Differenze tra le versioni di "Ludwig Wittgenstein"

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*Il pensiero è la proposizione munita di senso. (p. 4)
*La totalità delle proposizioni è il linguaggio. (p. 4.001)
*La proposizione è un'immagine della realtà. La proposizione è un modello della realtà quale noi la pensiamo. (4.01<ref>Citato in Vittorio Ugo, ''I luoghi di Dedalo. {{small|Elementi teorici dell'architettura}}'', postfazione di Roberto Masiero, Edizioni Dedalo, Bari, 1991, ''[https://www.google.it/books/edition/I_luoghi_di_Dedalo/TShl65N2RygC?hl=it&gbpv=1&dq=&pg=PA35&printsec=frontcover p. 35]''.</ref>)
*L'uomo possiede la capacità di costruire linguaggi, con i quali ogni senso può esprimersi, senza sospettare come e che cosa ogni parola significhi. – Cosí come si parla senza sapere come i singoli suoni siano emessi. Il linguaggio comune è una parte dell'organismo umano, né è meno complicato di questo. È umanamente impossibile desumerne immediatamente la logica del linguaggio. Il linguaggio traveste i pensieri. E precisamente cosí che dalla forma esteriore dell'abito non si può concludere alla forma dei pensiero rivestito; perché la forma esteriore dell'abito è formata per ben altri scopi che quello di far riconoscere la forma del corpo. Le tacite intese per la comprensione del linguaggio comune sono enormemente complicate. (p. 4.002)
*Tutta la filosofia è «critica del linguaggio». (p. 4.0031)
*Noi sentiamo che, anche una volta che tutte le ''possibili'' domande scientifiche hanno avuto una risposta, i nostri problemi vitali non sono ancora neppur toccati. (p. 6.52)
* Il metodo corretto della filosofia sarebbe propriamente questo: Nulla dire se non ciò che può dirsi; dunque, proposizioni della scienza naturale – dunque qualcosa che con la filosofia nulla ha da fare –, e poi ogni volta che altri voglia dire qualcosa di metafisico, mostrargli che, a certi segni nelle sue proposizioni, egli non ha dato significato alcuno. Questo metodo sarebbe insoddisfacente per l'altro – egli non avrebbe il senso che gli insegniamo filosofia –, eppure esso sarebbe l'unico rigorosamente corretto. (p. 6.53)
 
 
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