Gianni Brera
Indice |
Giovanni Luigi Brera (1919 – 1992), scrittore e giornalista italiano.
[modifica] Citazioni di Gianni Brera
- Fausto e io siamo principi della zolla. [Rispondendo a Giulia Occhini la quale non gradiva che si parlasse delle origini contadine di Coppi] (da Coppi e il diavolo)
- Ho scritto e penso tuttora che l'Italia non sia mai nata perché Po non era un fiume, altrimenti Venezia l'avrebbe risalito più in forze – dico con navi idonee – e avrebbe sottratto la Padania alle ricorrenti follie papaline e alemanne del Sacro Romano Impero. (da Invectiva ad Patrem Padum, www.brera.net)
- Io non penso in italiano, penso in dialetto perché sono un popolano.[1]
- [Sulla Juventus del Quinquennio d'oro] La Juventus gioca bene, vince sempre e non è né lombarda, ne emiliana, né veneta, né toscana: appartiene a una regione che ha innervato l'esercito e la burocrazia nazionali: di quella regione il capoluogo è stato anche capitale d'Italia [...] Nessuna città periferica aveva contratto odii nei suoi confronti, all'epoca dei Comuni. Essa batteva ormai le decadenti squadre del Quadrilatero [piemontese] e offriva agli altri italiani la soddisfazione di umiliare le città che nel Medio Evo avevano spadroneggiato: i romagnoli andavono in visibilio quando Bologna veniva mortificata dalla Juventus così come i lombardi di parte ghibellina come pavesi e comaschi quando le milanesi venivano battuti in breccia, e ancora i lombardi che avevano squadre proprie come bergamaschi, bresciani e cremonesi, e le vedevano puntualmente vendicate dalla Juventus.[2]
- La vecchiaia è bella. Peccato che duri poco.[3]
- La struttura morfologica di Coppi, se permettete, sembra un'invenzione della natura per completare il modestissimo estro meccanico della bicicletta. (da La Gazzetta dello sport, 27 luglio 1949)
- Non vendo cultura in una boutique, la vendo sul "Guerino" o su "Il Giorno". Devo essere frettoloso per necessità di cose, per lo strumento che uso.[4]
- Salito a visitarci nel 225 a.C., il povero Catone sentiva chiamare marais (marè) queste paludi e ha tradotto marè in maria, al plurale, e così ha riferito ai romani che in Padania – la Gallia cis e traspadana – vi erano sette mari. (da Invectiva ad Patrem Padum, www.brera.net)
- L'Inter è squadra femmina, quindi passionale, volubile, e pertanto agli antipodi del pragmatismo che caratterizza la Juventus.[5]
- Mio paese natìo è Pianariva, che l'Olona divide a mezzo prima di confluire in Po. Sono cresciuto brado fra i paperi e le oche naviganti l'Olona. (da Invectiva ad Patrem Padum, Guerin Sportivo, 28 ottobre 1963)
- Pelé, vede il gioco suo e dei compagni: lascia duettare in affondo chi assume l'iniziativa dell'attacco, scattando a fior d'erba, arriva a concludere. Mettete tutti gli assi che volete in negativo, poneteli uno su l'altro: esce una faccia nera: un par di cosce ipertrofiche e un tronco nel quale stanno due polmoni e un cuore perfetti. (citato in Garrincha, genio immortale, la Repubblica, 4 giugno 1998)
- Appena oltre il Lambro ritrovi la dolce Bassa natìa con un brivido lungo e impensato. La strada è ampia, a duplice corsia. Patetiche braide – i cassînn – sopravvivono in un paesaggio che ancora le capisce, cioè le comprende e le contiene. Tuttavia se ne stanno umili e pudiche in disparte, e proprio dal loro intonaco dimesso intuisci il miracolo imminente. Ecco infatti, oltre la curva, un rosseggiare improvviso di case non altere ma nobili, e così improvvidamente intonate con il tradizionale mattone lombardo che le prospettive scandinave della nuova città non ti allarmano per nulla (citato in Milano 2, una città per vivere, 1976)
