Gabriele d'Annunzio
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Gabriele d'Annunzio (1863 – 1938), poeta, scrittore, drammaturgo italiano.
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[modifica] Citazioni di Gabriele d'Annunzio
- Credo nell'esperienza di un fato che ci genera e ci costringe a sporcare la faccia del mondo per vedere come ce la caveremo. Per difendermi ho imparato a maneggiare il fango. In fondo solo col fango una mano sapiente può costruire qualche cosa che resista al fuoco. Anche se i più lo maneggiano non per costruire, ma per insozzare e per distruggere.[1]
- Ho vinto. La convalescenza comincia. Vive, vivrà. In quella sera d'afa e di lampi muti, il commiato era in fondo agli occhi dei medici. Essi esitavano di guardarmi. Uno, il più illustre, uscendo dalla stanza dove l'odore della dissoluzione si faceva intollerabile, mormorò: "soltanto il miracolo potrebbe...".
Credo nel miracolo. (da Solus ad Solam[2]) - Il mondo è la rappresentazione della sensibilità e del pensiero di pochi uomini superiori. (da Le vergini delle rocce, Mondadori)
- Il piacere è il più certo mezzo di riconoscimento offertoci dalla Natura e [...] colui il quale molto ha sofferto è men sapiente di colui il quale ha molto gioito. (da Il fuoco, Mondadori)
- Il verso è tutto. (da L'Isotteo. La Chimera, Treves)
- Io ho quel che ho donato[3] perché nella vita ho sempre amato. (25 agosto 1922, da Siamo spiriti azzurri e stelle: diario inedito (17-27 agosto 1922), Giunti, 1995)
- Io sono un animale di lusso; e il superfluo m'è necessario come il respiro. (da una lettera a Emilio Treves, 1896, citato in Guglielmo Gatti, Vita di Gabriele d'Annunzio, Sansoni)
- La mia ruota in ogni raggio, è temprata dal coraggio, e sul cerchio in piedi splende, la fortuna senza bende. (da Retro Porta Pia)
- La passione in tutto. Desidero le più lievi cose perdutamente, come le più grandi. Non ho mai tregua.
- L'uomo a cui è dato soffrire più degli altri, è degno di soffrire più degli altri. (da L'innocente, Mondadori)
- Non alla solitudine scrovegna, | o Padova, in quel bianco april felice | venni cercando l'arte beatrice | di Giotto che gli spiriti disegna; || né la maschia virtù d'Andrea Mantegna, | che la Lupa di bronzo ebbe a nutrice, | mi scosse; né la forza imperatrice | del Condottier che il santo luogo regna. | Ma nel tuo prato molle, ombrato d'olmi | e di marmi, che cinge la riviera | e le rondini rigano di strida, || tutti i pensieri miei furono colmi | d'amore e i sensi miei di primavera, | come in un lembo del giardin d'Armida. (da Le Città del silenzio)
- Non temere! Accogli l'ignoto e l'impreveduto e quanto altro ti recherà l'evento; abolisci ogni divieto; procedi sicuro e libero. Non avere omai sollecitudine se non di vivere. Il tuo fato non potrà compiersi se non nella profusione della vita. (da Le vergini delle rocce)
- O deserta bellezza di Ferrara, | ti loderò come si loda il volto | di colei che sul nostro cuor s'inclina | per aver pace di sue felicità lontane. (da Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi, Zanichelli)
- Osare l'inosabile. (motto scritto nelle bottiglie lanciate nelle acque di Buccari il 10 febbraio 1918)
- Perché siete fuggita? Nike, non volete essere il mio grande amore? Il solo coraggio vi manca perché non avete mai sentito tutto il mondo dentro di voi, non avete mai appartenuto a voi stessa.
Così la vostra fanciullezza se ne è andata come una inutile folata di petali in un soffio di malinconia: e la giovinezza vi ha trovata col forziere intatto. Esiste nella vostra anima tutta un'immensa zona di sensibilità inesplorata ed ignota a voi stessa. Chi vi sente la intuisce e talvolta riesce persino a percepirla come un ritmo istintivamente musicale emergente da una cacofonia. Io ho l'orecchio fine, Nike, miracolo biondo: ed ho tanta sete di lasciar cullare la mia anima da quel ritmo. Vi amo. Vi amo. E di questo amore e in questo amore sono folle e smarrito.
Gabriele.[1][2] - Ricordati di osare sempre. (1918, dai Taccuini, Mondadori)[4]
- Si vive per anni accanto a un essere umano, senza vederlo. Un giorno, ecco che uno alza gli occhi e lo vede. In un attimo, non si sa perché, non si sa come, qualcosa si rompe: una diga fra due acque. E due sorti si mescolano, si confondono e precipitano. (da Il ferro, Treves)
- Ti sento nei miei sensi e sento che i miei sensi non sanno che obbedire alla tua chiamata.
