James Joyce

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James Joyce

James Joyce (1882 – 1941), scrittore irlandese.

Citazioni di James Joyce[modifica]

  • Cristoforo Colombo, come ognuno sa, è venerato dai posteri perché fu l'ultimo a scoprire l'America.[1]
  • La donna è spesso il punto debole del marito.[2]
  • Non vi è eresia, né filosofia, tanto aborrita dalla Chiesa, quanto l'essere umano.
There is no heresy or no philosophy which is so abhorrent to the church as a human being.[3]
  • Se ho scelto Dublino per scena è perché quella città mi appariva come il centro della paralisi.[4]

Gente di Dublino[modifica]

Incipit[modifica]

Le sorelle

Non c'era speranza per lui questa volta: era il terzo infarto. Sera dopo sera ero passato davanti alla casa (era vacanza) studiando il quadrato illuminato della finestra: e sera dopo sera l'avevo trovato illuminato nello stesso modo, di luce lieve e uniforme. Se era morto, pensavo, avrei visto il riflesso delle candele sulla tendina rossa, poiché sapevo che si dovevano mettere due candele al capezzale di un morto. Mi aveva detto: «Non sarà a lungo di questo mondo» e le sue parole mi erano sembrate oziose. Ora sapevo che erano vere. Ogni sera mentre fissavo la finestra in alto ripetevo piano la parola paralisi. Aveva sempre suonato strana alle mie orecchie, come la parola gnomone nella geometria e la parola simonia nel catechismo. Ma ora aveva per me un suono simile al nome di qualche essere malefico e colpevole. Mi riempiva di paura, eppure desideravo ardentemente esserle più vicino e contemplarne l'opera di morte.

Citazioni[modifica]

  • Ma il mio corpo era come un'arpa e le parole e gesti di lei come dita sulle sue corde. (da Arabia)
But my body was like a harp and her words and gestures were like fingers running upon the wires.
  • Derevaun seraun! Derevaun seraun![5]
  • I pensieri mi scappavano via. Gli impegni seri della vita, che ora parevano separarmi dai miei desideri, mi sembravano un gioco infantile, antipatico e noioso. (da Arabia)
  • Lei era un po' ordinaria – ogni tanto sbagliava le congiunzioni, diceva "se saprebbe". Ma che importanza aveva la grammatica se l'amava veramente? Non sapeva decidere se volerle bene o disprezzarla per quello che aveva fatto. Naturalmente l'aveva fatto pure lui. L'istinto lo portava a rimanere libero, a non sposarsi. Una volta sposato sei finito, gli diceva. (da Pensione di famiglia)
  • Moriva dal desiderio di salire in cielo attraverso il tetto e di volare verso un altro paese dove non avrebbe più sentito parlare dei suoi guai, eppure una forza lo spingeva dabbasso scalino per scalino. (da Pensione di famiglia)
  • Attendeva paziente, quasi allegra, senza nessuna ansia, mentre i ricordi cedevano il posto a speranze e progetti. Speranze e progetti talmente complessi che non vedeva nemmeno più i cuscini bianchi su cui fissava lo sguardo, né si ricordava di cosa fosse in attesa. (da Pensione di famiglia)
  • Osservò la scena e pensò alla vita – e come regolarmente gli succedeva quando pensava alla vita, diventò malinconico. Una tristezza dolce discese in lui. Sentì quanto era vano lottare contro la sorte – era questa la saggezza che i secoli gli avevano tramandato. (da Una piccola nube)
  • Convennero di interrompere i loro rapporti: ogni legame, disse lui, è un legame di dolore. (da Un caso pietoso)
  • Era stata evidentemente incapace di vivere, priva di qualsiasi forza di carattere, facile preda delle abitudini, uno dei relitti su cui è stata eretta la civiltà. (da Un caso pietoso)
  • Mentre sedeva lì, rivivendo la sua vita con lei ed evocando ora l'una ora l'altra delle immagini nelle quali adesso la concepiva, si rese conto che era morta, che aveva cessato di esistere, che era diventata un ricordo. (da Un caso pietoso)
  • Sembrava che un unico essere umano l'avesse amato, e lui le aveva negato la vita e la felicità, l'aveva condannato all'ignominia, a una morte vergognosa. (da Un caso pietoso)
  • Un'ondata di gioia ancora più tenera gli sfuggì dal cuore e gli scorse come un caldo flusso nelle arterie. Come il tenero fuoco di stelle, attimi della loro vita insieme, di cui nessuno sapeva o avrebbe mai saputo, si scagliarono nella sua memoria illuminandola. Desiderava rammentarle quegli attimi, farle dimenticare gli anni della noiosa vita in comune e ricordarle soltanto gli attimi di estasi. Perché gli anni, sentiva, non avevano spento la sua anima o quella di lei. I bambini, lo scrivere, le cure della famiglia non avevano spento del tutto il tenero fuoco delle loro anime. In una lettera che le aveva scritto allora aveva detto: "Come mai parole come queste mi sembrano tanto fiacche e fredde? Forse perché non esiste per il tuo nome parola abbastanza tenera? Le parole scritte anni prima gli giunsero dal passato come una musica lontana. Moriva dal desiderio di rimanere solo con lei. Quando, andati via gli altri, lui e lei sarebbero stati nella loro camera in albergo, allora sarebbero stati soli, e insieme. (da I morti)
  • Un picchiettare sommesso sui vetri lo fece voltare verso la finestra: aveva ricominciato a nevicare. Osservò assonnato i fiocchi neri e argentei che cadevano obliqui contro il lampione. Era giunto il momento di mettersi in viaggio verso occidente. Sì, i giornali dicevano il vero: c'era neve dappertutto in Irlanda. Cadeva ovunque nella buia pianura centrale, sulle nude colline; cadeva soffice sulla palude di Allen e più a ovest sulle nere, tumultuose onde dello Shannon. Cadeva in ogni canto del cimitero deserto, lassù sulla collina dove era sepolto Michael Furey. S'ammucchiava alta sulle croci contorte, sulle pietre tombali, sulle punte del cancello, sugli spogli roveti. E la sua anima gli svanì adagio adagio nel sonno mentre udiva lieve cadere la neve sull'universo, e cadere lieve come la discesa della loro estrema fine sui vivi e sui morti. (da I morti)

