?». Finii per dargli retta. Venne a cena a casa mia e cominciammo. Se io ricordavo un fatto vissuto insieme, lui interveniva raccontando un dettaglio che ne evocava un altro a me e avanti così, passandoci una palla che avrei creduto a scacchi bianchi e neri. Invece era di tanti colori, che cambiavano rotolando come fosse stata fotosensibile. Ricordavamo un'esperienza comune in due modi diversi, che parlando ne creavano un terzo, un quarto e avanti finché non finiva il whisky. Mi guardo le spalle, perché non so mai che cosa aspettarmi dal passato. E c'è chi vorrebbe leggere il futuro!

[Gino Paoli, Sapore di note, Laterza]

Film[modifica]

Altri progetti[modifica]