Dario Fo

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Per la letteratura (1997)
Dario Fo durante uno spettacolo

Dario Fo (1926 – vivente), scrittore, drammaturgo, attore e regista italiano, premio Nobel per la letteratura.

Indice

[modifica] Citazioni di Dario Fo

  • [La satira] È un aspetto libero, assoluto, del teatro. Cioe' quando si sente dire, per esempio, "e' meglio mettere delle regole, delle forme limitative a certe battute, a certe situazioni", allora mi ricordo una battuta di un grandissimo uomo di teatro il quale diceva: "Prima regola: nella satira non ci sono regole". E questo penso sia fondamentale. Per di più ti diro' che la satira e'un'espressione che e' nata proprio in conseguenza di pressioni, di dolore, di prevaricazione, cioe' e' un momento di rifiuto di certe regole, di certi atteggiamenti: liberatorio in quanto distrugge la possibilità di certi canoni che intruppano la gente. (da un'intervista di Daniele Luttazzi nel programma Satyricon, puntata 11, 4 aprile 2001)
  • Il caso di Luttazzi, uno che la satira la fa senza sconti, è illuminante: cacciato su due piedi. Colpirne uno per educarne cento. (da la Repubblica, 9 novembre 2002)
  • Il nostro teatro, dunque a differenza di quello di Pirandello o di Cecov, non è un teatro borghese, un teatro di personaggi che si raccontano le proprie storie, i propri umori, che poi sono le chiavi di conflitto meccaniche. Ci siamo sempre preoccupati di riprendere, invece, un'altra chiave, la chiave della situazione. (citato in prefazione a Compagni senza censura)
  • Il riso è sacro. Quando un bambino fa la prima risata è una festa. Mio padre, prima dell'arrivo del nazismo, aveva capito che buttava male; perché, spiegava, quando un popolo non sa più ridere diventa pericoloso. (da la Repubblica del 20 novembre 2006, p. 42)
  • Il movimento che vuole creare è di coscienza, non vuole fare un partito. Per questo ho sentito Beppe al telefono per esprimergli la mia solidarietà. Con Grillo tante volte ho recitato in situazioni di lotta, salendo sul palco davanti a 8 o 10 mila persone. Condivido tutto quello che dice. Ho toccato con mano cos'è la politica quando ero in corsa a sindaco di Milano e ho visto furbestreria, corruzione, inciuci. Quello che fa paura è che i politici non hanno nessun programma, per questo sono incapaci di andare incontro ai bisogni della gente. Non dobbiamo permettere ai politici di agire senza controllo, e visto che non ci danno gli spazi per esercitare questo controllo, dobbiamo prenderceli, come ha fatto Beppe. (da Dario Fo: Sto con Grillo!, su Politikon, 8 ottobre 2007)
  • In tutta la mia vita non ho mai scritto niente per divertire e basta. Ho sempre cercato di mettere dentro i miei testi quella crepa capace di mandare in crisi le certezze, di mettere in forse le opinioni, di suscitare indignazione, di aprire un po' le teste. Tutto il resto, la bellezza per la bellezza, non mi interessa. (da Il mondo secondo Fo)
  • La risata, il divertimento liberatorio sta proprio nello scoprire che il contrario sta in piedi meglio del luogo comune... anzi, è più vero... o almeno, più credibile. (da Dario Fo parla di Dario Fo, Lerici, 1977)
  • [La vita] Una meravigliosa occasione fugace da acciuffare al volo tuffandosi dentro in allegra libertà. (da Il mondo secondo Fo)
  • [Da vescovo, citando Gregorio magno] Lo si voglia o non lo si voglia, io giustizia e verità impongo. Ben venga lo scandalo; non temiate che nello scandalo sia sommersa l'autorità dello stato: anzi, nello scandalo si erge sempre più solida l'autorità stessa. [...] [Spiegando alla giornalista] È la catarsi liberatoria di ogni tensione. E voi giornalisti cosiddetti indipendenti ne siete, come dire, i sacerdoti benemeriti. [...] smania e corre a tamponare il nostro di governo che, mi permetta di dirlo, è borbonico e precapitalista: ma lei guardi i governi del nord, gli stati del nord, veramente socialdemocratici evoluti, avanzati... l'Inghilterra. Lo scandalo Profumo, vi ricordate? profumo: addirittura coinvolto in un giro di prostitute, di droga e anche di spionaggio: crollò in seguito a questo scandalo lo stato, la borsa? Niente: stato, borsa e anche il governo non furono mai così saldi, sostenuti dall'opinione pubblica, perché la gente diceva: «Per Dio, lo scandalo c'è, ma ogni tanto il bubbone scoppia, e che gioia viene a galla» [... lo scandalo] è lo sterco concimante della socialdemocrazia: le dirò di più, è addirittura l'antidoto contro il peggiore dei veleni, che è la presa di coscienza per la gente. [...] [Da matto semina scandali] E io voglio vedere arrivare fra diciotto, vent'anni, nel 1987, anche l'88, scoppiare uno scandalo al giorno, all'ora: ministri, gente di direzione, industriali, gente incriminata in tangenti, in furti, una schifezza; tanto che sui giornali fanno più presto a fare la lista dei ministri che quel giorno non hanno rubato.
    Perché finalmente si arriverà al punto che anche noi italiani potremo gridare: Per Dio, siamo immersi nella merda fino al collo, ma è per questo che camminiamo a testa alta! (da Morte accidentale di un anarchico, registrazione al Teatro Cristallo di Milano nel 1987, RCS Libri, 2006)
  • Fermare la diffusione del sapere è uno strumento di controllo per il potere perché conoscere è saper leggere, interpretare, verificare di persona e non fidarsi di quello che ti dicono. La conoscenza ti fa dubitare. Soprattutto del potere. Di ogni potere. (da la Repubblica, 13 giugno 2004)
  • Se siete in crisi, vi sbattete in ginocchio e pregate il Signore, i santi e la Madonna che vi vengano a tirar fuori. Noi atei, al contrario, non ci possiamo attaccare a nessun Santissimo. Per le nostre colpe dobbiamo rivolgerci solo alla nostra coscienza. (da Il paese dei mezaràt, Feltrinelli Editore, 2004)
  • Si crea sempre un grosso equivoco quando si dice teatro politico: subito si pensa al «teatro politico» di Piscator e il termine «teatro politico», usato da Piscator, è un termine messo lì per provocazione polemica. È nato in polemica col «teatro digestivo», col teatro alienato ormai dai problemi contingenti, drammatici, lirici. Era quello di Piscator, un teatro politico nel fatto, determinante, di essere gestito direttamente dalla classe operaia. (citato in prefazione a Compagni senza censura)
  • Tu bada ben – dice quasi a sé stesso Machiavelli negli scritti di governo – che l'aver in le tue mani il potere della Repubblica e il plauso di chi crede che si possa governare senza inganno non ti è bastante, poiché non è tanto la novità che conta, ma produrre il nuovo. Quindi ascolta e pruovoca il popolo perché parli a costo di causare in te risentimento. Non credere che questo sia disordine e perdita di tempo e che si facci meglio a non descutere et computare. Non è il tempo che si conzuma nel confronto cosa da deprecare. L'errore che non truoverà mai rimedio è quello del resolvere ogni decisione per applaudimento. Uno bono descurso con retorica piazzata ad uopo, qualcuna frase dal bon suono e via che se cammina più spediti che mai. Tu debbi insegnare a razionare ogni idea o pruogramma tre volte più che non lo sia il raggionevole. Trista gente è quella di un popolo che segue lo sbatter di bandere e stendardi piuttosto che le idee ben mastecate. (da Bello figliolo che tu se', Raffaello)

