Paola Turci

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Paola Turci (2010)

Paola Turci (1964 – vivente), cantautrice italiana.

Citazioni di Paola Turci[modifica]

TriangleArrow-Right.svg Citazioni in ordine temporale.

  • Io non ho avuto modelli di riferimento: non riesco a essere uguale a qualcun altro però ascolto, m'innamoro, seguo, apprezzo...[1]
  • Penso che, sinché farò questo mestiere, non potrò avere figli [...]: non è possibile essere madri part-time poiché la musica ti coinvolge troppo.[1]
  • [Sul debutto al Festival di Sanremo nel 1986] Mi sembrava di avere di fronte un oceano di gente. Tutti lì in silenzio, pronti a giudicarmi. In quei momenti credevo di essere piccolissima, ma allo stesso tempo mi rendevo conto che proprio quel palcoscenico mi stava dando l'opportunità di crescere.[2]
  • I suoni acustici del folk, così pieni di naturalezza, mi permettono di descrivere le cose con estrema spontaneità. Di mettere in giusto risalto problemi come l'inutilità della guerra e della violenza, fisica ma anche morale, nei confronti della gente e dei bambini in particolare.[2]
  • In realtà sono timida, e questo mi fa passare per un tipo antipatico, altezzoso, presuntuoso e snob. Tutte cose che io detesto profondamente; purtroppo, uno dei lati negativi del mio lavoro è il dover essere giudicati, e io non so fingere. Certi complessi, che mi porto dietro dall'infanzia e che mi rendono ad esempio poco estroversa, non li ho ancora superati.[3]
  • Quando sono salita sul palco, la prima volta dopo l'incidente, e mi sono trovata davanti trentamila persone, ho avuto un momento di smarrimento. Sono tutti qui per vedere com'è combinata la mia faccia, ho pensato; e forse era anche vero, ma dopo un po', soddisfatta la curiosità, dal pubblico mi è arrivato il consueto affetto. Anche perché io non ho cambiato nulla del mio modo di stare sul palco, anzi, ho più grinta, più entusiasmo, più voglia di vivere, senz'altro.[4]
  • [Sulla Festa de l'Unità] Manifestazioni come questa sono patrimonio della nostra tradizione culturale, perciò è giusto parteciparvi e incentivarle.[5]
  • Sono stata probabilmente una delle prime donne a voler lavorare sulla canzone d'autore, su una canzone che avesse un peso, una motivazione, e non fosse semplicemente un brano da jukebox, senza nulla togliere a questo mitico oggetto della cultura musicale. Sono cresciuta con il jukebox, ascoltavo i pezzi di Mina, Ornella Vanoni; ho adorato gli interpreti e i cantautori fin da piccola e ho sempre pensato che la musica fosse qualcosa di serio e importante.[6]
  • [«Come hanno contribuito le donne a cambiare la canzone d'autore italiana?»] Credo che le donne che hanno intrapreso un tipo di percorso come il mio, hanno anche rifiutato il pezzo facile e il ritornello. Abbiamo evitato la frequentazione di certi ambienti, non per snobbismo ma proprio perché non era ciò che volevano promuovere. Abbiamo rinunciato ai successi cosiddetti facili, quelli dell'estate.[6]
  • Mi sono ritrovata a Lourdes, da atea, profondamente atea. Quando mi hanno detto di andare a messa ho detto lasciate perdere, non fa per me. E invece lì è cominciato qualcosa di inspiegabile: non ho avuto visioni, ma mi sono bagnata nell'acqua e ho sentito qualcosa. Questo è un altro di quei temi che ho fatto sempre difficoltà a confessare: oggi io credo, anche se non vado a messa, non pratico, ma credo.[7]
  • Non ho ricevuto un'educazione religiosa e, a un certo punto, il cattolicesimo è stato una scoperta confortante. Recitare il rosario mi faceva volare... Purtroppo sono un'integralista, o tutto o niente, non so stare nella via di mezzo. E seguire i dogmi non fa per me.[8]
  • La Chiesa è il più grande ostacolo per la riforma della società, che si vuol definire civile e laica. Pezzi di politica poi le vanno dietro.[9]
  • Il Gay Pride in quanto festa è come il Carnevale di Rio, ma lo scopo è sempre stato, secondo me, quello di dichiarare: "Io non ho paura". Oggi credo non ci sia più bisogno di essere eccentrici per dichiararsi gay. La civiltà e la rivoluzione di un Paese si evincono anche da quando diventa "normale" essere omosessuali.[9]
  • Mi piaccio anche quando mi strucco, la sera. [«Perché si trucca, allora?»] Perché la mattina insieme con me si svegliano anche le insicurezze.[10]
  • L'erotismo è donna, tengo solo lontane le etichette. Ancora oggi se dici: "Mi piace una donna", allora sei lesbica. Sorrido, quando qualcuno si chiede se io lo sia. Come domandare: "A te piace stare sopra o sotto? Ti piace dormire con il cuscino o senza?". Ma cosa importa, quelli sono dettagli. Come fai l'amore è roba da chiedere?[11]