Ulisse[modifica]

Incipit[modifica]

Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall'alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli levitava delicatamente dietro, al soffio della mite aria mattutina. Levò alto il bacile e intronò:

Introibo ad altare Dei.

Fermatosi, scrutò la buia scala a chiocciola e chiamò berciando:

– Vieni su, Kinch! Vieni su, pauroso gesuita.

Citazioni[modifica]

  • Bloom: [...] Libero denaro, libero amore, e libera chiesa laica in libero stato laico. O' Madden Burke: Libera volpe in libero pollaio.[6]
  • "Come noi […] intessiamo e disintessiamo i nostri corpi," disse Stephen, "di giorno in giorno, le loro molecole su e giù come una spola, così l'artista intesse e disintesse la sua immagine."
  • Dio fece il cibo, ma certo il diavolo fece i cuochi.
  • Ognuno ha i suoi gusti, come disse Morris quando baciò la vacca.
  • Quattrini e cretini non si fanno compagnìa.
  • Si può passar sopra a un morso di lupo, ma non a un morso di pecora.
  • Uomo affamato, uomo arrabbiato.
  • La storia, disse Stephen, è un incubo da cui cerco di destarmi.
  • Chi ruba al povero presta al signore.
  • Sta nello spazio ciò a cui nel tempo devo arrivare, ineluttabilmente.
  • Fragilità, il tuo nome è matrimonio. (2012)
  • Un uomo di genio non commette sbagli. I suoi errori sono volontari e sono i portali della scoperta. (2012)
  • La paternità, nel senso dell'atto cosciente di mettere al mondo, è sconosciuta all'uomo. (2012)

Citazioni sul libro[modifica]

  • Ci sono passi nell'Ulisse che si possono leggere soltanto al gabinetto, se si vuole gustare appieno il piacere che essi danno. (Henry Miller)
  • Ulisse va visto come l'ultimo dei capolavori della narrativa ottocentesca, e il primo di quelli del nostro secolo. Anche in questa ambivalenza si rivela il suo carattere di opera eccezionale. (Edoardo Sanguineti)

Dedalus[7][modifica]

Incipit[modifica]

C'era una volta tanto tempo fa una muuuuucca che veniva avanti lungo la strada, e questa muuuuucca che camminava sulla strada incontrò un simpatico ragazzetto a nome confettino... Questa favola gliela raccontava suo padre, suo padre lo guardava attraverso il vetro del monocolo: aveva una faccia pelosa. Era lui confettino. La muuuuucca veniva avanti lungo la strada di Betty Byrne; Betty vendeva zucchero filato al limone.

