Vladimir Vladimirovič Majakovskij

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Vladimir Vladimirovic Majakovskij

Vladimir Vladimirovič Majakovskij (1893 – 1930), poeta georgiano.

Citazioni di Vladimir Vladimirovič Majakovskij[modifica]

  • [A proposito di Esenin] Il mio ultimo incontro con lui mi fece un effetto terribilmente deprimente. [...] Mi si butta addosso un uomo dalla faccia gonfia, la cravatta tutta di traverso, il berretto che gli si reggeva in testa per miracolo, trattenuto da un ricciolo biondo. [...] Feci veramente fatica a riconoscere Esenin e altrettanto a fatica mi sottrassi al suo invito ad andare a berci una vodka, invito accompagnato dallo sventolio d'un grosso fascio di banconote. Rimasi per tutto il giorno con quest'immagine deprimente davanti agli occhi e la sera, naturalmente, ne parlai a lungo con gli amici (purtroppo in questi casi ci si limita tutti e sempre soltanto a questo).[1]
  • [Sulla morte di Esenin] Se ci fosse stato inchiostro all'Angleterre | non avreste avuto bisogno di tagliarvi le vene.[2]

Citazioni senza fonte[modifica]

  • Chi chiederà alla luna,
    chi esigerà dal sole:
    perché
    fate i giorni e le notti?
    Chi darà un nome al geniale autore della terra?
    Così
    anche di questo
    mio
    poema
    nessuno è autore.
    (150.000.000)
  • In una nave che affonda gl'intellettuali sono i primi a fuggire subito dopo i topi e molto prima delle puttane.
  • L'arte non è uno specchio cui riflettere il mondo, ma un martello con cui scolpirlo.
  • Non ho bisogno di te!
    Non voglio!
    Non importa,
    lo so
    che creperò presto.
  • Se un uomo si giudicasse dal suo quaderno sarei ad un passo dall'essere Dio.
  • Solo una mossa imprevista disorienta l'avversario.
  • Un tempo i produttori di automobili le costruivano per potersi comperare dei quadri; oggigiorno i pittori fanno dei quadri per potersi comperare delle automobili.
  • Vorrei essere tagliente come un eccomi.

Lettere d'amore a Lilja Brik[modifica]

Incipit[modifica]

Premessa

Con Vladimir Maiakovskij ho vissuto quindici anni, dal 1915 fino alla sua morte.
Egli mi scriveva anche quando ci separavamo per un periodo di breve tempo. Vi sono lettere che egli mi ha inviato all'estero e altre che dall'estero mi ha scritto a Mosca: noi viaggiavamo quasi ogni anno e a volte, per ragioni diverse, non insieme. Dal 1926 Vladimir Vladimirovič girò regolarmente per le città dell'URSS tenendo conferenze e serate di poesia e anche in questa occasioni mi scriveva spesso.
Lilja Brik

Mosca, 25 settembre 1917
Cara Licika, caro Oska!
Vi bacio subito all'inizio della lettera e non alla fine, com'è di regola: sono impaziente! Che c'è da voi? Persone felici, che sono state in quel paese incantato che si chiama «da voi», se la cavano, mascalzoni, con la classica frase: «Lilja è sempre Lilja.»
Ieri ho declamato. Era tutto esaurito; solo, peccato, niente soldi, ma buoni conoscenti. Avrei potuto cominciare tranquillamente il mio discorso non con un freddo «cittadini», ma con un tenero «cari Abram Vasilevič, Elsa, e Liôva!»

[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Lettere d'amore a Lilja Brik, traduzione di Laura Boffa, Arnoldo Mondadori Editore, 1972.]

Poesie[modifica]

Incipit[modifica]

Notte
Purpureo e bianco rigettati e gualciti,
nel verde hanno buttato manciate di ducati,
e alle nere mani delle finestre accorse
hanno distribuito gialle carte accese.

Citazioni[modifica]

  • Una volta pensavo
    che i libri si facessero così:
    arriva un poeta,
    lievemente disserra la bocca,
    e di colpo comincia a cantare il sempliciotto ispirato:
    di grazia! (p. 86)
  • Che m'importa di Faust
    che in una ridda di razzi
    scivola con Mefistofele sul pavimentodel cielo!
    Io so
    che un chiodo nel mio stivale
    è più raccapricciante della fantasia di Goethe! (p. 88)
  • Muscoli e nervi sono più sicuri di tutte le preghiere.
    Dovremmo impetrare le grazie del tempo?
    Ciascuno
    di noi
    tiene nelle sue cinque dita
    le ginghie motrici dei mondi! (p. 89)
  • Un uomo da dietro una nube strisciò fuori imbestialito,
    si soffiò le enormi narici con aria provocante,
    e il volto del cielo si corrugò per un attimo
    con la rigida smorfia d'un ferreo Bismarck. (p. 93)
  • La notte verrà
    a rodere
    e a mangiare.
    Vedete? Come un Giuda
    vende di nuovo il cielo
    per una manata di stelle spruzzate di tradimento. (p. 95)
  • Onnipossente che hai inventato un paio di braccia
    e hai fatto sì che ciascuno
    avesse una sua testa,
    perché non hai inventato una maniera
    di baciare, baciare e ribaciare
    senza tormenti?! (p. 102)
  • Tutti così noiosi, come
    se al mondo non ci fosse Capri.
    Ma Capri esiste.
    Col suo alone di fiori
    tutta l'isola è una donna in una cuffia rosa. (p. 103)
  • Ricordate:
    sotto il peso della croce,
    Cristo,
    per un secondo,
    stanco, si fermò.
    La folla urlava:
    «Buffone!
    Buff-o-ne!» (p. 106)
  • Uomini futuri!
    Chi siete?
    Eccomi qua,
    tutto
    dolori e lividi.
    A voi io lascio in testamento il frutteto
    della mia anima. (p. 109)
  • Sono un poeta. Per questo sono interessante. Di questo scrivo. Di tutto il resto, solo se si è decantato nella parola. (da Io stesso, p. 16)
  • Il primo libro
    Agaf'ja, allevatrice di polli. Se non mi fossero a quel tempo capitati fra le mani altri libri, avrei smesso di leggere. Per fortuna, il secondo libro fu il Don Chisciotte. Questo sì era un libro! Mi feci una spada e una corazza di legno e menai colpi a destra e a manca. (p. 19)
  • Nel ridotto
    Circolo dei nobili. Un concerto di Rachmaninov. L'isola dei morti. Fuggo via dall'intollerabile noia melodica. Dopo un istante fugge anche Burljuk. Scoppiamo a ridere. Bighelloniamo insieme. (p. 28)

