James Joyce
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James Joyce (1882 – 1941), scrittore irlandese.
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[modifica] Citazioni di James Joyce
- Chi ruba al povero presta al signore.
- Cristoforo Colombo, come tutti sanno, è onorato dai posteri perché fu l'ultimo a scoprire l'America.
- Donne: non le vedi mai sedersi su una panchina con l'avviso "Verniciata di fresco". Hanno occhi dappertutto.
- Fragilità, il tuo nome è matrimonio.
- L'unica cosa che mi interessa è lo stile.
- La donna è spesso il punto debole del marito. (da Ulisse, citato in Elena Spagnol, Citazioni, Garzanti, 2003)
- La paternità, in quanto generazione cosciente, è sconosciuta all'uomo.
- Nessuna penna, inchiostro, tavolo, stanza, pace e nessuna inclinazione.
- Qual è l'età dell'anima umana? Come essa ha la virtù del camaleonte di mutar colore a ogni nuovo incontro, d'esser gaia con chi è allegro e triste con chi è depresso, così anche la sua età è mutevole come il suo umore.
- Quando hai una cosa, questa può esserti tolta. Quando tu la dai, l'hai data. Nessun ladro te la può rubare. E allora è tua per sempre.
- Se ho scelto Dublino per scena è perché quella città mi appariva come il centro della paralisi. (1914)
- Un uomo di genio non commette errori: i suoi sbagli sono l'anticamera della scoperta.
[modifica] Gente di Dublino
[modifica] Incipit
Le sorelle
Non c'era speranza per lui questa volta: era il terzo infarto. Sera dopo sera ero passato davanti alla casa (era vacanza) studiando il quadrato illuminato della finestra: e sera dopo sera l'avevo trovato illuminato nello stesso modo, di luce lieve e uniforme. Se era morto, pensavo, avrei visto il riflesso delle candele sulla tendina rossa, poiché sapevo che si dovevano mettere due candele al capezzale di un morto. Mi aveva detto: «Non sarà a lungo di questo mondo» e le sue parole mi erano sembrate oziose. Ora sapevo che erano vere. Ogni sera mentre fissavo la finestra in alto ripetevo piano la parola paralisi. Aveva sempre suonato strana alle mie orecchie, come la parola gnomone nella geometria e la parola simonia nel catechismo. Ma ora aveva per me un suono simile al nome di qualche essere malefico e colpevole. Mi riempiva di paura, eppure desideravo ardentemente esserle più vicino e contemplarne l'opera di morte.
[modifica] Citazioni
- Ma il mio corpo era come un'arpa e le parole e gesti di lei come dita sulle sue corde. (da Arabia)
- But my body was like a harp and her words and gestures were like fingers running upon the wires.
- Derevaun seraun! Derevaun seraun![1]
[modifica] Ulisse
[modifica] Incipit
Solenne e paffuto, Buck Mulligan comparve dall'alto delle scale, portando un bacile di schiuma su cui erano posati in croce uno specchio e un rasoio. Una vestaglia gialla, discinta, gli levitava delicatamente dietro, al soffio della mite aria mattutina. Levò alto il bacile e intronò:
– Introibo ad altare Dei.
Fermatosi, scrutò la buia scala a chiocciola e chiamò berciando:
– Vieni su, Kinch! Vieni su, pauroso gesuita.
[modifica] Citazioni
- O Madden Burke: Libera volpe in libero pollaio. [...]
Bloom: [...] Libero denaro, libero amore, e libera chiesa laica in libero stato laico. (1960, p. 440) - "Come noi […] intessiamo e disintessiamo i nostri corpi," disse Stephen, "di giorno in giorno, le loro molecole su e giù come una spola, così l'artista intesse e disintesse la sua immagine."
- Dio fece il cibo, ma certo il diavolo fece i cuochi.
- Ognuno ha i suoi gusti, come disse Morris quando baciò la vacca.
- Quattrini e cretini non si fanno compagnìa.
- Si può passar sopra a un morso di lupo, ma non a un morso di pecora.
- Uomo affamato, uomo arrabbiato.
- La storia, disse Stephen, è un incubo da cui cerco di destarmi.
- Sta nello spazio ciò a cui nel tempo devo arrivare, ineluttabilmente.
[modifica] Dedalus
[modifica] Incipit
C'era una volta tanto tempo fa una muuuuucca che veniva avanti lungo la strada, e questa muuuuucca che camminava sulla strada incontrò un simpatico ragazzetto a nome confettino... Questa favola gliela raccontava suo padre, suo padre lo guardava attraverso il vetro del monocolo: aveva una faccia pelosa. Era lui confettino. La muuuuucca veniva avanti lungo la strada di Betty Byrne; Betty vendeva zucchero filato al limone.
Oh, le roselline selvatiche Sul praticello verde
Cantava questa canzone. Era la sua canzone.
[modifica] Citazioni
- Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch'essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un'immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l'arte.
- I sentimenti eccitati dall'arte falsa sono cinetici, il desiderio e la ripugnanza [...]. Le arti che eccitano questi sentimenti [...] sono perciò arti false. L'emozione estetica [...] è perciò statica.
- La storia, disse, è un incubo dal quale sto cercando di svegliarmi.
- Quando un'anima nasce in questo paese le vengono gettate delle reti per impedire che fugga. Tu mi parli di religione, lingua e nazionalità: io cercherò di fuggire da quelle reti.
[modifica] Musica da camera
[modifica] Incipit
Corde in terra e nell'aria
Suonano dolcemente;
Corde presso il fiume
Dove i salci si toccano.
C'è lungofiume una musica
Là dove Amore gironzola
Coi fiori smorti sul mantello,
Sul capo le foglie imbrunite.
[modifica] Citazioni
- In quell'ora che ogni cosa ha quiete,
O solitario custode dei cieli,
Non senti il vento notturno
E le arpe sospiranti Amore che schiuda
I pallidi cancelli dell'alba? (p. 37) - Stare vorrei in quel dolce seno
(Quanto dolce e leggiadro!)
Dove non colga nessun aspro vento.
Per via delle brulle austerità
Stare vorrei in quel dolce seno. (p. 40) - Amore è misero se il suo amore è assente. (p. 43)
- Vento nunziale soffia
Perché amore è colmo;
Presto, oh, molto presto
il tuo amore sarà da te. (p. 47) - La sua mano sta
Sotto il morbido seno rotondo,
Colui che ha dolore
Così si queterà. (p. 52) - Fossi pure il tuo Mitridate
Assuefatto a sfidare il dardo velenoso,
Sempre me immune dovrai abbracciare
Per conoscere l'estasi del cuore. (p. 61)
[James Joyce, Musica da camera (Chamber Music), traduzione di Alfredo Giuliani, in Poesie, prefazione e a cura di Alberto Rossi, Oscar Mondadori, 1967]
[modifica] Note
- ↑ Parole pronunciate dalla madre di Evelyn delirante: presunto gaelico per "The end of pleasure is pain".
[modifica] Bibliografia
- James Joyce, Gente di Dublino, traduzione di Marina Emo Capodilista, Newton & Compton, 1994.
- James Joyce, Dedalus, traduzione di Bruno Oddera, Arnoldo Mondadori Editore, 1996.
- James Joyce, Ulisse, traduzione di Giulio De Angelis, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1960.
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