  • [Su Marco Giallini] Ha una voce che mi stende, di un erotismo incredibile.[12]
  • Quando parlo di erotismo al femminile penso alla Annie Lennox con la camicia slacciata e il reggiseno a vista [...]. Un concentrato di femminilità e sensualità insuperabili.[13]
  • Anna Magnani [...] per me è Roma, è famiglia, è la donna più intensa che i miei occhi abbiano mai visto. Mi scuote, mi ha segnata.[14]
  • Nell'estate c'è una leggerezza che le altre stagioni non hanno, quella voglia di liberarsi, il potersi togliere zavorre, orpelli. [...] Vorrei vivere solo d'estate, vorrei vivere davanti al mare. Lo vorremmo tutti, lo so. Ma io sono proprio innamorata di questo clima che ti fa essere un po' come vorresti essere sempre: capace di sentire il bello della vita.[15]
  • [«La musica è terapeutica?»] Assolutamente, è una medicina, un rifugio, un faro, una compagnia.[16]
  • [Sul cinema] È una forma d'arte stupenda che ti porta in una dimensione altra.[17]
  • Il live per me è la passione, la sublimazione di tutto ciò che faccio, il momento in cui metti alla prova te stesso e fai quello che ami di più. E probabilmente, per la sua natura, è molto simile al teatro [...]. È il momento più esaltante e catartico in cui finisco per andare in trance ed entrare in connessione diretta con chi mi ascolta.[17]
  • Quando sei sicuro con te stesso sei convincente anche per gli altri, per chi ti guarda.[18]
  • Ho avuto tante ispirazioni [...]. Anche gli Antony and the Johnsons per quella cura e quell'atmosfera rarefatta che sono riusciti a trasmettere: li ho ammirati molto e ho pensato che mi sarebbe piaciuto avere questi momenti di grande intensità dove si sente il soffio della voce e qualche nota di pianoforte. È un'intimità che diventa forte, diventa potenza.[18]
Paola Turci (2018)
  • Siamo state condizionate, limitate, abusate, stuprate. Ogni donna ha una storia da raccontare, ogni donna ha vissuto una storia di abuso, o di sopruso, magari anche solo psicologico. Auguriamoci che le nuove generazioni non debbano più vivere quello che abbiamo vissuto noi. Pensiamo che questo è possibile; speriamo che tutte le lotte e tutti i sacrifici che le donne – e alcuni uomini sensibili – hanno fatto per conquistare diritti sacrosanti non vengano gettati; che non si torni indietro.[19]
  • La musica è espressione di ciò che siamo, è corpo è sentimento. Se tu non provi niente, ma che cavolo mi puoi dare?[19]
  • Mi ritengo una femminista di questo tempo e trovo ipocrita che sia considerata una parola scomoda. Ho sempre pensato che le donne avessero un ingiusto svantaggio sociale, pur essendo biologicamente più forti. Ma qui non è una gara a chi lo è di più: si tratta di uguaglianza, si tratta di avere gli stessi diritti. Purtroppo non è ancora così. Mi definisco femminista anche perché sono una donna autonoma e capace di scegliere liberamente.[20]
  • Penso da sempre che la musica sia una forma di arte, libera e nuova, e non dovrebbe essere condizionata dalle mode, al massimo ispirata. Ecco, chi resiste alle mode ha già vinto.[20]
  • Credo che le intenzioni del MeToo fossero assolutamente nobili, che il fenomeno delle molestie e della prevaricazione maschile dovesse venire alla luce. Il tempo era scaduto, time is out. [«E poi?»] Qualcosa è andato storto, qualcuno si è fatto prendere la mano. E quindi ecco i processi mediatici, questa denuncia in massa. Attenzione, sono sacrosante le denunce e sono l'arma per sconfiggere i soprusi, ma farle televisive e nel modo in cui s'è visto, non so quanto bene abbiano portato.[21]
  • [«Quanto è importante esporsi, per un artista?»] Verrebbe da dire la propria ogni dieci minuti, ogni volta che succede qualcosa. E ogni giorno succede qualcosa. Per ora c'è una reazione violenta difficile da sopportare. E poi è tutto così frammentato e rarefatto. Da persona di sinistra, che votava Berlinguer quando aveva 18 anni, i miei ideali sono di uguaglianza, fratellanza, considerazione. Che poi sono valori cristiani. Oggi, invece, se si esprime pubblicamente un pensiero si viene presi a minacce, a insulti. Poi, se si dice di essere di sinistra, capirai, è finita. Ma se uno dice che è di sinistra c'è un mondo che va approfondito, si dovrebbero aprire delle discussioni. Invece si limita tutto a un "vaffanculo", "sei una troia", "sei una radical chic" o "la pacchia è finita". E allora state tra di voi, che vi devo dire?[21]