Ora, vedi, ho l'estasi del tuo possesso vero e solitario come volevo e insieme ho l'angoscia di aver perduto una parte di me. E sono tanto felice: mi sento giovane e potente come non mai; il mio cuore pulsa nelle mie vene il sangue di Prometeo, e ho tanta voglia di piangere sulla tua bocca per farti sentire l'acredine delle mie lagrime. (da una lettera ad Alessandra Carlotti di Rudinì) - Isabella forse in quell'ora viaggiava per Volterra, a traverso le crete della Valdera, a traverso le biancane sterili; vedeva di là dalla collina gessosa riapparire all'improvviso su la sommità del monte come su l'orlo d'un girone dantesco il lungo lineamento murato e turrito, la città di vento e di macigno. (da Forse che sì forse che no)
- La mia anima visse come diecimila. (da Maia, primo libro delle Laudi del cielo, del mare, della terra e degli eroi)
- Fertili valli della Valdichiana dal Tevere all'Arno con lo sfondo delle montagne del Casentino conserva ancora sotto la sua semplice apparenza la gloria della sua antichità. Arezzo.
- Io credevo che per me potesse tradursi in realtà il sogno di tutti gli uomini intellettuali: – essere costantemente infedele a una donna costantemente fedele. (da L'innocente)
- Tutto, infatti, è qui da me creato o trasfigurato. Tutto qui mostra le impronte del mio stile, nel senso che io voglio dare allo stile. (dall'atto di donazione del Vittoriale degli Italiani)
[modifica] Alcyone
[modifica] La sera fiesolana
- Fresche le mie parole ne la sera | ti sien come il fruscìo che fan le foglie | del gelso ne la man di chi le coglie.
- Laudata sii pel tuo viso di perla, | o Sera, e pe' tuoi grandi umidi occhi ove si tace | l'acqua del cielo || Dolci le mie parole ne la sera | ti sien come la pioggia che bruiva | tepida e fuggitiva.
- Laudata sii per le tue vesti aulenti, | o Sera, e pel cinto che ti cinge come il salce | il fien che odora!
- Laudata sii per la tua pura morte, | o Sera, e per l'attesa che in te fa palpitare | le prime stelle!
[modifica] Il piacere
[modifica] Incipit
L'anno moriva, assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di maggio. Su la piazza Barberini, su la piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorio confuso e continuo, salendo alla Trinità de' Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato.
[modifica] Citazioni
- Bisogna fare la propria vita come si fa un'opera d'arte. Bisogna che la vita di un uomo d'intelletto sia sua opera. La superiorità vera e propria è tutta qui.
- Ci sono certi sguardi di donna che l'uomo amante non scambierebbe con l'intero possesso del corpo di lei.
- Il rimpianto è il vano pascolo d'uno spirito disoccupato. Bisogna sopra tutto evitare il rimpianto occupando sempre lo spirito con nuove sensazioni e con nuove imaginazioni.
- Possedere, non essere posseduto.
- Habere, non haberi.
- Andrea vide nell'aspetto delle cose intorno riflessa l'ansietà sua; e come il suo desiderio si sperdeva inutilmente nell'attesa e i suoi nervi s'indebolivano, così parve a lui che l'essenza direi quasi erotica delle cose anche evaporasse e si dissipasse inutilmente. Tutti quegli oggetti, in mezzo a' quali egli aveva tante volte amato e goduto e sofferto, avevano per lui acquistato qualche cosa della sua sensibilità. Non soltanto erano testimoni de' suoi amori, de' i suoi piaceri, delle sue tristezze, ma eran partecipi.
- Quale amante non ha provato questo inesprimibile gaudio, in cui par quasi che la potenza sensitiva del tatto si affini così da avere la sensazione senza la immediata materialità del contatto.
- Aveva la voce così insinuante che quasi dava la sensazione d'una carezza carnale; e aveva quello sguardo involontariamente amoroso e voluttuoso che turba tutti gli uomini e ne accende d'improvviso la brama.
- Quell'aria aspettava il suo respiro; quei tappeti chiedevano d'esser premuti dal suo piede; quei cuscini volevano l'impronta del suo corpo.
- Ella, ella era l'idolo che seduceva in lui tutte le volontà del cuore, rompeva in lui tutte le forze dell'intelletto, teneva in lui tutte le più segrete vie dell'anima chiuse ad ogni altro amore, ad ogni altro dolore, ad ogni altro sogno, per sempre, per sempre…
- Da certi suoni della voce e del riso, da certi gesti, da certe attitudini, da certi sguardi ella esalava, forse involontariamente, un fascino troppo afrodisiaco.
