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Quo vadis (film 1951)

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Quo vadis

Descrizione di questa immagine nella legenda seguente.

Licia (D. Kerr) in una scena del film

Titolo originale

Quo Vadis

Lingua originale inglese
Paese Stati Uniti d'America
Anno 1951
Genere epico, storico, drammatico
Regia Mervyn LeRoy
Soggetto Henryk Sienkiewicz (romanzo)
Sceneggiatura S. N. Behrman, Sonya Levien, John Lee Mahin
Produttore Sam Zimbalist
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani


Quo vadis, film statunitense del 1951 con Robert Taylor e Deborah Kerr, regia di Mervyn LeRoy.

Questa è la via Appia, la famosissima strada che, come tutte le strade, conduce a Roma. Su questa strada marciano le sue legioni vittoriose. Roma è il centro dell'impero, padrona indiscussa del mondo. Ma, col potere, viene inevitabile la corruzione. Nessun uomo qui è sicuro della propria vita, l'individuo è alla mercé dello Stato, la violenza si sostituisce alla giustizia. I governanti delle nazioni soggiogate hanno rassegnato i loro sudditi impotenti alla schiavitù. Nobili e plebe divengono alla stessa stregua schiavi romani, ostaggi di Roma. Non c'è scampo dalla frusta e dalla spada. Che una forza qualsiasi potesse scuotere le fondamenta di questa fortezza, fatta di potere e di corruzione, di miseria umana e di schiavitù, sembrava inconcepibile. Ma trent'anni prima era accaduto un miracolo. Su di una croce romana, in Giudea, un uomo era morto per liberare l'umanità, per diffondere il Vangelo dell'amore e della redenzione. Fra breve quell'umile croce avrebbe sostituito le orgogliose aquile che sormontavano i vittoriosi vessilli romani. Questa è la storia di quell'immane conflitto. (Narratore)

Frasi

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Nerone (P. Ustinov) in una scena del film

Citazioni in ordine temporale.

  • Nulla io vedo che non sia perfetto. (Marco) [a Licia]
  • Licia, le lacrime hanno un solo ufficio: quello di preludio alla gioia. (Marco)
  • È sciocco uccidere chi si odia, perché morendo non soffre più. (Poppea)
  • Quando suono e canto, io ho visioni di cose che mai pensavo esistessero. Il mondo è mio. È mio il mio destino. La musica mi apre nuovi lidi, strappa il velo a nuove delizie, vedo l'Olimpo, e una brezza m'allieta dal di là della terra. E in quei momenti io, un dio, mi sento spregevole come la polvere. (Nerone)
  • Un uomo può agire crudelmente anche se egli non è crudele. E ci sono momenti, caro Petronio, quando... quando la musica accarezza il mio animo, in cui mi sento buono come un bimbo nella culla. (Nerone)
  • Eppure c'è chi dice che io sia pazzo. Mentre cerco, soltanto. La monotonia e la miseria della vita mi deprimono. Cerco perché devo superare il livello umano del bene e del male. Cerco perché devo emergere sull'uomo, perché solo allora sarò il supremo artista. (Nerone)
  • Sapete perché ho condannato sia mia moglie che mia madre a morte? Per portare sulla soglia di un mondo sconosciuto il più grande sacrificio che un uomo possa fare. Adesso – ho pensato – schiuderò le porte oltre le quali si svelerà l'incognito, che sia meraviglioso o che sia orribile, purché esso sia fuori del comune! (Nerone)
  • La folla è una bestia selvaggia e con le bestie non si ragiona. (Seneca)
  • Non basta vivere bene. Bisogna saper morire bene. (Petronio)
  • Ho sentito che i cristiani dicono che la morte è solo un passaggio a migliore vita. Sarà interessante appurarlo. (Petronio)
  • A Nerone, imperatore di Roma, padrone del mondo, divino pontefice. So che la mia morte sarà una delusione per te, giacché volevi rendermi questo servigio tu stesso. Nascere sotto il tuo regno è una beffa atroce, ma morirvi è una gioia. Posso perdonarti d'aver assassinato tua moglie e tua madre, distrutto la nostra Roma, e ammorbato il nostro paese col lezzo dei tuoi crimini, ma una cosa non so perdonarti: il fastidio di dover ascoltare i tuoi versi, i tuoi ridicoli canti, il tuo mediocre recitare. Attieniti alle tue specialità, Nerone: l'omicidio e il fuoco, il tradimento e il terrore. Mutila i tuoi sudditi se lo vuoi, ma col mio ultimo respiro ti prego di non mutilare le arti. Addio. Non comporre più musica. Maltratta il tuo popolo, però non annoiarlo, come hai annoiato a morte il tuo amico, il defunto Caio Petronio. (Petronio) [lettera]