Paola Turci: «Lui mi vuole felice»

Intervista di Sara Faillaci, Vanityfair.it, 17 aprile 2015

  • Per descrivere la mia complessità non basta la solita frase: cantante che ha fatto dischi, concerti, e che ha avuto un incidente spaventoso. Io ho sempre avuto delle ombre, fin da piccola. Ero timidissima, tormentata, mi vedevo brutta. Poi, dopo l'incidente, per molto tempo ho faticato ad accettarmi. Quella parte oscura la mettevo nel mio lavoro, nel modo di cantare. Oggi invece anche la mia voce ha abbandonato quella venatura drammatica, è più di stupore, di meraviglia, è la misura della maturità.
  • [Sul suo divorzio] È stato un periodo difficile, l'idea che questa promessa si fosse infranta mi ha fatto male. Mi ha mandato in crisi come una credente va in crisi. Io non mi sono sposata per il vestito o per la festa, ma perché la fede chiedeva quello. Purtroppo il dogma può essere pericoloso.
  • Ho capito che una persona infelice non è una persona vicina a Dio. Se lo pensi come un padre, lui vuole la tua felicità.
  • Non ho mai amato chi parla della propria conversione, la chiamata di Dio è talmente misteriosa che io stessa non saprei spiegarla. Ho persino cercato di resistere a quello che mi stava accadendo, ma mi sono dovuta arrendere.

Paola Turci: "La nostra storia è l'occasione per essere migliori"

Intervista di Giovanni Ferrari, Panorama.it, 31 marzo 2017

  • [«Quanta rivoluzione c'è nella normalità?»] Tantissima. Basta saperla vedere. In un gesto così normale come quello di tenersi per mano c'è tanta rivoluzione. Immagina l'intensità che possono avere un bacio, uno sguardo: è pura rivoluzione.
  • Ho seguito il dogma della religione per cinque anni. È stata un'impresa folle ma mi sono rimasti dei valori importanti. Mi è rimasto il fatto che quel messaggio che arriva dal Mistero è un messaggio d'amore: non è un messaggio negativo. Ho capito che se c'è qualcuno che ci guarda, ci guida verso il meglio e non per spingerci verso il baratro. Detto questo, però, avendo il libero arbitrio, siamo noi a capire responsabilmente cosa vogliamo fare. Le scelte sono le nostre. Dobbiamo condurre noi la nostra vita.
  • L'omologazione al momento storico c'è sempre stata. [...] Questo è abbastanza inevitabile. Però l'arte è qualcosa che si crea dal nulla, dalle tue ispirazioni: non nasce da qualcosa che hai sentito e che devi copiare. [...] Per me il compito di un artista è mostrare qualcosa che non esiste ancora. Qualcosa che è suo. [...] Se cominci a seguire qualcosa di già fatto non stai facendo arte, ma fai un mestiere che è di contabilità.