[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Poesie, traduzione di Ignazio Ambrogio, Bruno Carnevali, Giovanni Crino, Mario De Micheli, Giovanni Ketoff, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Garzanti, 1972.]

Il Cuore del Cinema[modifica]

Incipit[modifica]

IL CUORE DEL CINEMA
ovvero IL CUORE DELLO SCHERMO
Fantasia – fatto in quattro parti con prologo ed epilogo
Personaggi principali: 1. La stella cinematografica, 2. L'imbianchino, 3. La manicure, 4. Il signore con la bombetta, 5. Douglas Fairbanks, 6. Chaplin, 7. Rodolfo Valentino, 8. Il direttore, e molti altri.

Prologo
1. «Prima del XX secolo il tempo ci lasciava soltanto testimoni morti.»
2. Un ragno che tesse una ragnatela.
3. «Quadri...
4. Un grande di Spagna in una cornice dorata. Ha in mano una spada e rose.
5. statue...
6. Sotto il quadro, una Venere di marmo si china in atteggiamento pudico.
7.
libri.»
Ai lati della statua, grossi libri enormi: la Bibbia, il Cantico dei cantici.
8. Ma un uomo allegro esce dal suo laboratorio.
9. Carico di tutto l'occorrente per «girare», esce dalla porta [Edison] un uomo, che ha tutto l'aspetto di un americano, e si mette a passeggiare allegramente per le vie.

Citazioni[modifica]

  • «Come sempre le più belle fanciulle e i più bei giovanotti vanno alla società cinematografica per azioni per essere assunti e lavorare nel cinema» (parte quarta p. 218)

[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Il Cuore del Cinema, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.]

L'elefante e il fiammifero[modifica]

  • Una bella spiaggia; è un peccato però che l'abbiano fatta in riva al mare. (p. 191)
  • Descriveteci il panorama di lassù; così non avremo bisogno di arrampicarci fino a quella maledetta cima. (p. 192)

[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, L'elefante e il fiammifero, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.]

Mosca arde[modifica]

  • L'autocrate si distrae e si diletta con il piombo e con la forca. (p. 124)

[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Mosca arde, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.]

Prose[modifica]

  • Coloro i quali affermano che la parola, il suo profilo, il suo aspetto fonico condizionano lo sbocciare della poesia hanno diritto di vivere. Costoro hanno scoperto la strada che conduce all'eterna fioritura della poesia. (p. 140)
  • Il teatro è condannato a morire da sé e deve consegnare il suo retaggio al cinematografo. Il cinematografo, tramutati in un ramo industriale l'ingenuo realismo e l'artisticità di Cechov e Gorki, spiana la strada al teatro dell'avvenire, alla libera arte dell'attore. (p. 141)

[Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Prose (Il teatro, il cinematografo, il futurismo) traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.]

Citazioni su Vladimir Majakovskij[modifica]

  • Maiakovski, il poeta proletario, era un gigante, e aveva uno dei cervelli più grandi che si conoscono. Il suo cervello è conservato nell'istituto per lo studio del cervello, in una boccia d'alcool. (Corrado Alvaro)
  • Se non avesse esasperato tutto non sarebbe stato un poeta. Sentiva e viveva con forza iperbolica: amore, devozione, amicizia. Non si apriva facilmente, ma era calmo e tenero. Era infelice. Solo nei primi anni della rivoluzione visse con furore e lietamente, ma non sapeva accettare il declino, non sapeva rassegnarsi all'idea che la giovinezza è un attimo, e che il futuro è spesso mediocre. (Lilja Brik)
  • Sin dall'infanzia egli fu guastato dal futuro, che dominò abbastanza preso e, in apparenza, senza gran difficoltà. (Boris Pasternak)

Bibliografia[modifica]

  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Lettere d'amore a Lilja Brik, traduzione di Laura Boffa, Arnoldo Mondadori Editore, 1972.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Poesie, traduzione di Ignazio Ambrogio, Bruno Carnevali, Giovanni Crino, Mario De Micheli, Giovanni Ketoff, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Garzanti, 1972.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Il Cuore del Cinema, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, L'elefante e il fiammifero, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Mosca arde, traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.
  • Vladimir Vladimirovič Majakovskij, Prose (Il teatro, il cinematografo, il futurismo) traduzione di Ignazio Ambrogio, Giovanni Crino, Mario Socrate, Pietro Zveteremich, Editori Riuniti, 1972.

Voci correlate[modifica]

Note[modifica]

  1. Citato in Elvira Watala, Wiktor Woroszylski, Vita di Sergej Esenin, traduzione dal polacco di Vera Petrella, Vallecchi Editore, Firenze, 1980, p. 455.
  2. citato in Sergej Aleksandroic Esenin, Russia e altre poesie, Baldini Castoldi Dalai editore, traduzione di Curzia Ferrari, 2007

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