[Gabriele d'Annunzio, Il piacere, Treves]
[modifica] Incipit di alcune opere
[modifica] Le novelle della Pescara
Il Viatico uscì dalla porta della chiesa a mezzogiorno. Su tutte le strade era la primizia della neve, su tutte le case la neve. Ma in alto grandi isole azzurre apparivano tra le nuvole nevose, si dilatavano sul palazzo di Brina lentamente, s'illuminavano verso la Bandiera. E nell'aria bianca, sul paese bianco appariva ora subitamente il miracolo del sole.
Il viatico s'incamminava alla casa di Orsola dell'Arca. La gente si fermava a veder passare il prete incedente a capo nudo, con la stola violacea, sotto l'ampio ombrello scarlatto, tra le lanterne portate dai clerici accese. La campanella squillava limpidamente accompagnando i Salmi sussurrati dal prete. I cani vagabondi si scansavano nei vicoli al passaggio. Mazzanti cessò di ammucchiare la neve all'angolo della piazza e si scoprì la zucca inchinandosi. Si spandeva in quel punto dal forno di Flaiano nell'aria l'odore caldo e sano del pane recente.
[Gabriele D'Annunzio, Le novelle della Pescara, BMM 1959.]
[modifica] Le vergini delle rocce
...una cosa naturale vista in un
grande specchio.
Leonardo da Vinci
Io vidi in questi occhi mortali in breve tempo schiudersi e splendere e poi sfiorire e l'una dopo l'altra perire tre anime senza pari: le più belle e le più ardenti e le più misere che sieno mai apparse nell'estrema discendenza d'una razza imperiosa.
Su i luoghi dove la loro desolazione, la loro grazia e il loro orgoglio passavano ogni giorno, io colsi pensieri lucidi e terribili che le antichissime rovine delle città illustri non mi avevano mai dato.
[Gabriele D'Annunzio, Le vergini delle rocce, BMM 1957.]
[modifica] La figlia di Iorio
Nella terra d'Abruzzi, or è molt'anni.
Atto Primo
Scena Prima
Splendore, Favetta e Ornella, le tre sorelle, saranno in ginocchio davanti alle tre arche del corredo nunziale, chine a scegliere le vestimenta per la sposa. La loro fresca parlatura sarà quasi gara di canzoni
a mattutino.
SPLENDORE: Che vuoi tu, Vienda nostra?
FAVETTA: Che vuoi tu, cognata cara?
SPLENDORE: Vuoi la veste tua di lana?
o vuoi tu quella di seta
a fioretti rossi e gialli?
ORNELLA: cantando
Tutta di verde mi voglio vestire, tutta di verde per Santo Giovanni,
ché in mezzo al verde mi venne a fedire...
Oilì, oilì, oilà!
SPLENDORE: Ecco il busto dei belli ricami
con la sua pettorina d'argento,
la gonnella di dodici téli,
la collana di cento coralli
che ti diede la madre tua nova.
ORNELLA: cantando
Tutta di verde la camera e i panni.
Oilì, oilì, oilà!
[Gabriele D'Annunzio, La figlia di Iorio, BMM, 1957.]
[modifica] Il fuoco
... fa come natura face in foco.
Dante
Al tempo
e alla speranza
Senza la speranza è impossibile trovare
l'insperato.
Eraclito d'Efeso
Colui il quale canta al dio un canto di
speranza, vedrà compiersi il suo vôto.
Eschilo d'Eleusi
Il tempo è padre dei prodigi.
Hariri di Basra
I
L'Epifania del Foco
– Stelio, non vi trema il cuore, per la prima volta? – chiese la Foscarina con un sorriso tenue, toccando la mano dell'amico taciturno che le sedeva al fianco.
– Vi veggo un poco pallido e pensieroso. Ecco una bella sera di trionfo per un grande poeta!
Uno sguardo le adunò negli occhi esperti tutta la bellezza diffusa per l'ultimo crepuscolo di settembre divinamente, così che in quell'animato cielo bruno le ghirlande di luce che creava il remo nell'acqua da presso cinsero gli angeli ardui che splendevano da lungi su i campanili di San Marco e di San Giorgio Maggiore.
[Gabriele D'Annunzio, Il fuoco, BMM, 1959.]
[modifica] Citazioni su Gabriele D'Annunzio
- Avrei una sola domanda da farvi in risposta alla vostra lettera: perché mi parlate così? Voi "maestro di vita"… siete così inesperto nell'interpretare gli atteggiamenti e i gusti delle donne che incontrate? E allora vi parlerò chiaramente: desidero di essere lasciata alla mia solitudine che mi è cara, che mi è rifugio.