Note[modifica]

  1. a b Dall'intervista di Alberto Gedda, La Turci, finalmente «grande», il suo segreto è la semplicità, Stampa Sera, 23 marzo 1989, p. 21
  2. a b Dall'intervista di Stefano Bianchi, Una chitarra per amica, Tutto Musica e Spettacolo, 1989, pp. 52-57.
  3. Dall'intervista di Laura Reggiani, Paola Turci, Max, giugno 1990, p. 140.
  4. Dall'intervista di Laura Putti, Turci, il coraggio di ricominciare, la Repubblica, 3 ottobre 1993.
  5. Dall'intervista di Giusy La Piana, "Di comune accordo" i tre cantautori al Giardino Inglese, la Repubblica, 25 settembre 2007.
  6. a b Dall'intervista di Fortunato D'Amico, Il Festival di Sanremo e le donne... intervista a Marina Rei, Paola Turci, Vittorio Cosma, Lastampa.it, 17 marzo 2014.
  7. Da Verissimo – Tutti i colori della cronaca, Canale 5, 9 maggio 2015; citato in Paola Turci: «L'incidente stradale mi ha donato la fede», Vanityfair.it, 10 maggio 2015.
  8. Dall'intervista di Maria Laura Giovagnini, Paola Turci: «Ora non nascondo più il mio viso», Iodonna.it, 10 novembre 2015.
  9. a b Dall'intervista di Alessio Poeta, Paola Turci: "Dire che sono lesbica è come dire che sono etero!", Gay.it, 8 marzo 2016.
  10. Dall'intervista di Stefania Rossotti, Paola Turci: siamo più belle delle nostre paure, Grazia.it, 8 febbraio 2017.
  11. Da un'intervista a Vanity Fair; citato in Lavinia Farnese, Paola Turci: «Bella per me», Vanityfair.it, 21 marzo 2017.
  12. Dall'intervista di Isabella Fava, Paola Turci: «Mi sento bella. Finalmente», Donnamoderna.com, 31 marzo 2017.
  13. Dall'intervista di Andrea Spinelli, Paola Turci, batte forte il secondo cuore: "Ho fatto pace con le mie cicatrici", Quotidiano.net, 31 marzo 2017.
  14. Dall'intervista di Raffaella Oliva, L'energia ritrovata, SportWeek, nº 14 (827), 8 aprile 2017.
  15. Dall'intervista di Maura Messina, Paola Turci a cuore aperto: «Niente arriva per caso», Novella2000.it, 5 luglio 2017.
  16. Dall'intervista di Valentina Ravizza, Felicità è volersi bene..., Io Donna, nº 28, 8 luglio 2017.
  17. a b Dall'intervista di Boris Sollazzo, Paola Turci: «Mai stata meglio. E ora fatemi fare l'attrice», Rollingstone.it, 13 agosto 2017.
  18. a b Dall'intervista di Mary Adorno, "Sto bene da quando mi prendo cura di me", intervista a Paola Turci, Cosmopolitan.com, 28 novembre 2017.
  19. a b Dall'intervista di Pier Andrea Canei, Paola Turci: «Viva i viaggi, il canto, la danza. Ma alle donne dico...», Style.corriere.it, 9 marzo 2018.
  20. a b Dall'intervista di Barbara Bonomi Romagnoli, Paola Turci: «La felicità ha bisogno di partecipazione», 27esimaora.corriere.it, 22 giugno 2018.
  21. a b Dall'intervista di Gaspare Baglio, Paola Turci: «Se uomini e donne iniziano a odiarsi è finita», Rollingstone.it, 7 febbraio 2019.

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