Oh, le roselline selvatiche Sul praticello verde

Cantava questa canzone. Era la sua canzone.

Citazioni[modifica]

  • Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch'essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un'immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l'arte.
  • I sentimenti eccitati dall'arte falsa sono cinetici, il desiderio e la ripugnanza [...]. Le arti che eccitano questi sentimenti [...] sono perciò arti false. L'emozione estetica [...] è perciò statica.
  • La storia, disse, è un incubo dal quale sto cercando di svegliarmi.
  • Quando un'anima nasce in questo paese le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua e nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti.

Musica da camera[modifica]

Incipit[modifica]

Corde in terra e nell'aria
Suonano dolcemente;
Corde presso il fiume
Dove i salci si toccano.
C'è lungofiume una musica
Là dove Amore gironzola
Coi fiori smorti sul mantello,
Sul capo le foglie imbrunite.

Citazioni[modifica]

  • In quell'ora che ogni cosa ha quiete,
    O solitario custode dei cieli,
    Non senti il vento notturno
    E le arpe sospiranti Amore che schiuda
    I pallidi cancelli dell'alba?
    (p. 37)
  • Stare vorrei in quel dolce seno
    (Quanto dolce e leggiadro!)
    Dove non colga nessun aspro vento.
    Per via delle brulle austerità
    Stare vorrei in quel dolce seno.
    (p. 40)
  • Amore è misero se il suo amore è assente. (p. 43)
  • Vento nunziale soffia
    Perché amore è colmo;
    Presto, oh, molto presto
    il tuo amore sarà da te.
    (p. 47)
  • La sua mano sta
    Sotto il morbido seno rotondo,
    Colui che ha dolore
    Così si queterà
    . (p. 52)
  • Fossi pure il tuo Mitridate
    Assuefatto a sfidare il dardo velenoso,
    Sempre me immune dovrai abbracciare
    Per conoscere l'estasi del cuore.
    (p. 61)

[James Joyce, Musica da camera (Chamber Music), traduzione di Alfredo Giuliani, in Poesie, prefazione e a cura di Alberto Rossi, Oscar Mondadori, 1967]

Citazioni su James Joyce[modifica]

  • Joyce non procede da Henry James ma direttamente da Flaubert e Ibsen. (Ezra Pound)
  • Non ci sono stati successori di Joyce nella lingua inglese; forse non ce ne possono essere di un talento così esauriente del suo proprio potenziale. (George Steiner)
  • Un uomo (Joyce) che ha creato tre capolavori ha il diritto di sperimentare. Non vi è nessuna ragione per bloccare il traffico. (Ezra Pound)

Note[modifica]

  1. Da Il miraggio del pescatore di Aran: La valvola dell'Inghilterra in caso di guerra, in Scritti italiani, a cura di Gianfranco Corsini, Giorgio Melchiori e Louis Berrone, A. Mondadori, 1979.
  2. Da Ulisse; citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003.
  3. Da Letter to Augusta Gregory, 22 ottobre 1902; citato in Richard Ellmann, James Joyce (1959), Oxford University Press, 1983, p. 107. ISBN 0-195-03381-7
  4. Da Letter to Grant Richards, 5 maggio 1906; citato in Ulisse: Guida alla lettura, Mondadori, 2000.
  5. Parole pronunciate dalla madre di Evelyn delirante: presunto gaelico per "The end of pleasure is pain".
  6. Da Ulisse, traduzione di Giulio De Angelis, Arnoldo Mondadori Editore, 1971, pp. 664-665.
  7. In alcune versioni Ritratto dell'artista da giovane.

Bibliografia[modifica]

  • James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Marina Emo Capodilista, Newton & Compton, 1994.
  • James Joyce, Dedalus, traduzione di Bruno Oddera, Arnoldo Mondadori Editore, 1996.
  • James Joyce, Ulisse, traduzione di Giulio De Angelis, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1960.
  • James Joyce, Ulisse, a cura di Enrico Terrinoni, traduzione di Enrico Terrinoni e Carlo Bigazzi, Newton Compton, 2012.

Altri progetti[modifica]

Opere[modifica]