- Dunque il campionato minore l'ha vinto l'Avellino, che i monti proteggono dagli insulti del clima mediterraneo. Aveva ragione don Ciriaco [De Mita], quando si tolse da un'aragosta dei Metalli per garantirmi che l'Avellino era una squadra! Si è vista. Lode a Vinicio ed ai suoi. (citato in Ma io condanno Milan e Roma, la Repubblica, 19 maggio 1987)
- Esiste in Italia una squadra che gioca come il Brasile, che profuma di cibo genuino e campi in fiore. Una squadra che, però, non è brasiliana: si chiama Avellino. Questa squadra gioca al calcio magistralmente, senza sentirsi inferiore a nessuno e senza mostrare nessun borioso senso di superiorità. Umile ed operaia, e nello stesso tempo nobile, come solo i veri aristocratici sanno essere. Questa squadra, l'Avellino, è la più bella realtà del calcio di provincia della storia italiana. (da La Domenica Sportiva, 1980)
Data precisa? - Uno scudetto vinto da altre è sempre perso dalla Juventus: e proprio questo è il fascino del campionato. (da Non sembra l'anno di Juventus e Roma, la Repubblica, 8 luglio 1984)
- Il rugby è stato inventato dai gentlemen per reagire alla moda fin troppo plebea e stradaiola della pedata.[6]
- [Su Franco Baresi] Dotato di uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato. Si getta sul pallone come una belva: e se per un caso dannato non lo coglie, salvi il buon Dio chi ne è in possesso! Esce dopo un anticipo atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria. Stacca bene, comanda meglio in regia: avanza in una sequenza di falcate non meno piacenti che energiche: avesse anche la legnata del gol, sarebbe il massimo mai visto sulla terra con il brasiliano Mauro, battitore libero del Santos e della nazionale brasiliana 1962. (da Il furore sportivo sovietico ci mancherà, la Repubblica, 3 gennaio 1992)
- La vis polemica si sgonfia non appena s'incontra con Scetticillo, mio arguto inquilino con il nome in capo. Scetticillo mi ha convinto che argomentare di pedate è inutile come cercar di governare l'Italia secondo Benitone da Predappio. Scrivo di calcio da oltre mezzo secolo. Molti che scrivono usano tranquillamente i modi miei ma non se ne accorgono affatto; vedono il calcio con occhi miei ma si guardano bene dall'essermi riconoscenti. O se lo sono... non me lo danno a vedere.
- [Su Mike Tyson] Questo hombre fuerte mi pare un incrocio fra il bisonte e il gorilla. Nel vasto petto gli ruggono diavoli spietati, che paiono realizzarsi solo nel gusto vandalico della distruzione. The noble Art si squalifica a pretesto omicida: non è più scherma fatta con le braccia, che dopo tutto sono le gambe anteriori dell'uomo antico: non è più danza virile, non invenzione, astuzia, coraggio. Tyson abbassa le corna al gong e inizia la carica: chi osa opporsi alla sua corsa è condannato senza mercé.
- Il campione dei massimi che più mi ha impressionato è stato Foreman. Due o tre volte ho chiuso gli occhi al folgorante pendolo del suo uppercut smisurato. A ricevere quei colpi spaventosi era Frazier, che pure avevo visto ammaccare Muhammad Alì. Mio dio, che tremende balistae risultavano i suoi montanti! Poi, misteri della boxe e della negritudine ribelle, Foreman incontrò Alì a Kinshasa (controllare), in una notte greve e torbida. Alì aveva dalla sua gli dei della foresta e della savana. Non ho molto capito quell'incontro. Di Foreman non ho veduto un uppercut che è uno. Pareva che l'avessero stregato, che un filtro misterioso ne avesse improvvisamente ottenebrato le facoltà mentali. La negritudine fu soddisfatta a quel modo. Quando nello sport entrano di soppiatto questi veleni ideologici, non si può più seriamente parlare di tecnica: un uomo sensato pensa subito che qualcuno rida di lui a crepapelle, se appena esprime un giudizio che contrasta con la impoetica realtà delle combines e delle torte.