No, Maestro, non voglio essere il vostro grande amore e non voglio cullare la vostra anima al ritmo musicale del mio canto. Non amo cantare. Amo i cavalli, i cani, la caccia, e tutte le cose che mi mettono in condizione di provare agli uomini che non tutte le donne sono animali da preda. Nella nostra ultima passeggiata mi avete chiamata "Nike", e nella vostra lettera mi chiamate ancora così. Perché? Quale vittoria rappresento io? La Vostra o la mia? Ditemi in che modo avete riportato una vittoria su me; ditemi su chi o su che cosa ho io riportato una vittoria. Ho piuttosto la sensazione di aver subito una sconfitta... (Alessandra Carlotti di Rudinì) - D'Annunzio non lascia mai deteriorare un amore, lo interrompe sempre prima, quando si accorge che non alimenta più la sua creatività. È questa la differenza con Don Giovanni. Don Giovanni colleziona successi in competizioni amorose, mentre D'Annunzio usa l'amore come fonte di creatività artistica. Egli continua la relazione in base a questo solo criterio. Nel momento in cui si accorge che quell'amore non alimenta più il suo genio, rompe e cerca subito un altro amore. Così si conserva del primo il sapore, il desiderio, che trasferisce immediatamente alla nuova persona che gli appare più evocativa, più stimolante. E si butta nella avventura totalmente, anima e corpo, senza risparmiarsi, ma avendo sempre in mente con estrema chiarezza che il fine dell'amore, il suo senso, non è la creazione di una coppia, o di una famiglia, o di qualsivoglia altra cosa, ma solo la creazione artistica. Quando scoppierà la Prima guerra mondiale vi si butterà fino in fondo, come se fosse un altro amore, l'ultimo. (Francesco Alberoni, in Sesso e Amore)
[modifica] Contemplazione della morte
[modifica] Incipit
A Mario da Pisa
Mio giovine amico, per quella foglia di lauro che mi coglieste su la fresca tomba di Barga pensando al mio lontano dolore, io vi mando questo libello dalla Landa oceanica dove tante volte a sera il mio ricordo e il mio desiderio cercarono una somiglianza del [[paese] di sabbia e di ragia disteso lungo il mar pisano.
[modifica] Citazioni
- Quando un grande poeta volge la fronte verso l'Eternità, la mano pia che gli chiude gli occhi sembra suggellare sotto le esangui palpebre la più luminosa parte della bellezza terrena. (p. 21)
- Chi potrà dire quando e dove sien nate le figure che a un tratto sorgono dalla parte spessa e opaca di noi e ci apariscono turbandoci? Gli eventi più ricchi accaddono in noi assai prima che l'anima se n'accorga. E, quando noi cominciamo ad aprire gli occhi sul visibile, già eravamo da tempo aderenti all'invisibile. (p. 29)
- Qualora le Città nobili usassero far doni ai poeti, che mai avrebbe potuto donare Bologna all'estremo Omeride se non la testa dell'Athena Lemnia? (p. 29)
- L'anima della terra è notturna, ma la luce del sole la nasconde più che non la nasconda la tenebra. (p. 79)
- Giova ciò solo che non muore, e solo
per noi non muore, ciò che muor con noi. (p. 99)
[modifica] Bibliografia
- Gabriele d'Annunzio, Le novelle della Pescara, BMM 1959.
- Gabriele d'Annunzio, Le vergini delle rocce, BMM 1957.
- Gabriele d'Annunzio, La figlia di Iorio, BMM 1957.
- Gabriele d'Annunzio, Il fuoco, BMM 1959.
- Gabriele d'Annunzio, Contemplazione della morte, Opere Scelte, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.
- Lucy Napoli Prario, Tre abiti bianchi per Alessandra, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.
[modifica] Note
- ↑ a b Da una lettera ad Alessandra Carlotti di Rudinì.
- ↑ a b Citato in Lucy Napoli Prario, Tre abiti bianchi per Alesandra, Arnoldo Mondadori Editore, 1966.
- ↑ Motto inciso sull'ingresso del Vittoriale; citato anche in Vitaliano Brancati, Paolo il caldo.
- ↑ Citato in Roberto Gervaso, La volpe e l'uva.
- ↑ Scritta durante il tragitto in mare da Venezia a Buccari. Desumendola direttamente dall'acronimo MAS, il poeta intendeva rendere omaggio con tale frase allo strumento bellico denominato Motoscafo Anti Sommergibile – derivato dalla Motobarca Armata SVAN – in uso nella prima guerra mondiale. Questo tipo di imbarcazione sarà poi impiegato in maniera massiccia durante la seconda guerra mondiale. La scritta Memento Audere Semper è posta sull'edificio del Vittoriale (a Salò) che ospita il MAS 96, usato da Gabriele d'Annunzio durante la Beffa di Buccari.
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