[modifica] Senza fonte

  • Come diceva Orson Welles, per avere materiale sempre nuovo basta affidarsi alla cronaca.
  • Dite: «Com'è triste Venezia»? Si vede che non avete mai visto Monfalcone.
  • Gli autori negano che io sia un autore. Gli attori negano che io sia un attore. Gli autori dicono: tu sei un attore che fa l'autore. Gli attori dicono: tu sei un autore che fa l'attore. Nessuno mi vuole nella sua categoria. Mi tollerano solo gli scenografi. (1962)
  • Io repubblichino? Non l'ho mai negato. Sono nato nel '26. Nel '43 avevo 17 anni. Fin a quando ho potuto ho fatto il renitente. Poi è arrivato il bando di morte. O mi presentavo o fuggivo in Svizzera.
  • [Sangiano, il paese di nascita] Paese di contrabbandieri e di pescatori, più o meno di frodo. Due mestieri per i quali, oltre a una buona dose di coraggio, occorre molta, moltissima fantasia. È risaputo che chi usa la fantasia per trasgredire la legge ne preserva sempre una certa quantità per il piacere proprio e degli amici più intimi.

[modifica] Mistero buffo

[modifica] Incipit

LAUDA DEI BATTUTI
Ohioihi Bati, bative Ehiaieehie! | (E)compagnon metif in scera | Batif forte e volentera | No ve doja d'esti boti: bative! | No trambit de ves isbiot(i) | (Non tremate d'esser nudi) | No trambit(*) le visigade | (Non tremate per le gran vesciche) | Carne rote e desciuncader(*) | Ohioihi bati, bative Ehiaiehie! Chi vol torse salvasion | C'ol se bata de ruscon (*) | Col flagel a batascioch(*) | no fi mostra de daf bot: bative! | C'ol Segnor onniputente | foe batud veritatament(e) | Ohioihi Batì, bative Ehiaiehie!