[modifica] Attribuite
- Frase pronunciata oralmente molte volte da Gianni Brera (testimonianza del giornalista Mario Fossati, amico di Brera) e scritta più volte in varie opere di natura storica. Attribuita da Gianni Brera a Francesco Guicciardini, che in realtà non pronunciò né scrisse mai la frase.
[modifica] Incipit di alcune opere
[modifica] Coppi e il diavolo
Quando spunta il sole dietro il costone di Sant'Aloisio, i pochi sparuti abitanti di Castellania vedono illuminarsi prima i torrioni sbrecciati del castello, poi quasi di botto, la piccola valle divisa dal Rio. la terra è taccagna di argille che il sole estivo dissemina di crepe e le pioggie invernali ammollano in fango spesso e tenace. Il Rio è uno stento fossatello che arriva serpeggiando allo Scrivia: il suo letto angusto e ineguale è cosparso di massi erratici levigati dai millenni. Le rive sono popolate di roveri olmi e ontani che formano duplice filare a dividere la valle.
[modifica] Mille e non più mille
La scena rappresenta lo studio di Davide Bassani: un vasto sotterraneo con una sola finestra aperta nella parte sinistra, in alto. Il vano della finestra è ampio e ascendente, così da costituire una specie di imbuto.
Lo scrittoio di Davide è parallelo alla parete di fondo. Dietro la grande sedia, una biblioteca. A destra dello scrittoio, sul fondo, la porta principale.
Nella parete di destra si apre la porta segreta che dà sulla riva di Carona, dove è sistemata la fucina di Davide e Carlino.
Alla parete di sinistra, oltre il vano della finestra, un camino dalla grande cappa: una clessidra sulla mensola, e ancora un falco impagliato, qualche vaso da speziale, etc. Fra il camino e il proscenio, un rozzo tavolo sul quale figurano alla rinfusa crogiuoli, tenaglie, martelli, altri vasi e vasetti; infine una scansia nella quale sono riposti i cavalletti, le assi e i pagliericci di un letto.
[modifica] Citazioni su Gianni Brera
- Brera è Gadda spiegato al popolo. (Umberto Eco)
- Gli scrittori Mario Soldati (PSI) e Gianni Brera (PSI) sono stati trombati [non sono stati eletti]. Peccato. Il Parlamento era l'unico posto in cui, dovendo parlare per gli altri, forse avrebbero finalmente taciuto. (Indro Montanelli)
- Io, quando leggo Brera, non lo capisco. (Ennio Flaiano)
[modifica] Note
- ↑ Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992, p. 43, ISBN 88-8598-826-2
- ↑ Gianni Brera, Storia critica del calcio italiano, 1975, p. 114
- ↑ Citato in Gino e Michele, Matteo Molinari, Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano, Arnoldo Mondadori Editore, 1997.
- ↑ Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992, p. 44, ISBN 88-8598-826-2
- ↑ Citato in Filippo Grassia e Giampiero Lotito, Inter. Il calcio siamo noi, Sperling & Kupfer editori, 2010. ISBN 8820049678
- ↑ Italiani cattivi maestri..., la Repubblica, 19 giugno 1987.
- ↑ Da Nella dannata piscina picchia solo Moby Dick, la Repubblica, 1º agosto 1984.
- ↑ Da La mascotte diviso tre, la Repubblica, 21 novembre 1986.
- ↑ Da Quelle omeriche risate, la Repubblica, 20 settembre 1988.
[modifica] Bibliografia
- Gianni Brera, Coppi e il diavolo, Edizioni Baldini&Castoldi.
- Gianni Brera, Mille e non più mille (ovvero "La nascita di Milano"). Vicenda in quattro parti dalla storia dei Lombardi.
[modifica] Altri progetti
Wikipedia contiene una voce riguardante Gianni Brera