Dialoghi

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Petronio (L. Genn) in una scena del film

Citazioni in ordine temporale.

  • Paolo: Figliolo, il tuo amore per Licia, per grande e bello che sia, è piccolo in confronto all'amore per l'umanità.
    Paolo: Non è amore quello che riconosce una forza più grande di se stesso. Cosa scorre nelle tue vene, filosofo, acqua o sangue?
  • Nerone: È possibile che esseri umani possano emettere suoni simili?
    Petronio: Sì, quando si abusa di loro.
  • Nerone: Perché stai in disparte? Non vuoi consigliarmi? Sei il mio consigliere!
    Petronio: Lasciali entrare. Moriremo tutti. Tutti tranne tu: tu certo come dio sei immortale.
    Nerone: La tua leggerezza è del tutto fuori posto. Distruggeranno anche te, sai?
    Petronio: Io non ho la tua stessa mania di sopravvivenza. Io amo Roma. E non desidero sopravviverle.
  • Nerone: Petronio, sei un cristiano?
    Petronio: Non lo sono. Mi hanno detto che i cristiani insegnano ad amare il prossimo. Vedendo cosa sono gli uomini, non posso, in fede mia, amare i miei simili.
  • Pietro: Cristo Gesù, tu sei qui. Cosa c'è, o Signore? Che cosa devo fare? Sono stanco. Come devo seguirti ora? Quo vadis, domine? Dove vai, o Signore?
    Gesù [per bocca di Nazario]: Il mio popolo a Roma ha bisogno di te. [...] Se diserti il mio popolo, io andrò a Roma a farmi crocifiggere di nuovo.
  • Marco: Babilonia, Egitto, Grecia, Roma. Che seguirà?
    Nerva: Un mondo più duraturo, spero. O una fede più duratura.
    Marco: L'uno non è possibile senza l'altra.

Io sono la via, la verità, la vita.[1] (Gesù)

Citazioni su Quo vadis

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Poster originale del film
  • Chilometrico e mediocre kolossal in costume, girato da Mervyn Le Roy a Cinecittà senza, come si dice, badare a spese. Diecimila comparse che al Colosseo urlano neanche fossero al derby e uno zoo ambulante con 63 leoni, 7 tori e 450 cavalli. Il grande gigione Peter Ustinov si cucina a fuoco lento il luccio Robert Taylor e la triglia Deborah Kerr. (Massimo Bertarelli)
  • Il film è stato sempre giudicato un polpettone colossal per il grande budget, il colore, lo sfarzo, la ricostruzione spettacolare, i divi e i costumi. In realtà proprio per queste caratteristiche Quo Vadis?, nel tempo, si è rivelato un capolavoro: da quando il cinema, appunto, ha messo a fuoco i suoi significati, liberandosi dall'obbligo di appartenenza alle arti nobili e privilegiando i valori spettacolari e di evasione per cui era nato. Aggiungiamo poi il grande successo di pubblico, la certosina ricerca storica (con interventi di grandi specialisti della romanità), la straordinaria colonna di Miklos Rozsa (che ha letteralmente inventato il "suono" della Roma antica, creando un precedente imprescindibile per tutti) ed ecco che il film può far parte a buon diritto della categoria dei titoli fondamentali nel filone avventura-storia. (il Farinotti)

Note

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  1. Cfr. Gesù, Vangelo secondo Giovanni: «Io sono la via, la verità e la vita». Nel film la frase viene pronunciata fuori campo, nel luogo in cui Gesù aveva parlato a Pietro, da tre voci in coro, a indicare la natura una e trina del Signore.

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