[modifica] Citazioni

  • L'Ubriaco
    UBRIACO: Ohj che cioca... c'ho i' catat(ciapat)
    Entra l'angelo prologatore
    ANGELO: Deime rason... buona zente... 'scoltime cont atenzion imparché se voj contare...
    UBRIACO: C'ho catat 'na cioca si dolza che no m'en voj catarne altre gimai par no desmetegarme de questa belisima che gho adoso adeso!
    ANGELO: Ve voi contare...
    UBRIACO: Anco mi av voi contare...
    ANGELO: No, ti no ti conti gnente... che a mi a sont ol sprologo e adebio sprologare, (a)mi!
    UBRIACO: Beh, se no podo contare...
    ANGELO: State cito e no fiadar.
    UBRIACO: No debio fiadar? Ne manco col naso...? (p. 15)
  • Strage degli innocenti
    Al buio un pianto lungo disperato di un neonato. Entrano i battuti
    Ohioihi batì, bative ohieiaeii
    Cont duluri e cont lamenti
    par la straze d'i 'nozenti
    Innozent mila fiolit i han scanà me pegurit
    de le mame stralunade
    ol Re Erode i(g')ha scarpadi
    Ohioihi bati bative ehieiihi. (p. 17-18)
  • CORO: Segnor che ti è tanto misericordios de fag gnì la folia a quei che non sont capaz de tras foera aol dolor.
    MADRE: Nana, nana bel bambin de la tua mama. La madona la ninava 'tant che i angiuli cantava San Giusep in pie' ol dormiva, ol Gesù bambin rideva e l'Erode ol biatemava, mila fiolit in zel volava nana nana. (p. 19)

[modifica] Dibattiti ed interventi del pubblico

  • La dimensione delle verità; ce n'è una, quella del padrone che noi cerchiamo di confutare se non altro di dire da dove nasce. (p. 56)
  • La cultura non si può ottenere se non si conosce la propria storia. (p. 59)
  • Sarò un sentimentale, certo ci vuole il pelo sullo stomaco per fare i politici. Bisogna essere grossieri, bisogna andare a piedi giunti. Però attento un po' a fare il prete col prete. Un vecchio proverbio delle mie parti dice: «chi fa il prete col prete diventa monaca, cioò lo prende in quel posto». (p. 125)
  • Il «Mistero Buffo» racconta proprio come il popolo è stato derubato, defraudato da secoli della propria cultura, non solo il padrone se l'è fatta propria e l'ha cammuffata e la impone di nuovo scorrettamente al popolo. (p. 221)

[Dario Fo, Compagni senza censura, Vol. I, "Dibattiti ed interventi del pubblico", Gabriele Mazzotta Editore, Torino 1970.]

[modifica] Citazioni su Dario Fo

  • Dario Fo, poeta di corte dell'ultrasinistra, flagella nella sua ultima fatica teatrale il senatore Amintore Fanfani, responsabile di ogni nequizia passata, presente e futura. I sarcasmi più grevi hanno però come bersaglio il metraggio del notabile democristiano che, come tutti sanno, non è quello di un granatiere. Toulouse-Lautrec, che per gli stessi motivi dovette per tutta la vita subire analoghe canzonature, disse una volta, giocando sulla lunghezza del suo doppio casato: «Ho la statura del mio nome». Non sappiamo se questo discorso si possa applicare a Fanfani. Certo, si applica a Fo. (Indro Montanelli)
  • Il Premio Nobel per la Letteratura viene assegnato quest'anno allo scrittore italiano Dario Fo, perché, seguendo la tradizione dei giullari medioevali, dileggia il potere restituendo la dignità agli oppressi. (Motivazione dell'Accademia di Svezia)

[modifica] Bibliografia

  • Dario Fo, Giuseppina Manin. Il mondo secondo Fo. Conversazione con Giuseppina Manin. Guanda, 2007 ISBN 9788882468880
  • Dario Fo, Bello figliolo che tu se', Raffaello, a cura di Franca Rame, Franco Cosimo Panini Editore, 2006.
  • Dario Fo, Mistero buffo (giullarata popolare in lingua padana del '400), da Compagni senza censura, Vol. I, prefazione di Dario Fo, Gabriele Mazzotta Editore, Torino 1970.

[modifica] Voci correlate

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[modifica] Opere

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